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IL TESORO DELL ISOLA

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

Durante i mesi di preparazione, Dustin Humprey, staff photographer di Transworld Surf mi confessa di avere un obiettivo ben preciso: realizzare il miglior servizio sulle onde italiane mai apparso su riviste americane. Con un obiettivo così ambizioso, la pianificazione del viaggio gioca certamente un ruolo fondamentale ma quello che Dustin non sa è che nel Mediterraneo, la panificazione migliore è la flessibilità programmata. Il piano che gli propongo, in buona sostanza, consiste nel non averne uno ben definito ma piuttosto nell'essere 'flessibili', cioè pronti a muoverci in qualsiasi momento verso qualunque destinazione prometta onde.

Il momento di partire scatta poche ore dopo l'arrivo di Saxon Boucher, Jon Rose e D.Hump a Roma. Sotto la benedizione metereologica della redazione di SurfNews decidiamo di imbarcarci per la Sardegna, intenzionati a surfare in costa Est le prime onde del trip. Sebbene nell'immaginario del surf italiano la costa orientale non goda della stessa considerazione di quella occidentale, il potenziale di onde e di spot che offre è sorprendente. La mattina di buon ora siamo già in acqua su divertenti destre che frangono in una baia incastonata nel granito. La spiaggia deserta è impreziosita da una odorosa selva di pini marittimi. Dopo la frenesia dell'alta stagione, gli abitanti si godono, nel meritato ozio, il caldo torpore delle giornate autunnali. Dustin ed un solitario pescatore sulla riva, si crogiuolano al tiepido sole del mattino. I ragazzi sono entusiasti: in meno di ventiquattro ore hanno visitato il Colosseo, ammirato il panorama di Roma dalla sommità della Cupola di San Pietro, assaporato i piatti più gustosi della cucina mediterranea e surfato le loro prime onde in Italia'niente male come inizio!

Dopo aver esplorato gli spot verso Sud, lungo un ampio tratto di costa, un nuovo consulto meteo suggerisce di proseguire verso Cagliari, dove per domani è attesa una consistente sciroccata. Nel frattempo il vento da Est che ha soffiato per tutta la giornata di ieri ha girato a Nordest ed è notevolmente aumentato di intensità, rendendo impraticabile la costa orientale. In un paio d'ore siamo al Vallifuoco Surf Shop, dove il leggendario Antimo ci accoglie con una gradita sorpresa: dal monitor del suo computer ci mostra le ultime immagini provenienti dalle webcam disseminate lungo la costa occidentale, nelle quali riconosciamo le inconfondibili sagome delle onde pennellate da un leggero vento da terra. Dopo le doverose foto ricordo ci dirigiamo ad ovest in direzione Iglesias ed in poco più di un'ora raggiungiamo Buggerru e la spiaggia di San Nicolò. Un caldo sole e l'acqua cristallina fanno da cornice ad una bella session con onde altezza della testa. Dustin ci raggiunge sulla lineup per fare qualche scatto dall'acqua. Jon e Saxon individuano subito un picco che focalizza la mareggiata al meglio producendo ripide destre e lunghe sinistre. Se la foto di copertina dello scorso numero di SurfNews (n.44, SurfGuide) vi ha incuriosito, sappiate che è stata scattata durante questa session. Poco prima del tramonto è Portixeddu a regalarci l'ultima sorpresa della giornata sotto forma di onde liscissime che ci tengono occupati fino a buio. In un piatto di ottimi spaghetti con la bottarga di muggine troviamo la pace dei sensi, mentre una buona bottiglia di mirto ci augura definitivamente la buona notte.

