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THE BIRTH OF COOL

a cura di Sam Bleakley Condividi SurfNews

Track 1: INSTRUMENTAL INTRO

Sommessamente la tromba entra in scena. Si inserisce tra i ritmi di basso e batteria poi supera il piano in una stridula improvvisazione. Il tempo è perfettamente calcolato, leggermente rallentato per creare suspence e spazio. Le note che sceglie sono pulite e coraggiose. Sfidano la melodia e aprono orizzonti. Nelle riprese Joel ha meno di quindici anni, sul suo 9.1 color caramella si lascia raggiungere e superare dall'onda. In controtempo scivola lontano, sotto il ricciolo bianco. Sembra un trim casuale ma ogni suo movimento è una presa di posizione. Raggiunge la spalla, cammina verso il nose, prima un piede fuori, poi due, poi sparisce ancora tra la schiuma della risacca. Quando riappare sta girando la tavola in helicopter, la rotazione termina con il nose che tocca la sabbia, poi una corsetta verso il bagnasciuga. In un periodo, come gli anni '80, in cui il long era morto e sepolto, queste immagini e questa musica dal film 'On Safari to Stay', accesero la scintilla della rinascita. Come gli artisti jazz a cui si ispira, Joel ha letteralmente inventato un nuovo canone estetico. La sua influenza sullo stile oggi è paragonabile a quella che ebbe la fusion post-bop di Miles Davis nei primi anni '70. E' vero, parla in una lingua del futuro ma ogni parola del suo dizionario punta dritto al passato del surf ed alla tradizione.

Track 2: LEARNING FROM LEGENDS

La cultura surf nella San Diego degli anni ottanta era ferma agli adesivi sulle tavole ed alle mute fluo. Joel ebbe l'opportunità di crescere a contatto coi 'titani' del surf degli anni '60 e '70. Dale Velzy, Phil Edwards, Rabbit Kekai, David Nuuhiwa, Wayne Lynch, George Greenough e Mickey Dora sono solo alcuni dei personaggi con cui ha diviso surfate, racconti ed i famigerati barbeque a casa Takayama. 'E' difficile che un ragazzino ascolti gli anziani' dice Joel 'ma per crescere, un albero ha bisogno di radici solide...' ed è su queste radici che costruì il suo futuro. Poi il professionismo esplose.
'Quando ho cominciato a fare sul serio col surf e le gare, ho dovuto lasciare la scuola. In un certo senso ho imparato molto di più così... Le gare sono importanti, sono la consacrazione del talento. Puoi anche essere un buon surfista ed avere qualche foto sulle riviste ma se non vinci nei contest, nessuno si ricorderà di te al di fuori della tua piccola scena locale.' Nonostante un numero di vittorie paragonabile solo a quelle di Slater, per lungo tempo qualcosa tenne lontano Joel dal titolo mondiale. Picchiato dagli hawaiiani, non capito dai giudici ed anche sfortunato con le onde, sembrava vittima di un sortilegio. Nonostante il mondo lo acclamasse come guru del long, dovette attendere pazientemente il '98 per essere riconosciuto campione anche sulla carta. Da allora le sue performance sono diventate impeccabili. Dalle finali del campionato mondiale (ha vinto il suo secondo titolo a Biarritz proprio l'anno scorso) ai giorni affollati a Pipeline, Joel entra in scena, suona il suo pezzo e niente più. Ha smussato il suo stile alla perfezione focalizzando su linee pulite, tubi, hang ten ed una conoscenza telepatica dell'onda. 'Lo stile è qualcosa con cui si nasce e non può essere orchestrato,' dice Joel, 'ci puoi provare quanto vuoi ma se non ce l'hai, non ce l'hai'. Joel sa di essere un solista. I suoi assoli sulle onde scivolano così fluidamente da far sembrare anche l'impossibile facilissimo. Le sfumature del suo surfing sono impercettibili ai più: da vera star non copia nessuno, ispira. Ed è quello che ha fatto Miles Davis nella transizione dall'acoustic bop degli anni cinquanta, stipato di note ed 'effetto vibrato' all'atmosfera rarefatta della fusion anni settanta. 'E' una questione di genio musicale', dicono i jazzisti. Ma bisogna anche rischiare ed uscire dal seminato. Racconta Joel: 'Miles esplorava ambiti musicali vastissimi, aprendo nuove dimensioni, nuove prospettive per chi sarebbe venuto dopo. Per me questa è l'attitudine giusta, anche nel surf'. Così Joel, che già aveva un tempismo ed un equilibrio impeccabili, è diventato un maestro nell'arte di improvvisare. Guardatelo nel video Adrift o in Longer proprio sulle note sel suo jazz preferito: gioca con l'onda appena fuori tempo poi di colpo esce e stupisce con manovre inaspettate. Sembra di sentire la tromba di Miles Davis: non solo suona il suo motivo, ma lo esamina con occhiate laterali, lo intervalla con lunghi calcolati silenzi e poi se ne esce con suoni pesanti come macigni. E' la ricerca di una nuova direzione, la massima resa con il minimo sforzo, proprio come un nose ride ben compiuto, o un cut back rallentato che ti porta dritto al punto giusto della melodia, al momento giusto nel frangere dell'onda.

