Non
credo i lettori sappiano quanto imprevedibile e plastica
é la stesura di questa rivista. Quello che leggete
su SurfNews dipende da fattori che vanno dal "non pienamente
controllabile" al "quasi casuale". Possiamo
forse comandare a piacimento la luce e le nuvole durante
il Libeccio? Attivare e disattivare il Maestrale? Influenzare
lispirazione dei surfisti in acqua? O i tempi di consegna
del materiale? Nessuna tecnologia o attitudine editoriale
lo renderà mai possibile. Nella corsa a sapere "chi
siamo" partiamo già svantaggiati.
Eppure
SurfNews è unimmagine della scena, una delle
infinite possibili, il frame di un movimento fissato su
carta che suscita sorprese, delusioni e (spero!) senso di
appartenenza. Alcuni esempi:
Avete
dato unocchiata alla board del nostro sito? (surfnews.com/community).
È una continua ridiscussione di cosa significhi essere
un surfista oggi in Italia. Molti si lasciano trasportare
dallentusiasmo più triviale, altri si sentono
i depositari di valori che andrebbero preservati. Entrambi
i casi sono unaffermazione del quotidiano, del surf
vissuto e ripensato giorno per giorno. Non ne esce niente
di programmatico.
Unimmagine
più completa non può certo venire da ambienti
esterni al surf, principalmente per quellatavica divisine
in "noi" e "loro", quei "loro"
che non "vanno in acqua" e non possono sapere
e, men che meno, insegnarci chi siamo. Vi specchiereste
mai in un trafiletto sul surf riportato dalla Gazzetta,
dieci pagine dopo la serie C?
Qualche
aiuto ci può venire da chi guarda a questo carrozzone
da una prospettiva più ampia, da chi ha già
visto questa pellicola proiettata su altre spiagge. Leggetevi
le interviste di Beau Young, di Rocky Pete o le dichiarazioni
dei pro della Quik dopo un buon giorno di surf "made
in Italy": la loro visione è idilliaca. Un scena
di entusiasti, una costa splendida, una cultura profondissima,
buone onde, territori da esplorare. Ci basta? Macché,
i più neanche se ne accorgono!
Forse
il nostro passato ci può suggerire qualcosa. Ricordo
un libro di foto sui "Rais" delle tonnare siciliane
alla libreria del mare di Palermo. Facce bruciata da mesi
di sale, lotte con tonni oltre il quintale in un mare rosso
di sangue e quelle facce da predoni che contraddistinguono
i pescatori mediterranei da Gibilterra allEgeo. Forse
troveremo indicazioni sul nostro istinto e le testimonianze
di chi ha convissuto prima di noi con lo stesso elemento
ma lamore per il mare è un sentimento acquisito,
troppo moderno per essere trovato qui. Solo un altro, splendido,
riflesso.
Se
ci pensiamo bene, la vita lungo le nostre coste è
stata una convivenza con limprevedibilità.
Il nostro carattere, caldo ed inaffidabile è un prodotto
della mutazione. Su questo "day by day" si impernia
sia il lavoro della redazione che il surf quotidiano di
tutti noi. "Nulla è garantito" leggevano
i viaggiatori entrando nel tempio di Delfi. Il cambiamento
è il carattere dominante della gente che sguazza
nel mare interno. E una cosa che abbiamo nel DNA e
non sarà certo SurfNews a deviare il trend!