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SKELETON COAST

a cura di Stuart Butler Condividi SurfNews

La nebbia cala pesante e fredda su queste lande selvagge. Sarebbe difficile, pur cercandolo per i quattro angoli del mondo, trovare un luogo che più di questo somigli alle regioni infernali. Un brivido di paura sale al cuore incontrando, per la prima volta, tanta desolazione. Preferirei morire che essere confinato qui.

Charles John Anderson ' Esploratore svedese

Ed è in questa landa desolata che raccogliamo Albert, un autostoppista diciassettenne al suo secondo giorno di marcia attraverso il deserto. Albert procedeva allegramente senza acqua ne cibo verso casa della mamma, 300 km lontano e avrebbe continuato il suo viaggio a piedi attraverso se non gli avessimo dato un passaggio noi. Come i dodici scheletri decapitati trovati in spiaggia, come la ragazzina fatta a pezzi in angolo della capanna, come i corpi trovati semisepolti a lato della strada, come i cadaveri decapitati sulla spiaggia la morte di Albert sarebbe divenuta uno dei tanti misteri di questa costa. Una delle tante tombe solitarie sparse per questo inferno.

Il deserto del Namib coi suoi otto milioni di anni, è il più antico del mondo. Una terra di forti contrasti divisa tra freddo e caldo, quiete e bufera, orizzonti limpidi e fosche nebbie. Il caldo, il freddo e le enormi distanze rendono questo deserto uno degli ambienti più ostili all'insediamento umano. 'Costa dell'Inferno', 'Costa degli Scheletri', 'Costa dei Teschi', 'Cimitero delle Navi', nonostante i cupi nomignoli datigli dagli esploratori, questo tratto di Africa è uno degli ambienti naturali più particolari e fragili al mondo. Sulle sue spiagge pinguini ed anitre si contendono il cibo e non è raro sentire i latrati delle iene intente a sbranare cuccioli di foca lasciati incustoditi tra le rocce.

Nonostante la rigogliosissima ed invadente fauna, tutta la vita di questo deserto dipende da una piccola pianta del deserto. Il suolo infatti è tenuto lettralmente assieme da enormi distese di licheni che impediscono alla poca terra presente di essere spazzata via dall'insistente vento. E' questo il primo anello della catena biologica del Namib: di licheni si nutrono altre piante e di queste i tanti erbivori che intravediamo a pochi metri dalla spiaggia. I danni portati dall'uomo (coi pneumatici delle jeep per esempio) a questo ecosistema sono praticamente irreversibili ed interessano tutte le sue creature dagli scarafaggi ai leoni. Il deserto del Namib può supportare un numero molto ristretto di esseri viventi, siano esseri animali o visitatori umani. Questo territorio però, anzichè essete protetto, è stato a lungo dilaniato da compagnie estrattive, piani di sviluppo portuale, pesca incondizionata e tanta cattiva gestione politica. Pozzi arrugginiti e cadenti, montagne di sassi a lato di enormi cave: nel deserto sono ancora visibili le cicatrici lasciate dai patetici tentativi dell'uomo di dominare quest'area. Oggi i vecchi pozzi abbandonati ospitano chiassose famiglie di cormorani e le vecchie miniere di diamanti sono territorio degli sciacalli. A prima vista sembra che il deserto abbia avuto la meglio ma ad ogni nuovo piano di 'sviluppo' la minaccia ritorna più pericolosa di prima. Se progetti come quello di Mawe Bay verranno portati avanti, la Skeleton Coast rischierà di morire veramente.

Dopo aver attraversato svariati deserti, dal Sahara al deserto del Makran in Pakistan posso affermare che questa piana di sassi e licheni è ben lontana dall'idea di spazio vuoto che comunemente associamo al deserto. Un incredibile varietà di animali ha letteralmente colonizzato quest'area rendendo il Namib, il deserto più di vitale al mondo.

