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ANDALUSIA

a cura di Stuart Butler Condividi SurfNews

Luce bianca abbagliante e vento sgarbato che spazza la terra, agitando polvere e spazzatura in vorticosi turbini. Lungo queste strade deserte il Levante (un forte vento termico proveniente da Est) può soffiare per settimane o mesi, minando la salute mentale di chi vive qui. Io non faccio certo eccezione. Sono in Andalusia da qualche giorno ed il mio umore è sempre più nero; c'è qualcosa nell'aria che mi deprime. Tutte le mie aspettative sulla Spagna sembrano arrendersi davanti a città degradate, volti cupi e lunghe strade desolate. Le statistiche confermano le mie sensazioni: questa è la regione con il più alto tasso di suicidi in tutta la Spagna.

Alcuni bambini mi passano accanto prendendo a calci una lattina; li osservo mentre si allontanano. La mia mente vuole fuggire da questo buco, dalle droghe liberamente spacciate nelle piazze, dai contrabbandieri e dai boss della mala di Barbate. Rivedo il magnifico panorama che mi ha accolto il primo giorno e mi ha convinto a fermarmi in Andalusia. La scogliera di Tarifa a picco sul mare è un paesaggio che colpisce tutti i sensi. Questo lembo di terra spazzato dal vento è stato punto d'incontro di mondi e culture: di fronte le coste dell'Africa, così vicine da poterle toccare, a est il Vecchio Mondo ed il Mediterraneo, ad ovest l'Atlantico e la via per le Americhe. L'Andalusia, racchiude in sè il meglio ed il peggio dei mondi che la circondano, affascinando ed impaurendo i suoi visitatori. La Spagna è uno stato moderno, una nazione forte che guarda al futuro, ma che ancora stenta a trovare una sua identità, il suo "ego", come direbbero i filosofi. La Spagna è stata nel corso della storia dominatrice e dominata, la sua lingua e la sua cultura hanno subito innumerevoli trasformazioni: Fenici, Greci, Romani, diverse tribù germaniche ed infine i Mori si sono stabiliti qui contribuendo alla costruzione di un'identià culturale molto particolare. Anche oggi l'invasione non sembra essersi arrestata: 30 milioni di turisti all'anno calano in Spagna e spesso la prima tappa del loro viaggio è proprio qui, alle porte del Mediterraneo. E' qui che sono nati i miti e gli stereotipi della Spagna. L'Andalusia infatti è la patria del Flamenco e della Corrida, della fiesta e dello Sherry. Ogni anno migliaia di turisti nord-europei atterrano qui e rimangono intrappolati in un tratto di costa ad alta cementificazione mentre, poche miglia più a sud, giunge dall'Africa il grido di quei disperati disposti a rischiare tutto pur di fuggire da una realtà che va oltre la nostra comprensione. Ogni giorno la conta dei corpi aumenta, cadaveri gonfi restituiti dal mare alla costa e prontamente fatti sparire prima che l'odore raggiunga gli hotel-bunker del litorale. Certamente l'industria del turismo ha portato il benessere in una delle più povere regioni d'Europa, ma l'habitat naturale costiero è stato irrimediabilmente compromesso, così come la tradizione locale ormai soffocata da fast food e fish&chips.

Il surf però può farti conoscere l'altra faccia dell'Andalusia, quella meno chiassosa, legata ancora alle sue tradizioni e ai ritmi più antichi. I venti di Tarifa soffiano con forza e costanza tutti i santi giorni, la sensazione è quella di impazzire tra i sibili e forse è proprio questo il motivo per cui la maggior parte dei turisti non arriva fino a qui. Costa De La Luz è il nome del litorale che si estende dallo stretto di Gibilterra al confine con il Portogallo, ed è un altro pianeta rispetto a quel divertimentificio di cemento che è Torremolinos.