La mattina seguente un forte vento di scirocco ci sveglia scuotendo le finestre. Ci mettiamo in marcia di buon ora di nuovo in direzione Cagliari, dove una mareggiata da Sudest ha già attivato tutti gli spot del Golfo, da Chia a Villasimius. Saxon, Jon e Dustin faticano un po' ad abituarsi ai frenetici spostamenti che di volta in volta ci troviamo ad affrontare per andare incontro alla swell, ma accettano di buon grado i lunghi tragitti in macchina fiduciosi nella ricompensa che, puntualmente, li attende dietro l'angolo. Ancora una volta è grazie ad Antimo se ci troviamo nel posto giusto al momento giusto: Il Convento è una sinistra lunga e potente il cui picco rompe su di un lastrone di roccia semiaffiorante mentre la parete prosegue la sua corsa passando a pochi metri dalla riva. La misura e la consistenza della serie ne fanno un'onda impegnativa: sia Saxon che Jon danno spettacolo in questa prima session 'pubblica' per la gioia dei locali che salutano ogni manovra con una vera e propria ovazione. Quando nel pomeriggio il vento gira da Sudovest è l'istinto di Dustin a portarci sul lato opposto della baia dove, a ridosso di un una torre moresca e di fronte a rovine di epoca romana, rompe una destra splendidamente lisciata dal vento offshore e, per la gioia dello stesso Dustin, rischiarata da una luce dorata. I ragazzi sono stupefatti di fronte alla bellezza ed alla particolarità dei luoghi e dei paesaggi nei quali si trovano a surfare. La sera, a cena, le loro parole tradiscono l'emozione per le sensazioni uniche che, a detta loro, solo il surf nel Mediterraneo può regalare. Un cambio di direzione del vento scandisce l'inizio di un ennesimo spostamento: Sudovest è la previsione per i prossimi giorni ed è anche la nostra prossima meta. Raggiungiamo casa di Riccardino quando ormai è buio. Su questa 'isola nell'isola' le giornate autunnali scorrono scandite dai ritmi della pesca, della riparazione delle barche e dalle tradizioni culturali Sardo-Liguri.
Casa di Riccardino diventa subito casa nostra, grazie anche alla fantastica vicinanza a due fra le onde più belle della Sardegna. Oltre ad un panorama meraviglioso, la destra ci regala magiche session per svariati giorni. Ad ogni uscita in mare Dustin inventa un angolo nuovo dal quale puntare il suo 600mm. Da parte loro Saxon e Jon sono allo stesso tempo euforici e confusi da tanta abbondanza:

'Ci avevi detto di prepararci a lunghi periodi di piatta prima di venire'
mi dicono una sera fra le risa generali,
'e invece sono dieci giorni che surfiamo di seguito! Siamo distrutti!'.

L'ironia di Saxon è esilarante ed unita al suo sorriso contagioso ne fanno un compagno di viaggio ideale in ogni situazione. Ne ha davvero per tutti, nessuno escluso, anche se il suo pezzo forte è prendere in giro se stesso. Saxon dà l'impressione di non prendersi mai troppo sul serio, è consapevole di avere un talento per il surf ma lo sminuisce con autoironia, '..riesco a stare in piedi su una tavola abbastanza a lungo perché qualcuno scatti una foto' questo è il mio lavoro!'.

Jon al contrario è un ragazzo più riservato e riflessivo, anche grazie al percorso interiore che ha compiuto di recente. Dopo anni di totale dedizione al circus della scena professionistica Jon si è ritrovato ad un punto nel quale ha avuto la sensazione che alla sua vita mancasse qualcosa. E così un bel giorno si è lasciato alle spalle la vita di Laguna Beach ed è partito per un viaggio on the road in giro per l'America a bordo di un furgone, con un amico ed una macchina fotografica al seguito, ricercando una 'interiorità' che fino ad allora sentiva di aver trascurato. Il libro Towards Miles è il risultato di questo vero 'pellegrinaggio' durato vari mesi. In questo bel libro fotografico ed epistolare, Jon ha ritrovato la spiritualità che aveva perso e, cosa più importante, ha riallacciato il rapporto con il padre al quale sono indirizzate le lettere.

Dopo giorni di costante mareggiata da Sudovest l'arrivo imminente del Maestrale segna l'inizio di un'altra tappa del nostro viaggio. La direzione del moto ondoso e la assenza quasi totale di vento rende Sa Mesa lo spot ideale per la session del mattino. Ripide sinistre rompono di fronte all'isolotto e vanno a spegnersi sul basso tavolato del reef. Il sole accende tutti i colori della laguna e della bassa vegetazione costiera che ricopre le dune, regalandoci una visione che sa tanto di acquerello. In queste tinte tenui ci immergiamo per quasi tre ore finchè il vento del pomeriggio (non ancora Maestrale deciso ma piuttosto un Libeccio leggero) rompe l'incanto. Troviamo poco lontano una piccola baia la cui forma ricorda un anfiteatro. Le alte falesie proteggono lo specchio d'acqua dal vento e dalle correnti del mare aperto, lasciando però filtrare un moto ondoso regolare. Le onde destre sono altezza della testa e lunghe fino a riva. Il fondale che degrada dolcemente, mantiene la parete delle onde ripida fino all'inside. La bellezza della costa e la velocità delle onde rendono questo spot ideale per le foto dall'acqua e, dopo aver scattato qualche rullo dalla spiaggia, Dustin ci raggiunge con la sua attrezzatura subacquea. La sera accettiamo con piacere l'invito a cena da parte di Gianmarco, local della vecchia guardia del Capo, che in una vecchia masseria restaurata a due passi dagli spot ha allestito un comodo Bed & Breakfast per surfisti: un bell'esempio di come la comunità dei surfisti locali abbia saputo trarre beneficio dal turismo surf nella zona del Sinis. Gianmarco (affettuosamente soprannominato Little Dude dalla comitiva) si conquista da subito la simpatia di tutti servendo salamino piccante ed un formaggio locale che fa letteralmente impazzire Saxon e Jon.

