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SurfNews 62
PICCOLO PASSO/GRANDE BALZO
a cura di Nik Condividi SurfNews
Da quanti anni fai surf? Se sei abbastanza fortunato/a da aver attraversato varie generazioni in piedi su una tavola, ti sarai accorto che il rapporto tra i surfisti e ambiente non sempre è stato neutro ed equilibrato. Anzi... Se escludiamo i precursori polinesiani del nostro sport, i quali vivevano in naturale simbiosi con l'ambiente marino, l'interazione pulita con la costa è sempre venuta dopo alla soddisfazione personale di prendere onde. Pensate agli articoli di Naughton e Petersen su Surfer negli anni '80 o alla pellicola cult Morning of the Earth (Albert Falzon 1972) in cui alcuni cavernicoli australiani celebravano una buona surfata bruciando tavole in resina sulle rocce di Lennox... e lo chiamavano Rainbow Spirit! O anche allo stato di molti spot italiani, rigonfi di immondizia, portata dal mare o lasciata da chi (come pescatori, surfisti e bagnanti) avrebbe interesse a mantenerli puliti. C'è poco da stupirsi. La cultura ambientalista in Italia è nata appena una trentina di anni fa. Gran parte della cultura surf, per restringere il campo, tra gli anni '50 ed i '90 è stata ben poco 'environment friendly'. Un arraffa arraffa di onde e luoghi, indiscriminatamente esposti ai media surf, senza troppi scrupoli per ambiente e cultura. Quanto è durata l'utopia di Santosha? Quanto tempo sono rimaste segrete le spiagge di Nias, General Luna o Guroneddu? Di bei sogni è lastricata la strada della non-sostenibilità.

C'è da dire però che nelle generazioni passate, quando la comunicazione era quasi inesistente e le previsioni meteo una pura utopia, la disaffezione verso la costa di casa e le migrazioni in massa erano, per tanti, l'unica via di salvezza ed è inutile oggi puntare il dito contro chi ha cercato onde prima di noi. Fortunatamente di acqua ne è passata tanta sotto le tavole. Oggi la coscienza ambientalista, quel senso di appartenenza ad un luogo vivo, cioè la Terra, è una realtà anche tra i surfisti. Non è un caso se riviste come Surfer, Surfer's Journal e Surfer's Path già utilizzino carta riciclata ed inchiostro di soya senza OGM, o se molte ditte di settore devolvono parte dei profitti ad associazioni ambientaliste. Anche in Italia sono tante le associazioni no profit, da Surfrider Foundation (surfrider.it) a Legambiente (legambiente.it) ad aiutare i surfisti nella lotta contro inquinameto e degrado ambientale. Ed anche se è chiaro che ben poco possono fare un pugno di sportivi per guarire un mare agonizzante, giornate come il 23-24 e 25 Marzo scorso, quando migliaia di surfisti in tutto il mondo hanno aderito all'iniziativa di pulizia delle spiagge sponsorizzata da SurfRider Foundation, sono destinate a lasciare un segno. In molte zone italiane, non ultimo la nostra qui in costa est o per i ragazzi di Ortona, è stato un piacevole coming-out della comunità surf che ha portato dibattiti, articoli di sensibilizzazione sulle testate locali, cooperazione con le scuole.

Quelle migliaia di sacchi bianchi pieni di spazzatura raccolti in Italia e in tutto il mondo, saranno anche un piccolo passo per la salute del mare ma costituiscono il più grosso salto qualitativo che la cultura surf abbia spiccato in 100 anni di contraddittoria storia bianca ed è un piacere farne parte, anche con questa SurfGuide '07.


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