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L’EPICENTRO DELL’ORRORE
di Nik Zanella

Mentre in Italia noi surfisti pensavamo a sfruttare una swell autunnale, a Bali un attentato uccide un centinaio di fratelli surfisti e tantissime persone coinvolte per caso in uno dei peggiori massacri degli ultimi anni. Indonesiani, australiani, americani, francesi e tante persone che col mondo del surf non avevano niente a che fare saltati per aria mentre ballavano o bevevano un drink spensierati.
Di colpo una nicchia sociale come i surfisti diventa l’epicentro dell’orrore.
E dire che il turismo a Bali era nato all'inizio degli anni ‘70 proprio grazie ai surfisti australiani a caccia di onde. Nel bene e nel male la modernizzazione di quell'isola è passata attraverso generazioni di gente come noi, coi nostri limiti e coi nostri sogni. Per TV ho visto immagini di stranieri che lasciano Bali, sacche delle tavole sui rulli del check-in a Denpasar, surfisti abbronzati e facce indescrivibilmente tristi. Quante volte il surf si è incrociato con la guerra? Sempre troppe.
In quella disco c'erano passati tutti i miei amici e ci sarei passato anche io probabilmente a Natale prossimo per riincontrarmi proprio con amici australiani. Di surfisti italiani a Bali ce n’erano molti.
Da anni sento un mucchio di storie sul Sari, di amori nati sui suoi divanetti, di surfisti felici e di grandi nottate dopo grandi giornate di surf. Mai avrei pensato di sentire racconti di riconoscimenti dei corpi, di disperazione e orrore. Il Sari a detta di molti era uno dei tanti luoghi nel terzo-mondo-surf dove è facile dimenticarsi dei drammi e dei conflitti di un’isola. Non voglio chiamarlo un “ghetto per occidentali” ma era sicuro il posto più in, il più moderno e quindi il più esposto… ma quanto sei esposto non lo sai davvero mai.
E’ un pensiero non pronunciato e senza un fondamento logico ma nel mio immaginario viaggiare per il surf è sempre stato qualcosa di assoluto e puro. Qualcosa senza interessi materiali che non lascia tracce e non distrugge. La tragedia di Bali insegna che non basta il karma pulito per evitare la guerra. Per quanti di noi pensavano che il surf potesse ancora essere un'attività diversa, ai bordi di un mondo che va in merda, una nicchia pulita in cui rifugiarsi, questo attentato è una pallottola al cuore.
In quella disco, o nel negozietto vicino, o in moto lungo la strada, poteva esserci ognuno di noi.
Contro la guerra.
Contro tutte le guerre.

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