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OUTER HEBRIDES

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Riders:

Nicola Bresciani (Quiksilver, Reef, FCS)

Palattella Francesco (Globe, Stussy, Carhartt, Element, Famous)

Period: July 26 ' August 6

Media involved: SurfNews Magazine ' SurfCorner Video Magazine

Se è il Mediterraneo, il Golfo di Biscaglia o anche la Cornovaglia che chiami casa, spostarsi tra Est ed Ovest non aiuta molto quando l'Anticiclone delle Azzorre si adagia sul centro Europa. E' allora che le giornate di surf drasticamente si abbassano di quantità e qualità. Mareggiate inconsistenti, acqua sporca e migliaia di vacanzieri rischiano di rovinare anche il più sincero dei rapporti tra surfista e mare. Il Nord è tutta un'altra cosa. La parola Nord infatti non indica solo lo spazio sopra il 36°parallelo: per i surfisti in cerca di intimità con l'oceano, dirigersi verso settentrione è una vera e propria presa di coscienza. Con tutte le foto di onde in Alaska, Tasmania, Norvegia apparse sui surf magazine recentemente, in molti hanno capito che 'lassu'' onde potenti e clima rigido riducono fortemente la presenza umana. Saresti disposto a duplicare lo spessore della tua muta in cambio di onde perfette, acqua pulita e locali gentili? La nostra risposta è 'Si' ed è per questo che abbiamo deciso di tralasciare Est ed Ovest, attraversare il 'Muro di Adriano' e spingerci attraverso la Scozia Settentrionale fino alle Outer Hebrides a caccia di onde ed immagini per questo Photo Special '05.

Puzzo di kelp putrescente e le grida stridule delle Sterne artiche accolgono il Calmac all'imboccatura del porto. Dal ponte superiore del ferry Ullapool-Stornoway le graziose casette di South Street sembrano posare proprio per chi attracca. Le barche da pesca sono tutte alla rada. La nostra scia rimescola per un'attimo la loro immagine riflssa sulle scure acque. Sone le undici e trenta ma in cima alla collina una striscia di sole ancora colpisce i tetti del castello. Dieci ore fa, completamente persi in Scozia settentrionale, avevamo intuito che non sarebbe stato facile raggiungere le Ebridi. Solo ora però, dopo aver puntato a Nord per 24 ore, ci accorgiamo veramente di cosa significhi la posizione GPS di 58° 31' indicata sulla mappa. E' la fine Luglio e la temperatura sul ponte è sotto i 10°, sfilo dalla valigia il piumino e mi strofino le mani per scaldarle: un gesto che non faccio da almeno quattro mesi. La prima mattina nn'aria fresca come di Maestrale entra dalla finestra della camera. Il sole alle 5 già scorrazza alto tra nuvolette bianco-latte. E' Derek, il nostro contatto a Lewis, a darci la sveglia. Dopo una stretta di mano che mi scardina le falangi, apprendo la triste notizia: 'It's flat boys! Se fossi in voi mi farei un giro al Sud ma non aspettatevi di surfare. Oggi ho mille cose da fare nei campi, ma appena entra la swell vi porto io in un paio di spot...'. Derek Macleod ha 38 anni ed è una icona per la scena surf delle Ebridi. La sua famiglia vive a Lewis dal XII secolo e Derek, come molti cresciuti su una piccola isola, ha forti legami con l'ambiente e la tradizione locale. No, non si aggira per i paesi con una gonna a caccia di immortali da decapitare, Derek ha un piccolo gregge, un orto ordinatissimo e d'Inverno riscalda la casa con mattoni di torba essiccata. Per dodici anni ha sfidato l'Atlantico Settentrionale lavorando sui pescherecci d'altura, ora però ha comprato casa in cima al suo point preferito e ci vive con la moglie (l'unica bella ragazza sull'isola) e due biondissimi figli. Il business di Derek ora è meno rischioso e ruota attorno ad un'idea di turismo surf sostenibile. Il suo Bed and Breakfast, il più economico di Stornoway, è il punto di ritrovo per i pochi surfisti di passaggio e per la piccola scena di Lewis che conta non più di quindici appassionati. 'Non vogliamo rendere le Ebridi un luogo di turismo di massa' dice spesso Derek 'vogliamo la gente giusta, surfisti, viaggiatori, persone capaci di apprezzare e rispettare uno degli ambienti più puri e particolari al mondo'. Per attirare la 'gente giusta' e mostrare al mondo i gelidi gioielli di queste isole, Derek ha organizzato nel 2001 il primo Hebridean International Surf Festival. Tom Curren, Skip Frye, Sam Bleakley e i molti professionisti invitati dal City Council sono rimasti impressionati dalla qualità delle onde e dalla magia del paesaggio. Skip Frye, estasiato dall'esperienza, ha addirittura lasciato tutte le sue preziose tavole in dono alla comunità locale prima di partire.

