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TAIWAN

a cura di Neil 'Moonwalker' Armstrong Condividi SurfNews

Ci sono due cose di Taiwan che assieme stupiscono e confondono: il fatto che ci siano ventitrè milioni di persone accalcate su un'isola così piccola, e considerato il modo convulso in cui guidano, che siano ancora tutti vivi! Un'altra cosa incredibile è come l'editoria surf occidentale sia riuscita a trascurare il potenziale surfistico di questa isola per così tanto tempo. Anche senza copertura sui magazine, Taiwan non è affatto arretrata in fatto di surf. Molti surfers giapponesi infatti, da oramai dieci anni vengono a Taiwan per godersi le sue onde tutt'altro che affollate. L'isola riceve le stesse grandi mareggiate invernali che interessano le Filippine ed il Giappone. Da Giugno a Settembre riceve anche le onde dei tifoni attivi nel Pacifico Settentrionale. Entrambe le coste di Taiwan, est e ovest, sono surfabili e ci sono abbastanza tratti di mare inesplorati da tener occupato qualunque surfer per anni. Tutte le immagini che vedete in queste pagine vengono unicamente dalla punta sud del paese (e da Penghu, una piccola isola tra Taiwan e Cina). Assieme ai quattro professionisti Dane Peterson, Elliot Dudley, Ashley Lloyd e Belinda Baggs, avevamo pianificato di esplorare anche la costa orientale, ma un grosso tifone, qualche settimana prima del nostro arrivo, ha messo fuori uso la strada principale, rendendo il tour impossibile. Come potete vedere, anche in questa piccola zona, abbiamo trovato condizioni ben oltre le nostre aspettative. I primi a surfare qui son stati i militari americani, negli anni 60, principalmente nel nord, non lontano dalla capitale Taipei, ma il surf è stato realmente reintrodotto dai giapponesi in tempi più recenti. Per quali motivi ci ha messo così tanto ad affermarsi? La risposta è da ricercare in un insieme di fattori politici, culturali e religiosi.

DUE ESERCITI ED UNO STRETTO

Per capire bisogna conoscere un po' di storia. Dal 1912 al 1949 la Cina era coinvolta in una guerra civile, i nazionalisti di Jiang Jieshi contro i comunisti di Mao Zedong. I nazionalisti persero, due milioni di loro scapparono a Taiwan tra il 46 e il 49 appoggiati dagli Stati Uniti che intanto avevano scacciato da Taiwan i Giapponesi. I cinesi del 'continente' come li chiamano i taiwanesi, presero il potere, formarono un governo e si mischiarono con la popolazione indigena composta da cinesi e da varie minoranze etniche. Nonostante un brusco inizio, la modernizzazione di Taiwan fu molto più 'soft' di quella della Cina Popolare. In cinquant'anni la piccola isola si trasformò in una potenza economica. Oggi Taiwan possiede la seconda riserva di valuta al mondo ed il tenore di vita della gente è altissimo. L'isola però ancora vive sotto la costante minaccia di un'invasione dalla Cina comunista che non ha mai smesso di considerare il governo nazionalista di Taiwan come 'traditore'. E' una questione che dura da decenni: la Cina non si è mai vergognata delle sue intenzioni di riportare sotto la sua ala Hongkong, Makao e tutte le zone di etnia Han inclusa Taiwan. Come risultato entrambe le nazioni si sono armate fino ai denti, facendo regolari esercitazioni militari, a distanza ravvicinata nei pressi dei loro confini nautici internazionali, con tanto di lanci di missili e razzi ad uso dimostrativo. Fino ad un decennio fa la situazione era presa molto sul serio e non era inusuale sentire le sirene e vedere interi quartieri mobilitati per l'esercitazione contro gli attacchi dal cielo. Oggi, sebbene ci siano ancora forti divergenze politiche tra 'le due Cine', nessuno muove un dito. La Russia è alleata con la Cina Popolare e gli Stati Uniti interverranno a difendere Taiwan se necessario, ma la verità è che nessuno vuole destabilizzare questo centro di fortuna economica. Se Taiwan fosse invasa il risultato sarebbe una caduta più che verticale dell'economia asiatica. Qualcosa che né oriente né occidente possono permettersi. Questa situazione ha ripercussioni anche sulla fruibilità delle coste. Per paura che dal mare arrivassero esuli e spie cinesi, fin dagli anni '50 rigide leggi vietano qualsiasi attività incluso il nuoto, lungo la costa. Queste restrizioni sono state rimosse solo due decenni fa, ma l'approccio resta lo stesso. A parte la pesca, un uso ricreativo dell'oceano non appartiene proprio alla cultura taiwanese. La religione taoista praticata qui, considera l'oceano come un'entità da temere, una massa sconosciuta, foriera di mostri e pericoli. Infatti la traduzione in cinese Mandarino di 'surfing' significa 'lottare con le onde'. La nuova generazione taiwanese però, essendo fortemente influenzata dallo stile di vita occidentale, ha capito quanto positivo sia il surf specie per chi conduce una vita di stress in città. Oggi una buona parte della popolazione (principalmente di Taipei) frequenta le spiagge più conosciute dell'isola cosciente del fatto che il surfing è 'cool'. Alcuni prendono qualche lezione in una delle scuole di surf spuntate negli ultimi cinque anni, salgono tremolanti in piedi una volta e tornano a Taipei proclamandosi surfers. Per quanto riguarda i surfisti 'seri', sono sicuramente un numero in rapido aumento. Tutti dicono che i breaks intorno a Taipei sono affollati ad ogni weekend: io non sono andato a vedere di persona ma di sicuro il resto degli spot, ad eccezione della punta meridionale, sono quasi deserti.

