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EROSIONE

a cura di Andrea Mandalari Condividi SurfNews

Un mare di problemi a monte

Alcuni tra i più grandi scempi sono stati compiuti, dall'uomo moderno, proprio nel tentativo di porre rimedio ad errori precedenti. La problematica dell'erosione ed il conseguente deturpamento della costa con le pesanti opere fisse che i surfisti conoscono bene (come pennelli e moletti) rispecchia l'attegiamento sopracitato esemplarmente. Il titolo di questo articolo non è casuale: il problema sta 'a monte' e non è solo un gioco di parole. La montagna si pone, con il mare, agli estremi del nostro delicato ecosistema ed i fiumi, con il loro carico di acqua e sedimenti (tra cui la sabbia), sono la connessione tra i due. I fiumi che nascono nei nostri monti sono infatti i principali sostenitori del sistema spiaggia. Chiunque abbia avuto la possibilità di surfare lungo le spiaggie della Versilia con le Apuane sullo sfondo o lungo la costa Basca con i Pirenei che si innalzano dietro al mare, ha avuto modo di percepire quanto diretto sia il legame tra i piccoli granelli di sabbia della spiaggia e le enormi rocce sulle montagne. Se i fiumi non trasportano sedimenti, la spiaggia non riceve sabbia. Infatti il rispetto del mare avviene in primo luogo rispettando i fiumi e la montagna. La striscia di sabbia che noi innocentemente calchiamo ad ogni giorno di onde è frutto dello sgretolamento e del trasporto operato dai fiumi nella loro corsa verso il mare. I fiumi però sono stati anch'essi ritenuti 'pericolosi' e sono stati spesso rinchiusi in argini di cemento che, se da un lato proteggono gli insediamenti umani dalle inondazioni, dall'altro impediscono il trasporto di sedimenti verso le spiagge. Le spiagge possono essere alimentate, oltre che dai sedimenti fluviali, anche da sabbie portate dal vento, (ad esempio quelle a ridosso di zone desertiche quali Mauritania, ed Africa settentrionale) altre ancora, specialmente ai tropici, sono interamente costituite da gusci di conchiglie e/o da frammenti di corallo. Le spiagge italiane però, dipendono quasi interamente dall'apporto di sedimenti ad opera dei corsi d'acqua e sono particolarmente sensibili al problema. Ne è un esempio la Riviera Adriatica, dove la demolizione quasi totale dell'apparato dunare, che costituisce la naturale barriera ai fenomeni di ingressione marina, nonché un importante serbatoio di sabbia per gli arenili, ha portato ad incrementare pesantemente il decifit sedimentario. Un altro importante fattore che ha portato all'arretramento della linea di costa è stata, poi, la costruzione di numerosi moli portuali e di opere di difesa rigida lungo la costa che hanno considerevolmente alterato il naturale trasporto sedimentario, generando tra l'altro, una forte disomogeneità nella distribuzione delle aree soggette ad erosione e sedimentazione. La subsidenza e lo sfruttamento delle falde acquifere completano poi questo triste quadretto. In parole più povere, c'è sempre meno sabbia in riva al mare.

UNA DIFESA TROPPO RIGIDA

Alcune delle opere poste a contrastare i processi erosivi che interessano il litorale nazionale, barriere filtranti e pennelli trasversali in gabbioni, scogliere, argini, muretti e dune artificiali, sono state distrutte dal mare, evidenziandone i limiti funzionali, mentre poche altre si sono dimostrate idonee alla protezione delle spiagge. Tra di esse le opere che si sono maggiormente affermata son state la scogliera parallela emersa ed il pennello perpendicolare. In Emilia Romagna, ad esempio, il ricorso a questi interventi si è protratto per circa 60 anni e il suo massimo sviluppo è avvenuto nel periodo dal 1960 al 1980. Complessivamente sono stati protetti con scogliere a mare circa 49 km di costa su un totale di 130 km. In tutte le zone in cui sono state realizzate, le scogliere emerse hanno dimostrato nel breve e medio periodo un sicuro effetto di stabilizzazione del litorale protetto, ma effetti negativi sul litorale adiacente e sulla qualità delle acque e dei fondali compresi tra le scogliere e la battigia. Nelle zone sottoflutto (nello specifico dell'Adriatico la parte a sud durante una mareggiata da sud-sud/est) la naturale capacità di trasporto dei sedimenti, ad opera del mare, si conserva immutata, mentre l'alimentazione effettiva dei materiali viene ridotta dalle scogliere che ne impediscono lo scambio proteggendo le zone sopraflutto. Lo stesso problema assume proporzioni di scala maggiore a causa della costruzione dei grandi porti che, sempre facendo riferimento all'Adriatico, creano grossi sbilanciamenti del sistema sedimentario e come nel caso del porto di Rimini e di Ancona hanno contribuito, sotto l'effetto delle mareggiate da sudest, alla traslazione della linea di costa verso nord che nel caso più ecclatante ha spostato di centinaia di metri la foce del fiume Bevano situato tra Cervia ed i Lidi Ravennati. Gli effetti più marcati di tale sottrazione di materiali, si manifestano ai margini dell'intervento dell'uomo, dove la costa, entrando in erosione, assume una caratteristica configurazione curvilinea. Nella zona interclusa, a seguito dello smorzamento del moto ondoso, si ha il deposito di sedimenti fini e la cattura di materiali inquinanti. Nel periodo estivo, l'innalzamento della temperatura dell'acqua (che in adriatico può toccare i 30C°) ed il ridotto scambio con il mare aperto, provoca a volte condizioni di degrado tali da far scattare il divieto di balneazione. Le altre opere di difesa rigida quali pennelli e barriere hanno anch'essi effetti disastrosi, in particolar modo le barriere aderenti che hanno incrementato l'azione erosiva del mare aumentando la profondità del fondale adiacente. Oltre all'enorme impatto ambientale, le difese rigide non ci permettono neanche di godere delle onde prodotte dalle secche naturali. Ecco nei dettagli due degli interventi più comuni lungo i nostri litorali.

SCOGLIERE PARALLELE EMERSE

Agiscono riducendo l'energia incidente sulla spiaggia impedendo o ostacolando la propagazione del moto ondoso. Sono posizionate ad una certa distanza da riva e creano così una zona a minore energia che favorisce la sedimentazione. Sono costituiti da blocchi di pietra o di cemento ed hanno la capacità di aumentare la spiaggia nella zona direttamente protetta. Di contro abbiamo il forte impatto ambientale. I tratti di litorale posti sottoflutto subiscono, infatti, l'accentuazione del fenomeno erosivo. Non è possibile inoltre valutare accuratamente l'impatto a lungo termine di queste opere. La riflessione delle onde sulla scogliera genera un flusso off-shore che produce, a distanza, una barra sabbiosa di notevoli dimensioni.

PENNELLI

Sono scogliere di pietra o cemento che partono da riva prolungandosi perpendicolarmente verso il mare. Riducono il flusso sedimentario in prossimità della riva con forte espansione della spiaggia posta sopraflutto. Anche se i pennelli (o moletti) possono favorire la formazione di secche surfabili, la zona posta sottoflutto entra in erosione causando forte impatto ambientale ma quella sopraflutto può generare lunghe secche degradanti foriere di buone onde.

LA SPERANZA DEL RIMPASCIMENTO

Tutto nero? No, una ondata di ottimismo investe le nostre spiaggie sotto il nome di 'Rimpascimento'. Pare che per una volta l'atteggiamento dell'uomo sia in sintonia sia con il mare che con l'utlizzo della scienza. Alcune amministrazioni (in primis la regione Emilia Romagna ma anche la Toscana) hanno pensato di ridurre il decifit di sabbia prelevandola da sacche di deposito al largo ed utilizzandola per incrementare la quantità dei sedimenti a riva. Per questo vengono impiegate pompe aspiranti e lunghe tubature che spargono, nell'area interessata, la sabbia mista ad acqua. Nessuna opera permanente, nessuno scempio ambientale, solo sabbia al posto giusto. Questa operazione di ripascimento è sempre accompagnata da un accurato studio sul tipo di sedimenti e sugli spostamenti nel tempo delle sacche di prelievo. Anche se sono moltissime le ferite inferte al litorale negli ultimi 50 anni, sono sempre di più i piani di gestione integrata delle coste che evitano la costruzione di opere a mare e regolano lo sfruttamento delle risorse (idriche e gassose) da parte delle industrie. Che sia la fine di un incubo?

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