Dopo una colazione iper proteica a base di bacon, uova e di un salame sanguinaccio cotto alla piastra, non vediamo l'ora di incontrare il mare. Le Outer Hebrides (o Western Islands) sono un arcipelago situato ad Ovest della Scozia settentrionale: 50 isole, di cui la principale è Lewis, circondate da un mare tra i più turbolenti al mondo. Con queste premesse ed un gradiente di marea di oltre cinque metri, rifiutiamo l'idea che tutta la costa possa essere piatta. Nei venti minuti che servono ad attraversare Lewis restiamo col naso incollato al finestrino. Il traffico, che già in città è molto limitato, quasi si azzera appena fuori dal centro. La strada è una sottile striscia di cemento che scavalla verdi colline a pascolo e basse brughiere. Piccoli laghi di acqua rossastra e bianchissime pecore movimentano un paesaggio altrimenti monocromo. A Nord di Barabhas la strada incontra la costa esposta ma, correndo quasi un chilometro nell'interno, rende lunghi tratti di mare praticamente inaccessibili. In Inverno queste scogliere sono spazzate da mareggiate di oltre venti metri e non mi stupisco che gli abitanti preferiscano tenersi a distanza di sicurezza. Tocchiamo per la prima volta l'acqua poco a Sud di Port Nis. La vasta spiaggia di Eoropie si apre verso tremila miglia di mare aperto. Questo è il punto più settentrionale di Lewis e delle Ebridi, guardando verso Ovest si ha l'impressione di aver raggiunto il limite delle acque emerse, il finis terrae degli antichi. Il fiordo più settentrionale della baia presenta un grosso buco circolare che pare un occhiello. Anche se è chiaramente frutto dell'erosione, le leggende locali raccontano sia stato scavato dai vichinghi nel tentativo di trainare l'isola in Norvegia, loro terra d'origine. Il paesaggio in effetti è tutt'altro che a misura d'uomo mediterraneo. I prati verdi a perdita d'occhio, la sterminata spiaggia deserta e gli alti cliff spazzati dal vento sembrano disegnati attorno allo stereotipo dei giganti navigatori vichinghi. L'unica cosa ad essere 'micro' sono le onde. Trenta centimetri di mareggiata e la bassa marea rivelano una secca a forma di V proprio a centro baia. La mareggiata sembra avere una forte componente meridionale quindi giriamo la macchina verso Sud decisi a trovare un tratto più esposto. Attraversare Lewis da Nord a Sud è un vero viaggio attraverso i secoli. In 7000 anni di storia il mare ha rimescolato su queste coste popolazioni Neolitice, Celti, Vichinghi ed in ultimo gli Scozzesi, creando un paesaggio particolare di cui Callanish è l'esempio più rappresentativo. Quando Pyteas, il geografo greco, raggiunse queste coste nel 325 AC (dando all'arcipelago il nome di Hebudes), i monoliti di Callanish avevano già scandito tremila anni di solstizi ed eclissi. Come in molti siti Neolitici, l'aura del cerchio di pietre è palpabile. L'energia di questo posto è famosa tra i cultori del New Age che la paragonano alla valle dei Templi in Egitto e a Stonehenge. 'Quando Dio fece il tempo, ne fece tantissimo.' recita un proverbio di Lewis. Con oltre 18 ore di luce al giorno a queste latitudini le giornate sono lunghissime e noi passiamo due ore tra i monoliti a scattare foto senza neanche pensare alle onde. Dopo Brenish la costa piega verso Sudest aprendosi alle mareggiate meridionali. Alla vista di gobbe blu e sbuffi bianchi di schiuma il gruppo torna in mood di surf. Dopo un paio di tentativi troviamo la spiaggia giusta: al centro di una profonda baietta rompe un picco A frame apparentemente sul metro e mezzo. Nessuno parla, tutto ciò che non è indispensabile, anche le parole, viene lasciato in auto. Scivolando sull'erba col culo, carico di tavole, cibo e materiale fotografico penso al nuovo confine che stiamo attraversando: il confine tra mondo degli uomini ed il regno, del sublime e del pericoloso.

