Mentre in Italia noi surfisti pensavamo a sfruttare una
swell autunnale, a Bali un attentato uccide un centinaio
di fratelli surfisti e tantissime persone coinvolte per
caso in uno dei peggiori massacri degli ultimi anni. Indonesiani,
australiani, americani, francesi e tante persone che col
mondo del surf non avevano niente a che fare saltati per
aria mentre ballavano o bevevano un drink spensierati.
Di colpo una nicchia sociale come i surfisti diventa l’epicentro
dell’orrore.
E dire che il turismo a Bali era nato all'inizio degli anni
‘70 proprio grazie ai surfisti australiani a caccia
di onde. Nel bene e nel male la modernizzazione di quell'isola
è passata attraverso generazioni di gente come noi,
coi nostri limiti e coi nostri sogni. Per TV ho visto immagini
di stranieri che lasciano Bali, sacche delle tavole sui
rulli del check-in a Denpasar, surfisti abbronzati e facce
indescrivibilmente tristi. Quante volte il surf si è
incrociato con la guerra? Sempre troppe.
In quella disco c'erano passati tutti i miei amici e ci
sarei passato anche io probabilmente a Natale prossimo per
riincontrarmi proprio con amici australiani. Di surfisti
italiani a Bali ce n’erano molti.
Da anni sento un mucchio di storie sul Sari, di amori nati
sui suoi divanetti, di surfisti felici e di grandi nottate
dopo grandi giornate di surf. Mai avrei pensato di sentire
racconti di riconoscimenti dei corpi, di disperazione e
orrore. Il Sari a detta di molti era uno dei tanti luoghi
nel terzo-mondo-surf dove è facile dimenticarsi dei
drammi e dei conflitti di un’isola. Non voglio chiamarlo
un “ghetto per occidentali” ma era sicuro il
posto più in, il più moderno e quindi il più
esposto… ma quanto sei esposto non lo sai davvero
mai.
E’ un pensiero non pronunciato e senza un fondamento
logico ma nel mio immaginario viaggiare per il surf è
sempre stato qualcosa di assoluto e puro. Qualcosa senza
interessi materiali che non lascia tracce e non distrugge.
La tragedia di Bali insegna che non basta il karma pulito
per evitare la guerra. Per quanti di noi pensavano che il
surf potesse ancora essere un'attività diversa, ai
bordi di un mondo che va in merda, una nicchia pulita in
cui rifugiarsi, questo attentato è una pallottola
al cuore.
In quella disco, o nel negozietto vicino, o in moto lungo
la strada, poteva esserci ognuno di noi.
Contro la guerra.
Contro tutte le guerre.