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SurfNews 64
EMOZIONI SUL CAMPO
a cura di Nik Condividi SurfNews
Selezionare fotografie e testi è sempre un compito ingrato per noi della redazione. Di fronte alle oltre 10 mila immagini giunte da tutto il mondo per questo Reportage-Issue ci siamo posti non poche domande. Quale servizio sarà da evidenziare e quale da oscurare, quale pungerà l'attenzione dei lettori e quale verrà semplicemente sfogliato? E soprattutto, quale criterio utilizzare, al di la dei parametri tecnici, nella selezione del materiale?

Nel reportage, testi e foto son due sfaccettature dello stesso modulo espressivo. Dall'invenzione della macchina fotofrafica in poi, ogni testo scritto non è completo senza la sua controparte visiva. Utilizzando immagini (o, come le chiamano gli specialisti, fenomeni grafici) il reportage spinge la sua espressività fino a toccare una sfera emotiva non direttamente accessibile alla parola scritta. Pensate alla foto di Peppino Staffieri, scattata nel 1941 (riportata a pag 30 ): un surfista su un'onda color terra. Quanto di oggettivo e concreto resta in quell'ombra chiara, in quel blu virato in seppia dal tempo e dall'impreciso scatto del banco ottico? Neppure si capisce se fosse regular o goofie! Eppure quell'onda, la prima a venir fotografata in Europa, se accoppiata al relativo testo, suscita un fiume di emozioni. Mentre le parole stabiliscono un quando ed un dove ben preciso e valutabile, l'immagine, quella di surf in particolare, vive in un eterno presente suscitando reazioni emotive di cui ognuno è vittima, protagonista e testimone al tempo stesso.

Questo connubio magico può spaventare, soprattutto in un campo leggero come quello del surf. Ma per chi ha il coraggio di prendere una posizione, il reportage fornisce una grandissima libertà espressiva ed un'infinità di ambiti, spaziali e culturali, da esplorare. Non è un caso se il surf e l'editoria specifica abbiano proliferato, nel mondo occidentale, proprio a partire dagli anni '50, in contemporanea con la diffusione del foto-reportage (la Magnum di Capa-Bresson aprì nel '47), dei movimenti giovanili e delle prime missioni esplorative dei surfisti. Da quando nel 1960 John Severson distribuiva il numero zero di Surfer Magazine (in giro col furgone tra gli spot della bassa California) il successo di una testata di surf, è infatti, legato al coraggio dei suoi reportage ed alla capacità di raccontare ed illustrare situazioni surf liminali in cui il lettore, senza spostarsi dalla sua poltrona, apprende e si emoziona.

Tornando quindi alla selezione per questo numero 64, abbiamo deciso di effettuarla, in maniera del tutto empirica, cioè usando noi stessi ed i nostri collaboratori come cavie emozionali e selezionando le immagini ed i testi in rapporto a qualità ed intensità delle reazioni suscitate. Il risultato è un puzzle di emozioni, documentate sul campo in un anno di surf reportage. Speriamo sia di sollievo alla vostra estate!

Nik


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