La mareggiata è molto giovane ed il periodo tra le onde è ancora breve. Ogni set contiene da cinque a sette onde, alcune lente e facili, altre succhiose e violente. Nel complesso lo spot non è per nulla amichevole. Con nessuno oltre noi sulla spiaggia e nessuna conoscenza del fondalele Francesco e Nicola indossano la 4.3 con facce dubbiose. Per non complicare la situazione ometto di dire loro che questa baia è più famosa come punto di avvistamento per le orche che come surf spot. Quando vedono che io, questa volta, non entro in acqua con loro ma resto sugli scogli con Emi sospettano qualcosa. Una volta sul line-up la misura delle onde risulta un signorile altezza testa. Tra manovre da paura e ruzzoloni sul basso fondale i ragazzi tengono calde le mani soffiandoci dentro e strofinandole. La temperatura dell'acqua è 15°: come a casa in Gennaio. Le onde che raggiungono le Ebridi sono generate da profonde depressioni nordatlantiche in movimento dalle coste della Nova Scozia attraverso l'oceano verso l'Islanda. Durante i mesi estivi, quando l'Anticiclone delle Azzorre è forte, le depressioni tendono a viaggiare a latitudini più settentrionali spesso lasciando l'Europa continentale completamente a secco di onde. E' per questo che d'estate Irlanda, Scozia Nordoccidentale ed Islanda sono tra le destinazioni surf più consistenti del vecchio continente. Rubn' Abioghair, a Bharavas, con i suoi due spettacolari point è il primo spot a beneficiare di queste fredde mareggiate estive.

