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SurfNews 46
WAR-ISSUE
a cura di Nik Condividi SurfNews
Avrei voluto parlare di un mondo piu surfer-friendly ma pare proprio che la realtà di chi viaggia e surfa sia un'altra. Quello che mi da più fastidio è l'apatia: è quasi normale oggi cenare di fronte ad immagini di carri armati ed anche noi surfisti non siamo molto diversi. Durante la stesura di questo numero, a selezione ultimata, ci siamo accorti di cosa stavamo impaginando. Tutte le aree-surf descritte, presentano forti problemi sociali, quasi sempre storie di conflitti. Per darvene un assaggio, sappiate che in Angola, visitata da Callahan e Randy Rarick in 30 anni di guerra, sono state depositate 15 milioni di mine, lo Yemen in cui ha appena passato le 'vacanze' Stuart, è dilaniato da scontri tribali, per non parlare dell'articolo sul Ghana in cui l'autore, Nicholai Lidow è direttamente coinvolto nel processo di pacificazione in un campo profughi. Di armi su SurfNews ne sono comparse molte negli ultimi due anni di linea editoriale, forse troppe per un giornale dichiaratamente pacifista. Ne avremmo volentieri fatto a meno ma, accettando la missione della surf exploration abbiamo dovuto spingerci oltre il limite segnato da chi è venuto prima vedendo spesso cose non troppo piacevoli. In un certo senso a noi sono rimaste quelle aree che nessuno ha voluto/potuto avvicinare prima. Quelle in cui la distanza dall'occidente è più culturale che fisica. Le prospettive per il futuro non sembrano molto meglio. Curiosando in rete in cerca di tristi statistiche per questo War-Issue, sono capitato nel sito www.warnews.it. La mappa mondiale delle 'aree di crisi' è densissima di pallini rossi. Nel mondo sono almeno 58 le zone in cui le armi e la violenza sono all'ordine del giorno. Anche se solo poche sono sufficientemente 'importanti' da meritare l'attenzione dell'Occidente, molte hanno onde completamente deserte e spiagge incontaminate e sono quindi destinate, prima o poi, ad essere visitate da qualcuno con una tavola in mano. La guerra è più vicina ai surfisti ora che mai. Dalla tragedia di Kuta in poi è purtroppo entrata a far parte dei rischi del surf così come lo sono gli squali, l'inquinamento e le meduse. Il brutto è che i media, non escluso SurfNews, mettendoci a contatto quotidianamente con la violenza, ci impongono una forma di vaccinazione passiva e nessuno si stupisce più di nulla. Dopo esser stato coinvolto in una sparatoria ed aver scampato un paio di attentati Tamil assieme ad Emi, vi posso dire che la guerra è molto diversa dal vero. Conoscere a fondo i luoghi è determinante per la sopravvivenza ma starci lontano è sempre la scelta migliore.

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