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GIOVANNI COSSU

a cura di Antonio Muglia Condividi SurfNews

NOME: Giovanni Cossu

DATA DI NASCITA: 25/03/1984

HOME SPOT: Porto Ferro

SPONSOR: Quiksilver, RT Surfboards

MUSICA: Tutta

Mi vuoi parlare della tua nascita nel mondo del surf?

Si, tutto è nato da Vittorio più o meno cinque anni fa. Aveva trovato una tavola da bodyboard a casa dello zio e non sapeva minimamente a cosa servisse. Ma un giorno guardando in televisione Baywatch ha visto che serviva per scivolare sulle onde, allora ha voluto provare e ha chiamato me. Siamo andati a La Ciaccia senza sapere niente sul surf. Per fortuna abbiamo trovato delle ondine che frangevano sulla roccia, ci siamo buttati e abbiamo preso qualche schiuma. Da lì è iniziato tutto.

Quali sono state le prime emozioni, cosa hai provato quando hai iniziato a surfare?

La prima sensazione era quella di scivolare, sentivo la spinta propulsiva dell'onda. E' difficile, quasi indefinibile, in un certo modo stavo camminando sull'acqua ed era bello. Era un gioco e non mi faceva nessun effetto particolare, ero del tutto inconsapevole di quello che stavo facendo.
Era la scoperta di una cosa nuova che poteva essere qualsiasi altra cosa al momento, senza neanche immaginare ciò che sarebbe stato dopo, mi ha cambiato la vita.

Surfando assieme e frequentando gli stessi spot da anni posso affermare che sei tra i pochi, nel Nord Sardegna che hanno portato un progresso evidente. Credi sia stato un semplice salto generazionale o credi ci sia qualcosa di più? E a chi ti ispiravi?

Sono sempre stato portato per questi tipi di sport e negato in quelli più popolari come il calcio. Mi ispiravo a Lello Murgia, che era tra i pochi bravi in tavoletta, Vincenzo Ganadu mi ha sempre dato consigli tecnici, mi ripeteva sempre: 'Metti la manina quando fai il cut-back!' e poi anche Giacomo Paglietti. I più forti erano loro. Non sapevo neanche cosa fossero i video all'inizio, ma da quando ho iniziato a viaggiare e sono uscito dall' Isola ed ho visto le realtà dell'oceano qualcosa è cambiato, guardavo sempre più spesso quelli davvero forti, e spesso mi trovavo davanti alla tv a guardare al rallentatore le manovre dei professionisti.

Quando tempo hai aspettato prima di affrontare il primo surftrip? Ed ora cosa cerchi in un viaggio?

Il primo è stato a Tenerife con i miei genitori dopo otto mesi che facevo surf, a Playa de las Americas. Avevo diciassette anni, è stato un bel viaggio, vedevo l'oceano per la prima volta, lo surfavo per la prima volta e prima di partire ascoltavo i racconti di Lello Murgia, che era stato là a lungo e mi parlava spesso di quelle onde. Il secondo lo abbiamo fatto assieme, in Francia, ed è stata una vera e propria avventura! Ora cerco onde belle, poca gente, caldo, tranquillità. Vorrei un posto sperduto dove non c'è niente, non c'è casino, non c'è la civiltà. Cerco di diventare parte integrante del luogo e di dimenticare tutti i miei problemi.

Sei stato anche in Sud-Africa con la nazionale, cosa è scaturito da quell'esperienza? Cosa hai sentito quando ti hanno convocato?

Si, nel duemiladue ed è stata la prima ed unica volta sino ad adesso. Sinceramente forse non mi sentivo neanche all'altezza, ero junior e mi sentivo investito di un compito forse troppo grande per me, rappresentavo i colori del mio paese. La nazionale mi dava importanza e ne sentivo il peso. Pressione a parte è stata un'esperienza fantastica e ricordo bene quando siamo passati in aereo sopra il Sahara, abbiamo sorvolato un bel pezzo di Africa anche di giorno ed è stato stupendo, era tutto giallo!! Mi ha segnato molto perché ho visto il surf come si fa realmente, sono rimasto affascinato dall'avere a così stretto contatto tanti surfisti forti. Vedevo la loro vita, li vedevo camminare in giro per strada.

