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RITORNO IN ANGOLA

a cura di Randy Rarick Condividi SurfNews

Nel '73 ho viaggiato per tre mesi lungo le coste della Namibia e dell'Africa meridionale, assieme al fotografo Peter French ed al surfista-shaper Brian Hinde. Anche se a ventitrè anni tutto in Africa mi sembrava esotico e bello, il benvenuto che mi riservò l'Angola fu un vero shock culturale. Arrivammo al confine poco prima dell'ora di chiusura ma i militari, stanchi di timbrare passaporti, ci dissero di tornare la mattina successiva. Montammo la tenda proprio sul confine e quando il sole calò, notammo un piccolo bar con musica latina ed una certa vita notturna appena dentro il territorio Angolano. Saltata la rete di confine raggiungemmo il bar. All'interno miliziani portoghesi e locali consumavano vivande dal forte odore di olio d'oliva mentre una musica latina allietava questo posto dimenticato da Dio. Capimmo subito di essere in un altro mondo, molto diverso dalla 'Africa Nera' che avevamo visto fino ad allora. Il Sudafrica ed i suoi conflitti razziali sembravano lontanissimi. Fummo invitati a sederci e dopo un paio di drink l'atmosfera coi miliziani divenne così gioviale che ci invitarono ad una battuta di caccia notturna. Non potemmo rifiutare e catturammo assieme a loro un cervo che venne subito cotto e magiato in un festino notturno.
Allora l'Angola era ancora una colonia portoghese ma grossi cambiamenti erano nell'aria e nuovi sanguinosi eventi avrebbero gettato questa terra nel chaos appena un anno dopo la nostra visita. L'Angola fu l'ultima delle colonie portoghesi a conquistare l'indipendenza e noi fummo gli ultimi surfisti ad attraversare quel confine. La prospettiva di una 'governo nero' causò la fuga di massa di quasi un milione di bianchi dal paese, quasi tutti portoghesi. Il paese cadde nella guerra civile trasformandosi in teatrino di scontro per le potenze internazionali. Da una parte il governo marxista supportato da Russia, Germania Orientale e Cuba e dall'altra i guerriglieri appoggiati da Stati Uniti e Sudafrica. Per vent'anni la guerriglia divenne pratica quotidiana e milioni di mine antiuomo vennero collocate in tutto il territorio. Ce ne sono più in Angola che in qualsiasi altro paese al mondo. Nel tentativo di fuggire da una terra sventrata e dai continui spargimenti di sangue, la maggior parte della popolazione si riversò nella capitale. Luanda in tempi coloniali era chiamata 'la Parigi dell'Africa Meridionale' ed era nota per i suoi palazzi, per i viali eleganti e per la vibrante vita notturna. Nonostante fosse il cuore economico e culturale del paese, Luanda non era certo pronta ad accogliere quattro milioni di profughi! Con la caduta dell'impero sovietico ed il ritiro di Russia e Cuba dai suoi territori, il governo angolano ha recentemente abbracciato una nuova ideologia ed una economia di libero mercato. Il trattato di pace firmato nel 2002 ha sancito la fine delle ostilità e l'inizio del lungo e faticoso processo di ricostruzione. Dopo vent'anni di chiusura totale al turismo, i cambiamenti sociali hanno reso possibile ottenere un visto ed entrare in Angola. Più facile da dire che da fare. Adesso come durante la guerra civile l'economia del paese è tenuta in piedi dal buiness del petrolio e dal commercio di diamanti. Gli unici occidentali a frequentare il paese sono espatriati francesi, portoghesi, italiani, americani ed inglesi che collaborano col governo nella gestione delle risorse e nella ricostruzione del paese. Gli stranieri sono pagati profumatamente e vivono nella capitale in zone militarmente protette: questo rende Luanda una delle città più costose al mondo, poco distante dagli standard di Tokio! Solo la benzina costa poco ma non dobbiamo stupirci: la guerra ha distrutto tutte le infrastrutture produttive del paese e qualsiasi cosa deve essere importata. Non esiste una middle-class in Angola. Chi non lavora per il governo o per le industrie private vive nell'indigenza. Anche se il contrasto è impressionante ed il grado di criminalità molto