JALESHUI

Un point destro chiamato Jialeshui che assomiglia a Malibù, è inondato ogni weekend da locali, principianti e gente che si atteggia. L'onda è lunga e veloce con svariate sezioni tubanti. Se eviti il weekend, troverai al massimo una dozzina di persone sul line-up. Per quanto riguarda gli altri breaks, e ce ne sono una moltitudine, basta guidare una novantina di minuti in una direzione o nell'altra. Serve un mare lungo per rendere alcuni di questi spots surfabili, ma la maggior parte funziona anche con vento attivo producendo onde ben formate ma non molto potenti. Ad alzare seriamente il moto ondoso sono le grandi basse pressioni che frequentemente attraversano queste latitudini. I tifoni si formano regolarmente lontano dalla costa da Giugno a Settembre, piegano a est o a ovest di Taiwan e raramente toccano l'isola. Sicuro portano forti piogge e vento per 24-48 ore ma prima e dopo ci si può godere una solida mareggiata. E così succede che la nostra troupe di visitatori arrivi proprio nell'intervallo tra due tifoni di passaggio. Tutti sono sbalorditi dalla qualità e dalla varietà delle onde, ma è il gruppo di locali il più stupito di tutti. Non solo hanno avuto una buona mareggiata, le onde hanno anche portato loro il primo gruppo di pro surfers occidentali! La voce è girata in lungo e in largo per l'isola settimane prima del nostro arrivo ed è successo di trovare, negli spot più disparati, surfisti ed appassionati venuti fin da Taipei per surfare con noi. La prima onda del viaggio la prende Dane a Jialeshuei. Quando esce sulla spalla dopo essersi intubato, la folla scoppia in un fragoroso applauso con grida e schiamazzi. Proprio come succedeva durante le riprese di The Endless Summer una quarantina di anni fa. Lo stesso è successo ad Ashley nell'onda successiva (Elliot e Belinda sono arrivati un paio di giorni dopo). La popolazione surfistica locale ha avuto visite di qualche professionista giapponese, e può contare su un buon assortimento di riviste internazionali, che vengono passate da surfer a surfer. Come risultato, tutti sanno il chi e il cosa del mondo del surf, le leggende e gli spot famosi. Vedere dei professionisti in carne ed ossa uscire dalle riviste e camminare sulla loro spiaggia è stato semplicemente troppo per alcuni di loro. Dane, Elliot, Ash e Bindy sono stati costantemente oggetto di attenzione da parte dei fan, fermati per foto e richieste di autografi su riviste, magliette, sul muro del surfshop e persino sulla roccia in cima alla spiaggia. C'è probabilmente un gran mercato di questi oggetti firmati a Taiwan proprio in questo momento! Le nostre indispensabili guide, Toumei (uno dei pochi shaper di Taiwan e proprietario del Naluwan surf shop) e Sammy (un texano espatriato che ha aperto Fu Dog Dive and Surf) ci hanno letteralmente adottato, portandoci negli spot migliori ogni giorno. Non è mai stato difficile trovare onde, trovandoci sulla punta sud dell'isola dove è facile spostarsi da un lato o dall'altro per trovare vento da terra. Abbiamo surfato un'infinità di spot, alcuni hanno un nome altri no. Abbiamo passato vari posti che rompevano, beachbreak isolati, secche al largo, rivermouth appena visibili. Il fatto comune, a parte le buone onde, è che non vi era alcun surfer sul line-up. I locali hanno ancora la mentalità di surfare in gruppo. Tutti sembrano conoscere anche altri spot in giro per la costa ma non hanno nessun bisogno di esplorare. Non c'è folla sul line-up, solo molti amici. L'area surfistica di Jialeshui è costituita da un point, un beachbreak e un rivermouth molto consistenti. Dopo aver surfato questi spot per giorni e avere tirato fuori il meglio dal punto di vista fotografico, era tempo di vedere cos'altro Taiwan aveva da offrire.

