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ANDHRA PRADESH

a cura di Antony \\"YEP\\" Colas Condividi SurfNews

Vizag, Baia del Bengala, India nordorientale, 12 Maggio 2003. Sono in un rickshaw a motore di ritorno da Lawson Bay. Le onde sono sui 4-6 piedi e sulla spiaggia una folla di duemila persone ha accompagnato le nostre corse con grida e risate per tutto il tempo che siamo stati li. Negli ultimi quarant'anni la popolarità dell'Oceano Indiano è cresciuta a dismisura e potrebbe sembrare che ci sia rimasto ben poco da scoprire in questo angolo di mondo ed invece eccoci qui, nello stato del Andhra Pradesh lungo la costa orientale dell'India a surfare onde di qualità e misura più che rispettabili! In prossimità di Vizag, città di tre milioni di anime, rompono almeno sei diversi point-break tutti mai surfati prima. Devo ammettere che la proposta del fotografo John Callahan di esplorare parte della Baia del Bengala mi ha lasciato in principio dubbioso. Dopo il viaggio in Pakistan nel Giugno del '01 e non ero sicuro di voler tornare da quelle parti. Sono sempre stato diffidente verso le 'east coast'. Nell'emisfero settentrionale infatti, le mareggiate si spostano da Ovest verso Est lasciando spesso senza onde le coste orientali. Un check delle mappe meteo e le scoperte della troupe italo-inglese del 2002 nel Tamil Nadu (Vedi SurfNews 36, N.d.R) mi mettono però un po' di coraggio. La situazione meteorologica della costa Est indiana sembra simile a quella della costa Est australiana e mi accorgo che, nonostante sia situata a 17° di latitudine nord, l'Andhra Pradesh, ha buone potenzialità surf. Dopo tutto, le swell che colpiscono l'indonesia devono 'solo' percorrere altri 6000 chilometri piegando verso Est prima di arrivare qui. Alcuni dati segreti carpiti ad un centro di ricerca petrolifera mi confermano che ci sono onde in questa zona e che viaggiano con un rispettabile periodo di 12 secondi. Già immagino di trovare la mia piccola Kirra indiana! Ovviamente serve una certa dose di ottimismo prima di partire per un posto così ma capirete anche che, quando un fotografo del calibro di Callahan ti chiede di partecipare ad un surftrip non puoi certo dire di no. John vive di onde da vent'anni: fu il primo a fotografare molti dei posti che oggi tutti conosciamo. John è appena tornato dalla sua sesta spedizione nelle Filippine, è lui ad aver mostrato al mondo i break di Siargao, l'arcipelago Pinoy e la famosa Cloud 9. Sempre lui ha iniziato nel '98 il mito delle Andamane surfando nello stesso trip anche le vietatissime Nicobare. Oltre ad esplorare luoghi fuori mano come Sao Tome in Africa o il Myanmar, John frequenta da trent'anni gli spot culto del circuito professionistico dalle Hawaii a J. Bay. John ora vive a Singapore, un luogo ideale per saltare su un aereo e rincorrere le mareggiate lungo le coste dell'Asia. E' lui che, dopo aver consultato immagini satellitari, ha scelto l'Andhra Pradesh e la grande città portuale di Vizag come base per l'esplorazione. In caso steste già per prenotare un volo per Vizag, sappiate che questa città, conosciuta anche col nome di Visakhapatnam, ospita uno dei porti più grandi dell'India ed è una delle trentuno città del semicontinente indiano a 'vantare' oltre un milione di abitanti. E' una città cresciuta velocemente: nel 1930 contava solo tremila anime ma ora brulica di navi cargo internazionali impegnate a smistare l'acciao prodotto localmente. Questo sviluppo industriale non ha certo favorito l'afflusso turistico. Nonostante il ministero del turismo la reclamizzi come 'The City of Waves' appena ottomila visitatori stranieri giungono qui ogni anno nessuno dei quali è interessato alle onde. La maggior parte sono businessman incravattati e nella ventiquattrore non nascondono certo una tavola da surf! Nonostante questo, mi sembra strano che la costa di Vizag sia rimasta sconosciuta ai surfisti. Se fate una semplice ricerca in rete vi accorgerete di quanti siti e webcam ne dipingono le onde vergini. L'amore della città per l'oceano è