Come suggerisce il nome, Costa De La Luz è una terra luminosa, una stanza ampia e chiara da dove si sente il respiro del mare. Le sue spiagge sono praticamnete deserte, fatta eccezione per i piccoli gruppi di windsurfer che si radunano intorno a Tarifa. I venti forti, le freddissime acque dell'Atlantico, le basi militari e una legge che vieta la costruzione di complessi turistici hanno miracolosamente preservato questi luoghi dal turismo di massa. Non ho impiegato molto a capire che Barbate è l'unico posto di tutta la costa che bisogna evitare. Barbate è infatti la capitale continentale del contrabbando. Non parlo però del fumo proveniente dal Marocco, ma di un più triste e redditizio commercio: il traffico di clandestini. Le autorità hanno stimato che questa attività illegale ha ormai raggiunto un volume di affari superiore a quello del traffico di stupefacenti. Stime precise sono difficili da effettuare, ma sta di fatto che ogni anno, migliaia di africani versano cifre esorbitanti, (fino a 3000 euro è una somma enorme per molti di loro) per comprarsi un passaggio verso l'Europa. Il traffico è in mano alle gang criminali che organizzano il passaggio attraverso lo Stretto di Gibilterra, stipati nelle stive di vecchie carrette del mare o ammassati nei rimorchi dei camion. Ogni anno le autorità spagnole riescono a fermare circa 17.000 immigrati clandestini, ma ben 20.000 sfuggono ai controlli. L'Europa però non è il paradiso, la strade non sono lastricate d'oro: gli immigrati si trovano soli lontano da casa, senza documenti e senza soldi, in poche parole vedono svanire le loro speranze. Impossibilitati a tornare indietro, incapaci di andare oltre, questi disperati rimangono intrappolati qui. Decido così di fuggire dalla lugubre Barbate, di lasciarmi alle spalle la ventosa Tarifa amata dai windsurfer e di puntare verso la selvaggia e affascinante spiaggia di El Palmar. Qui il vento è sicuramente meno fastidioso e questo beach break regala l'onda più consistente di tutta la Costa De La Luz, facendone il cuore della scena surf andalusa. Lo spot è molto popolare e durante il week end è molto frequentato dai surfisti locali che giocano con le sue onde tubose. Se preferite la più completa solitudine non dovete far altro che spostarvi poco più a sud: superate il parcheggio principale e vi ritroverete di fronte al capo dove, qualche secolo fa, l'Ammiraglio Nelson vinse una guerra e perse la vita, e dove adesso rompono dozzine di picchi deserti. La cittadina più vicina a El Palmar è Conil e un giorno, dopo aver surfato, decido di fare due passi da quelle parti. La mia prima impressione è negativa, la cittadina mi sembra malridotta come Barbate ma, dopo poco, capisco che l'atmosfera è totalmente diversa. Nei bar e nei caffè la gente ride e si diverte. I loro occhi non sono quelli vitrei di persone senza un domani: anche i nordafricani che vedo qui hanno un'espressione fiduciosa. Sono riusciti a sopravvivere alla traversata, allo shock culturale e pensano positivamente al loro futuro: forse l'Europa è stata generosa con loro. Qui non ci sono pub, solo bar in stile spagnolo e le spiagge non sono dei carnai per turisti. Finalmente la Spagna più autentica prende il sopravvento. Il primo giorno a Conil le onde sono piccole e pulite, la condizione ideale per divertirsi allo spot di El Palmar. Man mano però che la mareggiata prende corpo, le opportunità di surfare in posti diversi aumentano. Nei giorni grossi le alternative al Palmar sono molte. Surfo un reef break consistente, ma leggermente irregolare a sud della città ed un rilassante e lungo point destro.

Oltre a questi esistono altri spot come shore break, reef deserti e una rarissaima sinistra alla foce di un fiume che in piccolo ricorda Mundaka. Le spiagge deserte si estendono oltre le vecchie mura di Cadice fino ad addentrarsi nel Parco Nazionale di Donana. Questa vasta area per lo più inaccessibile a causa delle dune di sabbia e delle paludi, nasconde ancora onde inesplorate. Dopo che la swell ha esaurito la sua potenza resto a Cadice qualche giorno. Tra le stradine dissestate si respira un'atmosfera esotica. Nei vicoli rumorosi della città vecchia nascondono creature fantastiche che popolano il mondo delle fiabe: è la magia del carnevale di Cadice. Tra festeggiamenti, ottimo vino e belle ragazze è facile dimenticare lo scopo del viaggio e il surf passa in secondo piano. Certo che se tra una festa e l'altra qualcuno riuscisse a trascinarsi in uno degli spot cittadini, si troverebbe a surfare onde di qualità e, naturalmente, deserte. La movida però mi ha rapito e l'esperienza del carnevale contribuisce a capovolgere la mia prima impressione della costa andalusa. Tutte le aspettative che avevo sulla Spagna vengono finalmente confermate, si trattava solo di cercare con più attenzione. Guido verso nord alla volta di casa e, mentre attraverso l'altopiano centrale, rifletto sull'esperienza di un viaggio ormai agli sgoccioli. I Greci, quando giunsero qui, credettero di aver scoperto sulla Rocca di Gibilterra, la porta degli inferi, la fine del mondo conosciuto. Per certi aspetti avevano ragione, oggi però, oltre le Colonne d'Ercole, non ci sono solo i mostri marini del vasto Oceano. In questa terra illuminata dal sole è nato ed ancora vive lo spirito più sincero della Spagna.


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