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EGITTO

a cura di Stuart Butler Condividi SurfNews

Un storia di surf e detenzione in Egitto.

Il deserto è troppo vasto per l'immaginazione umana. Nel deserto puoi nascere, vivere e morire di vecchiaia senza mai aver visto la pioggia. Secondo alcune leggende africane, il Sahara sarebbe il territorio di un demone crudele che infligge alla terra calamità come fame, siccità e morte. E' un luogo tanto caldo da sbriciolare le pietre e far ritirare gli oceani. Il suo cuore è così arido e polveroso da negare la vita anche ai batteri. Se guardi bene però, attraverso tanta desolazione, puoi vedere la sagoma di un detenuto, in una prigione angusta e bollente. Ma cosa ci fa un povero occidentale in cella, nel deserto dei deserti? Nulla di glorioso: Fred non ha combattuto per un ideale e non è neppure un asceta. Fred Roux è un surfista, è innocente ed è stato incarcerato per colpa della mia sete di onde! Volete sapere come'è andata?

PERCHE' QUI?

Perchè mai una civiltà come quella egizia, ha scelto proprio questo luogo per sorgere e prosperare? La risposta è da cercare nel fiume sacro. Il Nilo sgorga dal cuore pulsante dell'Africa, si nutre della sua linfa e la restituisce all'uomo sotto forma di terra fertile, via di comunicazione e risorsa turistica. E' una sensazione bellissima quella di svegliarsi e sentirsi parte della Madre del Mondo. Non montarti la testa però, un uomo è qualcosa di infinitamente piccolo al suo cospetto, un granello di sporcizia sulla sua elegante veste. Il carattere materno e intrigante del Cairo si è rivelato al mondo attraverso i racconti delle 'Mille e Una Notte'. Da allora in molti sono venuti a godere del suo materno abbraccio tant'è che l'ultimo censimento segnala una popolazione di 16 milioni. Ma cosa c'entrano Il Cairo, le sue moschee e rovine faraoniche col surf? Un profondo fronte depressionario in movimento dall'Atlantico verso il Mediterraneo. Non è la prima volta che tento la sorte tra le onde del mare interno ma non sono riuscito a surfarlo al meglio nel mio primo viaggio in Sicilia e Lazio. Da allora sono rimasto con la voglia di tornare ed ho continuato a seguire le previsioni in rete per capirne i cicli, come fate voi italiani, pronto a scattare come un falco alla prima grossa mareggiata. Prendere onde in Mediterraneo orientale non è affatto facile. Non sono molte le basse pressioni che riescono a giungere fino qui senza sfaldarsi contro l'Italia. La mareggiata che seguo io però è diversa. Questa scende da nord e, dalle previsioni, sembra poter raggiungere dimensioni oceaniche. Aspetto questo momento da tre anni e quindi, davanti al rosso fuoco delle mappe meteo, ho cancellato tutti gli altri progetti e convinto l'ignaro Fred ad unirsi in questo trip. Se i nostri problemi in Egitto fossero dipesi solo dalle onde, tutto sarebbe stato facile! Il nostro primo inghippo è dato invece dall'orografia del luogo. L'Egitto è costituito per il 94% da deserto. E non è un deserto qualunque, siamo di fronte ad un'area tanto vasta da poter contenere l'intera Europa. I primi Arabi, arrivando qui, restarono sconcertati dalla sua ampiezza e, non riuscendo a tovare una parola adatta, lo chiamarono semplicemente 'Sahara' cioè 'Il Deserto'. La porzione di deserto che interessa il nostro viaggio si chiama Western Desert ed è considerata la più feroce e pericolosa dell'intero Sahara. Nel suo cuore si nasconde il Grande Mare di Sabbia: ce ne sono diciotto al mondo e sembrano lì apposta per far da scenario ai libri di storia. Questo inferno copre da solo 72.000km quadrati ed ospita alcune delle dune più vaste del pianeta. La più grande è lunga 140 km ed è completamente priva di vita: nè ora nè in passato, l'uomo è mai riuscito a colonizzarla. Nessun mammifero, nessun uccello, nessuna pianta, neppure il più coriaceo degli insetti sopravvive a queste temperature. Qui il sole domina per il 96% del tempo. D'estate l'acqua evapora ancora prima che tu possa vederla o berla mentre in inverno, il vento settentrionale fa scendere la temperatura fin sotto lo zero. Poco lontano, nel Sahara Libico fu registrata nel 1922 la temperatura di 57C°, un record ad oggi ancora imbattuto.

