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SURF ORGANICO

a cura di Shane Peel Condividi SurfNews

Dal finestrino del jet della Virgin, il panorama di Melbourne scivola via ed anche la costa di Victoria con tutti i suoi freddi spot si allontana. Sono eccitato: il volo verso il caldo Nord, il pensiero di incontrare Tom Wegener e soprattutto la sua concitata telefonata di ieri sera circa 'importanti novità nelle tavole in legno' aumentano le mie aspettative. Non vi nascondo che dopo tanti anni si editoria surf, sentir parlare di 'importanti novità' suscita in me un certo scetticismo ma conoscendo l'inventiva di Tom e la sua ospitalità (a base di birra e barbeque) so che nulla potrà andar storto. Dopo tutto sono due anni che non ci vediamo e da tempo desidero scattare qualche foto alla sua factory. Noosa head, che Tom ha scelto come test-ground per le sue creazioni, non è certo nuova a rivoluzioni nel design. Proprio tra le sue onde è infatti iniziata, grazie a Mc Tavish, Nat Young ed altri la short-board revolution australiana ed è da qui che Tom diffonde le sue teorie sul longboarding classico incentrate su suzione, tensione e, ovviamente, ricerca delle forme.

Lo stridere delle ruote sulla pista di Brisbane mi riportano al presente. Mentre raccolgo il mio bagaglio e compilo i moduli del car rental mi accorgo della splendida temperatura tropicale e mi tolgo la giacca.
La strada che unisce Brisbane alla Sunshine Coast è cambiata molto negli anni. La mulattiera fangosa tanto temuta dai surfisti degli anni '70 ora sembra in tutto una free way americana. Appena superate le Glasshouse Mountains chiamo Tom e lo trovo indaffaratissimo: 'Ma sei già arrivato? Non immaginavo venissi così presto. Sto aspettando il distributore giapponese e ho i minuti contati.. ma Granite Bay ha sicuramente belle onde quindi, se riusciamo, andiamo in acqua!'
Appena fuori dalla highway, la strada attarversa una densa foresta pluviale intervallata da campi di ginger e coltivazioni di canna da zucchero. E' un panorama che ricorda la North Shore hawaiiana. Cooroy è uno splendido paesino nell'entroterra e non ti aspetteresti mai di trovarci una fabbrica di tavole. Mi accorgo di essere arrivato quando vedo il cartello di legno prima del cortile di Tom: sopra c'è scritto semplicemente 'Wegener'. La famiglia Wegener abita una classica casa degli anni '70 ad un solo piano. La proprietà include l'ampio terreno ed il laboratorio a due piani in cui lavora. Quando valico il cancello lo trovo vicino ai suoi tre vecchi furgoni Kombi con maglietta e pantaloncini completamente imbrattati di resina. Appena scenso dall'auto l'odore di hibiscus e di erba tagliata di fresco mi assalgono. Dopo una energica stretta di mano entriamo in casa e, di fronte ad una tazza di caffè Tom comincia ad illustrarmi la sua nuova idea ed il motivo per cui mi ha voluto qui. Tom è un appassionato della storia del surf e non a caso comincia spiegandomi i pro ed i contro delle tavole vuote, per intenderci gli hollow board costruiti ed usati dalla generazione di Tom Blake (1902 ' 1994) negli anni '20 e '30.

'Gli hollow erano tavole leggere e resistenti, disegnate con un buon rocker e buone curve soprattutto nel tail e sulla coperta. Il problema di quei primi shaper era che non potevano realizzare rail rotondi sulle tavole vuote senza aumentarene di molto il peso. I bordi allora erano completamente quadrati e fatti con legni duri, come la sequoia, visto che dovevano tenere unite le due lamine (superiore ed inferiore) che costituivano la coperta ed il bottom delle tavole. Questo è il motivo per cui la tecnica costruttiva degli hollow board, pur presentando molti aspetti ottimi, non avrebbe mai potuto produrre tavole utilizzabili con successo oggi.

Per trovare la combinazione migliore Tom ha studiato vari tipi di tavole vuote ed in particolare quelle australiane chiamate Okanui, nate alla fine del periodo della balsa (tardi anni '50) e subito soppiantate dall'arrivo della schiuma di poliuretano e dalla resina.

'Sapevo però che l'idea degli hollow era buona' Aggiunge Tom 'e che se fossi riuscito a costruire bordi rotondi e resistenti avrei dato una svolta importante a questo filone. Due anni fa Geoff Hour in Queensland ha costruito la prima tavola vuota con bordi in Paulowina e strati di legno. Ho subito capito che quello era il pezzo mancante del puzzle evolutivo. Da li ho tratto l'idea di shapare una tavola parzialmente vuota e tutta in Paulowina .

