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PEGLI MUORE
di Rob Clemente

E’ proprio vero: ci accorgiamo di ciò che abbiamo, della nostra fortuna, solo quando lo perdiamo... E questo l’ho provato quando ho visto lo spot di Pegli, il mio spot, dove ero solito surfare ormai da cinque anni, distrutto a causa dei lavori di “difesa” della costa. Ed ecco che lì, dove godevo nelle poche giornate di onde, sorgerà un mostro di pietra alto tre metri e largo cinque... Già da parecchio tempo circolavano voci in merito e ogni volta sembrava non esserci nulla di certo... ogni volta i soliti ben informati sparavano una data di inizio dei lavori: prima a ottobre, poi a maggio... e invece ecco che a metà marzo durante una giornata di mare, io, Deme e Luca recandoci allo spot scopriamo che le onde non frangono più come prima, per la presenza di massi semiaffioranti: in pratica il posto è insurfabile. Potete immaginare cosa si prova in un momento come quello? A me sono venute in mente tutte le giornate epiche che questo spot mi ha regalato... insieme a Fede, Deme, Luca, Paolo, Enzo e Claudio. Pegli era diventato il nostro spot, che condividevamo spesso con altri ragazzi quali Luca Guglielmino, Bobo di Surfactivity, Marco Ammirati... La cosa più bella di questo posto era che a volte riuscivamo a surfare in perfetta solitudine onde stupende, in due o tre al massimo, anche se solo per poche ore. Noi c’eravamo sempre: in ogni stagione e con qualsiasi tempo; e forse è per questo che mal sopportavamo il casino e l’affollamento estivo, quando tutti si improvvisano surfisti. Comunque non si sono quasi mai verificati episodi di localismo e ogni volta che c’era onda si era felici anche solo per il fatto di esserci. La particolarità di questo spot, grazie alla posizione strategica rispetto alla direzione delle swell, era il fatto di offrire giornate surfabili anche quando altrove era impraticabile: un vero regalo nelle giornate troppo ventose o di grandi onde. In quei giorni molti surfisti di Genova erano da noi. Si stava in mare anche in quindici su un solo picco, ma si sa per un’onda si é disposti anche a fare la fila! Per la gente di Pegli era inoltre diventata tradizione vederci remare tra le onde ed erano in molti a sostare nella passeggiata per guardarci. C’era chi ci aveva fatto l’abitudine ma anche chi ci prendeva per matti ma a noi andava bene così, ci sentivamo a casa anche perché abitiamo tutti a cinque minuti dallo spot. Claudio, il local più anziano che entra in mare solo con onde grosse col suo body board di legno, sostiene che Pegli sia stato il primo posto in assoluto ad essere surfato in tutta Italia. E’ triste pensare che ora non esista più, o almeno che non sarà più come prima. C’e’ infatti chi spera - io prima di tutti! - che si possa continuare a surfare. Pare che togliendo il primo pennello (opera prevista dal progetto), lo spot venga semplicemente traslato. Altri sostengono che si surferà Pegli solo con mare molto grosso, praticamente due o tre volte l’anno! Non ci resta altro che sperare che, a lavori ultimati, si riveli la creazione di un nuovo point di qualità.
Ciò che però è certo è che Pegli muore. Proprio quando sembra che si voglia incentivare il mondo del surf ligure con la realizzazione di reef artificiali a Varazze, Genova viene privata della sua onda migliore.
Chi ha detto che in Italia sta nascendo la cultura del surf?

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