Ti ricordi la tua prima gara? Da allora ne hai fatte tante, cosa pensi sia cambiato in te nell'ambito strettamente agonistico?

La prima gara è stata a Porto Ferro, nel duemilauno. Belle onde con vento da terra. Era la prima volta che lo vedevo così bello, ed era il giorno della gara, Ganadu che la organizzava aveva avuto una gran fortuna! Ho vinta nella categoria juniores, ma alla fine era una sola batteria.
Da allora ad oggi è cambiato sicuramente il punto di vista. Vedo tutto con una mente più adulta. Quando sei piccolo certe cose non le noti, certi atteggiamenti delle persone, certe sottigliezze. La paura prima di entrare in batteria c'è sempre. Ne soffro molto, però quando comincia la gara se ne và. E' difficile da spiegare, quasi ti devi dimenticare della gara ma allo stesso tempo spingere perché se ti dimentichi veramente sei finito. L'importante è stare tranquillo con la testa. Cerco di non pensarci, sto in silenzio e un pò in disparte. Devo ancora trovare il modo migliore.

Dopo qualche anno di attività intensa sono arrivati subito i primi sponsor, la nazionale e il salto in Quiksilver. Come descriveresti il tuo iter surfistico?

Si, il primo sponsor è arrivato presto, così come la nazionale e la Quiksilver che ha creduto in me e sta credendo in me. Visto da fuori può sembrare chissà quale grande cosa e invece alla fine il surf stenta a darti da vivere, soprattutto in Italia. Lo devi fare perchè ti piace e dare il meglio di te per progredire tecnicamente e come persona.

Hai un ricordo particolare al quale sei legato avvenuto durante le prime uscite in mare?

Il giorno che il close-out della Speranza ci ha picchiato duramente ed eravamo assieme! Stavo morendo e lo ricordo sempre molto vivamente, ho provato molta paura e mi dicevo 'sto morendo, non ci credo sto morendo proprio qua. Che fine di merda!' E invece poi ci ha risputato e siamo usciti. Ricordo che eravamo sfiniti e ci siamo coricati sulla sabbia.

So che hai un forte amore per la Sardegna. Come coniughi amore per l'Isola e uno sport così diverso dalla tradizione?

Ho paura per l' Isola. Essendo così bella e vergine è una tentazione per chi vuole metterci le mani sopra. Il cemento c'è ma ci sono anche posti dove non vedi una casa per chilometri e vorrei rimanesse così. Per quanto riguarda vivere qui, vedo un sacco di gente che vorrebbe scappare, chi per il lavoro, chi si sente troppo isolato, chi ha il mito delle grandi città come Milano o Roma. Viviamo in una società materialista, molti non si rendono conto che tutto quello per cui lottano conta ben poco. Molte persone non colgono la bellezza dei luoghi, la semplicità della natura. Il surf per me è uno sfogo, il ritorno ad una dimensione semplice. Quando surfi sei fuori e sei staccato da tutto. Anche i periodi di piatta fanno bene secondo me, privandoti del surf ti fanno capire quanto importante è nella tua vita.

Ringraziamenti?

Ringrazio i miei genitori perché mi hanno sempre lasciato fare ciò che volevo. Poi ringrazio Vincenzo Ganadu, Lello Murgia ed Enrico Cappiali per avermi aperto la mente alla tecnica. Ringrazio la Quiksilver ed Alessandro Dini che, come ho già detto, mi stanno dando un forte aiuto, soprattutto per avermi portato a fare quella bellissima esperienza che è il Training Camp a Lanzarote, che dal punto di vista agonistico mi ha segnato parecchio, poi RT Surfboards che mi dà le tavole, ottime! Un grazie sincero a Vittorio Casu, che oltre ad essere un mio amico ha condiviso con me il surf sotto tutti i punti di vista e spero sia così sempre.


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