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ALESSANDRO SERVADEI

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Nome: Alessandro Servadei

Nato a: Ravenna 06-01-73

Vivi a: Ho la residenza a Codigoro (Fe) ma sono cittadino del mondo
Musica: Jazz

Spot: Argentiera, Pontile Forte dei Marmi e area di Livorno

Altri amori: Kite, apnea, snowboard

Sponsor: Curve, O'Neill, Time Out, Phiokka

Incurante di tre costole rotte e dell'esplosione della milza in un wipe-out in Sardegna, nonostante lo sfondamento dell'osso del cranio e successiva ricostruzione in titanio e goretex, in barba alla rottura dei legamenti del ginocchio (in un cut-back) e di un'altra costola (in un floater) Serva guarda al surf ed al futuro in maniera positiva. Se avete frequentato la riviera Romagnola in primavera, la Versilia in estate o la Sardegna in autunno saprete che la sua presenza è sempre gradita ai locali. Il suo furgone è uno spazio aperto in cui due risate ed un piatto di pasta non si negano mai a nessuno. Da veri nomadi del surf, Alessandro, Elena e Ferro sono parte integrante del paesaggio mediterraneo.

Raccontaci di come ti sei avvicinato al mare e di quella fine estate a Marina Romea...

Nel 94-95 facevo il bagnino a Porto Garibaldi (Fe) e una mattina, dopo una mareggiata da una direzione che neanche ricordo, rimasi affascinato dalle onde. Non le avevo mai viste così pulite e stese prima. Quel giorno presi la mia prima onda in un tratto di costa a caso dell'Emilia Romagna, col moscone del salvataggio, senza neanche sapere cosa facevo. Già andavo in snow e come molti a quel tempo decisi di costruire una tavola, assieme ad uno shaper di windsurf locale. Di tavole in vero ne facemmo due ma impiegammo un inverno intero riducendo il mio garage ad una discarica. La tavola che ne uscì non era neanche male, un mini-malibù 8ft che partiva molto presto. Quel Settembre la costa est diede il meglio di sè e cominciammo in tanti a surfare perché fece un autunno memorabile con giorni a Marina Romea che ancora tutti ricordano. Io venivo dai Lidi Ferraresi e Marina Romea con le sue onde e la scena surf mi sembrava il posto più bello del mondo!

Come si è evoluto il tuo gusto per le onde. Come hai deciso di comprare un furgone e partire?

Da anni lavoro in montagna insegnando snow durante la stagione ma quando il surf è entrato nella mia vita ho iniziato a viaggiare sempre di più facendomi amici dappertutto. Rivedere persone care è una forte motivazione allo spostamento per me. Vorrei sempre fare baldoria con la gente che conosco! Sarà che ho un umorismo stupido o una faccia da schiaffi ma non ho mai avuto problemi con nessuno, ne in acqua ne nella vita.

Raccontaci le tappe principali della tua crescita, come ti sei avvicinato all'insegnamento e alla costa Toscana?

La Versilia è un posto splendido che mi ha dato moltissimo. Dal punto di vista del surf poi non è 'ostica' come l'Emilia o altre regioni. E' un luogo ideale specialmente per promuovere il surf tra i più giovani poiché 20cm di onda, ideali per i corsi base, sono garantiti quasi tutti i giorni. Le persone in Versilia poi meritano un capitolo a parte. Sono tutte persone splendide, molto semplici se vuoi ma corrette anche verso il territorio e le sue risorse. Ad esempio, mentre lungo le coste Emiliane i pescatori di frutti di mare si sparano per accaparrasi le vongole, in Versilia 'canolicchi', 'arselle' e gli altri doni del mare sono divisi più equamente, senza tanto egoismo. Anche nel surf, da vent'anni i ragazzi di Viareggio e Forte dei Marmi accettano i tanti visitatori da tutta Italia senza negare a nessuno un saluto o la possibilità di prendere onde. E' una scena molto matura ed è per questo che ci ho passato un paio di estati, insegnando surf nello stabilimento di Ronnie Baldini e facendo baldoria col Gighi, la mia guida spirituale alla Versilia surf. In due stagioni di corsi ho stretto amicizia con tante persone del posto e soprattutto con tanti bambini che vivono in città e ancora oggi mi scrivono lettere su come hanno continuato nel surf. Nonostante le soddisfazioni però non è ancora possibile sostenersi economicamente con questa attività in Italia quindi devo integrare con lo snow.

Parlaci del rapporto col tuo mezzo di trasporto. Cosa comporta avere sempre la casa con sé?