tangibile lungo l'affollatissima Beach Road che tra monumenti a forma di delfino e sottomarini parcheggiati, assomiglia più alla promenade di Durban che ad un villaggio indiano. Da viaggiatore scrupoloso, arrivo in città con un giorno di anticipo sul resto del gruppo. Atterrando a Vizag il vento teso da NE/E conferma le previsioni meteo: c'è un ciclone situato proprio in mezzo al golfo del Bengala. I cicloni sono rari a queste latitudini, se ne verificano circa sei per anno di solito nei periodi Maggio-Giugno o Ottobre-Novenbre. Anche se gli indiani non attribuiscono ai cicloni nomignoli divertenti, queste anomalie meteorologiche causano gravi danni quando toccano terra. Il 29 Ottobre 1999 un super ciclone ha colpito lo stato orientale di Orissa con venti sopra le 160 Miglia orarie. Tra il disinteresse dei media mondiali, 15 milioni di persone restarono senza tetto e oltre diecimila furono i morti. Il ciclone che sto inseguendo io è fortunatamente più soft. Dall'11 al 17 Maggio si è spostato dalle Nicobare verso il Bangladesh garantendo alla spedizione buone onde ma anche forte vento da mare. Nonostante le 36 ore di viaggio e la scarsa qualità delle onde decido di checkare un po' di spot. Dalle foto trovate in rete ho intuito l'esistenza di alcuni point che voglio controllare subito. Convinto della mia fortuna già immagino destre in stile Gold-Coast e vento da terra ma i miei sogni vengono spenti da un forte vento da mare che trasforma la mareggiata in un calderone marron ribollente. Recuperato in aereoporto il resto della troupe ci dirigiamo all'ufficio governativo del turismo e tentiamo di ottenere i permessi per entrare nel Gangavaram Steel Plant nella speranza di trovare onde al riparo del suo lungo molo. Dopo mezza giornata spesa tra vari uffici a stringere mani e a spiegare le nostre ragioni, all'ultimo cortese rifiuto perdiamo la speranza. Siamo di fronte ad un no. Dopo tutto c'è un'intera costa che ci aspetta senza nessun problema di accesso. Anche se le condizioni di quella prima surfata non sono ottimali, subito Lawson Bay fa vedere le sue potenzialità. Questa baia non solo produce le onde più grosse e lunghe dell'intera area urbana ma offre anche una vista che riassume per intero l'esperienza di surfare in India. Oltre duemila piroghe da pesca operano in questa baia creando un continuo e variopinto andarivieni di vele. Dall'alba al tramonto i 'Jalari' (piroghe a vela): escono dalla baia, calano le reti al largo e tornano a riva lasciandosi scivolare con destrezza sulle onde del point. Il nome del villaggio è Jalaripeta: significa 'Villaggio di Barche' in lingua Telagu. Questa tribù è rimasta l'unica ad usare solo barche a vela in Andhra Pradesh. Da migliaia di anni i pescatori hanno a che fare con questo point ma anche se hanno maturato un certo stile nel governare la piroga tra le onde, non mancano i capitomboli in acqua e le scuffiate. I ragazzini invece con le onde si divertono: alcuni surfano con pezzi di legno, altri più ingegnosi riempiono di polistirolo sacchetti di plastica e li usano come rudimentali body-board. Questo amore innato per le onde e una solida base di saggezza marinara spiegano il perchè, queste persone, letteralmente impazziscano al vederci surfare! Urlano come pazzi soprattutto nelle cadute. Il fondale del point e fortunatamente piatto e le poche rocce insidiose sono molto vicino a riva. Nelle due settimane spese qui, il point di Lawson Bay si è dimostrata l'onda più generosa: ha rotto tutti i giorni con onde da tre a sette piedi. Alcuni giorni l'outside non reggeva mentre la sezione interna dell'onda è surfabile. Almeno due onde per set sono sempre pulite ed i bambini non smettono di incitarci dalla spiaggia. Alla fine di una delle migliori session Randy, l'unico ad avere due tavole, impartisce rudimenti di surf ai ragazzini del villaggio sul suo long. Nonostante siamo abituati ad avere al seguito una folla di curiosi ad ogni spostamento, lo stupore dei locali per Shannon, l'unica ragazza del gruppo, fu impressionante. Dovete pensare che