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INTRO
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LA CAMERA CHIARA
di Nik Zanella

Quante foto di surf hai guardato nella tua vita? Milioni vero?

Ma quante ti hanno "punto"?

Il primo ricordo che molti di noi hanno del surf è legato proprio ad un’immagine. La mia ancora la ricordo. Quella foto di un uomo e una tavola su una sinistra blu passatami davanti agli inizi degli anni 80 mi ha spinto in uno stato mentale dal quale ho deciso di non uscire. Sarà stato l’ovale perfetto dell’onda o la posa del surfista incastonato in un tubo chiaro, non lo so: da lì il mio rapporto con le foto è stato solo un crescendo. Una volta assaggiato il "gusto del surf" ne ho voluto sempre più, sempre più onde e sempre più immagini di onde.

Il processo che si innesca di fronte ad una foto di surf è sia mentale che fisico: ti colpisce allo stomaco, ti stringe lo sterno, gli occhi bucano la carta e un turbine di immagini vengono su. La tua coscienza è stata "punta" dalla foto, persino i tuoi muscoli facciali se ne sono accorti! Niente di strano, anche la nostra mente pensa e ricorda per immagini, esiste una vicinanza quasi biologica tra l’arte della fotografia e come lavora il cervello. Nei nostri sogni siamo fotografi e proprio per questo depositari del "vero".

Agli "Operatores", (i fotografi) va infatti il merito più grande, quello di scegliere momenti e di renderli immortali. Nel mondo surf, in particolare, sono loro a regalarci l’immagine che abbiamo di noi stessi e dell’ambiente che frequentiamo. Quando penso a me stesso penso ad una foto che mi fece Emi. Non ho altre immagini in cui vedermi.

Proprio per questo i loro scatti migliori diventano la materia prima dei ricordi e delle nostre aspettative, le parole senza suono di un linguaggio comune davvero a tutti. Surfisti e non.

Ma che grammatica usa e come si impara il linguaggio delle immagini?

Tra i saggi di fotografia che svernano sugli scaffali in redazione mi ha sempre colpito "La Camera Chiara" di Barthes principalmente (e ignorantemente) per l’involontaria allusione ad un tubo, un tubo "chiaro". Poi mi hanno costretto a leggerlo ed ho capito che poteva "chiarificare", la relazione tra me e le immagini anche quelle di surf. Farmi capire in che relazione stanno colori e forme con le mie emozioni. Questo saggio analizza da un punto di vista sociologico la fotografia come arte e le foto come prodotti di quest’arte. Il suo approccio alle immagini si basa sull’individuazione di quattro costanti che anche noi abbiamo seguito in questo numero di sole immagini.

OPERATOR: Il fotografo, chi ha colto il momento e lo ha reso tecnicamente riproducibile.

STUDIUM: Il contesto spaziale e culturale. Punto di dialogo tra fruitore ed il fotografo. Nel nostro caso lo studium è sia il luogo sia la "scelta del luogo".

PUNCTUM: Ciò che ti "punge" (così dice Barthes) in un’immagine. Quel particolare che la rende diversa dalle altre e significativa per noi che in questa divisione siamo "SPECTATOR".

Questo approccio nelle dida è l’unico trucco editoriale che lega le immagini che vedrete, le parole sono solo possibili approcci. Il testo di questo numero, è scritto in un linguaggio che punge i sentimenti passando solo dagli occhi.

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