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SurfNews 74
IN PRIMA LINEA
a cura di NICOLA ZANELLA Condividi SurfNews
Decimo aggiornamento della SurfGuide Italiana. Chi sfoglia questo volumetto per la prima volta può rimanere stupito dai dati sulla diffusione del nostro 'insolito' sport: 50 mila italiani praticano surf da oltre trent'anni in più di 300 località sparse da Ventimiglia a Trieste, con onde che, nei giorni migliori, nulla hanno da invidiare alle destinazioni estere più blasonate. Chi, come la redazione, ha speso quasi vent'anni tra le acque di questo strano mare, sa bene che la situazione non è tutta onde, sole e mare azzurro. L'ambiente marino è seriamente compromesso, e noi surfisti siamo, allo stesso tempo, vittime e carnefici.

Un'indagine on-line svolta dall'oceanografo inglese Tony Butt (Surfer's Path n.71, aprile '09), riporta che i surfisti, specialmente quelli Europei, grazie alla dipendenza dal petrolio e alla mania di viaggiare, inquinano sensibilmente di più rispetto ai cittadini 'normali'. Per farsi l'idea dei costi ambientali del nostro stile di vita basta pensare che un posto su un volo Roma-Bali immette nell'atmosfera anidride carbonica quanto un'abitazione in un intero anno! In un mare chiuso come il nostro la situazione è ancora più allarmante visto che 584 città, 750 porti turistici e 286 porti commerciali insistono sullo stesso territorio occupato dalla nostra 'nicchia biologica' (fonte: Legambiente). Eppure il Rapporto sulle acque di balneazione 2008 presentato dal Ministero della Salute (reperibile sul sito ministerodellasalute.it) orgogliosamente riporta che «dei 5170 chilometri di costa italiana sottoposta a controllo, ben 4970 sono balneabili, pari ad una percentuale del 96,2%». Peccato che i suddetti controlli vengano fatti nella stagione calda, quando i fiumi sono alla loro minor portata, rilevando uno spettro limitato di agenti, (principalmente batteri scaricati dalle fogne), e tralasciando sostanze pericolose come i fenoli o i metalli pesanti. Questa tragedia, inoltre, si consuma senza che le testate e i siti surf-oriented che affollano le edicole e lo spazio cibernetico italiano informino in alcun modo su possibili rischi e prevenzione.

Fortunatamente il segnale che giunge dai praticanti e dalle ditte di settore è più incoraggiante. Mai come nell'ultimo anno i surfisti si sono dimostrati sensibili alle iniziative 'green' proposte dalle aziende e dalle ONG impegnate nella tutela dei litorali. Le migliaia di praticanti che dal 19 al 22 marzo hanno preso parte alla campagna contro i macrorifiuti promossa da SurfRider Foundation (initiativesoceanes.com) sono la prova che la scena surf italiana è cosciente di essere in 'prima linea'.

Per riempire questo scomodo 'non-detto' abbiamo affiancato alle classiche sezioni informative su onde e teoria meteorologica, uno spazio dedicato alla situazione ambientale delle nostre coste e alla sua ripercussione sulla salute di chi le frequenta. Se da un lato parlare di malattie e rischi legati al surf può sembrare controproducente dall'altra troviamo ancor più insostenibile far finta di niente.


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