Quando arriviamo al main point, il secondo giorno, troviamo solo due van di surfisti. Nonostante la pioggerella fine ed una temperatura ben poco piacevole, sono tutti in acqua. Alla vista di un set sui due metri che gonfia e srotola a destra per oltre duecento metri Francesco e Nicola si lanciano letteralmente dentro la 4.3 ancora bagnata. Mentre nuotiamo i 500m di canale che separano il picco da riva notiamo che i surfisti in acqua sono cinque e sono sparsi in un'area più grande di un campo da calcio. Solo sorrisi sul line-up anche perchè Nico e Fra mettono in piedi uno show a base di spruzzoni, reverse e air. L'onda si può prendere da una qualsiasi delle tante sezioni. Sul picco esterno il take-off è abbastanza ripido ma nel complesso facile. Dopo una sezione che a volte rompe tutta assieme, si apre la lunghissima spalla, facile e lavorabile fino a riva. Il vento da Sud pettina perfettamente la destra e set anomali sensibilmente più grossi del solito tengono tutti in allerta. A marea calante anche la sinistra si attiva nell'angolo opposto della baia. E' quella l'onda preferita da Derek e oggi la surfa con un 5.10 fish. Lui la chiama 'end of the road' perchè è di fronte a questa sinistra che ha deciso di fermarsi. La sua casa infatti è quella più vicina al point, alla fine della strada di Barabhas. 'Durante le grosse mareggiate invernali' ci racconta dopo la session 'il terreno sotto casa mi vibra ad ogni set. Le onde sono così grosse che destra e sinistra si uniscono in un enorme close-out, misure da tow-in! Quando è così andiamo a surfare lungo la costa Est. Le mareggiate da Nordovest sono così grosse che sulla costa di Stornoway, ad Est le onde rompono sui 2 metri e oltre. Con l'acqua a 5-6C° bisogna stare molto attenti..'. Pur essendo un esperto surfista Derek è una persona umile e modesta. L'atteggiamento da macho è una di quelle cose che l'acqua fredda lava via. Condizioni come quelle surfate da Derek in Inverno ti ricacciano dritto al tuo posto nella catena evolutiva. Un posto fatto di temperature corporee da mantenere e di tanta paura della morte. Da questo deriva il rispetto degli abitanti per l'oceano e per chi, come i surfisti, scieglie deliberatamente di interagire con esso. L'uso ricreativo delle onde è ancora qualcosa di alieno alla mentalità del posto: troppe famiglie hanno perso, in queste stesse onde, cari e famigliari morti lavorando sui pescherecci. Meglio non pensarci adesso, con le onde stabili sul metro e mezzo abbiamo un gran numero di spot da fotografare. L'area di Carloway, poco a Sud, offre quattro baie diversamente orientate. Dalmore è la più facilmente accessibile e la più surfata. Il picco principale rompe a ridosso del cimitero. Alcune centinaia di croci celtiche e lapidi si godono in prima fila il panorama delle onde. Che splendido modo di trascorrere l'eternità! La limpida luce del mattino ed un background di livida roccia granitica rendono Dalmore uno dei migliori teatri di posa per una session fotografica. A bassa marea una lingua di sabbia permette ad Emi di scattare parallelamente al line up. La misura delle onde è al limite per una baia così piccola ma dove io vedo solo close-out assassini, Nico e Fra trovano pareti perfette e anche qualche tubo. Ad ogni clik dell'otturatore di Emi tento di immaginare la foto che uscirà. Molte di quelle immagini le state vedendo adesso in questo articolo. L'intesa di Emi coi rider è perfetta.Nicola e Francesco sanno bene che surfare per l'obbiettivo non è come fare free surf: sono preferibili poche manovre ma potenti. Bisogna spostare tanta acqua e farlo con stile. Dopo una decina di rulli scattati, scatta anche la pausa pranzo ed una lunga surfata in relax tutti assieme. La spiaggia non è coperta dalla rete gsm quindi restiamo fino al pomeriggio a goderci il sole, allo scuro delle condizioni negli altri spot. Appena raggiungiamo la strada il segnale torna ed il telefono squilla. E' Derek che sbraita: 'Where are you fuckers!? Eoropie sta facendo onde incredibili! Muovete il culo!' Quante volte vi è capitato di aver fatto arrabbiare i locali per non essere stati a surfare con loro?! Quando arriviamo a Eoropie la marea è un po troppo alta ma la secca vista il primo giorno manda onde di buona misura lunghe quasi cento metri. Ormai abituato alla temperatura mi concedo un'ultima ora di surf prima di infilarmi nel piumino. La vista delle onde scure che attraversano la baia, il prato di margherite ed i fuochi dei surfisti accampati: questa vista definisce l'intero trip. Mi siedo sul bordo del precipizio con una Tennents in mano e mi godo lo spettacolo sgranocchiando patatine al gusto di agnello. Gli ultimi due giorni passano spensierati tra foto di life-style, interviste per il Video Surf Corner e cene pantagrueliche al ristorante di Derek. Il filetto alle erbe e gli scampi al burro mangiati qui hanno scalzato completamente i miei preconcetti sul cibo nel Regno Unito. La mareggiata sta calando. In due giorni i point di Bharavas e le spiagge al sud torneranno ad essere piatti. Odio controllare le previsioni in rete. Da qui alla prossima surfata fotografabile ci sono almno cinque giorni di onde piccole. Adesso voglio solo seguire la swell in Norvegia o tornare a casa. Riluttantemente ci riimbarchiamo sul Calmac ed affrontiamo le ventiquattrore di viaggio verso l'Estate. Le scogliere di Stornoway restano visibili a lungo. Una miriade di meduse costellano di viola il mare più pulito del mondo. Un grosso branco di delfini punta a Nord fregandosene di noi. Anche se le Ebridi si trovano alla stessa latitudine del Quebec, di Mosca e del Mare di Bering, adesso mi sembrano incredibilmente calde ed accoglienti.

Un grazie particolare Derek e Sarija di Hebridean Surf Holidays.

28 Francis Street, Stornoway, Isle of Lewis, Scotland, HS1 2ND

hebsurf@madasafish.com

www.hebrideansurf.co.uk


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