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ROB MACHADO

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

Dopo un decennio passato a tempo pieno nel tour professionistico, a ventinove anni Rob Machado sta attraversando, sia nella carriera che nella vita privata, un periodo di
riscoperta delle piccole cose in cui la vita accanto alla sua nuova famiglia ed i viaggi alla ricerca di onde perfette sono la cosa più importante. In questa intervista rilasciata durante il Planet Reef Tour in Italia ed in Portogallo, il freesurfer più carismatico della scena internazionale racconta degli anni
passati in viaggio, la vita accanto alla moglie Patou ed alla figlioletta Rose ed il piacere di viaggiare alla scoperta di nuove realtà e nuove onde. Sempre accompagnato dalla sua inseparabile chitarra e da un paio di tavole da surf.

Rob, com'è cambiata la tua vita da quando, dopo dieci anni di presenza, hai smesso di seguire il tour?

Com'è cambiata la mia vita? E' cambiata in molti modi. Sono passato dall'essere nel tour al non esserlo più, il che equivale a dire che sono passato dal vivere giorno dopo giorno un programma scritto per me da qualcuno e consegnatomi di giorno in giorno al non avere più un programma da seguire. Ora posso fare tutto ciò che voglio, vivo un mondo completamente nuovo fatto di una libertà che non avevo mai sperimentato prima. Finché sei nel tour vivi secondo un programma obbligato che dura tutto l'anno, è piuttosto impegnativo. Oltre al tour ho partecipato anche a molti altri eventi particolari (specialty events come il Billabong Challenge ed il Pipeline Masters, ndr.) il che vuol dire che viaggiavo per nove mesi l'anno, a volte anche di più, e praticamente non ero mai a casa. Ho viaggiato molto e mi è piaciuto davvero. A differenza di molti altri che preferivano tornare a casa fra un contest e l'altro anche se avevano solo una settimana di tempo, io preferivo rimanere o andare direttamente da un posto all'altro, soprattutto perché non sopportavo tutte quelle ore di volo necessarie per tornare a casa e poi di nuovo per raggiungere la destinazione successiva.
A volte preparavo le mie cose sapendo che sarei stato via per molto tempo senza mai tornare a casa, dal Giappone andavo direttamente a G-Land, poi a Bali, in Australia, a Reunion, in Sud Africa e solo dopo quest'ultima tornavo casa per qualche giorno prima di partire di nuovo. Nell'arco di tutto questo tempo le persone con cui viaggiavo di solito tornavano a casa almeno due o tre volte mentre io rimanevo lontano da casa per dei mesi. Da questo punto di vista ho vissuto il tour in un modo diverso e per alcuni versi più facile e penso che mi abbia aiutato perché ho avuto il tempo di rilassarmi fra un contest e l'altro. Tornare a casa e restarci solo cinque giorni per poi ripartire di nuovo non ne vale la pena, io tornavo a casa solo quando sapevo di poterci rimanere almeno due settimane.

Poi, nel giro di un anno hai sposato Patou, hai smesso di seguire il tour ed è nata tua figlia Rose. E' stato difficile gestire questa transizione verso una nuova vita o hai trovato facilmente la tua dimensione?

Non è stato facile, mi sono ritrovato fuori dal tour e per giunta in quel periodo ero anche rimasto senza uno sponsor principale, mia moglie era incinta ed in un anno è successo tutto. Inoltre anche tutta la vicenda per la quale mi sono ritrovato fuori dal WCT è stata abbastanza strana perché nel 2001 mi sono rotto la mano dopo il secondo contest e ho dovuto saltare i tre successivi. Poi, dopo l'undici settembre, il tour è stato interrotto al quinto contest ed ovviamente non avevo i punti necessari per riqualificarmi per il 2002 e non mi è stata assegnata una wildcard per via dell'infortunio. Tutta la vicenda non ha avuto molto senso.

Ci sei rimasto molto male?

