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COSTA DEI TRABOCCHI

a cura di Leonardo Santini Condividi SurfNews

Esattamente al centro della costa est della penisola, nel cuore del mar Adriatico affacciato ad Oriente, la Costa Teatina si estende lungo circa settanta chilometri dalla foce del fiume Foro nella zona di Ortona fino a quella del Trigno a sud di Vasto. L'imponente falesia di Torre Mucchia si eleva dalle piane alluvionali che caratterizzano il litorale abruzzese e rappresenta un massiccio ostacolo naturale alla dilagante colonizzazione antropica del litorale. È stata proprio la scarsa presenza dell'uomo e dei suoi insediamenti in questa zona a preservare nel tempo una notevole ricchezza naturalistica ed una rara e preziosa varietà del paesaggio. Furono i Frentani, popolazione di origine illirica (corrispondente all'attuale costa croata), a fondare verso il X-XI secolo a.C. la cittadina di Ortona, oggi uno dei principali centri della zona. Il sito fu scelto in base a caratteristiche ben precise: un promontorio al di sotto del quale si apriva un largo bacino, capace di accogliere una gran quantità di navigli, ma soprattutto ben riparato dai tempestosi venti settentrionali. Qui la città si sviluppò e conobbe diversi periodi di notevole floridezza, venendo descritta da molti come il più efficiente porto dell'Adriatico. In questo tratto di mare il Maestrale, ma soprattutto la Tramontana e il Greco che sorprendevano gli antichi navigatori al largo, trasformavano rapidamente il mare calmo in una distesa bianca per le schiume dei flutti, che in breve tempo ingrossavano pericolosamente. Sono quegli stessi venti che ci hanno portato fino qui, code di grosse perturbazioni atlantiche e nord atlantiche che scorrono lungo il Mediterraneo. I venti iniziano a soffiare sul bacino settentrionale dell'Adriatico, direzione nord ovest, e vanno via via intensificandosi ruotando gradualmente prima da nord e poi da nord est. Come l'ago di una bussola, le mappe della direzione e intensità della swell originata da questo schema meteorologico, puntano le baie e le insenature della Costa Teatina. Armati del tempismo e della pazienza a cui il mar Adriatico ci ha abituato, siamo partiti per esplorare questi ripari e scoprire le onde che essi riescono naturalmente a nascondere.

CHILOMETRI E PAROLE

Sono sdraiato esausto sul sedile del passeggero della mia auto, senza nemmeno la forza per guidare, quando Emi mi chiama. Ho la pelle della faccia cotta dal sole e quella dei piedi tagliuzzata dalle rocce degli spot toscani. 'Allora tu ci sei per andare?'. Certo che ci sono, che discorsi. È iniziato Agosto e considero ogni mareggiata un mezzo miracolo. Faccio di tutto per non perderne neppure una, dal momento che potrebbero trascorrere decine di giorni prima di vedere quella successiva e con questa scusa continuo a rimbalzare tra la costa est e la costa ovest con insolita frequenza e regolarità, investendo tutte le mie risorse in spostamento. Ora che ho la certezza della nostra partenza, sento crescere l'ansia per le aspettative che ci portiamo dietro. Negli ultimi mesi le voci di onde pulite e consistenti che rompono nella zona si sono alternate ai racconti di chi è invece naufragato in line-up sporche e ventose. Del resto conosciamo il destino di chi si avventura lungo le coste del mare più interno del mare interno, fatto di tante speranze, delusioni e rari momenti indimenticabili. Le mappe aggiornate dei diversi modelli di previsione prevedono almeno un paio di giorni di mare piuttosto grosso: onde oltre i due metri investiranno la costa a partire da Ancona fino a sud del Gargano, dove i modelli prevedono fino a tre metri. La mia auto alimentata a metano mi 'costringe' ancora una volta al ruolo di guidatore. Mentre un barile di petrolio viaggia oramai intorno ai settanta dollari è soprattutto la consapevolezza di inquinare meno a farmi sentire più veloce e leggero al volante, e tutto sommato sono molto contento di conferire in questo modo al trip un'aurea di ecosostenibilità. Raccolgo tutti e puntiamo verso sud scivolando senza problemi tra il traffico estivo infrasettimanale dell'A14. Milano Marittima, Rimini, Riccione, ci lasciamo dietro i milioni di vacanzieri che sovrappopolano le rive sabbiose dell'alto Adriatico. Sorrido pensando che avranno ancora di che lamentarsi, tutti insieme, per la settimana a venire. La perturbazione in avvicinamento è piuttosto estesa, e sembra proprio che costringerà tutti a chiudere gli ombrelloni ed aprire gli ombrelli. Intanto noi, proprio come fossimo sotto l'ombrellone, parliamo di donne e pettegolezzi, per nulla preoccupati dell'esito incerto del nostro trip. Oltre a me ed Emi, sulla mia auto trasporto Robi di Surfcorner, Ale Maddaleni, cinque tavole, e svariati chilogrammi di attrezzatura mediatica.

VILLA IUBATTI

Siamo partiti alle sei della mattina in largo anticipo sulla mareggiata, che aspettiamo solo per il giorno successivo. Ci dirigiamo comunque verso il beach break più esposto nella zona di Vasto, e sorprendentemente riusciamo subito a bagnarci su qualche piccola onda sporcata da un moderato vento da mare. È una bella sorpresa che ci mette di buon umore. Trascorriamo il resto della giornata aggirandoci per le vie strette ed intricate di Vasto e le testimonianze del suo passato romano. Il centro storico è arroccato su un rilievo dal pendio piuttosto ripido e la nostra passeggiata termina in un ampio largo affacciato a sudest in cui ci fermiamo a lungo a osservare il panorama. Da qui è possibile abbracciare con lo sguardo un lungo tratto di costa: il mare è a non più di mezzo chilometro e la luce del sole che filtra quà e là tra le nuvole basse lo rende di un colore scuro tra il verde e l'azzurro. La piccola mareggiata in corso disegna una serie di linee bianche parallele alla costa. L'Abruzzo finisce poco più a sud in una campagna fitta di vigne e uliveti. La sera facciamo finalmente conoscenza con Mario. Gestisce insieme ai suoi genitori un accogliente B&B immerso nella campagna ortonese. Fa surf in Adriatico da circa cinque anni e ne è entusiasta. È davvero innamorato degli spot in cui è cresciuto e le sue parole ci rassicurano riguardo alla qualità delle onde nella zona, anche se per il giorno dopo non dà nulla per certo. Contento della nostra visita, non smette di scusarsi di non poterci ospitare, per quella notte, nel confort delle camere di Villa Iubatti. Nel 'team' siamo tutti gente semplice e spartana e la taverna-garage che ci ha preparato ci pare una suite. Ci corichiamo, ma piccole, silenziose e incredibilmente voraci le zanzare abruzzesi non ci lasciano tregua. Sono le tre di notte quando qualcuno accende la luce. Nessuno di noi sta dormendo. Ale ha passato le ultime due ore a passeggiare nervosamente avanti e indietro nel buio della stanza. Gli altri hanno cercato di difendersi avvolgendosi completamente nelle lenzuola, come larve in un bozzolo, lasciando una piccola apertura per respirare. Ridiamo, ma siamo esausti e la notte sembra non passare più.

UN SEGNO

Alla mattina, è solo grazie alla voglia di onde e all'ansia di vedere gli spot che ci sentiamo svegli. Mario ci porta a fare colazione, e al supermercato dove compriamo una piccola scorta di viveri e un potente insetticida per la notte successiva. Lo spot a cui miriamo è un po'isolato e per nulla frequentato da chi non surfa. Una strada ripida e stretta scende verso l'insenatura fino ad un piccolo parcheggio fangoso. Da lì si prosegue a piedi per un sentiero di pietre e ciottoli, attraversando i cortili di alcune case. Il percorso termina in uno stretto sottopassaggio che permette di andare oltre le rotaie della ferrovia e sbucare in una massicciata affacciata sul mare. Per raggiungere la piccola spiaggia di ciottoli antistante alla secca che genera le onde è necessario comminare un po' sui massi, salire fino all'altezza della rotaia, camminare lungo i binari per qualche decina di metri e scendere di nuovo. I treni arrivano da entrambe le direzioni. Da una parte è possibile vedere i convogli approssimarsi sin da lontano, dall'altra bisogna fare attenzione ai fari che improvvisamente balenano dal buio della vicina galleria. L'operazione non è particolarmente rischiosa, ma la velocità e il rumore dei treni che ti sfrecciano a fianco fa effetto. Già osservando dall'alto capiamo di essere arrivati presto. Il vento fuori è teso e nella baia entra lateralmente con poche e deboli raffiche. Sulla secca scorrono lunghe sinistre alte pochi centimetri. Sapevamo che le condizioni migliori le avremmo trovate nel pomeriggio, ma la vista dello spot un po' ci sorprende: è clamorosamente piatto. Facciamo un quadro della situazione e capiamo che in ogni caso non c'è molto da fare. L'attesa sarà nostra compagna, carichi come muli scendiamo e decidiamo di organizzare una sorta di campo base sulla piccola spiaggia. I venti da nord che arrivano qui non portano clima secco e sole come di frequente succede sulle coste dell'adriatico settentrionale. Il cielo oggi è grigio scuro e le nuvole si muovono veloci e cariche di pioggia. La pioggia, infatti, inizia a cadere dopo poco e nel giro di un'ora è torrenziale. Il ponte che permette ai treni di superare il fiume Moro sembrerebbe essere un ottimo riparo, ma le innumerevoli infiltrazioni provocano gocciolamenti sparsi ed irregolari, una minaccia costante per l'attrezzatura di Emi e di Robi. Vorremmo sdraiarci e riposare un po', ma piove sempre più forte e gocce di acqua fredda arrivano da ogni lato. 'Guarda che roba'più a sud un ponte simile a questo è crollato poco tempo fa.' ci dice uno dei locali, che intanto iniziano ad arrivare. Il rumore dei treni che passano, da sotto il ponte, è simile a quello di un terremoto, e ora inizia a farsi leggermente inquietante. Molto più inquietanti sono invece le condizioni dello spot a qualche ora dal nostro arrivo. Le onde sono perfette ma ancora intorno ai 30-40cm, la linea dell'orizzonte, sul mare è decisamente ondulata ma sembra scorrere tutto verso sud e a riva non giunge nulla. La cosa peggiore è che il mare non ha ancora manifestato il benché minimo segno di crescita. Da una serie di telefonate arriva la conferma delle previsioni già viste il giorno prima. Un solo dato mi conforta e mi permette di non gettarmi nella più totale disperazione: la boa di Ortona sta galleggiando su onde di buon periodo e 2,2m di altezza, direzione nord. Nel frattempo la spiaggia si è animata, continuano ad arrivare surfisti. Affluiscono locali e vistatori da spot più o meno vicini della costa est. È davvero un bel momento di socializzazione che ci permette di condividere e sopportare meglio un'attesa che si sta facendo logorante. Insieme cerchiamo di sdrammatizzare. Tirare sassi cercando di centrare una padella arrugginita diventa il passatempo di molti. Altri accendono un utile fuoco. Altri inventano improbabili riti propiziatori. Nel frattempo si parla di tutto. Ci raccontano come nelle mareggiate autunnali, quando si apre il cielo dalla line-up è possibile vedere la neve che imbianca le cime della Majella. La montagna dista solo trenta chilometri dal mare e il fiume Moro nasce alle sue pendici. 'L'unione tra mare e montagna esiste, di fatto.' dice Mario. Effettivamente è un legame che sembra distinguere e caratterizzare questa terra non solo da un punto di vista ambientale, ma anche storico, economico e culturale. L'Abruzzo è da secoli terra di marinai quanto di pastori e agricoltori, e in buona parte continua orgogliosamente ad esserlo.

IL MORO

Il fiume Moro è lì alla nostra destra, la sua carta di identità è appesa proprio sul muretto del ponte che lo oltrepassa: 'Divieto di balneazione 200m a destra e a sinistra rispetto alla foce'. L'acqua è di un colore verde scuro e denso e fatica a mischiarsi con quella del mare. Per fortuna la corrente sembra trascinare l'acqua del fiume verso sud, risparmiando parzialmente la line-up. L'articolo che ho notato la mattina sfogliando un quotidiano locale è solo uno dei tanti che riportano le polemiche riguardo all'inaccettabile degrado ambientale del corso d'acqua. È stata l'Agenzia Regionale Per La Tutela dell'Ambiente a lanciare l'allarme questa estate: le analisi hanno rivelato la presenza di microagenti di molto superiore ai limiti di tollerabilità. Pare si tratti di un inquinamento di natura organica, dovuto al cattivo funzionamento di un depuratore. L'autorità marittima locale ha annunciato una serie di accertamenti e indagini, destinate a proseguire in futuro, anche se la vicenda dell'inquinamento del Moro si trascina ormai da decenni. L'attesa continua a prolungarsi e noi continuiamo a crederci. Ale è sempre più silenzioso, da ore sente parlare di onde davanti al mare piatto e sta impazzendo. Anche Robi ha il volto segnato dall'insofferenza e mi accompagna volentieri in città. Ho una questione burocratica da risolvere via fax, impieghiamo circa mezz'ora. Quando ci riaffacciamo alla baia, il panorama sembra immutato. Ma mentre percorriamo la ripida discesa, vediamo un'onda rompere più al largo formando un triangolo di schiuma bianca. Ecco il segno che aspettavamo da questa mattina alle nove' sono circa le tre di pomeriggio! Non siamo ancora arrivati e si affaccia un altro set. Ci guardiamo come per dire 'hai visto anche tu?' e acceleriamo il passo. Quando arriviamo qualcuno si sta già cambiando. Il mare sta finalmente entrando e le onde sembrano leggermente più alte ad ogni set, un leggero vento da terra le pulisce. Questa visione, come al solito, mi commuove e per un po' rimango fermo a guardare gli altri che stanno già prendendo le prime onde. Sono davvero felice, per me, per tutti! Entro e mi posiziono abbastanza a caso sulla destra. Non passa molto e me ne arriva una proprio in faccia. L'onda è circa un metro ed è ripida, mi costringe ad una partenza leggermente in ritardo. Un labbro sottile spunta di fronte a me, spingo nel bottom e mi faccio piccolo per mettermi nel pocket. Il tubo dura mezzo secondo e ne esco perfettamente. Alcuni dei ragazzi locali e Checco (l'amico con cui ho iniziato a surfare) mi gridano dall'inside. È la prima onda, e già vale centinaia di chilometri, una notte di inferno, ore e ore di attesa sotto l'acqua! Siamo entrati tutti insieme e siamo in tanti, ma il mare continua a crescere sia in altezza che in frequenza dei set. La secca produce sia destre, un po' più corte ma con sezioni più ripide, che sinistre. Ale regala spettacolo e anche i locali sfoggiano un discreto livello tecnico. Mentre risalgo Marco mi passa a fianco completamente coperto dal labbro e ne esce esultando. Tutti sono raggianti e sfoghiamo nel migliore dei modi la frustrazione della lunga attesa. L'adrenalina ci fa dimenticare la stanchezza e rimaniamo in acqua ore.

MACCHINE DA PESCA

Il giorno dopo alla mattina presto siamo di nuovo in acqua con il mare un po' più sporco. Dopo un paio d'ore il vento gira ancora e rinforza rovinando completamente le onde. In breve tempo siamo in auto diretti a sud. Una insenatura ancora meno esposta al nord est si attiva quando il mare è abbastanza grosso, le onde perdono il vento girando intorno alla punta nord e diventano sinistre di una lunghezza sorprendente. Sono ancora sul metro e mezzo e presentano una certa ripidità solo in alcune sezioni: è più che sufficiente per farci divertire come bambini per tutto il giorno. Qui possiamo finalmente osservare da vicino una di queste curiose strutture elette a simbolo della Costa Teatina: il picco in cima alla baia è a una decina di metri da un trabocco abruzzese di Levante, cioè che pesca con il lato della rete appoggiato al fondo del mare nella parte est. Le onde esplodono con potenza sulle rocce al di sotto di questa struttura in legno arroccata su un pennello di scogli tramite decine di pali sistemati in una struttura irregolare. I Trabocchi sono macchine da pesca complesse che permettono di pescare restando a terra. Hanno la capacità di resistere in modo spettacolare alla forza del mare sfruttando elementari tecniche di incastri e contrappesi e per la grande perizia necessaria nella costruzione e nell'utilizzo, il traboccante è considerato un vero e proprio artigiano. Sono architetture che si avvalgono di una sapienza costruttiva mai scritta, tramandata con la parola e la pratica, difficile da tradurre in calcoli e disegni. La loro origine si fa risalire a qualche secolo fa. Nel 1627 un forte sisma (e probabilmente un maremoto) si abbatté sul territorio tra il fiume Fortore e Pescara, e in un solo giorno morirono 17.000 persone su un comprensorio già scarsamente popolato. Alcuni anni dopo diverse comunità si insediarono nella zona e spinte da immediate necessità di nutrirsi, svilupparono i primi esemplari di Trabocchi. Oggi si cerca salvare queste opere dal degrado, nonostante l'alto costo per la loro manutenzione. Alla sera il nostro breve ma intenso trip è al termine, e abbiamo veramente esaurito tutte le energie. I ragazzi ci invitano a rimanere per andare in acqua anche il giorno successivo e ci dispiace davvero non poter rimandare i nostri impegni. Le luci dell'autostrada di notte fanno viaggiare veloce anche i pensieri nel silenzio che è calato in auto. Rivivo come un film la session del girono prima e mi accorgo che da tempo non surfavo in un'atmosfera simile. Dopo queste giornate sento l'autunno sembra più vicino. Le perturbazioni, più frequenti, abbasseranno le temperature, i vacanzieri torneranno a casa. Anche gli uccelli, cormorani, folaghe, svassi, aironi cinerini, migreranno verso sud lungo la costa adriatica, scegliendo, come fanno da sempre, le baie della Costa Teatina come luogo di sosta e di ristoro. L'autunno: la stagione preferita di Mario. Grazie, di cuore, a chi era in acqua (e fuori) con noi in questi giorni.

Grazie a Mario del B&B dei Transumanti

www.transumanti.com

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