Home Page
SurfNews 60
LANCE WOULDN'T GO
a cura di Nik Condividi SurfNews
'Kemaan Kemaan lukiluki!'. E' una mattina come tante altre sull'isola di Sipura. Due barche sono all'ancora nel canale di una delle onde piu fotogeniche ed impegnative del mondo. Mentre gli ospiti stanno quasi tutti facendo colazione sul ponte, una piccola folla di locali, circa una ventina, li chiama dalle piroghe scimiottando l'accento americano. 'Kemaan lukiluki' sta per 'Come on, take a look' e viene pronunciato indicando la paccottiglia di artigianato in vendita. Una vera San Marino indonesiana: cipree laccate, rami di corallo strappati dal reef, piccole scatole di legno intarsiato e persino bassorilievi delle onde di Lance's Right con tanto di omini intubati. In attesa che la marea cresca decido di visitare il villaggio di Katiet di fronte alla destra, lo stesso dove Lance Knight, il primo occidentale a surfare a Mentawai passava le estati nei primi anni novanta. Ad accompagnarmi sulla terraferma è un ragazzo di Nias che, dopo il terremoto, ha lasciato la famiglia per lavorare sui charter a Sumatra e ricostruirsi una vita. Appena tocchiamo terra col gommone un enorme signore biondo ci viene incontro con l'aria del padrone di casa. 'G'day mate! Welcome to my village!'. MY VILLAGE?! E chi è questo, il sindaco? Intuisco qualcosa ma fingo di essere il classico turistone curioso. Il 'sindaco' subito mi racconta che dalla scorsa stagione, grazie a conoscenze influenti a Jakarta, ha aperto questa 'eco-resort' a cinque stelle per surfisti 'upper market'. Apre una delle camere con malcelato orgoglio. 'Le stanze sono spaziosissime vedi? Non come quelle che avete in barca!'. Frigo, schermo al plasma, zanzariere, vasca jakuzi, scaffali per le tavole, le suite hanno vista diretta sullo spot. Essendo fine stagione mancano solo gli ospiti ma non è difficile immaginarseli camminare biancastri tra i curati vialetti, con le fidanzate in top-less e le massaggiatrici da Jakarta a sconvolgere la cristianissima comunità di Katiet. 'Il pacchetto includerà il trasporto in aereo da Singapore e l'utilizzo di barche super veloci per surfare gli altri spot della zona! Abbiamo fatto costruire una pista di atterraggio apposta ad appena 45 minuti da qui.' Con una connessione aerea diretta (in barca occorrono dieci ore da Sumatra), oltre trenta barche già operanti in zona (ognuna trasporta almeno otto persone), decine di surfisti ospitati dalle famiglie e una ventina di surfisti locali, non c'è da stupirsi se Lance, ed i surfisti come lui, hanno abbandonato da tempo questa Disney-world indonesiana. Finito il tour il 'sindaco' mi apre un alto cancello. Fuori comincia il villaggio che, pare una beffa, porta lo stesso nome della resort! Il contrasto tra le capanne dei locali e le villette degli ospiti è un pugno nello stomaco per chiunque abbia un minimo di sensibilità. I locali che non lavorano nella resort non possono assolutamente superare quel cancello. Mi rifornisco di acqua in un negozietto poco lontano, visito la chiesa protestante e scatto un paio di foto alle canoe in rada, poi vado incontro al mio barcaiolo che è rimasto sulla spiaggia. La gente di Sorake beach ha visto tutti gli stadi della colonizzazione surf, dai primi avventurieri come Lance ai camp superattrezzati, agli sforzi umanitari delle associazioni non governative dopo le catastrofi recenti in più Philip è un ragazzo sveglio quindi, appena mi vede col muso lungo, capisce cosa mi passa per la testa. 'It's going to be like Nias soon bro'!' mi dice nel suo inglese impreciso, 'another surf ghetto...'. Non rispondo, prendo la tavola ed entro in acqua a prendere le ultime onde prima del tramonto. Quando ritorno sulla barca è quasi buio. Lui ed il comandante hanno appena imparato da un locale che gli abitanti di Sipura, a cui è stato promesso danaro e benessere, non sono stati ancora pagati per la manodopera fornita dall'inizio della stagione '06 e che 'il sindaco' ha ripetutamente tentato di scoraggiare la presenza delle barche come la nostra, operate e gestite quasi totalmente da indonesiani. Philip mi porta sul ponte di prua con una scusa. 'Nik, scriverai un articolo su questo viaggio?' 'Non so! Perchè?', 'Se lo farai devi far sapere cosa sta succedendo qui, Ok?' 'Promesso!' seguito da una stretta di mano.
Purtroppo non scriverò nessun articolo su questo viaggio visto che proprio i media surf hanno contribuito a rendere così pericolosamente inflazionata l'onda di Katiet. Lo stesso, voglio dedicare questa pagina di inizio magazine alla gente di Sipura ed a tutti quelli (e sono tanti) a cui il surf ed il turismo non stanno portando nulla di buono.

Ricerca SurfNews
Articoli
IL PROGETTO CONTINENT

Una chiaccherata con l'editore capo Bruce Sutherland ...
SIPPING JETSTREAMS

'Twenty years from now you will be more disappointed by the things ...
GHANA

Dall'Africa con aloha.

Gli inglesi la ...
UNA TRAGICA MAREGGIATA

1119 comuni e 34 province alluvionati, 118 vittime e onde di oltre 4 metri ...
UN PASSO INDIETRO

Dal verde al blu al bianco e nero



Al ...
NORTH EAST ENGLAND

I fondali giusti nel posto sbagliato

L' Inghilterra ...
DIETRO LA LENTE

Intervista con Riccardo Ghilardi

Nome: Riccardo

...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine