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SRI LANKA

a cura di Emi Mazzoni Condividi SurfNews

Ho a volte pensato che il surf per i locali di Sri Lanka, rappresentasse una forma di evasione, un modo per tagliare con la tradizione. Mi sbagliavo. In una situazione di emergenza come quella del Dicembre '04, la scena surf singalese ha dimostrato quanto reale e determinante sia la loro presenza nell'area. Gli Hikkadwa Boyz (i surfisti locali della spiaggia Hikkaduwa) sono spesso stati descritti dai media come una scena violenta. Tante storie hanno circolato, anche in Italia, ambientate sul famigerato Main Reef. Intere vagonate di cafoni rispediti al mittente senza troppi complimenti. Alla dodiciesima stagione in acqua con loro e dopo averli visti fisicamente ricostruire le case distrutte, comprare e distribuire gli aiuti, piangere per i cari dispersi, la mia chiave di lettura del loro comportamento è molto diversa. Da subito mi sono accorto che ai margini delle 'isole felici' come Hikka, si annida la sofferenza vera del paese. Spesso, dietro quegli sguardi duri che vedi in acqua, si celano tragedie famigliari, storie di emigrazione e miseria. Anno dopo anno, viaggio dopo viaggio, ho conosciuto gran parte dei Boyz: i racconti attorno al fuoco e le onde surfate assieme nei secret della costa meridionale mi hanno insegnato più di tanti libri di storia.

E' la mattina de 26 Dicembre ed il noioso clima natalizio viene interrotto da una breaking news: Un'enorme onda anomala, generata da un terremoto verificatosi di fronte alla provincia indonesiana di Ache, è andata ad abbattersi contro gran parte delle coste del Sudest Asiatico. Io mi trovo a Casal Borsetti in attesa di una mareggiata da Scirocco e mentre cammino tra i sentieri della pineta, ancor prima di raggiungere le dune, una semplice telefonata manda in frantumi la gioia per questa mareggiata invernale. Arrivato sulle dune, scrutando l'orizzonte velato da una fitta nebbia, mi accorgo delle onde che rompono in corrispondenza della secca più esterna, denominata dai locali "il Che". Ancora prima di realizzare quello che è successo vengo assalito da un forte contrasto emotivo. Lo shock è immediato. Io, Nik, Checco, Chap, Cale, France e Leo realizziamo l'accaduto e dopo qualche frase senza senso sprofondiamo in un silenzio tombale. Mi cambio per primo accarezzato da una gelida brezza invernale. In un'attimo siamo in mare. Nuotiamo verso il line-up celato da una nebbia così densa che a fatica riusciamo a tenerci in contatto visivo. I suoni sono completamente ovattati e non faccio in tempo a prendere un'onda che una forte corrente da sud ci disperde fra i flutti del mare. Cerco di tornare verso il picco dove rompe la nota destra ma più nuoto, più la corrente mi porta verso nord. La vedo più volte sfilare perfetta ma sono sempre nel posto sbagliato. Una volta in spiaggia tento di dare un'interpretazione all'accaduto ma l'unica risposta che mi riesco a dare è quella di partire. In Srilanka ho conosciuto aspetti della vita di cui prima avevo solo sentito parlare. Guerra, miseria, rassegnazione ed orgoglio sono solo alcune delle parole che questo paese mi ha insegnato.

Special Thanks to Kitsiri, Mambo, Sissi, Chanica, Chami, Babaia, Sanath, Sunil and all the srilankan surfers. Grazie anche a Simo, Paola, Giuliano Ariati, Nik Raffi e Silvana per aver contribuito all'acquisto di giochi per I bambini di Arugam Bay e per aver contribuito alla ricostruzione del villaggio di Telawatta.

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