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IL GRANDE "NON DETTO"
a cura di Nik Condividi SurfNews
Onde enormi, fondali taglienti, squali, meduse mortali, l'editoria surf spesso si affeziona alle insidie rendendole protagoniste di racconti splendidi. Raramente però fa luce sui pericoli, 'interni', sorti dal rapporto/conflitto tra lo sport, la nostra psiche ed il mondo esterno. Sto parlando della dipendenza dal surf, il grande 'non detto' del nostro mondo, quella anomalia comportamentale che ha spinto molti ad abbandonare famiglie, lasciare carriere sicure, vivere senza un futuro pur di non perdere la propria dose di surf. Anche se il mercato e l'editoria surf tengono 'bassa' questa questione, la dipendenza dalle onde e dalla pratica sportiva è un fenomeno ampiamente documentato. Per primi furono i missionari cristiani alle Hawaii nel 19° secolo a rendersene conto. Gli abitanti della costa che 'indulgevano nell'empia arte di cavalcare onde', erano infatti i primi ad impigrirsi e a divenire tristi ed improduttivi se privati troppo a lungo del loro passatempo. Una conferma sulla serietà di questa dipendenza l'ho trovata tempo fa in un trafiletto di retro-copertina del World Stormrider Guide (lowpressure.com). Il disclaimer recitava: ' Il surf è una attività pericolosa e che CREA DIPENDENZA. Gli editori non si assumono nessuna responsabilità per incidenti causati dall'uso di questa guida'. Può un'attività ludica trasformarsi in un farmaco, in una pericolosa droga capace di produrre piacere, così come veri e propri sintomi di astinenza fisica e psicologica? Alex Dickread, chief editor di The Surfer's Path, cresciuto tra le onde dei caraibi e poi trasferitosi nella fredda Inghilterra è un tipico esempio di forzata rottura con lo sport: 'Da quando abito a Londra' mi scrive a riguardo 'faccio sogni di surf tutte le notti. Nella maggior parte dei casi il sogno è frustrante, mi sforzo di arrivare in spiaggia ma per qualche motivo si rompe l'auto o dimentico a casa la tavola e non ci riesco. Di sicuro c'è un fattore di dipendenza dal surf che andrebbe investigato.' Chissà quanti di voi hanno avuto la stessa esperienza. Io, alla terza settimana senza surf divento estremamente irritabile e vengo assalito da sogni molto simili a quelli del povero Alex e di molti ospiti di San Patrignano! Sintomi da astinenza quindi? In un certo senso si. La Dottoressa Monaco esperta nelle 'nuove dipendenze' in un suo saggio (riportato da benessere.com) descrive chiaramente la questione: 'Quello che sembra chiaro è la grande capacità dello sport di attivare la disponibilità della 'dopamina' e delle cosiddette 'beta-endorfine', sostanze chimiche endogene del cervello dall'effetto simile agli oppioidi come eroina e morfina. L'ipotesi conseguente è che lo sport, può attivare la dipendenza da queste sostanze di cui il cervello legge l'assenza attraverso i sintomi dell'astinenza'. Ma c'è dell'altro. Recenti studi hanno infatti consentito di individuare le caratteristiche psicologiche principali che connotano la 'sport addiction'. E' sufficiente riconoscersi in due dei comportamenti elencati per essere un caso a rischio. 'Incapacità a concentrarsi su un'attività a causa del pensiero ricorrente all'esercizio fisico, problemi sociali, familiari o lavorativi connessi alla pratica sportive, disagio fisico o psicologico in relazione alla riduzione o cessazione delle abitudini di allenamento' ognuno analizzi il proprio caso. C'è da aver paura? Chi surfa spesso non ha motivo di preoccuparsi, visto che gli scompensi si avvertono quando l'attività viene ridotta o cessata. Anche gli psicologi fra l'altro sconsigliano di cessare l'attività sportiva per non rischiare l'insorgere di più gravi squilibri e suggeriscono: 'un consulto magari specialistico mirato a chiarire il giusto ruolo allo sport nella nostra vita recuperandone il significato più puro'. In poche parole vi consigliano di avere amici, di parlare dei problemi che si celano dietro al vostro eccesso e, se serve, di rivolgervi ad uno psicologo. In fondo tra le insidie del mondo moderno quella di dipendere dal proprio divertimento, specie se legale e gratuito, mi sembra una delle meno pericolose. E finchè non renderanno illegale trasformare energia marina in gustose endorfine credo che i sei milioni di surfisti del pianeta continueranno a comprare tavole, non sedute di psicanalisi.

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