UN'AUTO DI LUSSO

Per affrontare il deserto senza soccombere servono provviste ed un'auto adeguata. Il deserto non concede sconti ma le agenzie di viaggio del Cairo si! Dopo aver vagato alcune ore tra le chissose vie del centro riusciamo ad affittare un vecchio taxi Mercedes rosso fiammante: un'auto di gran classe con tanto di autista ciccione. Non avrà il fasciono dei tour in cammello o la praticità di una 4X4 ma il nostro mezzo è perfetto per la missione. Mr Aideed il driver, con la sua camicetta da benzinaio aperta attorno alla panza, sembra particolarmente competente. La sua dote principale è quella di trovare ovunque ed in ogni situazione una tazza di thè bollente. Fiduciosi in mezzi e uomini partiamo, ancora ignari di quate avventure ci riservi il surftrip. Come previsto il fronte depressionario comincia ad oscurare l'orizzonte. Il vento da terra sembra frenarlo fino all'ultimo momento poi di colpo una tempesta furiosa è sopra di noi. Il primo spot che troviamo ci lascia impietriti. Ai piedi di un costone di roccia esplode una sinistra tubosa e violentissima. La sezione interna passa veloce sopra lame di falesia affioranti per chiudere su un tavolato quasi asciutto. 'Un'onda degna di un Faraone..' commentiamo subito, ma siccome faraoni non siamo, possiamo solo guardarla dall'alto mentre romba vuota ed indisturbata.

VERSO ALESSANDRIA

Sono passati tre giorni e molti chilometri da quando abbiamo lasciato il Cairo e Paraohns Point. Superate le piramidi, le tombe più famose e turistiche del mondo, la nostra Mercedes ha puntato il muso verso nord, direzione Alessandria. Se paragonata al Cairo, la città fondata dal divino Alessandro (Magno), pare un piccolo borgo di provincia, eppure la sua popolazione è paragonabile a quella di Roma o Parigi. Alessandria è addirittura più antica del Cairo ed era famosa, in epoca ellenistica, per essere un centro di cultura scientifica e geografica. La sua biblioteca ed il suo faro fanno parte, assieme alle piramidi, delle Sette Meraviglie del mondo antico. Sotto la guida di personaggi come Alessandro Magno e Cleopatra, Alessandria crebbe fino a rivaleggiare con Roma per sfarzo e ricchezza. Delle leggende di quella Alessandria oggi resta ben poco. Dietro la spiaggia cittadina, una scomposta linea di palazzoni guarda dritto verso nordovest. Perlustriamo i break cittadini palmo a palmo e decidiamo di spingerci anche fuori città, verso il deserto. Le cose però non vanno sempre come dovrebbero: invece di incontrare dune di sabbia e spiagge deserte, ci ritroviamo in una specie di Costa Azzurra in stile arabo. Per 70 km, ogni spiaggia appartiene ad un hotel, è recintata e ad uso esclusivo degli ospiti, nessuna eccezione fatta per i surfisti di passaggio! La cosa più strana è che, essendo bassa stagione, nemmeno uno degli oltre un milione di posti letto a disposizione è occupato. A parte le guardie di sicurezza di fronte ai cancelli, nessuno pare interessato a questa costa o alla spiaggia. Sembra che il deserto si sia ingoiato tutti gli abitanti lasciando intatti solo i contorni di questo divertimentificio estivo. E non sarebbe neppure la prima volta! Nel 6 secolo a. C. Cambise, re di Persia, perse 50 mila soldati a causa di una tempesta di sabbia. Di loro non rimase nessuna traccia. Ad El-Almien (luogo della più vasta battaglia di carrarmati della seconda guerra mondiale) i complessi alberghieri finalmente terminano. I nostri problemi con le forze dell'ordine invece, cominciano qui. L'Egitto settentrionale è uno dei punti di partenza per gli immigerati clandestini che tentano di raggiungere l'Italia via mare. Infatti la costa qui è un susseguirsi di presidi armati, stazioni di polizia e basi della guardia costiera: i surfisti non sono i benvenuti! Chissà quante onde vanno sprecate ad ogni mareggiata: dalla strada si vedono baie e spiagge molto promettenti ma ogni volta che tentiamo di raggiungere l'acqua, i militari ci obbligano al dietro front. Che sia la nostra auto rossa ad essere troppo vistosa? Qualunque sia il motivo, è frustrante guardare 200 km di onde passarti accanto senza poterle neppure toccare.

