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SurfNews 65
YANGON QUATTRO ANNI DOPO
a cura di Nik Condividi SurfNews
Myanmar 2003. Nella moleskine di Emiliano disegni di onde, coordinate degli spot, mappe della costa e numeri telefonici si alternano a brevi stralci di testo. È stata la Pagoda d'Oro di Shwedagon a rassicurarci all'inizio di un viaggio difficile come quello, la stessa che stiamo vedendo ora assediata dai soldati-bambini della giunta militare a caccia di monaci dissidenti. 'Nella notte di Yangon le pagode riflettono i raggi di una luce ovattata, calda, che mette serenità ed abbraccia tutto in un invitante caleidoscopio di riflessi [...] Tra i chiassosi venditori ambulanti ed il luccicare dei templi ti dimentichi persino delle ingiustizie che dal 1962 insanguinano il paese' recita la paginetta di apertura datata 9 Ottobre 2003. L'atmosfera che trapela da quelle note, scritte camminando per le strade del centro, è un misto di ottimismo, paura e sana aspettativa surfistica. Nel 2003 il paese sembrava infatti aprirsi al turismo ed ai giornalisti stranieri, dopo decenni di chiusura totale. Noi eravamo tra i primi ad esplorare quel remoto lato di Baia del Bengala con una tavola sotto braccio, sperando di innescare un flusso turistico di cui il paese avrebbe avuto tanto bisogno. A quattro anni esatti da quella sera, purtroppo, il tempio attorno al quale abbiamo camminato, scattato foto e sognato onde perfette è diventato l'epicentro di un ennesimo massacro ponendo fine a qualsiasi sogno di apertura.

Da due settimane riguardiamo qui in redazione le foto della città e dei monaci scattate allora. Confrontandole con le immagini che passano in televisione, viene da chiedersi come sarebbe stato essere in Myanmar adesso, a zonzo per la capitale o persi lungo la costa carichi di teleobiettivi e tavole da surf. Passeranno ancora molti anni prima che il surf possa fare qualsosa per il Myanmar. Intanto, come durante l'attentato del 2002 a Kuta, o dopo lo tsunami del Dicembre 2004, chiediamo ai nostri lettori di supportare le organizzazioni non governative che si stanno impegnando per fermare la repressione in questo paese solo fisicamente lontano da noi. Ancora una volta suggeriamo Amnesty International, potete firmare il loro appello attraverso questo link:

www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/Myanmar


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