INTRO SurfNews42
AVVENTURE? NO GRAZIE.
di
Nik Zanella
Con
l’avvicinarsi delle vacanze natalizie vi sarete certo
posti il quesito di “dove andare”. Pensateci bene,
è veramente un luogo che cercate?
O un’avventura?
Noi le avventure abbiamo smesso da un pezzo di inseguirle.
Può sembrare triste ma il viaggio “su misura”
e la “vacanza a tema” sono divenuti un fenomeno
di massa anche nel surf. Se siete stati in agenzia in questi
giorni ve ne sarete resi conto: il famoso “tempo libero”,
una volta privilegio di pochi, è ora sottoposto ad
un processo di commercializzazione che tende ad organizzarlo
fin nei minimi dettagli.
La varietà dell’offerta sul mercato è
impressionante e fa leva proprio sul bisogno di evasione ed
avventura di chi, per undici mesi all’anno, vive una
pallosissima vita di routine. Ce n’è per tutti
i gusti: fotografare cetacei in Atlantico, surfare onde perfette
in Polinesia, arrostirsi al sole del Mar Rosso, basta scegliere
un sogno e digitare i dati della Visa per aver tutto consegnato
a domicilio.
Ma è “avventura”? Cosa significa questa
parola ormai reginetta dei depliant di viaggio? La definizione
dello Zingarelli è stringata e ovviamente chiara:
“Avvenimento di solito strano, unico o singolare. Impresa
che attrae anche se rischiosa”.
E’ chiaro che il “rischio” e la capacità
di interagire con situazioni “strane” siano i
presupposti base per un’avventura con la A maiuscola.
I surfisti sanno bene che un viaggio non è avventuroso
fino a quando qualcosa non va storto e visto che in un tour
organizzato “nulla deve andare storto”, avventura
e turismo restano per noi due cose antitetiche. Ci vuol veramente
poco a far cadere l’illusione: la senzazione diffusa
tra i surfisti è che i nostri sogni, quelli che in
cento anni di surf-exploration hanno regalato al mondo luoghi
come Bali, Costarica, SriLanka ecc siano stati decodificati,
tradotti e svenduti al resto del mondo senza neppure cambiare
nome al file.
Prima di partire per la Birmania abbiamo riflettuto a lungo
su cosa significasse cercare onde in un luogo così
culturalmente lontano e se fosse giusto o sbagliato rincorrere
la futilità del surf in un paese che vive nel terrore.
La verità è che Emi, Francesco, Alessandro ed
Emiliano non cercavano né onde né un’avventura.
Per interagire con posti veramente estremi devi abbandonarti
al fluire degli eventi con un atto quasi di fede e non lamentarti
se il surf si allontana dalle tue giornate. A differenza di
altre spedizioni in cui abbiamo letteralmente usato la costa
di turno come teatrino-surf, qui un insieme di etnie, eventi
e situazioni hanno ridato alle onde il loro posto nella nostra
scala dei valori. Il surf viene dopo il cibo, la sicurezza
sociale e la libertà individuale. Se parti con questa
coscienza, non hai bisogno di rincorrere finte avventure perché
sono le avventure, purtroppo, ad inseguire te.
Buone vacanze dalla redazione.
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