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VISIONI
a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews
Arrivò a casa al crepuscolo, a lui sembrava notte fonda. Le luci erano accese ma la siepe era cresciuta a dismisura. Aprì il cancello piccolo con la chiave che era nel 'solito posto', una copia è sempre lì nonostante, negli anni, ne avesse perse almeno cinque. Attraversò il cortile al buio, l'aria satura di scirocchetto con retrogusti di polline e resina di pino. Starnutì senza motivo come capita a chi entra in un ambiente diverso, con diversa densità di luci e polveri. Passato il cancello, le oche, le anitre ed il gallo cominciarono un vociare che presto coinvolse anche gli animali selvatici del parco. 'Possibile che non mi riconoscano mai? Fortuna che da dentro non si sente...' Le finestre guardano fuori come occhi accesi, all'interno persone che non incontra da anni, la tavola apparecchiata ed il cane, il suo cane, che dorme sul divano. Tentare di ricordare i nomi di tutti è impossibile, solo due vengono con successo ripescati da un'area del cervello completamente insabbiata in altre esperienze, altre immagini' 'Due nomi, sono molto meglio di niente'. Da fuori pare che non sia cambiato nulla, quintali di legna da tagliare sotto la veranda, nel salotto la stufa azzurra accesa e uno stupido gioco a premi alla tv. Tutto quello da cui era fuggito sembrava adesso invitarlo a tornare.

'E adesso cosa dico a questa gente?' pensò vergognandosi con sè stesso della domanda 'Ho gli occhi rossi e una sacca piena di tavole e vestiti marci e cosa racconto se mi chiedono dove sono stato?'.
Pensò alle parole giuste ma quali sono le parole giuste per dire senza dover rivivere o mentire? Girò attorno alla casa fino alla porta della cucina, sarebbe stato più facile esprimersi per immagini, avrebbe voluto collegare il cervello alla tv con una presa skart e mostrare senza parlare, le parole le avrebbero trovate loro, lui ancora non ne aveva. Dalla finestra arrivava profumo di pane bruciacchiato e soffritto di cipolla. Brutta la fame...

Fermo con la mano sulla maniglia sentì addosso una vertigine strana che aveva incontato solo alla fine dei sogni o all'inizio dei viaggi.
La notte ed il buio sono il luogo delle visioni ma davanti alla porta la sua stava per svanire. In un secondo esaminò decine di possibilità, voltarsi e tornare indietro, sparire ancora, dormire in spiaggia e tornare domani, entrare e raccontare, mettersi in gioco. Il rumore della porta ruppe l'incanto come la campanella dopo la comunione da piccolo in chiesa.

'Ma dove sei stato? Tutti ti aspettano, avevi detto che saresti arrivato prima'.

'Scusate, ero in mare fino a dieci secondi fa.'


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