Track 3: CITY BLUES

All'inizio degli anni novanta la rinascita del long era definitivamente esplosa. Oxbow, leader nel settore cavalcava il trend, spedendo Joel Tudor e Nat Young ad una infinita serie di gare, dimostrazioni e sfilate di moda che culminò col Tour europeo dell'autunno 1994. Mentre la febbre del long impazzava, Joel e Nat vivevano come rockstar, strapagati e sballottati di hotel in hotel, di festa in festa. I due si lasciarono dietro uno strascico di brutte storie che lo sponsor non tollerò. Joel venne convocato nell'head quarter di Bordeaux e licenziato in tronco. 'E' stato il giorno più bello della mia vita!' ricorda, 'mi sentivo come la scimmietta del circo, sballottato di qua e di la, costretto a ballare in un vestitino rosa.' Joel partì per Londra. 'Fu un'esperienza bizzarra. Avevo diciotto anni e Londra mi aiutò a costruire una personalità lontana dal surf. Mi trovai a dividere un appartamento con la mia ragazza di allora, una tipa Olandese, e con una variegata fauna di studenti di medicina. Era quanto di più lontano potessi pensare dalla mia vita precedente.' Gli incontri di allora mi hanno aperto la mente dal punto di vista culturale.' Con un'intera metropoli da esplorare e nessuna spiaggia attorno, fu un periodo di catarsi. Dai graffiti sui muri agli intellettuali bohemian alla scena musicale: Londra traboccava di controcultura. Joel si integrò perfettamente, assorbendo il mood cittadino e raccontando, da gran cantastorie qual'è, la sua strana vita a contatto con le leggende del surf. Ma la distanza ed il tempo rafforzano i legami: dopo tre mesi spesi all'asciutto fu un reef della Cornovaglia settentrionale a riportare il surf nella sua vita. 'Era freddo, non avevo i calzari e l'unica tavola che trovai fu un single-fin distrutto ma le onde erano molto belle'. Con la sabbia ancora tra le dita dei piedi, Joel prenotò un volo per gli States.

Track 4: BIRTH OF COOL

'Appena tornato da Londra surfai a casa per un paio di giorni poi decisi di raggiungere il mio amico Tony a New York, una cosa che volevo fare da anni. Tony divideva la casa con un certo Eddie, figlio di un famoso percussionista jazz che aveva suonato con Coleman Hawkins ed Ella Fitzgerald. Fu un momento cardine della mia esistenza, passai dall'ascoltare gli Slayer e il punk rock a frequentare i raffinati jazz-club di Long Island. Non avevo mai sentito niente di simile, il sound, le pause, i toni il ritmo, sembravano passi di cross-stepping su un long. Il jazz cambiò letteralmente la musica nel mondo del long. Al tempo la situazione era triste, tanta gente tentava di usare il long come fosse una tavoletta facendo air e 360° seguendo lo stile di Joey Hawkins e Jeff Kramer. Penso non sia quella la nostra identità. Il long deve avere stile e proprio grazie a quella musica una certa idea di stile cominciò a materializzarsi in me. Il mio surfing rallentò, cambiò passo, le mie tavole diventarono più pesanti, le mie curve più morbide.' Il jazz divenne una metafora di buon surfing: le pause, gli spazi, il ritmo. Nessuna manovra sensazionale, nessuno schiamazzo sensazionalistico, solo un sottile minimalismo e movimenti perfettamente a tempo con l'onda. I riff morbidi del jazz contro gli schiamazzi del pop. Classici come Lopez, Lynch, Nuuhiwa e, ovviamente, Nat Young hanno letteralmente permeato questi anni di riflessione. La sua infatti non è una confusione di stili ma una cristallizzazione della tradizione e per questo suscitò critiche e venne bollato come nostalgico. Come tutto ciò che ancora la massa non capisce, la sua arte fu definita 'avanguardia', troppo pericolosa per l'establishment surf, troppo avanti per l'epoca.

