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SurfNews 56
ROMPERE IL SILENZIO
a cura di NIk Zanella Condividi SurfNews
Ci ho messo un po' a capirlo, ho dovuto veramente toccare il fondo prima di ammetterlo a me stesso ma forse è questa la verità. Il surf è uno sport per introversi. L'illuminazione mi è venuta solo recentemente, all'uscita da una surfata di inizio primavera a Levanto, quando la nostra stagista Ylenia, durante il suo stage pre-laurea 'in ditta', ha avuto l'innocenza di chiedermi: 'Nik, passate interi quarti d'ora a guardare verso il largo, ma di cosa parlate mentre aspettate le onde?'. La domanda, fattami a bruciapelo con la muta ancora addosso, mi ha trovato impreparato, così, prima di rituffarmi a centro baia ho tartagliato: 'Beh.. non parliamo.. cioè, non comunichiamo un gran chè, semplicemente aspettiamo!'.

Ed è vero: nonostante il grado di istruzione sia sopra gli standard nazionali, noi surfisti italiani non siamo certo famosi per essere i più comunicativi tra gli sportivi, men che meno con persone che non conosciamo. Provate a fare questo esperimento la prossima volta che surfate durante il fine settimana in uno qualsiasi degli spot che trovate in questo volumetto: avvicinatevi a qualcuno che non conoscete con fare cortese e sorridete senza dire nulla. Nella maggioranza dei casi la vostra comunicazione non andrà oltre ad occhiate di imbarazzo o, alla meglio, ad uno stridulo 'ciao'. Eppure le occasioni per comunicare e per instaurare una convivenza pacifica non ci mancherebbero sul line-up: del tempo che spendiamo in mare con la tavola meno del 10%, viene impiegato per 'effettivamente cavalcare' le onde, il resto, e parliamo di lunghe ore è costituito da estenuanti remate e tanta attesa 'silenziosa'. I puristi del soul-surfing argomenteranno che, schiamazzare è maleducazione, che il silenzio facilita la sintonia con gli elementi, che un line-up caotico non è l'ideale per chi tenta di dimenticare gli stress della vita 'normale'. Tutte balle. La verità è den più imbarazzante. Ognuno dei trentamila surfisti italiani vorrebbe essere in acqua da solo, o al massimo assieme ai propri tre amici. Quando questo non accade (e non accade quasi mai!), la comunicazione si blocca ed il silenzio diventa l'opzione B.

In silenzio tra la folla, è più facile far tacere la coscienza, quella vocina che ti impedisce di nuotare attorno al tuo vicino e rubargli la precedenza. In silenzio è facile dimenticare che i locali hanno la precedenza e che per tornare sul picco bisogna fare il giro a lato del break. Chi è innocente scagli la prima pietra.

Aver recitato il 'mea culpa' non ci rende certo migliori ma nell'Italia del surf-boom è un primo passo verso una crescita sostenibile. Ed è forse per questo, per compensare ai mugugni ed ai silenzi che i surfisti più attempati consumano in acqua, che da otto anni in collaborazione con le realtà surf di tutta la penisola, pubblichiamo questo volumetto gratuito. Per condividere in pace ed usare al meglio i silenzi tra un'onda e la prossima, e la prossima e la prossima...

Buona stagione surf '06.

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