Chiedete a chiunque abbia usato una tavola di legno pieno: non esiste una sensazione migliore nel surf di quella del materiale naturale che scivola sull'acqua. Galleggiabilità e densità del legno sono completamente diverse da quelli della schiuma ed il feeling nella planata è incredibile.

Tom ne parla con gli occhi illuminati da una luce quasi di rivelazione: 'Sono tavole vive, reagiscono alle solleccitazioni in un attimo ed hanno una incredibile accelerazione sulla spalla dell'onda. E' un tipo di sensazione completamente nuovo ed antico al tempo stesso'.

I minuti diventano ore e tra un caffè, una fetta di torta e qualche schiamazzo dei bambini mi calo nella tranquilla routine della famiglia Wegener. Per facilitare la spiegazione Tom mi porta nel laboratorio dove ha appena terminato uno dei suoi 11ft.

La 'creatura' è in bella vista di fronte all'area di resinatura fissata con due morse ai cavalletti. La tavola è bellissima in un senso che fatico a spiegarvi. La tavola assomiglia in tutto e per tutto ad una classica tavola di Wegener in schiuma e resina. I bordi ed il concave si combinano perfettamene e non si direbbe assolutamente di essere di fronte ad una tavola di legno vuota. La grana del legno, una volta lavorata, prende sfumature rosate ed il finish lucidissimo ne amplifica la brillantezza. La completa assenza di logo, ad esclusione della scritta 'Wegener' cesellata nel legno, mi ricorda i primi anni '60. La pinna a forma di 'D' è una vera opera d'arte, completamente intarsiata in legni policromi e contorniata da solida resina rossa. Il tail ed il nose sono costituiti da blocchi di legno massello.. una vera fuoriclasse! Tavole come queste le ho viste solo alle aste per collezionisti o appese nei sontuosi uffici dei colossi della surf industry. La mia prima domanda è ovvia. 'Ma tu surfi con questa tavola!?' Mentre la sollevo per controllare il peso noto l'unico oggetto che interferisce con la pulitissima linea della coperta: una vite rotonda vicino al bicchierino del leash che serve a sfiatare l'aria del centro cavo. Tom è visibilmente imbarazzato circa l'utilizzo del leash su queste tavole, molti clienti che però le usano quotidianamente in spot di roccia preferiscono non rischiare di rovinarle e richiedono la presenza del leash-plug. Tom mi spiega che sono varie le caratteristiche che rendono questo legno particolarmente indicato per la costruzione di tavole. E' un legno leggero (la sua densità va da 0,26 a 0,33 grammi per centimetro cubo), facilmente lavorabile e con una incredibile resistenza agli agenti esterni. Dal punto di vista ambientale poi, la Paulowina proviene da piantagioni e non da foreste in questo modo è una risorsa rinnovabile e di conseguenza costa molto meno della tradizionale balsa.

'E' in assoluto il miglior legno che ho mai lavorato. E' forte, non assorbe sale, è facile da shapare ed ha una grana brillante che ricorda la seta. La sua migliore caratteristica, dal punto di vista dello shaping, è che ha densità, peso e grana molto uniformi ed è quasi privo di nodi. Mentre nella balsa solo 1/3 del legno è buono, i blocchi di Paulowina sono incredibilmente omogenei in qualità. La balsa è sempre stato il legno per eccellenza nella costruzione delle tavole. Molti però dimenticano i suoi difetti. Per prima cosa, in caso di rottura, la balsa assorbe molta acqua aumentando considerevolmente di peso. La stessa acqua, nei giorni caldi, evapora delaminando la resina attorno alla riparazione.

Ho posseduto molte tavole di balsa, sono tavole fantastiche in acqua ma il problema della delaminazione e dell'assorbimento le rendono fragili. Una tavola di balsa non può durarti tutta la vita. Una tavola di legno invece reagisce benissimo alle riparazioni e sembra sempre nuova poichè non ingiallisce (come le tavole in schiuma) e non si delamina (come quelle in balsa). Anche il cedro e la sequoia sono ottimi legni per costruire tavole ma sono difficili da resinare per via degli oli che contengono.