PARAETONIUM

Le cronache greche e romane parlano spesso del pericoloso tratto di mare di fronte a Praetonium. Non di rado i sommozzatori riportano alla luce i tesori delle galere romane, affondate dalle tempeste poco fuori dalla baia. E' qui che infatti che incontriamo le onde ma è anche qui che si compirà il triste destino di Fred. Questa città non è diversa dal Cairo o da Alessandria: una muraglia di palazzi bianchi costruita attorno ad un porto naturale. Lontano, lungo la costa deserta, intravediamo un tratto di costa apparentemente privo di basi militari ed hotel. La previsione del WAM segnala una macchia rossa (onde sopra 3m) proprio lungo questo tratto quindi iniziamo ad esplorare pieni di ottimismo. Il primo giorno è un vero successo: troviamo un lungo point su sabbia che da solo ricompensa della lunga ricerca. Il mattino successivo, scostate le tende della finestra, restiamo impietriti alla vista di onde sopra i tre metri che frangono sul muro del porto. Il vento è da terra ed il sole brilla cristallino, eccitato dalla vista, già immagino i tubi faraonici che troveremo dietro l'angolo.. ma altre sorprese ci attendono e non tutte piacevoli.

SURF FUORILEGGE

Come nella migliore tradizione sciegliamo un picco e tentiamo di raggiungerlo non facendo caso al cancello, al filo spinato e ad un edificio fatiscente proprio dietro la spiaggia. Proprio mentre saltelliamo sulla soffice sabbia per raggiungere l'acqua iniziano le urla. 'Hei hei' - sbotta il capo di una pattuglia armata ' 'E' vietato, non si può!'. 'Non si può fare cosa!?', chiedo io con un sorriso fintissimo. 'E' vietato nuotare, siamo della Polizia Militare e non potete assolutamente entrare in acqua'. Duecento km di costa non accessibile e questo ennesimo divieto fanno montare in me una rabbia incontrollabile. 'Ok, allora vienimi a prendere ciccione!' Spingo il militare da parte e corro verso l'acqua ridendo dentro di me. Poi mi ricordo di Fred.. Fred non è stato abbastanza veloce. Con la coda dell'occhio lo vedo circondato dalle guardie che lo immobilizzano. Quando arrivo alla battigia mi volto ed i nostri sguardi si incrociano per un'attimo: la sua faccia è un ghigno di paura. 'Suart...! Forse è meglio collaborare!'. In pochi minuti il povero Fred viene trascinato verso una cella nel palazzo fatiscente che è la loro base. Immobile, ragiono per un buon trenta secondi sul da farsi. L'idea di venire qui è stata la mia, dovrei fare il gentleman e stare con Fred, o forse agire da eroe, spingere via le guardie e trascinarlo verso le onde, poi un'onda tuba sulla secca e l'istinto surf prende il sopravvento. Dal line-up vedo il suo destino di detenuto compiersi. Lo immagino incatenato, sotto il sole del Sahara a spaccare pietre per il resto dei suoi giorni e mi sento anche un pò in colpa. Dopo tre ore di onde perfette in totale solitudine e dopo aver placato totalmente la mia sete di onde egizie, mi reco volontariamente a negoziare la sua liberazione. La cella dove lo tengono è piccola e maleodorante e le guardie impiegano tre ore a capire che siamo solo due stupidi turisti. Quando usciamo dalla caserma è buio. Come nella scena finale di Fuga di Mezzanotte camminiamo lenti per un pò, poi iniziamo a correre verso l'hotel. Una volta in camera Fred riprende fiato e mi chiede: 'Se mi avessero rinchiuso davvero cosa avresti fatto?'. 'Ti avrei mandato una torta con dentro una lima!'

Ringraziamenti:

Mr Aideed

Oceansurf Publications, www.oceansurfpublications.co.uk

C-Skins Wetsuits, www.c-skins.com

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