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INTRO SurfNews27
Ciabatte verdi e la grande rottura della
pace
di
Federico Schlatter
Mi
trovavo nel nord del Ladak, provincia indiana contesa da Pakistan
e Cina, per una spedizione alpinistica. Allora per me, dall'alto
delle montagne, il mare era solo una distesa piatta che rifletteva
gli umori del cielo. La spedizione volge al termine, il gruppo,
stanco e contento dopo gli alti e bassi della scalata decide
di fermarsi presso il complesso buddista del Lamaiuru. Il
tempio é ai piedi di unaltura, il posto è
irreale, la differenza con le regioni a maggioranza islamica
salta subito agli occhi. Qui non ci sono ne guerriglieri
delle montagne ne kalashnicov ci vengono incontro, scalzi
nella neve premonsonica un gruppo di bambini del tempio ai
quali chiediamo il permesso di visitare. Lasciamo fuori le
scarpe. Dentro, un atmosfera di pace e meditazione permea
le antiche strutture di legno, i rulli da preghiera, le statue
sorridenti coi ventri rotondi e i mille campanelli e tamburi
a riposo. Al centro, unico nella sala, un monaco su di un
trono che sorridente e con gli occhi semichiusi vola sulle
vette della meditazione. Guardiamo per un po' in religioso
silenzio poi usciamo all'aperto all'abbacinante luce del sole
d'alta quota.
Come
tutti vado per riprendere le mie ciabattine all'ingresso
del tempio ma non le trovo! Sono le uniche scarpe che ho,
gli scarponi li ho persi guadando un torrente in piena alla
base del Rundum glacier. Cerco sotto le scarpe degli altri
e mi guardo attorno ma le mie ciabattine verdoline fedeli
e inarrestabili sono sparite! Penso ad una burla maligna
e mi sono rivolgo al più furbetto dei compari e con
un paio di bestemmie fiorentine ben assestate lo prego di
rendermi le ciabattine verdine se non vuole far la fine
dei bambinelli Ladaki (cioè camminare scalzo). Lui
però sfodera una faccetta angelica e mi fa amichevolmente
notare che l'unico con scarpe in giro é il monaco
in meditazione e che, guarda strano, sembrano proprio le
mie! Con la malafede degna di un americano a Napoli lancio
un occhiataccia al monaco che per il trambusto sembra tornare
nel nostro mondo. La malafede gioca brutti scherzi, mi sembra
persino di vederlo tirare la tonaca sui piedi proprio per
nascondere le mie ciabatte. Entro come una furia e indicando
con versi e suonacci gutturali le sue estremità gli
faccio sollevare la tonaca e aggredisco la ciabatta sfilandola
dal piedetto grinzoso. Orrore! Mi accorgo con sgomento che
le sue sono le antenate delle mie e che sono tutte consunte
e lise. Prostrandomi in mille inutili scuse gliela riinfilo
al piede. Lui intanto è uscito dallo stato meditativo
e pare abbastanza incazzato. Di colpo schizza in piedi e
si mette a strillare come unaquila. Dal nulla torme
di monaci si materializzano minacciosi. Il mio amico rendendosi
solo ora conto delle conseguenze dello scherzo tenta in
uno stentato inglese di chiarire la situazione: its a joke
its a joke! Fuggiamo. I monaci cinseguono ululanti
scagliando pietre e bastoni fino alla fine della vallata
fregandosene della grande pace e degli scherzi tra turisti.
Un camion di passaggio ci carica. Sobbalzando ad ogni buco
mi riinfilo le ciabatte, è incredibile come una piccola
cosa, due merdosi pezzi di gomma possano incrinare un equilibrio
millenario.
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