Per un po' di tempo si. Poi ho iniziato a rendermi conto che c'è sempre una ragione per le cose che ti capitano, a volte ti ritrovi in delle situazioni dalle quali non riesci a uscire perché non vedi nient'altro che quelle e non trovi il modo di guardarle dal di fuori. Poi, una volta cambiato aria, apri gli occhi su cose completamente differenti, che prima neanche vedevi e sotto questo punto di vista lasciare il tour è stata una vera e propria benedizione.

E' cambiato anche il tuo modo di viaggiare rispetto a quando lo facevi solo per il tour?

Si, è totalmente differente. Adesso viaggio con le persone con le quali mi trovo meglio e vado in posti dove ho veramente voglia di andare. Quando sei nel tour vai ogni volta negli stessi posti, ogni anno dormi nello stesso hotel e mangi negli stessi ristoranti. Dal di fuori può sembrare che giri il mondo ed ogni volta visiti dei posti diversi, ma in realtà vivi una routine che si ripete per ogni destinazione anno dopo anno.

Non pensi che una certa routine aiuti a mantenere la concentrazione nei contest?

Esattamente, quando viaggi ininterrottamente per dei mesi è qualcosa di cui hai bisogno per mantenere la concentrazione. Ora è diverso, viaggio per motivi diversi e soprattutto viaggio con occhi diversi. Quando sei nel tour il tuo unico obiettivo è quello di ottenere dei buoni risultati nelle gare e per fare questo devi pensare ad essere in forma, rilassato ed avere un certo livello di confort ovunque ti trovi.

Che ruolo gioca la musica nella tua vita di tutti i giorni?

Ascolto la musica ogni giorno, ascoltare musica è la prima cosa che faccio quando mi sveglio al mattino. Mi sveglio e accendo la musica, ma non ascolto mai la radio. Di solito mi sveglio prima di mia moglie, mi alzo insieme a mia figlia e ascoltiamo Bob Marley o qualcosa di tranquillo mentre facciamo colazione. Anche in auto ascolto sempre musica, l'auto è il posto migliore dove ascoltarla e rilassarsi mentre viaggi. La musica è con me da sempre. Ricordo che quando ero piccolo e tutta la mia famiglia era seduta sul divano a guardare la televisione io mi sedevo con loro ma avevo le cuffie in testa ed ascoltavo del rock n' roll. La televisione non mi interessava, preferivo ascoltare i Beatles ad esempio ed è stato così fino all'adolescenza, quando la mia ragazza di allora mi ha regalato una cassetta di Jimi Hendrix e quello è stato l'inizio della fine. Ho iniziato a suonare la chitarra con un mio amico e ad ascoltare sempre cose diverse. Dopo Hendrix ho scoperto i Led Zeppelin, poi Neil Young, Bob Marley, i Jane's Addiction, gli Smashing Pumpkins. Nella musica ogni giorno scopri qualcosa di nuovo e di diverso.

Ed oggi che tipo di musica ascolti principalmente?

Ben Harper, Jack Johnson, c'è un sacco di bella musica in giro ma principalmente ascolto Ben e Jack, poi Bob Marley, Hendrix, Jon Swift. La musica è molto importante per me, è la prima cosa che metto nella borsa quando parto. Spendo un giorno intero solo per decidere che cosa portare in viaggio, poi vado al negozio di dischi e compro qualche album nuovo da ascoltare mentre sono via.

Che cos'è l'amicizia per Rob Machado?

L'amicizia è rappresentata ovviamente dai miei amici, gente che conosco da molto tempo, molto molto tempo. L'amicizia è qualcosa che va oltre la conoscenza, con un vero amico non hai bisogno di uscirci o parlarci ogni giorno. Come con il mio amico Jon Swift. Non ci vediamo molto spesso, forse una volta ogni sei mesi, ma quando ci vediamo è come se fossimo stati insieme fino a ieri, io so quello che fa lui e lui sa quello che faccio io anche se non ci incontriamo per mesi.

Vale lo stesso per quei ragazzi con i quali hai viaggiato in tour per tutti questi anni?

