Quante
foto di surf hai guardato nella tua vita? Milioni vero?
Ma
quante ti hanno "punto"?
Il
primo ricordo che molti di noi hanno del surf è legato
proprio ad unimmagine. La mia ancora la ricordo. Quella
foto di un uomo e una tavola su una sinistra blu passatami
davanti agli inizi degli anni 80 mi ha spinto in uno stato
mentale dal quale ho deciso di non uscire. Sarà stato
lovale perfetto dellonda o la posa del surfista
incastonato in un tubo chiaro, non lo so: da lì il
mio rapporto con le foto è stato solo un crescendo.
Una volta assaggiato il "gusto del surf" ne ho
voluto sempre più, sempre più onde e sempre
più immagini di onde.
Il
processo che si innesca di fronte ad una foto di surf è
sia mentale che fisico: ti colpisce allo stomaco, ti stringe
lo sterno, gli occhi bucano la carta e un turbine di immagini
vengono su. La tua coscienza è stata "punta"
dalla foto, persino i tuoi muscoli facciali se ne sono accorti!
Niente di strano, anche la nostra mente pensa e ricorda
per immagini, esiste una vicinanza quasi biologica tra larte
della fotografia e come lavora il cervello. Nei nostri sogni
siamo fotografi e proprio per questo depositari del "vero".
Agli
"Operatores", (i fotografi) va infatti il merito
più grande, quello di scegliere momenti e di renderli
immortali. Nel mondo surf, in particolare, sono loro a regalarci
limmagine che abbiamo di noi stessi e dellambiente
che frequentiamo. Quando penso a me stesso penso ad una
foto che mi fece Emi. Non ho altre immagini in cui vedermi.
Proprio
per questo i loro scatti migliori diventano la materia prima
dei ricordi e delle nostre aspettative, le parole senza
suono di un linguaggio comune davvero a tutti. Surfisti
e non.
Ma
che grammatica usa e come si impara il linguaggio delle
immagini?
Tra
i saggi di fotografia che svernano sugli scaffali in redazione
mi ha sempre colpito "La Camera Chiara" di Barthes
principalmente (e ignorantemente) per linvolontaria
allusione ad un tubo, un tubo "chiaro". Poi mi
hanno costretto a leggerlo ed ho capito che poteva "chiarificare",
la relazione tra me e le immagini anche quelle di surf.
Farmi capire in che relazione stanno colori e forme con
le mie emozioni. Questo saggio analizza da un punto di vista
sociologico la fotografia come arte e le foto come prodotti
di questarte. Il suo approccio alle immagini si basa
sullindividuazione di quattro costanti che anche noi
abbiamo seguito in questo numero di sole immagini.
OPERATOR:
Il fotografo, chi ha colto il momento e lo ha reso tecnicamente
riproducibile.
STUDIUM:
Il contesto spaziale e culturale. Punto di dialogo tra fruitore
ed il fotografo. Nel nostro caso lo studium è sia
il luogo sia la "scelta del luogo".
PUNCTUM:
Ciò che ti "punge" (così dice Barthes)
in unimmagine. Quel particolare che la rende diversa
dalle altre e significativa per noi che in questa divisione
siamo "SPECTATOR".
Questo
approccio nelle dida è lunico trucco editoriale
che lega le immagini che vedrete, le parole sono solo possibili
approcci. Il testo di questo numero, è scritto in
un linguaggio che punge i sentimenti passando solo dagli
occhi.