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SurfNews 82
SULLE DITA
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Tutti i professionisti della lente si lamentano della stessa situazione: con l’avvento dell’autofocus e del digitale, il numero di sedicenti “surf-photog” è aumentato a dismisura. Non esistendo un albo, o un percorso professionale specifico da seguire, chiunque abbia un 300mm Canon 2.8, un paio di amici sponsorizzati e un dito indice funzionante si sente collega di Art Brewer e Jeff Divine. Sfortunatamente un dito, per quato ben allenato, non basta. A far la differenza tra professionismo e dilettantismo è tanto la tecnica quanto l’etica. La surf-photography in un secolo di storia, ha evoluto un codice “lavorativo” non scritto ma preciso, attraverso il quale si regolano (o si tentano di regolare) i rapporti tra i fotografi sul campo, media, atleti coinvolti negli shooting e comunità surfistiche locali. Un codice frequentemente ignorato dagli aspiranti fotografi nostrani e che in occasione del Photo Special, forse è utile rispolverare.

Il galateo inizia dalla spiaggia. Assicuratevi di essere ben accetti in un determinato spot prima di presentarvi con van brandizzati, lenti bianche e atleti. “Rubare” la scena ai colleghi, cioè piantare il trepiede vicino ad un fotografo “on-assignment” è considerato un peccato mortale, specie se un magazine ha investito soldi in quel lavoro e rischia di vederlo pubblicato su altre testate: le liti furenti tra fotografi di Surfer e Surfing sono rimaste famose nell’ambiente. Cedere le stesse immagini a media concorrenti è un’altra mancanza di rispetto verso i lettori. Anche scatti diversi della stessa session sono da considerarsi tabù se simili tra loro. Scegliete i migliori, vendeteli ad una testata, e tenetevi gli altri per voi. Discorso a parte va fatto per internet, la tomba del professionismo. Le testate, infatti, odiano pubblicare immagini già comparse su siti di settore, facebook o altro. Una soluzione eticamente corretta sono le pagine con accesso privato di Flickr e Photoshelter, siti dove i destinatari possono vedere e scegliere gli scatti che intendono comprare. Sì, uso la parola comprare perchè, per quanto le tariffe siano basse, le foto vanno sempre retribuite.

Certo, parlare di professionalità e di etica in un ambito “risicato” come quello del surf in Italia è forse eccessivo. Critica logica ma chiusa di vedute. Neppure i grandi nomi internazionali, infatti, vivono solo di surf-shot. La maggior parte di loro sono professionisti a 360°, impegnati anche in progetti di aziende e magazine main-stream. È questo l’obbiettivo da perseguire, non la cover di SurfNews. Fotografare onde, infatti, dovrebbe essere una tappa, magari il punto d’arrivo, nella carriera di un fotografo, mai il punto di partenza. Un ambito peculiare, in cui far confluire sapere tecnico e umanistico accumulato in altre situazioni, in altri lavori. Perché, come tenteremo di “illustrare” in questa uscita totalmente votata alle immagini, l’azione senza i contenuti è sterile.

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