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TURCHIA

a cura di Antony 'Yep' Colas Condividi SurfNews

Che ci crediate o no, sparpagliati tra le terre emerse esistono sul nostro pianeta, circa trenta mari. Tra questi, uno dei più misteriosi e sconosciuti è il Mar Nero.

Questo grande bacino, generalmente è considerato una via di mezzo tra un lago d'acqua dolce e un mare aperto dalle caratteristiche quasi oceaniche.
In luoghi come questo dovremo adottare la tecnica dei surfers dei Grandi Laghi americani per trovare onde. Ci sposteremo analizzando soprattutto le condizioni del vento locale. Non tutti sanno però, che nei laghi le regole base del galleggiamento dei corpi, subiscono sensibili variazioni. Nell'acqua dolce, infatti, galleggiare è più problematico, in poche parole il peso aumenta sensibilmente e bisogna adattare la tavola a queste condizioni!

Il Mar Nero è due volte meno salato dell'oceano, chi desidera surfarlo ne deve tenere conto. Io, che sono tra gli interessati, non ho cercato una tavola dal volume esagerato, ho semplicemente preferito un longboard alla mia solita shortboard da 6'8''. Un vecchio nove piedi che avrei potuto anche regalare ad eventuali surfer locali. Parlando di attrezzatura è bene chiarire che immergersi nel Mar Nero in Dicembre significa indossare tassativamente la muta invernale con calzari, guanti e cappuccio. Per proteggermi dal freddo pungente, mi sono consultato anche con Franck Vidal il guru del neoprene di Rip Curl Europe. Franck, che vende mute ai norvegesi che surfano con l'acqua a 3°, mi ha consigliato l'ultimo ritrovato realizzato con la Slick Skin Technology. Tenete comunque presente, che quando fa veramente freddo, bisogna fare attenzione alle estremità del corpo. La testa, le dita delle mani e dei piedi sono le spie che ti suggeriscono quando è ora di uscire dall'acqua. Naturalmente il miglior periodo per surfare questo mare è senza dubbio quello invernale, quando perturbazioni e tempeste conoscono la frequenza maggiore. Noi abbiamo scelto il periodo tra novembre e dicembre, prima che le temperature invernali diventassero polari.

La prima volta che ho sentito parlare di Mar Nero e onde era il 1998 mi trovavo a Lisbona. Un gruppo di surfisti bulgari mi aveva raccontato di onde oceaniche che abitualmente surfate nella loro nazione. Vivevano a Sofia, e quando un loro amico pescatore di Varna li avvisava, si facevano sette ore di treno in notturna per raggiungere la costa. Purtroppo non avevano foto da mostrare, ma uno di loro, tale Nicolay era convinto che le onde raggiungevano anche i 4 metri!

Nonostante i loro racconti ho scelto la Turchia come meta del mio viaggio: con i suoi 1.400 km di costa esposti alle frequenti mareggiate da nord, è sicuramente la nazione più adatta ai cacciatori d'onda lacustri. Osservando la cartina della Turchia, salta all'occhio come la penisola di Sinop a circa 700 km da Istanbul, sia un delle zone più adatte per il nostro tipo di ricerca. La sera in cui siamo arrivati, potevo già sentire il suono delle onde che frangono in totale assenza di vento! Il meteo aveva annunciato una perturbazione da ovest della durata di due giorni ma purtroppo un forte vento offshore da sud est, che ha soffiato per tutta la notte, ha placato le acque. Ho subito realizzato che ero 24 ore di ritardo al il mio primo appuntamento con il Mar Nero e le sue onde! Nessun problema, sarei tornato qui due settimane più tardi.