L'acqua indispensabile a tutte queste creature viene dalla fredda e ricca corrente di Benguela che, risalendo le coste africane dall'Antartide, spinge quotidianamente grosse masse d'aria umida fin nell'entroterra. Alcuni letti di fiumi asciutti tagliano il deserto come autostrade naturali e vengono utilizzati dagli animali per i loro spostamenti. Grazie alla vegetazione quasi lussureggiante queste vie verdi, rendono il la costa accessibile ad un'incredibile varietà di animali provenienti dall'interno. Elefanti, antilopi, rinoceronti, giraffe ed occasionalmente anche leoni, nonostante indatti alla vita nel deserto trovano qui refriggerio e cibo. Gli elefanti si sono adattati meglio degli altri alla vita nel deserto. La mattina è possibile vederli mentre si divertono a scivolare lungo le alte dune di sabbia rossastra appena dietro la spiaggia.

Cercare onde in questa strana terra è l'obiettivo della nostra missione. Guardandola sulla mappa, la costa della Namibia sembra perfetta. Perfettamente angolata a Sudovest, riceve le mareggiate dall'Atlantico Meridionale, uno dei mari più turbolenti al mondo. Sulla mappa si scorgono infiniti possibili point e lunghissime spiagge esposte. La Namibia nasconde onde incredibili, il problema, come sempre, è trovarle. La Skeleton Coast costituisce il cuore selvaggio del deserto ed è quasi completamente priva di strade. Questa costa è il cimitero delle barche quindi escludiamo a priori la possibilità di spostarci via mare. Il mezzo migliore sarebbe un aereo superleggero ma dobbiamo accontentarci della classica auto a noleggio limitando non poco il nostro raggio d'azione. Le nostre aspettative verso questo tratto di costa e le sue onde non vengono certo disilluse. Dopo aver accompagnato Albert a casa della madre nella piccola città di Swakopmund proseguiamo verso Nord attraverso altra desolazione ed incappando di tanto in tanto, in qualche spot di qualità. La Skeleton Coast è costituita da lunghe spiagge e basse colline sferzate da un mare scuro e minaccioso. La varietà degli spot è impressionante, da piccoli puliti point a potenti e succhiosi beach-break, tutto quello che un surfista cerca è qui. Il paesaggio costiero è monotono. Delle decine di accessi al mare che controlliamo, alcuni conducono a brulle spiagge battute dal vento gelido, altri svelano vere e proprie gemme. Sulla spiaggia, tra centinaia di conchiglie e pietruzze colorate non è raro vedere pellicani che si puliscono le piume ed uccelli marini tra i più vari. Furono proprio le pietre e la sete di ricchezza a spingere gli esseri umani qui all'inizio del secolo. I primi esploratori, superate le difficoltà del viaggio, trovarono diamanti a palate alimentando il mito di pericolo e ricchezza legato a queste coste. Anche se le insistenti mareggiate hanno provveduto a far sparire le carcasse dei primi sfortunati battelli, sono molti i pennoni arrugginiti e le carcasse che ancora sbuffano qua e la tra le onde in attesa di essere definitivamente digerite dal mare.

Le navi che negli ultimi cento anni hanno terminato la propria corsa sulle secche nella Skeleton coast sono moltissime ed il nomignolo di 'Cimitero delle Navi' è certamente appropriato. Anche se, con lo sviluppo delle comunicazioni, i disastri in mare sono molto più rari, oggi come in antichità le onde ed il vento custodiscono gelosamente gli approdi aggiungendo ad ogni mareggiata nuove tombe a questo cimitero sottomarino. Il naufragio recente più spettacolare fu quello del 1942 quando, nel tentativo di soccorrere l'equipaggio della Dunedin Star, la guardia costiera perse una barca da salvataggio, un aereo appoggio ed un convoglio mandato via terra in soccorso ai superstiti. Una avventura da far invidia al più fervido regista di Holliwood!

Le fresche acque atlantiche sono ricchissime di plancton e quindi di pesci e sono molte le flotte di pescherecci e le imbarcazioni private che ne approfittano. Controllando le onde un pomeriggio ci imbattiamo in un gruppo di pescatori allegramente intenti a lanciare in mare brandelli di un piccolo squalo catturato la mattina stessa. Incuriosito mi avvicino per capire meglio e chiedo cosa stiano facendo.

