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ULTIMA THULE

a cura di Mickey Smith Condividi SurfNews

Credo che tutti abbiano un desiderio come il mio: quello di andare verso l'ignoto, al di là dell'orizzonte liscio del mare. E' come se dentro di noi ci fosse un alter ego che aspetta solo l'occasione buona per produrre nuovi itinerari fuori dalla routine, oltre i confini della quotidianità. Il viaggio di cui vi scrivo è iniziato surfando mentalmente le mappe meteo dell'Atlantico centrale. Dove finiscono le mareggiate che toccano le coste dell'Atlantico sfilando verso nordovest? Basta porsi questa domanda di fronte ad una mappa e in un attimo ti si aprono gli occhi, e con loro la vera frontiera settentrionale del surf in Atlantico.

A 'COOL' TRIP

C'e un'isola in particolare, che mi provoca un nodo allo stomaco ogni volta che guardo la mappa. Nella mia mente la forma ovale dell'Islanda, piazzata a metà tra Continente Europeo e Groenlandia, sveglia proprio quell'esigenza di fuga, quell'alter ego instabile e migratorio di cui parlavo sopra. E così mi trovo ad immaginare onde perfette che frangono lungo le gelide coste di questo remoto regno boreale fatto di interminabili tramonti (in Estate) e lunghissime notti (in Inverno). Da mesi il mio innato senso dell'avventura ne é completamente catturato: l'Islanda ' la leggendaria terra di fuoco e ghiaccio ' mi sta chiamando. Per la sua posizione, questa nazione può permettersi di guardare dall'alto in basso l'intero Oceano Atlantico. Anticamente era conosciuta come 'Ultima Thule', termine usato dal navigatore greco Pytheus per descrivere quello che allora era il confine del mondo. Davvero un territorio estremo il cui cuore esplosivo ' il vulcano Hekla ' è cantato nella leggenda Vichinga 'Edda', come niente meno che la porta dell'inferno. Per una missione così 'infernale', trovare i compagni giusti è determinante. Neppure il mio editore è convinto che questo trip sia una buona idea. Malgrado tutto, il destino vuole che Jake Boex sia appena rientrato da una frenetica serie di impegni con lo sponsor ed abbia un po' di tempo a disposizione per fare qualcosa di diverso. Anche il body-boarder nomade e pazzoide del Sud Africa, Brandon Foster, è in arrivo a Londra e ci sta, come sempre quando si tratta di una missione selvaggia. Lo stesso vale per il videografo hawaiano Timmy Hamilton ' fratello maggiore di Bethany ' che guarda caso è proprio in giro con sorella e famiglia per promuovere il suo libro in Europa. A soli tre giorni dalla decisione di partire, siamo tutti su un volo per Reykjavik, la città più settentrionale d'Europa. Una volta decollati capiamo che nessuno di noi ha un'idea di quello che ci può attendere. In effetti oltre al fatto che l'Islanda è uno dei paesi più costosi al mondo e che la temperatura dell'oceano lungo la costa in quel periodo non supera i 3C°, non sappiamo molto! Con un ultimo e disperato tentativo di farci un'idea più precisa, attacchiamo discorso con due ragazze islandesi sedute vicino a noi. Purtroppo non sono molto interessate dai nostri problemi, e dopo aver ridacchiato sul nostro generale stato di ignoranza una sbotta: 'Beh, dicono che se non ti ammazza l'Islanda, non t'ammazza niente!' Con questo tetro pensiero che ci frulla nel cervello, sbarchiamo dal vascello volante (come direbbero i Vichinghi) e assaporiamo le prime carezze d'aria nordica. Jake è il primo a percepire il freddo, appena tocca la pista, si gira per incontrare il nostro sguardo e pronuncia: 'Saranno due settimane 'fresche' ragazzi!' Ad essere onesti, in quel momento stiamo pensando tutti la stessa cosa!

TRA ACQUA E FUOCO

Un antico racconto Islandese narra che i primi a mettere piede su questa terra non furono, come si potrebbe pensare, i Vichinghi, ma una compagnia di frati Irlandesi. Pare fossero salpati da County Clare su una piccola imbarcazione con l'obbiettivo di mettere alla prova la loro fede offrendosi totalmente alla violenza dell'Atlantico. Non si sa come, invece di annegare e grazie a un qualche intervento divino, finirono in Islanda. Una terra vuota, estrema e strabiliante nella sua bellezza, con un clima rigido e mutevole. Purtroppo per i poveri fraticelli, pochi anni più tardi la loro vita di fredda solitudine e preghiera fu interrotta dall'arrivo di barche piene di marinai Vichinghi provenienti dalla Norvegia. Esploratori che viaggiavano verso Ovest alla ricerca di nuove terre e che, stando alle voci, avevano appena fatto tappa alle isole Ebridi per rapire le donne necessarie al nuovo insediamento. I frati terrorizzati ripresero l'oceano e i guerrieri presero così possesso del territorio. Nasce così l'Islanda come la conosciamo oggi ' una terra geologicamente giovane, isolata, tempestosa, e dal carattere molto irruento. Dopo i primi momenti vissuti con apprensione, ci muoviamo rapidamente per risolvere il problema auto. Fatto questo, e con l'estratto conto della carta di credito già raddoppiato, perlustriamo il territorio per trovare un posto in cui stabilire la nostra base. Dopo qualche giorno cominciamo a sentirci a nostro agio, calandoci in una routine tranquilla ma produttiva: di giorno ispezioniamo i paesaggi costieri in cerca di onde e la notte tentiamo la fortuna con queste fanciulle dei ghiacci dal temperamento di fuoco. Nelle tante ore passate vagando a bocca spalancata davanti alle visioni naturali che sembrano aspettarci dietro ogni angolo, la fortuna ci fa alcune gustose sorprese sotto forma di onde. Il freddo ustionante dell'acqua ghiacciata sulla faccia ad ogni duck-dive è una delle tante esperienze che rendono ogni uscita memorabile e ti fanno sentire una sola cosa con la natura islandese. Dai maschi di foca con le loro enormi teste che ci sbuffano contro da pochi metri alle centinaia di pulcinelle di mare che agitano le ali freneticamente sugli spruzzi delle onde, dalla vista scintillante di montagne di ghiaccio e cascate multicolore, alle potenti onde affollate solo da grossi e dentuti animali, tutto concorre a rendere l'esperienza Islanda qualcosa di irreale ed onirico. In realtà potrei andare avanti all'infinito, ma per farla breve siamo tutti d'accordo nel dire che 'Ultima Thule' è un'ambiente di meravigliosa purezza; uno fra i posti più incredibili dove cercare onde. Incontriamo persino un paio di surfers Islandesi, che ci assicurano che siamo stati molto fortunati ad avere incontrato condizioni meteorologiche così buone. Qui capita spesso che i surfisti siano costretti ad aspettare la fine di tempeste di proporzioni gargantuesche che durano anche un mese, prima di poter avvicinare a un'onda cavalcabile. Dopo aver visto la dimostrazione di potenza dell'oceano lungo tutta la costa (come grandi tronchi d'albero scaraventati dalle onde a centinaia di metri nell'entroterra) mi trovo pienamente d'accordo! Nonostante l'asprezza della natura, penso che i pochi surfisti del posto siano davvero fortunati a cavalcare onde così potenti in luoghi che sono letteralmente impressionanti.