Ci siamo così spostati nella zona di Kalesi, caratterizzata da castelli e fortificazioni antichissime testimoni di 4000 anni di storia. La costa a nord delle mura cittadine sembra offrire un fondale adatto a grosse mareggiate, il problema è quello di evitare la spazzatura che i 30.000 abitanti sono soliti depositare da queste parti. Ho potuto comunque costatare che la sinistra di Kalesi ha un grande potenziale, come i numerosi beach break vicini. Nel giorno più grosso, il mare mi ha regalato una session con onde sopra il metro. Il tempo non era dei migliori, pioveva forte, ma nonostante ciò sulla spiaggia si erano radunati numerosi giornalisti di televisioni e giornali locali. Pur consci della potenza delle loro onde, e pur avendo visto il surf in tv, tutti erano veramente stupiti da ciò che stava accadendo.

In questo mare imprevedibile, tormentato da brevi mareggiate, è assolutamente necessario controllare venti e mari 24 ore su 24 per poterne anticipare le mosse e farsi trovare al punto più adatto nel momento giusto. Le previsioni in rerte mi hanno fornito un prezioso aiuto.

A 15 km da Sinop, sulla parte ovest della penisola e nel punto più a nord della Turchia, si trova Ince Burun il punto più esposto del Mar Nero. Ince Burun si presenta come una zona ripida e scoscesa, ma verso sud si apre in una serie di spiagge e point per tutti i gusti. Nonostante i bassi fondali, le onde si srotolano dolcemente, offrendomi la solita misura in uno scenario bucolico senza pari.

La striscia di costa tra Sinop ad Istanbul era meglio conosciuta nella Grecia Classica come Paflagonia e si estende per diverse centinaia di chilometri. Il paesaggio è suggestivo: le montagne dalle cime innevate sono ricoperte da foreste che offrono all'occhio del viaggiatore uno spettacolo dai colori autunnali. Le mareggiate che investono questa zona provengono da Nord, Nord/Est e le città più grandi sono chiuse da un lungo lolo a L. Perché pensate che le autorità turche spendano un mucchio di soldi per rinforzare le foci dei fiumi? Per vie delle mareggiate! I 325 km che separano Amasara da Sinop sono una vera delizia per un surf roadtripper!

Dopo infiniti tornanti si arriva in cima a Kapisuyu che significa 'porta sull'acqua'. I turisti solitamente vengono qui per ammirare lo spettacolare panorama dell'antico tempio di Zeus sullo sfondo della baia. Da qui è facile capire la morfologia della costa e scorgere il point proprio di fronte alla foce del fiume riparato dalla grigia scogliera, altri beachbreak e una bella sinistra sul lato ovest della magica baia.

Mappo tutta la zona da questo punto rialzato. La cosa strana è che i ragazzini del villaggio vicino, non hanno fatto una piega di fronte alle nostre tavole e alla nostra attrezzatura. Il villaggio ci è sembrato come addormentato e l'unico segno di vita sono alcuni lavoratori che sorseggiano una tazza di te. I turchi non sembrano particolarmente interessati allo sport, eccetto al calcio, e l'unico 'sport' acquatico che praticano è il pedalo che da queste parti è una novità. E' difficile vedere barche a vela nelle baie, ma vi è invece una comunità di windsurfer a Bodrum (www.surfturkiye.com) sulla costa Mediterranea. Nessuno mi ha mai chiesto la tavola, neanche per provarla. Ho quindi capito che i turchi non sono affatto gente di mare, il surf tarderà ancora prima di attecchire da queste parti. L'acqua fredda certo non incoraggia i locali a provare.

