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SurfNews 89
UNA INTRO FACILE
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Scrivere la intro di questo numero è stato un gioco da ragazzi! Per una volta non ho dovuto inventare nulla, tutto il materiale era gia sul piatto. Non capita spesso, infatti, di avere in scaletta un articolo come The Free Friction Conspiracy, che trovate a pagina 20. Questa intervista a Derek Hynd, registrata in Toscana meridionale il giugno scorso, fornisce spunti di riflessione sia alla redazione che ai i lettori. Dal nostro punto di vista, essere scelti da Derek come portavoce del suo credo, è una prova d’indipendenza, di lucidità e di qualità editoriale. Dal punto di vista dei lettori, soprattutto dei più giovani, si tratta invece di una piccola sfida.

Chi è Derek Hynd? Si chiederanno in molti. La sfida comincia qui. Ex pro dell’epoca di Shaun Tomson e Mark Richards, laureato in economia a Sydney, penna graffiante al soldo di Tracks e Surfer Mag, DH è un razionalissimo eccentrico; un signore di 57 anni che analizza il mondo/mercato del surf con sguardo cinico e risultati iconoclasti. La sua rilettura della storia “bianca” dello sport, l’avversione per Tom Blake e l’invenzione delle pinne, seziona in due il nostro universo. Da una parte il trend imperante, commerciale e reazionario, dall’altra la libertà di espressione e l’onestà di intenti racchiusa nelle nicchie culturali come la sua. Voi da che parte state? Sembra essere l’onnipresente non-detto.

Prima di proporvi questa chiacchierata mi sono chiesto quanti tra i lettori sarebbero stati in grado di apprezzarla, quanti conoscano Tom Blake, Joe Quigg, Larry Bertlemann e i tanti personaggi citati da Derek, e soprattutto quanti avrebbero gradito i suoi commenti, spesso caustici, sulla scena italiana.

Fortunatamente è stato il testo stesso a darmi il coraggio di andare in stampa senza tagli o note a piè di pagina. Derek e la fidanzata Taylor Miller, infatti, hanno speso tre settimane tra i migliori spot di Sardegna, Toscana, Lazio e Liguria, sperimentando sulla propria pelle i problemi e le gioie del surf in Mediterraneo. Il loro “field-work” (Taylor si sta laureando a Sydney con una tesi comparativa sul surf in Italia e Australia) ha creato un ponte culturale, fornendo ai lettori una serie di esempi, un background comune su cui inserire la complicata visione di Derek.

Anche ad un livello superficiale, il testo scorre che è un piacere. Ma per estrarre tutto il succo dalle sue parole, per vincere la sfida di cui parlavo, serve essere curiosi, serve dimostrare (prima di tutto a se stessi) che il surf non è solo un momeno per cazzeggiare in mare con gli amici ma qualcosa di più. Qualcosa per cui vale la pena studiare e, a volte, mettersi in gioco. Una buona lettura dalla redazione.

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