Prima di tutto, se intendi passare lungo tempo in un mezzo di trasporto, devi cominciare a capire quali sono le tue esigenze. Il mio consiglio è di partire da un furgone 'vuoto' e cominciare da soli ad attrezzarlo passando qualche settimana on the road e testando le varie soluzioni. Io ho preso un Transporter e ho cominciato così, con un materasso ed un fornello poi, vivendoci dentro ho capito cosa mi serviva. Importantissima è la coibentazione: che tiene il furgone fresco in estate e caldo in inverno. State molto attenti a che materiale usate per isolarlo, il legno è ottimo ma io ho sbagliato vernice e il furgone all'inizio si saturava di un gas nocivo. Mi svegliavo alla mattina ed avevo la faccia gonfia, ero come ubriaco, mi facevano male gli occhi. Poi Michele Puliti mi ha spiegato che il trattamento del legno all'interno dell'abitacolo era fatto in colla fenolica, un composto che rilascia per oltre trent'anni miasmi nocivi nell'aria. Ovviamente ho subito cambiato la coibentazione! Una volta approntato il van, la cosa fondamentale per resistere lunghi periodi è l'organizzazione degli spazi. Lo so che è difficile chiedere ai surfisti di tenere 'in ordine' le cose ma senza un certo raziocinio la vita diventa impossibile e dopo due giorni impazzisci tra mute bagnate, viveri e vestiti sparsi ovunque. Una volta entrato in sintonia col mezzo è normale desiderarne uno più grande ed è quello che è successo a me! Vivere in van è come vivere in barca, la stessa filosofia nomade e razionale. Ognuno studia le soluzioni più disparate, ad esempio, per non avere mute tra i piedi, la notte faccio passare una catena dentro le maniche e le lucchetto al porta pacchi. Recentemente, con l'ingrandirsi della 'famiglia itinerante' ho dovuto organizzarmi al meglio. Siamo in tre adesso con Elena, la mia ragazza e Ferro, il mio fedele cane che recentemente è comparso anche sulla copertina del dvd di Quiksilver assieme ad Andy Irons! Ho quindi provveduto ad ingrandire lo spazio e ad attrezzarlo con riscaldamento, cucina e una buona coibentazione. Il nuovo van è una suite! Io ed Elena dormiamo sul soppalco adesso mentre Ferro ed il Gighi hanno ampio spazio sotto. Abbiamo spazio per la cambusa e chi mi conosce sa che cucino ottime tagliatelle all'uovo e mi porto i sottaceti della nonna da casa. Avere la casa al seguito cambia il tuo modo di intendere il tempo. Ad esempio adesso dopo una cena pantagruelica con relativa bevuta mi metto a letto dove sono senza neppure pensare a guidare! Pur essendo spesso sulla strada, la mia vita ne ha guadagnato in sicurezza!

Come pensi sia cambiato il surf in italia da quando frequenti le spiagge e gli spot?

Ogni anno cambio idea sul surf in Italia ma trovo promettente la crescita che c'è stata. Siamo in tanti ed è impossibile riassumere in una figura-tipo il surfista italiano. Dipende dalle varie zone, in quelle a maggior frequenza di onde il surf è diventato una cosa normale, c'è il surf come ci sono tanti altri sport ed i surfisti sono persone come le altre, con un lavoro, una vita sociale e non necessariamente sempre in viaggio. Ci sono altri posti in cui, soprattutto per la mancanza di onde, il surf è considerato qualcosa di 'diverso' ed è praticato da persone fuori dagli schemi. Per noi della costa est ad esempio il nomadismo è un'esigenza. Io da anni insegno snow d'inverno e coi soldi passo l'estate cercando onde. Questo ti costringe ad uno stile di vita abbastanza bizzarro ma io odio lavorare quindi faccio di tutto pur di rimanere vicino a ciò che amo.

Racconta di qualche ricordo particolare legato alla magia del surf..

Tanti momenti magici in Italia e all'estero. Uno per tutti capitatomi a Rosignano: Io ed Elena arriviamo nel parcheggio di Lillatro una notte di maggio sperando in una mareggiata da Libeccio. Avevo notato i manifesti del circo Orfei sui muri del paese ma mai avrei creduto di trovare tutta la carovana parcheggiata proprio davanti al famoso spot con tanto di animali semiliberi nel parcheggio. La mareggiata era ancora piccola quindi ci addormentiamo tranquilli ma veniamo svegliati alle 4 dai barriti degli elefanti. Apro il finestrino e vedo che a centro baia le onde sono cresciute dal nulla e rompono perfettamente illuminate dalla luna piena. Il mare sembra mercurio e riflette i raggi amplificando la visibilità. In un'attimo ho tirato Elena giù dal letto e abbiamo raggiunto la line up assieme per non perdere un momento così magico. Le onde erano perfette e tubanti e facili come solo il Lillatro sa essere. Dall'acqua la visuale era irreale, da una parte mare grigio metallico, dall'altra le giraffe, gli elefanti e i rumori del circo. Alle prime luci dell'alba il Maestrale ha cominciato a soffiare rovinando le onde ma lasciandomi uno dei più bei ricordi. L'Italia riserva momenti particolari e splendidi, bisogna cercarli ed avere il coraggio di apprezzarli.

Ringraziamenti:

Ad Elena per tutte le foto che mi scatta e a tutti quelli che mi hanno aiutato in giro per gli spot di mezza Europa!


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