nella cultura locale la donna si cura principalmente delle faccende domestiche e quindi vederne una 'camminare' sulle onde per di più 'svestita', desta non poca sorpresa! Sono sicuro che alcuni dei locali abbiano pensato di vedere una sirena! Shannon infatti è una buona surfista. Prende le onde di set e le surfa con grazia e forza fino a riva. Oltre ad essere una buona atleta, Shannon è esperta di shape e design e ha già costruito da sola oltre 150 tavole. Shannon e suo marito Shayne sono una coppia splendida. Stanno assieme da sette anni e assieme hanno esplorato mezzo mondo. Caraibi, Pacifico settentrionale, le isole Vanatu, e l'Oman nel 2000. Il trip alle isole Kuril in Russia è stata l'unica avventura di Shayne alla quale Shannon non abbia preso parte. Anche in questo trip Shayne ha voluto lasciare una sua traccia surfando per primo la nostra seconda scoperta: Mangamari Peta. Arriviamo a Mangamari Peta da Sud girando attorno ad alcune rocce che ci separano dalla spiaggia. La prima visuale è splendida, le onde rompono lungo una spiaggia dorata, a lato di alcune rocce sommerse. Questo spot non regge assolutamente vento da mare ed è solo surfabile in bonaccia completa. La mattina presto le onde sono molto invitanti nonostante la vicinanza con le rocce e le veloci sezioni. Entrando in questa baia le onde perdono gran parte della loro forza ma più fuori, vicino ad uno spuntone di roccia, rompe una tubosa onda che si attiva con l'alta marea. Una volta entrata nella baia però, l'onda, defocalizza e piega rompendo con vento quasi off-shore. Il long di Randy diventa immediatamente la tavola più gettonata. Su alcune onde l'ho visto percorrere oltre 800 metri! Con surfate così lunghe il modo migliore per tornare sul picco è quello di camminare lungo la spiaggia. L'entrata in acqua è facilitata da una piscinetta fonda e riparata che immette direttamente nel break. A differenza dei pescatori 'ecocompatibili' di Jalaripeta che usano solo barche a vela, i locali qui si servono di motori diesel. Mangamari Peta ha qualcosa di speciale, svariate fabbriche di gamberi in scatola costellano il bordo della foresta, alcuni templi fanno capolino qua e la tra le palme e la mattina la linea di marea è piena di escrementi umani. La prima volta che vedi i pescatori accucciati lungo la riva scrutare l'orizzonte pensi siano in meditazione poi se ti avvicini capisci che fanno qualcosa di meno poetico: la cacca. Per fortuna nella line-up non si corre il rischio di incontrare nulla di galleggiante. La marea e la corrente tengono tutto sotto riva quindi attenti nello shore-break! Sulla sabbia in verità si trova di tutto dalle siringhe agli animali morti ai rifiuti industriali. In uno dei tanti check lungo la costa scopriamo un'altra onda. Tenneti Park, appena dopo Lawson Bay è un parco ben curato dalla cui collina si ammirano le onde flettere ed entrare nella baia. La sezione esterna, in assenza di vento, produce un'onda succhiosa e potente. Dopo il veloce take off ed un paio di cut back l'onda entra in una potente risacca. Se prendi l'onda giusta puoi surfare anche 500m. Dopo aver checkato decine di volte i 30 km fino a Bheemili ed aver identificato cinque diversi point-break decidiamo di cambiare area e spostarci verso la città turistica di Rushikonda. Arrivando troviamo una città molto viva, piena di hotel e resort ma con un'onda bruttissima. Le onde rompono troppo lontano e non focalizzano sul point. Per pura combinazione il nostro arrivo in spiaggia coincide con una gara di barche a vela ed i media locali insistono per filmare una dimostrazione di surf. Nonostante le onde siano le peggiori possibili, facciamo i divi davanti alle telecamere giurando che onde così sono ideali per il nostro sport. Grazie a questa bugia siamo scortati in auto ad una celebrazione organizzata dalla città ed un ministro ci stringe anche la mano! Per circa 100 km a Sud di Vizag la costa non presenta nulla di interessante. Una striscia dritta di sabbia interrotta solo da moletti di cemento. La parte più difficile del trip