Track 5: THE TREND SETTER

Il suo credo però fece proseliti ed in pochi anni le onde di mezzo mondo si riempirono di longboard single fin, sopra i 9ft. Fu allora che Joel cominciò a sperimentare nuove direzioni resuscitando e rivisitando misure intermedie ispirate al passato più vario. 'Buona fortuna nel tuo mercato di nicchia' gli augurò beffardamente Sam George, editore di Surfer Mag, al lancio della sua prima serie di tavole retrò nel '98, 'la tua audience è ridottissima, non raggiungerai mai il grande target.' Un'altro errore di valutazione: 'Guarda come è andata a finire!' ride Joel, 'anche All Merrick adesso produce tavole così. Ho preparato un quiver di tavole per le riprese di Shelter e poco dopo Merrick fa uscire un single fin del tutto simile al mio! Lo prendo come un colplimento!'
La parola 'retrò' da sola non basta a definire la direzione di Joel. Ora che tutto il mondo surf sta ballando a ritmi 'ibridi', lui dov'è? 'Ultimamente mi sto impegnando molto nel Jujitsu. E' come giocare a scacchi col tuo corpo, niente di campato in aria come il Karate ma una disciplina che, come il surf, si impara in anni di pratica, assimilando una infinità di tecniche diverse. Sono convinto che, per raggiungere un livello di conoscenza superiore, si debbano imparare tante cose diverse. Io non sono neppure vicino a quel livello per ora, ma alla fine della mia vita, vorrei poter essere considerato un anziano, un saggio'. In dicembre '04 Joel e Maia hanno ricevuto il dono più bello: il piccolo Tosh. 'Lo senti?' mi dice al telefono, 'ultimamente ascolto più spesso i suoi gorgheggi della radio! Non è bellissimo?'

Bonus track: Vita e discografia

1976 Nasce a San Diego, California

1981 A 5 anni prende la prima onda a La Jolla Shores

1984 A 9 anni surfa Puerto Vallarta in Messico
con un longboard

1987 Incontra Donald Takayama a Del Mar

1987-98 Atleta sponsorizzato Takayama

1988 Incontra Nat Young a Cardiff reef

1990 A 14 anni inizia la carriera professionistica

1991 E' Il più giovane finalista nella storia della ASP
finendo 3° alla gara di Oceanside

1991 A 15 anni vince il suo primo contest
professionistico a Biarritz in Francia

1991-94 Sponsorizzato da Oxbow

1992 2° posto ai campionati mondiali a Biarritz
dietro Joey Hawkins

1992 Protagonista, assieme a Wingnut di On Safari
to Stay (di C. Ahrens)

1993-99, 2001
Vince il Biarritz Surf Festival

1994 3° posto ai campionati mondiali di Malibu
(vinse Rusty Keaulana)

1994 Passa 3 mesi a Londra

1994 Scopre la musica jazz a New York

1995-2000, 2002
vince gli US Open

1996 9° ai mondiali di Guethary, Francia
(Vinse Bonga Perkins)

1996 Esce il video Adrift (regia di J. Brother)
Il pezzo di Joel è accompagnato da jazz classico

1997 5° ai mondiali di Makaha, Hawaii
(Vinse Dino Miranda)

1998 Vince i mondiali ad El Hierro, Fuerteventura

1999 Lavora al video The Seedling
(regia di T. Campbell)

1999-2000
vince il Noosa Festival

2000 Vince il Readers Poll di Longboard Magazine

2000 Lancia sul mercato Joel Tudor Surfboards
e Amsterdam Wetsuits

2000 2° ai mondiali di Praia do Rosa, Brasile
(Dietro Beau Young)

2001 Lavora al video Longer (regia di J. Brother)
ancora accompagnato da musica jazz

2001 Lavora a Shelter (regia di T. Steele and
C. Malloy), il movimento retrò esplode

2001 3° ai mondiali di J-Bay, Sud Africa.
(Vinse Colin McPhillips)

2003 2° ai mondiali di Raglan, Nuova Zelanda
(dietro Beau Young)

2004 Secondo titolo mondiale a Biarritz, Francia

2004 Nasce Tosh Tudor

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