Arrivò a casa al crepuscolo, a lui sembrava notte
fonda. Le luci erano accese ma la siepe era cresciuta a
dismisura. Aprì il cancello piccolo con la chiave
che era nel “solito posto”, una copia è
sempre lì nonostante, negli anni, ne avesse perse
almeno cinque. Attraversò il cortile al buio, l’aria
satura di scirocchetto con retrogusti di polline e resina
di pino. Starnutì senza motivo come capita a chi
entra in un ambiente diverso, con diversa densità
di luci e polveri. Passato il cancello, le oche, le anitre
ed il gallo cominciarono un vociare che presto coinvolse
anche gli animali selvatici del parco. “Possibile
che non mi riconoscano mai? Fortuna che da dentro non si
sente...” Le finestre guardano fuori come occhi accesi,
all’interno persone che non incontra da anni, la tavola
apparecchiata ed il cane, il suo cane, che dorme sul divano.
Tentare di ricordare i nomi di tutti è impossibile,
solo due vengono con successo ripescati da un’area
del cervello completamente insabbiata in altre esperienze,
altre immagini… “Due nomi, sono molto meglio
di niente”. Da fuori pare che non sia cambiato nulla,
quintali di legna da tagliare sotto la veranda, nel salotto
la stufa azzurra accesa e uno stupido gioco a premi alla
tv. Tutto quello da cui era fuggito sembrava adesso invitarlo
a tornare.
“E adesso cosa dico a questa gente?” pensò
vergognandosi con sè stesso della domanda “Ho
gli occhi rossi e una sacca piena di tavole e vestiti marci
e cosa racconto se mi chiedono dove sono stato?”.
Pensò alle parole giuste ma quali sono le parole
giuste per dire senza dover rivivere o mentire? Girò
attorno alla casa fino alla porta della cucina, sarebbe
stato più facile esprimersi per immagini, avrebbe
voluto collegare il cervello alla tv con una presa skart
e mostrare senza parlare, le parole le avrebbero trovate
loro, lui ancora non ne aveva. Dalla finestra arrivava profumo
di pane bruciacchiato e soffritto di cipolla. Brutta la
fame...
Fermo con la mano sulla maniglia sentì addosso una
vertigine strana che aveva incontato solo alla fine dei
sogni o all’inizio dei viaggi.
La notte ed il buio sono il luogo delle visioni ma davanti
alla porta la sua stava per svanire. In un secondo esaminò
decine di possibilità, voltarsi e tornare indietro,
sparire ancora, dormire in spiaggia e tornare domani, entrare
e raccontare, mettersi in gioco. Il rumore della porta ruppe
l’incanto come la campanella dopo la comunione da
piccolo in chiesa.
“Ma dove sei stato? Tutti ti aspettano, avevi detto
che saresti arrivato prima”.
“Scusate, ero in mare fino a dieci secondi fa.”