SURF-VIK

Le nostre prime ricerche portano alla luce tre scenari che alla fine ci regalano le migliori onde. Siccome il nome di quasi tutte le località in Islanda finisce con 'Vik' e dato che non sappiamo come i locali chiamano gli spot, decidiamo di nominare le nostre modeste scoperte usando sempre il suffisso - vik. Prima di tutte c'é Wreck-vik. Questa destra irruente ci fornisce le migliori session del trip. E' stata chiamata così per via del relitto arrugginito arenatosi sul reef esterno molti anni fa. Le onde ne hanno sparso brandelli lungo tutta la costa. La leggenda che accompagna questa tragedia narra che dei quindici uomini dell'equipaggio uno solo era del posto ed è stato l'unico a raggiungere non si sa come la terraferma dopo ore ed ore disperso nelle acque agitate e gelide. Finito tra gli scogli lavici, ha vagato barcollando tra gli elementi avversi per 24 ore, senza scarpe prima di arrivare in un posto abitato. La sua sopravvivenza è un vero miracolo e si dice che in seguito sia stato assunto dalle forze armate d'elite britanniche ' che testavano la resistenza dei soldati ' per studiare la sua sopportazione sovrumana al dolore ed al gelo! E' ragionevole supporre quindi che il vecchio sangue nordico corra ancora fiero e forte nelle vene dei surfisti nativi dell'Islanda! Una volta ci tocca tirare fuori la 4WD a colpi di badile dal denso fango vulcanico del sentiero che ci porta a 'Bru-vik'. L'incredibile escursione di marea fa sì che ci sia onda per non più di 20 minuti ma è comunque una sfida che vale la pena di affrontare. 'Bru-vik' si chiama così in onore del coraggio di Brandon. 'The Bru' (questo è il suo sorannome) ha surfato questo spot nonostante la presenza in acqua di un'orca, probabilmente intenta a sfamarsi di mammiferi non molto più piccoli del nostro amico! Persino lui questa volta ammette di essere scosso all'idea di un pescione del genere che si aggira nei dintorni e che potrebbe scambiarlo per un facile bocconcino durante la lunga remata fino allo spot. L'ultima sera torniamo a 'Wedgevik' ' un'onda promettente alla foce di un torrente glaciale che avevamo già battezzato precedentemente ' e vediamo che si sta ingrossando. L'urlo collettivo di incitamento che ne è seguito è stato la ciliegina sulla torta, con l'acqua proveniente dal ghiacciaio che dà quel qualcosa in più al solito shock che hai quando ti immergi in un mare ghiacciato. Conclusa la session di 'Wedgevik', trasciniamo le nostre ossa intorpidite ma soddisfatte verso la città per una notte di festeggiamento. Le ultime spese sfrenate sono le nostre consumazioni alcoliche; siamo in quattro e lo standard dovunque è 40 - 45 Euro a giro. Il problema é che quando qualcuno urla 'skol' ti devi bere il tuo costosissimo drink in un'unica botta! Un allegro pescatore del posto mi racconta che la tradizione ha origine negli strascichi delle battaglie, quando i guerrieri Vichinghi passavano per i campi e bevevano sangue dai teschi (in inglese skull = 'skol') delle loro vittime. Ignorando questi racconti raccapriccianti, ci lasciamo coinvolgere urlando 'skol'di quà e di là con la fauna locale fino alle 10 del mattino. E' una conclusione fantastica, e sono davvero triste all'idea di partire. Anche Bru e Jake, ragazzi che viaggiano in continuazione tutto l'anno, si sentono come me. Questo trip ha toccato tutti, e nonostante la destinazione fosse tra le più improbabili, e' stato senza dubbio uno dei trip più divertenti e produttivi. Quindi la prossima volta che vi sentite attratti da un'avventura fuori dall'ordinario, provate a rispondere SI' all'istinto. Lontano dalla routine c'è un mondo dalle infinite possibilità.

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