Si, ma con loro è un po' diverso. Abbiamo viaggiato così tanto insieme e abbiamo fatto le stesse cose per così tanto tempo. Viaggiavamo soprattutto per i contest e quindi c'era uno spirito diverso, molto competitivo per certi versi ed avevamo tutti lo stesso scopo che era quello di fare dei buoni risultati nelle gare e guadagnarci da vivere. Ma alla fine siamo comunque amici anche se ogni tanto ci sono stati dei momenti difficili. Quando siamo alle Hawaii comunque passiamo molto tempo insieme, anche ora, dopo che non ci siamo visti per i sette o otto mesi nei quali loro sono stati in tour ed io sono stato in giro a surfare.

Ti capita ogni tanto di sentire la mancanza della vita che facevi durante gli anni del Tour?

Giusto l'anno scorso sono tornato alle Fiji per il contest, proprio per trovare una risposta a questa domanda e la risposta che mi sono dato è no, non ne sento più la mancanza. Adesso vedo la vita in un ottica differente, mi sembra una cosa da pazzi. Sicuramente quando ne facevo parte lo vedevo da un punto di vista diverso, quando ci sei dentro lo vivi diversamente e mi piace pensare che quando ne facevo parte lo vivevo diversamente dal resto degli altri. La maggior parte dei pro viaggiano esclusivamente per il contest: si allenano, surfano solo il campo gara e quando perdono ripartono immediatamente. A me è sempre piaciuto viaggiare per conoscere realtà diverse da quella della California e per surfare belle onde, per questo mi sono sempre trattenuto anche dopo la fine dei contest.

C'è molta differenza secondo te fra la generazione di surfisti della quale fate parte tu, Kelly, Shane Dorian, Ross Williams, Kalani e quella più giovane dei ragazzi come Andy, Taj, Mick Fanning, Joel Parkinson?

Si, ci sono delle differenze ma anche loro dimostrano di avere una buona attitudine, gli piace molto surfare e si divertono e questo è quello che conta. Anche se c'è una grande competizione fra di loro sono molto amici e sicuramente danno un buon esempio.

Qual è stato il fattore chiave della tua generazione? Cosa è stato ad elevare il surf fra i grandi sport?

In vero non lo so. Sicuramente il fatto che abbiamo iniziato a lavorare ai video con Taylor Steele è stato un qualcosa di molto importante. C'era grande competizione fra di noi, come quella che avevamo nel tour ed ognuno voleva che la sua session fosse migliore di quella di chiunque altro. E' così che sono cominciate a vedersi le prime manovre davvero innovative ed un surf diverso e completamente nuovo. Penso che questo abbia contribuito enormemente a far migliorare ancora di più il nostro surf ed ovviamente al successo dei film di Taylor.

Quali sono i ricordi più belli legati a quel periodo?

Più che un episodio in particolare penso che l'esperienza più bella sia stata proprio quella di viaggiare, poter visitare così tanti paesi e rendersi conto di come la gente viva giorno per giorno in realtà completamente diverse da quella alla quale siamo abituati. Venire a contatto con culture sempre diverse, mangiare cibi differenti, sperimentare quello che la gente del posto fa ogni giorno, questo è quello che mi è rimasto dentro di quel periodo ed è quello che apprezzo di più tuttora quando viaggio. Ovviamente ci sono degli episodi che ricordo sempre con piacere, alcune session in particolare, luoghi e momenti che ti rimangono impressi come fossero magici, come quando a Bali correvamo in motorino verso Uluwatu con Rizal, Benji, Kalani, Conan, Ross, o le onde perfette che abbiamo surfato da soli durante il trip per filmare The September Sessions. Mi ritengo molto fortunato per il solo fatto di aver avuto la possibilità di viaggiare, mi ha dato modo di imparare tanto e di apprezzare ancora di più quello che ho.

Perché secondo te i surfisti sembrano essere delle persone molto portate ad esprimere il loro talento anche in ambiti diversi dal surf, come ad esempio la musica, l'arte e la fotografia?