PENGHU

Le isole principali di questo arcipelago sono sette ed assieme a tanti altri scogli disabitati si trovano proprio tra la Cina Popolare e Taiwan, sulla linea del fronte. Ci sono molte basi militari anche qui ed almeno 50.000 soldati in attesa di scacciare l'invasone cinese se ce ne fosse il bisogno (il governo taiwanese non conferma le cifre ' ho chiesto ad un locale!). Le aree di costa controllate dalle basi sono nascoste dietro spessi muri e sono decisamente inaccessibili. Su una delle spiagge troviamo quattro grandi muri alti dieci metri e larghi tre, circondati da sacchi di sabbia. Apparentemente servono ai carri armati durante le esercitazioni di tiro quando l'artiglieria si dispone tra i sacchi di sabbia. Con tutta questa presenza militare, decido di scattare una foto di un soldato a guardia del cancello con l'arma rizzata. Giusto per mostrare quanto tosto è il posto e come, essendo un giornalista, vivo sul confine! Spendo un pomeriggio guidando in giro con Greg (un australiano espatriato che insegna inglese qui, e che ha tirato su 'Penghu Surf') puntando la macchina fotografica fuori dal finestrino e cercando di scattare foto di un qualche tizio armato. Alla fine Greg si è stancato di portarmi in giro per le varie basi, si è fermato e ha parcheggiato di fronte ad una di queste. Ha detto qualcosa in Mandarino alla guardia (la lingua ufficiale in Taiwan e la stessa parlata in Cina) ed ha chiesto se potevamo fare la foto. Io ho atteso dalla macchina aspettandomi che la guardia arrestasse Greg. Niente di tutto questo. Greg è tornato alla macchina dicendomi che il permesso era stato accordato: niente di ravvicinato ma potevo scattare dall'altro lato della strada. 'Fantastico!' ho pensato, ho inquadrato lo scatto, messo a fuoco la guardia ma a sto punto il duro militare ha iniziato a sorridere felice come un turista qualsiasi! Merda! In questo modo se ne è andata l'opportunità di dare un taglio hardcore al pezzo! La verità sull'argomento è che la leva militare (un periodo di diciotto mesi) è ancora obbligatoria a Taiwan. Essendo le isole Penghu una zona nevralgica, molto personale militare staziona qui. La maggior parte dei militari si esercita tutta la settimana in caserma, ma con l'arrivo del weekend tutti hanno libera uscita. Per una piccola parte di loro, che sta scoprendo la gioia di andare sulle onde, la libera uscita è tempo di surf. Durante i fine settimana il centro diventa un mare verde: una massa di militari in uniforme, che riempie in lungo e in largo la città. Non siamo stati premiati con belle onde qui, ma c'è certamente un buon potenziale. Circa tre persone, Greg incluso, surfano regolarmente l'isola principale ma le altre isole non sono ancora state esplorate neanche in parte. Una stranezza di Penghu è che mentre il surfing è ancora agli inzi, il windsurf è ampiamente diffuso. Windsurfisti da tutto il mondo scendono qui d'inverno per approfittare dei forti venti. Questo è il posto dove è stato infranto più volte il record mondiale di velocità. Durante l'estate il sole splende, il vento si placa e le mareggiate arrivano pulite e da lontano. Niente spot per onde grandi (forse non sono ancora stati trovati) solo morbidi e invitanti beach breaks senza anima viva. Facciamo il nostro ritorno alla frenetica vita di Taiwan e ci restano solo pochi giorni prima di lasciare l'oriente. Taiwan non sarà certo un paradiso incontaminato ma non è neppure una giungla d'asfalto: certo la vita è frenetica, tutti lavorano seriamente, dai vendiori per strada ai businessman del quartiere centrale di Taipei ma una cultura così profonda è un vero invito al viaggio. Specialmente quando nasconde onde vuote e locali amichevoli!

Per info www.taiwansurftours.com

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