verso sud fu attraversare il centro urbano di Vizag. Anche se vivi in una città europea con tre milioni di abitanti non credo tu possa immaginare un traffico simile! Ci sono meno di 10 semafori in tutta la città e ancora meno poliziotti. La precedenza stradale viene accordata ai mezzi più grandi, veloci e rumorosi. Nei caotici incroci ognuno pensa per sè, dagli autisti di camion alle mucche sacre ognuno cerca di sopravvivere come può in questo girone infernale. Guidare in queste condizioni è impossibile per un europeo. Una guida 'normale' causerebbe sicuramente incidenti. Di sicuro il principale strumento del driver indiano è il clakson ed averne uno potente incute rispetto. Ho visto coi miei occhi quadrupli sorpassi lungo una strada centrale a due corsie! Se in città gli incidenti sono limitati, lungo le strade esterne ogni giorno muoiono decine di persone. Non immagino pensare cosa diventerà l'autostrada Chennai (Madras)-Calcutta una volta terminata! Dopo l'estenuante avventura tra le strade di Vizag decidiamo di seguire verso Nord una swell che le carte WAM prevedono per i giorni prossimi. Il primo accesso alla spiaggia, appena 10 km a Nord, nasconde una piacevole sorpresa. Le potenzialità di Mukkam sono ottime ma tutte le volte che checkiamo lo spot, il vento da mare rovina le onde. La nostra ricerca continua a Sri Kakulam, una cittadina di 'soli' 110.000 abitanti. Dalle mappe nautiche il fondale pare interessante ed infatti troviamo onde di 3-4 piedi tanto lunghe da stancarti le gambe! Nella baia rompe anche una divertente sinistra, un paradiso per goofie in un paese di quasi solo onde destre. Fuori da Vizag le possibilità di turismo sono veramente poche. Le guest house non hanno luce elettrica e senza l'aria condizionata non si può resistere a tanto caldo ed umidità. Preferirei trovarmi nel Sahara in Agosto piuttosto di essere in una città indiana prima della pioggia. In un solo mese in Andhra Pradesh sono morte 790 persone di infarto. Alcuni giorni la temperatura ha raggiunto i 47° sulla costa ed i 52° nell'interno. Le temperature diurne oscillano tra i 35° e 45° e di notte non scendono sotto i 33°! Finchè sei in acqua non ci sono problemi ma appena provi a fare qualcosa a terra il tuo corpo comincia a consumare due litri d'acqua all'ora. In pratica devi idratarti continuamente se non vuoi cadere vittima di colpi di sole. Arriviamo a bere fino a 10 litri d'acqua a testa al giorno. Nel traffico non sappiamo se tenere i finestrini aperti e soffocare nello smog o lasciarli chiusi e sudare a morte. L'India è il decimo paese al mondo per inquinamento, il settimo se consideri solo l'inquinamento dell'aria. Bombay è al top della classifica mondiale delle città più sporche, sicuramente non un buon posto se soffri di asma. Il numero di veicoli a motore è quadruplicato in India dal 90 ad oggi e se consideri che la maggior parte dei mezzi usa sgangherati motori a due cilindri, capisci quanto grave sia la situazione ambientale. La benzina usata in India è di pessima qualità e mentre il primo mondo usa propellenti senza piombo qui, le tipiche Hindustan Ambassador ancora usano benzina normale. La popolazione dell'India oggi è di 1.060.000.000 unità e nel 2030 raggiungerà 1.228.000. A differenza della Cina dove ogni famiglia non può avere più di un figlio, qui non esistono leggi per il controllo delle nascite. Sul fronte dei decessi poi, l'India è soggetta a disastri di ogni tipo causati dall'uomo o dal clima: un esempio per tutti è la fuga di gas a Bhopal che nel 1984 ha ucciso 2000 persone ferendone 100.000. Ogni anno muoiono 40.000 persone solo di morsi di serpente ed in 80 sono annegati a Vizag nell'ultimo anno. Le potenzialità surfistiche tra la baia del Bengala ed il Mare Arabico sono infinite ma se decidi di venire in queste zone devi essere pronto a vedere tanta miseria e a prendere qualche rischio. L'India è un paese che non può lasciarti indifferente, devi però chiederti se sei pronto per un viaggio di questo tipo.

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