Dopo la prima swell, il Mar Nero si è quasi addormentato, così decidiamo di prendere il traghetto veloce che collega Yalova ad Istanbul. Yalova è un paese situato sul Mar di Marmara, un piccolo mare tra il Bosforo e i Dardanelli, i due stretti che fanno da cordone ombelicale tra Europa e Asia. Yalova è rinomata per la nebbia. Immaginate di vivere tutto l'anno immersi in una coltre biancastra con visibilità massima di 500 metri! Questo fatto crea non pochi disagi. Per esempio il traghetto veloce che arriva da Istanbul ogni due ore è difficile da avvistare se non quando è molto vicino all'attracco e lo copre di spruzzi. Questi traghetti sono i più veloci tra quelli che solcano il Mar Nero e trasportano le persone fino alle costa mediterranea. Hanno una lunghezza di 60 metri, pesano più di 700 tonnellate e viaggiano ad una media di 25 nodi, ma sono capaci di raggiungere anche i 32 quando non sono appesantiti da troppe automobili. Questi dati ci fanno capire quale tipo di scia e di onde sono capaci di causare al loro passaggio. Le onde dei traghetti non sono proprio puntuali, ma sicuramente più facili da prevedere rispetto alle mareggiate 'naturali'. Tutti i giorni dalle 8.45 alle 16.45 si può surfare 5 volte grazie alle onde del traghetto. Il mio nove piedi, si rivela essere il miglior attrezzo per surfare queste onde un po' flosce, ma divertenti. Una schiera di ragazzi del posto mi guardano sbalorditi!

Ho scoperto diversi spot lungo la costa, e sono rimasto sorpreso dal fatto che le onde si formano a parecchia distanza dalla riva. Il più bello spot della zona, si trova ad ovest del molo principale, nei pressi della foce di un piccolo fiume. A ridosso del promontorio rompe una docile e bella destra. Ora la temperatura dell'acqua è di 10°, non certo tropicala. La stagione migliore per surfare le onde del traghetto è sicuramente l'estate. Non solo perché l'acqua raggiunge i 25°, ma perché le barche aumentano le corse ed è possibile surfare anche otto volte al giorno!

Ho sentito parlare anche di un altro traghetto dalle dimensioni ancora più grosse che passa vicino a Bandirma, località a sei ore d'auto da Yalova. E chissà quante altre rotte e quante altre onde! Mentre la mia mente è impegnata in digressioni nautico surfistiche una mareggiata da nord est colpisce il Mar Nero rovinando i miei piani. E' ora di tornare a cercare onde vere!

Mi sono così diretto a est, verso la Bulgaria e, dopo diverse avventure, ci stabiliamo in una cittadina costiera vicino al confine. Il mattino seguente sono svegliato dal solito suono di mareggiata. Convinti che potessi scovare le onde più grandi verso nord, partiamo verso Limankoy. In seguito ho potuto constatare come la mia intuizione fosse completamente sbagliata. Il destino però ha fatto sì, che dopo sei ore di spiagge e sentieri melmosi, la strada, che sembrava condurci in una tipica località balneare estiva, ci ha invece portato a scoprire un break da favola. Picchi perfetti: veloci destre e lunghe, tubanti sinistre in prossimità della foce di un fiume. Non si tratta di onde propriamente giganti, ma la perfezione della forma e la loro frequenza ne fanno un piccolo gioiello. I set si sono fatti via, via sempre più grossi, mentre la mia ragazza si ibernava lentamente sulla spiaggia nell'eroico tentativo di filmare e fotografare! Una volta raggiunta l'altezza della testa, le onde perdono quella perfezione che mi aveva colpito. La session serale con onde di 4 piedi è invece stata perfetta. Sinistre che si rotolano per cinquanta metri, stormi di uccelli nel cielo terso e qualche barca sulla line up che probabilmente aspetta il suo carico di legname. Il giorno dopo le onde resistono ancora, ed è ancora possibile surfarle nonostante la misura quasi dimezzata. Ci spostiamo più a sud visitando altri villaggi costieri, come il piccolo e pittoresco Kiyikov, dove scopro altre potenziali onde.

Un paio di dritte per chi volesse intraprendere un viaggio da queste parti: contrattare sempre il prezzo della camera d'albergo, ricordarsi che gli alcolici vengono venduti solo nei 'Tekel', dei tabaccai che vendono anche vini e naturalmente tenere sempre d'occhio internet, indispensabile per prevedere le mosse del mare!

Il nero non è sempre il colore della morte e della piatta. Se proprio foste veramente sfortunati munitevi dell'orario dei traghetti. Sicuramente non avranno una puntualità svizzera, ma il divertimento questa volta è sicuramente garantito!


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