Dopo aver visto la tavola finita sono impaziente di vedere gli stadi della produzione così ci spostiamo al piano superiore. Le strisce di luce che entrano dalle finestre illuminano monti di legno tagliato e gli attrezzi usati da Tom. Sembra di essere entrati un un buco spazio temporale: pialle da legno, lame, due enormi morse e blocchi di scarto giacciono sparsi nella penombra. Sui cavalletti al centro della shaping bay troneggia un blank di 11ft di cui Tom ha appena iniziato la lavorazione. Sembra una Cigar Box, quelle tavole di legno di inizio secolo con bordi molto squadrati. Anche se l'outline è stato già sagomato, sembra ancora un tronco di legno. Mentre Tom fissa una pinna alla morsa scatto un paio di foto al blank ed alla stanza. L'ambiente è più simile ad una falegnameria che ad una fabbrica di tavole, il tempo pare essersi fermato all'era precedente, quando schiuma e resina ancora non erano entrate in gioco. Finito di fissare la pinna Tom inizia a lavorare ai bordi della tavola e riprende a chiacchierare:

'Ci sono molti vantaggi a vivere nell'entroterra, non ultimo lo spazio. Per costruire la prima tavola di legno ho dovuto preparare un enorme piano di lavoro e trovare tutti gli attrezzi specifici. C'è voluto molto tempo prima di poter iniziare a sagomare il legno ed incollare le varie parti tra loro. La maggior parte dei produttori di tavole oggi non può permettersi di investire spazio e danaro in una simile ricerca. E' per questo che molte innovazioni nel surf sono nate nei cortili. Nel mio caso ad esempio, tutto il processo di assemblamento viene fatto all'esterno in quanto implica l'uso di colla. Facevano così anche i costruttori di tavole nella California degli anni '50.. ma il clima qui è tropicale, molto più umido e questo complica le cose. Per non parlare delle zanzare! Dopo aver lavorato mi piace stappare una birra e fantasticare sulla tavola che sto preparando, questo momento di solito lo divido con queste antipatiche bestie che vivono e si riproducono proprio qui dentro!' Confuso dalla mole di nozioni tecniche (la maggior parte delle quali Tom è restio a diffondere) mi dimentico che il sole sta per tramontare e che, se vogliamo provare la tavola, dobbiamo muoverci subito. Durante il viaggio verso Noosa tedio Tom riguardo l'effettiva fruibilità di questo tipo di tavole. Ho provato vari legni d'epoca, soprattutto in balsa e non mi sono piaciuti affatto. Quando entriamo nel National Park, Granite Bay manda un set di piccole onde. Lo spot è vuoto e Tom, tutto eccitato mi sibila un 'vedrai come plana..'

La forma delle onde è perfetta e nell'ora e mezza che ci separa dal buio Tom mette in piedi uno show di cui io sono l'unico fortunato spettatore. Sul suo 11ft di balsa riesce ad unire in una sola fluida danza tutte le manovre del repertorio classico, manovre che perfettamente si adattano alle caratteristiche della tavola. Scatto più di trecento foto a Tom ed al suo stile incredibile prima che la luce si abbassi troppo. Una visita a Tom non è completa senza una birra ed una buona cena. Sulla via del ritorno ci fermiamo a comprare il pesce e i drink: in un'ora siamo seduti attorno al tavolo, la cena è pronta e Tom mi parla dei piani per il futuro. Anche se la sua non è certo una fabbrica 'classica' il business di Tom è fiorente ed ogni anno un numero sempre crescente di tavole viene richiesto anche dall'estero. Costruzione ed assemblaggio richiedono molto tempo e mano d'opera ed infatti Tom è in procinto di assumere aiutanti fissi per far fronte al crescente lavoro. Non sono certo tavole 'economiche' ma se considerate che durano tutta la vita e oltre capirete che valgono molto più di più di quanto costano.

'Le tavole di legno rappresentano la parte più naturale e spirituale del surf. Il surf non è solo fare punti in una gara o fare manovre radicali. Per come la vedo io il surf è armonia con l'onda e con il mondo, impostare curve pulite, il passo incrociato, cercare la posizione giusta sull'onda ed accelerare lungo la sezione ripida. E' importante anche il rapporto con una tavola speciale, queste tavole di legno sono vive e forse hanno anche un'anima. Ovviamente sono più pesanti delle tavole normali, pesano da 12 a 15kg che è comunque meno di quanto pesavano le tavole degli anni '60. Certo spostarle dall'auto alla spiaggia è un po difficoltoso ma quando le metti in acqua sono leggerissime e tutta la fatica viene ripagata. Ci sono molti surfisti che cercano qualcosa di particolare nel surf. Surfisti che si ispirano ai vecchi video di Bruce Brown e non ai video moderni. Vogliono godersi il miracolo della planata e surfare perchè è bello e non perchè ci sono persone che guardano. Le tavole di legno vanno viste in questa ottica e chi la pensa così si trova benissimo con queste.'

Quando questa lunga conversazione finisce i bimbi stanno già dormendo ed io devo ripartire. Tom mi accompagna fuori e dopo i saluti di rito si dirige verso la shaping room per spegnere le luci. Mentre esco dal cortile lo vedo sollevare il tail della nuova creatura e rimirare le curve dei bordi e del bottom. Poi la luce si spegne.

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