alto, il paese guarda al futuro con fiducia. Nonostante i monti di spazzatura coperti di mosche, i locali sono sempre puliti e ben vestiti. Anche la comunità straniera in Angola si sta espandendo grazie anche ai tanti profughi che tornano dal Portogallo dopo esservisi rifugiati al tempo della guerra civile. Un'aria di 'normalità' è percepibile nella capitale e gli stranieri si ritrovano nei fine settimana per piacevoli gite fuori città. La comunità surfistica conta da trenta a cinquanta entusiasti praticanti ed anche loro non sono estranei al trend della 'gita fuori porta'. Si conoscono tutti ed amano visitare svariati surf spot a Sud della città. Visto il limitato tempo a disposizione le loro esplorazioni non si spingono più che a poche ore da Luanda. Il numero dei praticanti è molto limitato e non c'è nessuna ragione per loro di esplorare onde più remote. Nel mio primo viaggio qui entrammo dal confine con la Namibia, a Sud, seguendo la difficile strada costiera e controllando ogni accesso al mare. Il deserto del Namib è una distesa brulla di sabbia e sassi. Il contrasto tra la fredda corrente marina del Benguela e la calda massa continentale africana genera una foschia dai toni primaverili ed un cielo costantemente grigio. Verso Nord il deserto sfuma in una macchia semi arida i cui protagonisti sono alti baobab dagli scarni rami e spinosi cactus. A prima vista sembrerebbe un ambiente ricco di vita ma in realtà non è così. Durante la guerra civile la maggior parte degli animali sono stati cacciati e mangiati ed ora la giungla è tristemente vuota. La conformazione della costa è quanto di più adatto alla surf exploration: colline di roccia sedimentaria che delimitano spiagge esposte e sabbiose. Nonostante i conflitti siano cessati, le tracce della guerra sono ben visibili a Port Namibe. Anche le coste dell'estremo Nord e Sud sono praticamente chiuse ai turisti a causa delle molte mine inesplose. La scelta di Luanda come base per la nostra esplorazione è quasi obbligata. Dopo varie richieste al governo riusciamo ad ottenere i permessi ed il supporto logistico necessario. Le autorità sono fiduciose nelle nostre potenzialità mediatiche e sperando di favorire il turismo in Angola, ci forniscono trasporti ed alloggio. Nuno Jonet , un ragazzino conosciuto in Angola durante gli anni '70 ci raggiunge a Luanda. Questo incontro corona un mio sogno visto che proprio in Angola Nuno prese (con una mia tavola) la sua prima onda. Nuno tornato in Portogallo per via della guerra, divenne una delle leggende del surf portoghese vincendo due volte il titolo Master e diventando cronista della ASP. Essere qui con lui a trent'anni dal nostro incontro e dalla sua prima onda è un momento veramente magico. A documentare la spedizione il misterioso fotografo John Callahan e Fred D'Orey, fondatore della rivista brasiliana Fluir la cui dimestichezza con la lingua portoghese si rivelerà essenziale in molte occasioni. Il contatto chiave per surfare in sicurezza questa costa ci viene, però, dal giovane Bizuka de Barros che, pur vivendo in Portogallo, ha mantenuto buoni contatti con la terra natale e col padre, Colonnello dell'esercito Angolano. Tramite lui otteniamo il permesso di attraversare la riserva di Quicama, 120km di costa esposta raggiungibili in auto dalla capitale.Trent'anni fa questo tratto di costa era ancora più inaccessibile di quanto non lo sia ora per via della base militare un tempo situata sulla spiaggia di Cabo Ledo. Ora, non solo abbiamo carta bianca sugli spostamenti, il governo ci appoggia anche con una Land Rover ed una sistemazione prenotata nei bungalow di Pescaria Queiros vicino a Cabo Frio. Il padrone di casa, Amilcar Queiros, è un ex combattente della forza di difesa sudafricana schierata contro i marxisti negli anni 70. A pochi anni da quelle vicende, Amilcar ora lavora per lo stesso governo che un tempo combatteva e neanche si stupisce se tra i suoi ospiti ci sia anche Bizuka, figlio di un suo diretto avversario di guerra. Lo spot di Queiros dista solo un'ora da Luanda ed appena tre chilometri dal