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AVVENTURE? NO GRAZIE.
a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews
Con l'avvicinarsi delle vacanze natalizie vi sarete certo posti il quesito di 'dove andare'. Pensateci bene, è veramente un luogo che cercate?

O un'avventura?

Noi le avventure abbiamo smesso da un pezzo di inseguirle.

Può sembrare triste ma il viaggio 'su misura' e la 'vacanza a tema' sono divenuti un fenomeno di massa anche nel surf. Se siete stati in agenzia in questi giorni ve ne sarete resi conto: il famoso 'tempo libero', una volta privilegio di pochi, è ora sottoposto ad un processo di commercializzazione che tende ad organizzarlo fin nei minimi dettagli.

La varietà dell'offerta sul mercato è impressionante e fa leva proprio sul bisogno di evasione ed avventura di chi, per undici mesi all'anno, vive una pallosissima vita di routine. Ce n'è per tutti i gusti: fotografare cetacei in Atlantico, surfare onde perfette in Polinesia, arrostirsi al sole del Mar Rosso, basta scegliere un sogno e digitare i dati della Visa per aver tutto consegnato a domicilio.

Ma è 'avventura'? Cosa significa questa parola ormai reginetta dei depliant di viaggio? La definizione dello Zingarelli è stringata e ovviamente chiara:

'Avvenimento di solito strano, unico o singolare. Impresa che attrae anche se rischiosa'.

E' chiaro che il 'rischio' e la capacità di interagire con situazioni 'strane' siano i presupposti base per un'avventura con la A maiuscola. I surfisti sanno bene che un viaggio non è avventuroso fino a quando qualcosa non va storto e visto che in un tour organizzato 'nulla deve andare storto', avventura e turismo restano per noi due cose antitetiche. Ci vuol veramente poco a far cadere l'illusione: la senzazione diffusa tra i surfisti è che i nostri sogni, quelli che in cento anni di surf-exploration hanno regalato al mondo luoghi come Bali, Costarica, SriLanka ecc siano stati decodificati, tradotti e svenduti al resto del mondo senza neppure cambiare nome al file.

Prima di partire per la Birmania abbiamo riflettuto a lungo su cosa significasse cercare onde in un luogo così culturalmente lontano e se fosse giusto o sbagliato rincorrere la futilità del surf in un paese che vive nel terrore. La verità è che Emi, Francesco, Alessandro ed Emiliano non cercavano né onde né un'avventura. Per interagire con posti veramente estremi devi abbandonarti al fluire degli eventi con un atto quasi di fede e non lamentarti se il surf si allontana dalle tue giornate. A differenza di altre spedizioni in cui abbiamo letteralmente usato la costa di turno come teatrino-surf, qui un insieme di etnie, eventi e situazioni hanno ridato alle onde il loro posto nella nostra scala dei valori. Il surf viene dopo il cibo, la sicurezza sociale e la libertà individuale. Se parti con questa coscienza, non hai bisogno di rincorrere finte avventure perché sono le avventure, purtroppo, ad inseguire te.

Buone vacanze dalla redazione.


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