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SURF ART

a cura di Armando e Giancarlo Pucilli Condividi SurfNews

GIANCARLO PUCILLI

Il suo studio, un attico in collina alla periferia di Civitavecchia, offre un panorama mozzafiato: lo sguardo arriva fino ai vicini lidi toscani e scorge la secca rocciosa situata di fronte all'Ideale, il cui comportamento è indice del tratto di costa tra Civitavecchia e Santa Marinella. Quando le onde arrivano dal largo e la secca si anima è proprio lui ad avvertimi, con lo stesso entusiasmo di chi attende che il mare si risvegli dopo un lungo torpore. Da più di quaranta anni Giancarlo Pucilli vive e dipinge circondato dalle bionde colline della campagna romana che si tuffano in un mare blu cobalto. Questo ambiente con i suoi scorci tra l'agreste ed il marino, ha sviluppato in lui un incondizionato amore per la natura che si ritrova nelle delicate e suggestive atmosfere delle sue opere. Giancarlo è un artista maturo con alle spalle oltre cento mostre personali in Italia e all'estero ma con l'animo e la sensibilità di un ragazzino perso in un mondo di colori, impegnato a rincorrere con la tela il volo dei gabbiani, il susseguirsi delle colline ed un mare impreziosito dalle onde. L'intimo rapporto che vivo oggi con il mare è frutto del profondo amore per la natura che mio padre ha saputo trasmettermi fin da bambino, quando, in primavera, mi accompagnava al mare. Mentre io esploravo un nuovo mondo lui, su una tela di canapa, fermava le onde, i campi, le rocce e quella luce ora calda ora fredda che tutto avvolge, dalla cima delle colline alle schiume della secca esterna.

Armando Pucilli

Da bambino mi piaceva scrutare l'orizzonte, i toni azzurri del cielo intervallati dalle masse soffici delle nuvole, le colline arabescate da vigneti e frutteti, lavorati dalla mano di una esperta ricamatrice più che da quella dell'uomo. Da studente ho avuto la fortuna di seguire Cezanne, Monet, Renoir e mi sono innamorato della pittura impressionista, condividendo l'interesse e il desiderio di 'cogliere l'attimo': la folata di vento, le luci e le ombre, i riflessi mutevoli dell'acqua. Mi piaceva dipingere 'en plain air' con pennellate visibili e spesso trasversali, con colori brillanti rinvigoriti dall'accostamento di tinte complementari. Negli anni 60 partecipavo alle mostre estemporanee che, a quei tempi, riempivano il calendario delle feste e delle sagre dei paesi intorno a Roma. Partivo con il mio scooter rosso, con tele, cassetta dei colori e cavalletto da campagna un po' a tracolla, un po' legati alla moto, inseguito dallo sguardo preoccupato di mia madre che mi sovraccaricava con le sue scorte alimentari. Pittoricamente mi sono formato in quel periodo, dipingendo fianco a fianco con artisti di ogni età e tendenza, instaurando amicizie che sono durate negli anni e che, a distanza di tempo, ricordo con affetto e profonda gratitudine. Mi accorgo però di scivolare nel nostalgico, mio malgrado. La mia pittura di oggi è il frutto di tutta quella gavetta e di tanti piccoli segreti sul colore, i diluenti, le mescolanze, che carpivo ogni volta osservando le opere dei grandi maestri. Poi ho scoperto il mare: quell'immensa distesa blu, ora indaco, ora cobalto, ora smeraldo su cui si riflettono i colori del cielo, mai uguale nel trascorrere delle ore, dei giorni o dei mesi. Al mare ogni attimo è un momento irripetibile, soprattutto nei giorni che seguono una forte mareggiata, dopo una calma apparente, il mare riprende vigore, alzandosi in onde gigantesche, imponenti che, esibendo una chioma bianchissima, accecante, si rovesciano su se stesse in un fragore assordante, disperdendosi in mille rivoli. E' una profonda emozione che mi pervade e devo esternarla, gridarla, condividerla. Nasce da qui un desiderio di dipingere le onde, in una sfida sempre nuova tra la bellezza assoluta dei suoi colori, il suo profumo intenso, le folate di vento che ti sfiorano e il tentativo di fissarli su una tela. Non saprei definire o quantificare la valenza artistica di una mia opera finita: gli osservatori la definiscono, luminosa, folgorante, abbozzata, e in mille altri modi, ma a me non interessa un granchè perché l'unica cosa di valore assoluto è il momento in cui su una tela riesco a dar vita a quelle emozioni trattenute.

Non riesco ad immaginare un paradiso dove non ci sia il mare, ma forse chissà, una parte del paradiso è proprio in quella sconfinata distesa blu, dove ho trascorso con i miei figli tutti i momenti migliori della mia vita di padre, trasmettendo loro l'amore e il rispetto per tutto quello che il mare ci offre, condividendo le emozioni più belle, approfondendo sempre di più la conoscenza della flora e della fauna marina. Ogni volta che osservo il mare, calmo e silenzioso o in movimento sotto l'incalzare delle onde o anche il volo leggero ed elegante dei gabbiani, mi assale una voglia incontenibile di dipingere, così anche i racconti dei miei figli o dei loro amici di ritorno dai tanti viaggi mi danno una carica incredibile, una ispirazione che mi spinge a mettere una, due, tre tele bianche sul cavalletto e a spremere sulla tavolozza i miei colori ad olio e ad iniziare una nuova sfida, senza vinti e vincitori, sempre con lo stesso entusiasmo, nel tentativo di ricreare col pennello il fragore delle onde, il bianco della schiuma ed il vento da terra, incalzante come una sinfonia wagneriana.


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