'Stiamo pescando squali e questi brandelli di carne sono le nostre esche.' Mi anticipa il pescatore. ' E ne avete presi molti!?' Domando temendo la risposta 'No, non molti, abbiamo pescato tutta mattina e ne abbiamo presi solo tre e piccoli. Il più lungo non raggiungeva i tre metri' Ed io tentando di sembrare rilassato: 'E dove li pescate?' 'Vedi dove rompono le onde la fuori? Ecco, li il reef diventa profondo in pochi metri e di squali ce ne sono a centinaia'.
Dopo queste sconvolgenti rivelazioni decidiamo di non parlare più ai pescatori prima di entrare in acqua. Acqua gelida, venti impetuosi, onde grosse ed imprevedibili e la presenza costante degli squali: tutto lungo questa costa sembra fatto per impaurirti. Campeggiare all'aperto non è nulla di piacevole poichè la sera, la temperatura si abbassa sensibilmente ed una coltre di densa nebbia avvolge la fascia costiera lasciandoti più che mai in balia degli animali.

Proseguiamo verso Nord fino a Cape Cross, l'onda più famose della Namibia che attira molti surfisti ogni anno. Cape Cross è un'area surf di tutto rispetto che racchiude in 2 km di costa tre onde sinistre di ottima qualità. L'inclinazione della costa garantisce agli spot riparo dai venti meridionali pur permettendo alle onde di entrare indisturbate. Ovviamente l'onda più esterna nella baia è quella ad attivarsi per prima. Si tratta di un lungo muro lento con qualche sezione appena più ripida in verità non molto invitante. Il point centrale produce una veloce e corta sinistra ma il vero gioiello della baia è la terza onda, quella più interna. Nonostante sia riparata rispetto al point esterno, questo spot rompe con una consistenza incredibile. L'onda alterna sezioni potenti e lavorabili a lunghi tubi veloci. E' veramente un'onda da sogno anche se molto affollata. Non fraintendetemi, non sono tavole o body board quelli che vi droppano ma foche!

Gli spot di Cape Cross sono un santuario naturale. 250 mila foche hanno scelto come casa questa baia formando la colonia più numerosa dell'emisfero meridionale. Comunemente le foche preferiscono surfare il point esterno dove in centinaia si droppano amichevolmente. Surfare tra loro è assolutamente impossibile ed anche vietato. Impariamo dalle guardie del parco che in passato un gruppo di surfisti ha provato a surfare proprio in mezzo alle foche impaurendo l'intera colonia. Grazie a questo gesto stupido ed irrispettoso le autorità del parco hanno proibito il surf anche sul point centrale che fino a poco tempo fa era invece accessibile.

Così ci 'accontentiamo' del point interno che ci regala session indimenticabili fin dalla prima sera. L'onda inizia con una facile partenza ma si irripidisce subito incontrando il reef fino a trasformarsi in un veloce tubo. Nella sezione successiva la massa d'acqua aumenta di spessore e l'onda diviene più potente. Mentre lavori la parete, sinuose ombre nere seguono la tua scia. Fortunatamente sono foche e non squali: dal canale ti guardano surfare con la testa fuori dall'acqua e ti fanno dimenticare le insidie di questo mare. Le foche infatti vengono predate dagli squali ed è questa la causa di tutte le ossa risputate dal mare sulla spiaggia. Oltre che dagli squali le foche vennero predate anche dagli sciacalli, dalle iene e, in passato, dall'uomo. Lo stesso edificio che ora accoglie la Cape Cross Lodge (guest house ritrovo dei surfisti gestito da Dillon, un surfer di Cape Town) per anni venne usato come mattatoio per le foche, uccise a bastonate per le pelli fino a non molto tempo fa.

Lasciamo Cape Cross puntando ancora verso Nord, verso onde meno note. Tra i sobbalzi della jeep intravediamo un oggetto a lato della strada. Quando lo raggiungiamo mi accorgo essere una tomba. A lato della lapide ossa di animali sparse ci ricordano tutte le anime, strappate alla vita da questo posto. La lastra è nuova ed al centro di una solida croce di legno si trova una foto che da sola riassume la nostra esperienza nel deserto del Namib. E' la foto di un uomo che mi guarda accennando un sorriso, è la faccia di uno dei tanti che non è più tornato da qui. Nei suoi occhi rivedo tutti i pericoli di questo posto ed è qui che facciamo inversione di marcia per tornare.

Many thanks to Oceansurf Publications, www.oceansurfpublications.co.uk and Local Surfer, www.localsurfer.co.uk for providing support and Dillon at the Cape Cross Lodge, www.capecross.org. For the best accommodation and food on the Skeleton Coast.

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