Le persone che surfano sono persone particolari, fanno qualcosa che la maggior parte delle persone non fa. E la bravura sul surf è una dote talmente particolare da essere legata molto ad altre capacità, come il controllo della mente e del corpo. Il surf è affascinante proprio perché richiede abilità fuori dal comune, come il saper leggere ed interpretare continuamente l'onda che stai surfando, il saper armonizzare i propri movimenti come in una danza, sono tutte cose alle quali non puoi pensare, sono reazioni legate all'istinto. Il surfista stabilisce una sintonia particolare con il proprio corpo e tanto maggiore è questa sintonia tanto più creativo ed armonioso risulta il surf. Il fatto di poter provare sensazioni così particolari stimola la parte del cervello legata alla creatività ed al senso artistico.

Nella tua vita hai surfato così tante onde perfette.. come fai ad entusiasmarti ancora di fronte a delle piccole onde di beach break?

Stare nell'acqua è la cosa che mi fa stare meglio al mondo. Nuotare, surfare, pagaiare su una canoa contribuiscono alla salute del mio spirito. Ogni volta che vado a surfare è come se mi venisse fatto un regalo, è sempre una sorpresa perché non sai mai quello che ti aspetta o le onde che potrebbero arrivarti. È come quando da piccolo a Natale prendi in mano i pacchi dei regali e li scuoti per sentire quello che c'è dentro, il surf ti crea lo stesso genere di emozione.

Sembra che tu riesca sempre a vedere il lato positivo anche nelle situazioni negative. Come ti poni rispetto alle avversità?

Secondo me c'è sempre una ragione per la quale le cose accadono. Nelle avversità spesso non è facile nè immediato capire il perchè ma con il tempo, magari una settimana dopo o un anno dopo, trovi una risposta. Solo allora ti rendi conto di aver imparato qualcosa e di essere pronto a lasciarti alle spalle l'esperienza negativa. Cosi è la vita, devi essere paziente e devi essere sempre pronto a capire le ragioni dietro le cose che ti circondano e che ti succedono.

Programmi per il futuro?

La mia filosofia è 'be here now', che si traduce nel cogliere il meglio di ciò che la vita ti offre giorno per giorno. Non penso molto a quello che ho fatto ieri o a quello che farò domani, mi concentro molto sul presente.

Come vedi la tua vita nel presente?

Sto bene e amo la mia vita. Lavoro con persone in gamba che mi permettono di fare ciò che più amo e questa è la cosa più importante.
A volte la gente non capisce in cosa consista il mio lavoro, specialmente ora che non sono più nel tour. Prima il mio lavoro era quello di fare delle gare e cercare di portare a casa dei buoni risultati ma ora posso fare quello che voglio, andare dove voglio e concentrarmi su dei progetti che mi interessano e cercare di far contenti i miei sponsor. È comunque lavoro, ma non posso davvero lamentarmi e mi ritengo un ragazzo fortunato, molto fortunato.

Riesci ancora ad apprezzare le piccole cose nella vita di tutti i giorni?

Vuoi sapere come si fa ad apprezzare le piccole cose? Attraverso i figli. Quando hai un bambino riscopri il valore di tante piccole cose delle quali ti eri dimenticato o che davi per scontate, cose semplici che per lui sono scoperte importantissime. Rose passa delle ore in giardino a giocare con i fili d'erba o con le foglie e ti fa rendere conto che tutto ciò che conta per lei in quel momento è qualcosa su cui non ti eri mai soffermato a pensare.

Ti è mai capitato, forse anche a causa della fama e dello stile di vita che hai condotto, di perdere per un momento il contatto con la realtà e dare qualcosa, anche di importante, per scontato?

Si, a volte ti capita. Ad esempio se passi molto tempo alle Fiji cominci a dare per scontato che il surf sia sempre come Cloudbreak e se poi vai direttamente a Tahiti dai per scontato che surferai sempre Teahupo'o e poi Maccaroni's in Indonesia. A volte puoi avere la sensazione di essere in un viaggio senza fine alle ricerca di onde perfette e pensi di non dover surfare mai più un beach break ventoso come invece capita a casa. Per questo cerco di non dimenticare mai quanto sono fortunato e provo a non lamentarmi quando qualcosa non va come vorrei. Di sicuro non dimentico mai quanto amo il surf e quanto esso sia importante per me.


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