L'ennesima bottiglia di mirto dispone delle nostre ultime energie mentre un echeggiare lontano ci annuncia che Sa Mesa sta preparando una bella sorpresa per la mattina.

Quando l'indomani ci affacciamo dalle dune sovrastanti lo spot, la visione della lineup ha un che di mistico. L'oggetto del desiderio è lì di fronte a noi, un treno di onde di colore blu cobalto che avanza spedito e regolare verso il reef situato nella parte settentrionale della baia. Il picco della prima onda si impenna d'improvviso e si abbatte con violenza sul fondale sottostante. E con la prima anche la seconda e poi la terza onda del set danno vita ad un balletto perfetto ed irreale. Il quarto frangente, il più grosso, è una barra unica che si trasforma ben presto in gigante closeout lungo quanto tutta la baia. Il tempo di infilarsi la muta ed una leggera brezza da terra regolarizza una mareggiata che sembra venire da lontanissimo. Mentre Dustin piazza l'obiettivo in cima ad uno scoglio pronto a non sprecare neanche un minuto di questa luce perfetta, Jon apre le danze con un'onda sui due metri: pianta un bottom deciso alla base e sale su verticale, colpisce il lip quattro volte prima di uscire dall'onda nell'inside ed evitare il closeout sul basso fondale. Quando torna sul picco è euforico! Ci racconta di come l'onda si irripidisca avvicinandosi a riva e di come sia facile produrre velocità dopo ogni manovra. La prima onda del set successivo è per Saxon il quale, per tutta risposta, atterra un floater subito dopo la partenza scendendo da un lip alto il doppio di lui e subito dopo libera tutta la sua potenza in un off the lip nel quale, scalciando le pinne della tavola fuori dall'onda, alza una nuvola impressionante d'acqua. Vi assicuro che vederli surfare su onde italiane è un vero e proprio spettacolo. Tre ore volano dentro l'acqua e non ne vogliamo sapere di uscire, tanto più che siamo da soli a godere di tanta grazia. Quando all'orizzonte compare all'improvviso un set anomalo, è Jon a trovarsi in posizione perfetta per un late take off giusto dietro al picco. Di lato lo vedo partire ed infilarsi sotto al lip che gli si avvolge attorno senza sfiorarlo, poi lo perdiamo di vista fino all'inside quando emerge, a braccia alzate, da uno dei più bei tubi mai visti dalle nostre parti.


Di quell'onda più tardi racconterà:

'Avevo visto arrivare un set e lo stavo aspettando quando è arrivata quest'onda. All'inizio mi sembrava sfilasse larga verso il canale, poi d'improvviso ha iniziato a focalizzare formando un picco proprio dove ero seduto io. Ho remato ed ho subito piantato il bordo in parete, quando una cortina d'acqua mi ha avvolto completamente. La seconda sezione era ancora più ripida e cava quindi ho pompato dentro il tubo per tre o quattro secondi ancora finché l'onda non mi ha sputato sulla spalla! D'istinto ho alzato le braccia e gridato dalla gioia, poi mi sono sentito un po' in colpa per quel gesto ma subito dopo mi sono detto 'Hey, aspetta un attimo, sono in Italia, ho preso un tubo in Italia!!'. Proprio perché inaspettato, è stato uno dei tubi più memorabili della mia vita'.

Surfisti di questo calibro sono abituati a surfare onde ben più impegnative di quelle del Mediterraneo, non riesco a trattenere un sorriso di soddisfazione e di orgoglio quando li sento paragonare questa destra all'onda di Soup Bowl a Barbados!

Le condizioni non mutano, e per tutto il giorno Sa Mesa resta avvolta da un'aura magica fatta di sole e set regolari come un orologio svizzero. Il moto ondoso, grazie anche ad una brezza di Maestrale, aumenta leggermente nel corso della giornata, tanto da attivare anche il point di Capo Mannu. E' qui che ci concediamo, assieme ad alcuni locali e ad un gruppo di longboarders australiani, l'ultima session della giornata nella luce ambrata del tramonto.

Mentre osservo le ultime onde di questa giornata girare attorno alla punta e frangere, cerco di tirare le somme di questo trip. La flessibilità è stata una mossa vincente: eravamo venuti in Sardegna per rimanere solo tre giorni ma ci siamo trattenuti per due settimane. Abbiamo surfato tredici spot diversi molti dei quali considerati desueti o minori curandoci di non creare affollamento alle comunità di surfisti locali. Mai una sola volta le onde sono state al di sotto delle nostre aspettative. Poi ditemi se questa non è l'Isola del Tesoro!


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