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TUBI, BUGIE ED ISTINTO
a cura di Nik Condividi SurfNews
Digerire i trip della scorsa stagione non è stato facile. Da Gennaio a Maggio il Mediterraneo non ha mai smesso di mandare mareggiate e tutta la scena ha avuto a diposizione centinaia di giorni per surfare e parlare di surf. A tratti ho persino pensato che l'Italia fosse un buon posto dove vivere visto la quantità di sciroccate e libecciate che mi sono trovato ad inseguire lungo il mare interno. Mi piacerebbe aver registrato le session di 'surf raccontato' nate dai nostri ultimi trip: ore spese a nominalizzare tutto quello che il materiale fotografico può solo suggerire. Se potessi fare uno studio linguistico sui nostri racconti, sicuramente la parola più ricorrente risulterebbe essere 'tubo'. Oltre ad apparire in ogni descrizione di 'giornata epica' a questa parola viene sempre associato qualcosa di mistico. Ma come è possibile che un'esperienza che dura solo attimi possa essere riassuntiva di tutta l'esperienza surf?

'Nel tubo il tempo si ferma, il tubo come ritorno al grembo materno, la camera di smeraldo, nel tubo si perde la coscienza del se'. Sui pochi secondi che il surfista spende dentro questo spazio effimero sono stati coniati, specialmente negli anni settanta, i peggiori luoghi comuni e le più grandi bugie della letteratura surf.

Per noi surfisti medi, per quelli che come me reputano già un successo disegnare un round-house pulito, il tubo è un posto pericoloso che si materializza quando le onde sono spesse ed il fondale è basso. Non so voi ma io, per entrare nel tubo, devo forzare il mio istinto di sopravvivenza e sperare nella buona sorte. Il mio istinto sa bene che li dentro una mossa sbagliata può costare rotoloni sulle rocce e persino l'annegamento.

E quando mi capita di sopravvivere al take-off ripido e di vedere la parete che piega sopra la testa, il primo pensiero è quello di accelerare e uscire non di contemplare il mondo! Nessuna illuminazione Yoga, nessun gap spazio-temporale, nessuna consapevolezza del se' mi sovviene quando con le pupille dilatate ed il ghigno distorto raggiungo indenne la sezione lenta. Indenne, questa è la parola chiave! Quello che proviamo noi surfisti normali alla fine di un tubo è un rush adrenalinico molto basilare: lo stupore per essere stati in un posto pericoloso ed essere sopravvissuti.

Vi serve la prova? Delle quindici foto di tubi che vedrete in questo numero solo cinque sono popolati da un essere umano. Con gli altri dieci, ovviamente i più belli e cavi, nessuno ha voluto interagire di persona. Che generosi, li abbiamo lasciati vuoti per la vostra immaginazione!


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