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INTRO
SurfNews28

Stabilmente incostante
di Nik Zanella

Non credo i lettori sappiano quanto imprevedibile e plastica é la stesura di questa rivista. Quello che leggete su SurfNews dipende da fattori che vanno dal "non pienamente controllabile" al "quasi casuale". Possiamo forse comandare a piacimento la luce e le nuvole durante il Libeccio? Attivare e disattivare il Maestrale? Influenzare l’ispirazione dei surfisti in acqua? O i tempi di consegna del materiale? Nessuna tecnologia o attitudine editoriale lo renderà mai possibile. Nella corsa a sapere "chi siamo" partiamo già svantaggiati.

Eppure SurfNews è un’immagine della scena, una delle infinite possibili, il frame di un movimento fissato su carta che suscita sorprese, delusioni e (spero!) senso di appartenenza. Alcuni esempi:

Avete dato un’occhiata alla board del nostro sito? (surfnews.com/community). È una continua ridiscussione di cosa significhi essere un surfista oggi in Italia. Molti si lasciano trasportare dall’entusiasmo più triviale, altri si sentono i depositari di valori che andrebbero preservati. Entrambi i casi sono un’affermazione del quotidiano, del surf vissuto e ripensato giorno per giorno. Non ne esce niente di programmatico.

Un’immagine più completa non può certo venire da ambienti esterni al surf, principalmente per quell’atavica divisine in "noi" e "loro", quei "loro" che non "vanno in acqua" e non possono sapere e, men che meno, insegnarci chi siamo. Vi specchiereste mai in un trafiletto sul surf riportato dalla Gazzetta, dieci pagine dopo la serie C?

Qualche aiuto ci può venire da chi guarda a questo carrozzone da una prospettiva più ampia, da chi ha già visto questa pellicola proiettata su altre spiagge. Leggetevi le interviste di Beau Young, di Rocky Pete o le dichiarazioni dei pro della Quik dopo un buon giorno di surf "made in Italy": la loro visione è idilliaca. Un scena di entusiasti, una costa splendida, una cultura profondissima, buone onde, territori da esplorare. Ci basta? Macché, i più neanche se ne accorgono!

Forse il nostro passato ci può suggerire qualcosa. Ricordo un libro di foto sui "Rais" delle tonnare siciliane alla libreria del mare di Palermo. Facce bruciata da mesi di sale, lotte con tonni oltre il quintale in un mare rosso di sangue e quelle facce da predoni che contraddistinguono i pescatori mediterranei da Gibilterra all’Egeo. Forse troveremo indicazioni sul nostro istinto e le testimonianze di chi ha convissuto prima di noi con lo stesso elemento ma l’amore per il mare è un sentimento acquisito, troppo moderno per essere trovato qui. Solo un altro, splendido, riflesso.

Se ci pensiamo bene, la vita lungo le nostre coste è stata una convivenza con l’imprevedibilità. Il nostro carattere, caldo ed inaffidabile è un prodotto della mutazione. Su questo "day by day" si impernia sia il lavoro della redazione che il surf quotidiano di tutti noi. "Nulla è garantito" leggevano i viaggiatori entrando nel tempio di Delfi. Il cambiamento è il carattere dominante della gente che sguazza nel mare interno. E’ una cosa che abbiamo nel DNA e non sarà certo SurfNews a deviare il trend!

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