famoso spot di Cabo Ledo. Aragosta e gamberi per cena tutte le sere ed una surf-routine di tutto rispetto rendono quest'area perfetta per rilassarsi, soprattutto dopo aver speso tempo nella caotica Luanda. La sinistra di Cabo Ledo è l'onda più famosa dell'area soprattutto grazie alle sicure infrastrutture a terra. Dal punto di vista del surf Cabo Ledo è molto consistente. Le onde possono variare a seconda della mareggiata ma sono sempre molto divertenti. Non c'è da stupirsi che i pochi locali non cerchino altre onde! Tenteremo di farlo noi documentando più surf spot possibili all'interno della riserva di Quicama. Siamo in Agosto ed il cielo resta a lungo coperto e grigio. La temperatura dell'acqua è sui 20C° ed una muta primaverile è tutto quello che serve. Arriviamo alla fine di una splendida mareggiata appena in tempo per surfare Cabo Ledo ad altezza testa e l'onda di Buraco, una delle sinistre più divertenti che abbia mai trovato. Quando la mareggiata è consistente le onde riescono ad entrare nella baia e Buraco regala corse lunghe oltre duecento metri. L'onda passa vicinissima alla spiaggia e molte volte la pinna tocca la sabbia quindi bisogna tenere una linea alta e sfruttare la faccia dell'onda senza mai arrivare alla base. La mareggiata cala e dopo un paio di giorni spesi a mappare possibili spot, torniamo in capitale per controllare le previsioni internet. Agosto è il mese più consistente per le onde infatti le mappe mostrano che in capo a due giorni una nuova mareggiata raggiungerà la costa. Questo ci lascia due giorni per esplorare suoni e luci di Luanda nel bene e nel male. Il posto dove trovare rifugio dal traffico e dalla spazzatura è senza dubbio il quatriere attorno Luanda Harbour. La notte, quando le luci dei bar si accendono, la baia mostra tutto il suo lato pittoresco. Il quartiere chiamato 'La Ilha' è una striscia di sabbia stipata di ristoranti. Nelle sere di weekend il posto pullula di vita mostrando la faccia spensierata di questa nazione. La vita notturna è frenetica e trecento anni di dominazione portoghese mischiati alle influenze locali hanno creato un'atmosfera a metà tra lo stile latino e i colori africani. Sapendo che domani il mare sarà piatto, ci abbandoniamo ai suoi ritmi fino all'alba. Viste le condizioni previste torniamo verso Sud per esplorare gli spot visitati i giorni precedenti, molti dei quali sconosciuti anche ai surfisti di luanda. La nuova mareggiata arriva in perfetto orario ma dimostra di avere una angolazione eccessivamente meridionale. Le onde non focalizzano sui point e solo alcune srotolano pulite fino all'inside. Continuiamo l'esplorazione: l'Angola è la terra delle onde sinistre ed infatti scopriamo una piccola Ulu Watu a 75km da Cabo Ledo. Quando Bizuka prende la prima onda tutto il paese si raduna sulla collina facendo un tifo da stadio. Pare una scena di Endless Summer e come nella vecchia pellicola tentiamo di far divertire i locali e di surfare più onde possibili. Dopo cinque giorni di strade polverose e di piccoli villaggi decidiamo di tornare verso Cabo Ledo visto che la mareggiata sta di nuovo calando. Prendiamo casa di nuovo nei bungalow di Queiro's e un giorno decido di arrampicarmi sul cliff dietro casa per vedere cosa ci sia sull'altro lato della baia. Le onde che piegano attorno al point rompono sull'altro lato producendo una lunga e tubante sezione alta almeno un metro. E chissà com'è con onde più grosse! Dopo aver guidato per giorni nella polvere scopriamo l'onda migliore proprio dietro casa! Passiamo gli ultimi due giorni a spassarcela su queste divertenti onde finchè tutta la forza della mareggiata si spegne. In due settimane abbiamo surfato due mareggiate diverse in almeno otto spot diversi. Per ognuno di noi l'Angola ha significato qualcosa di importante: per Nuno e Bizuka è stato un ritorno alle origini guidato dall'amore per la propria terra. Per me, a trent'anni da quel primo viaggio, è stata una presa di coscienza che esiste un futuro anche dopo la peggiore delle guerre.


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