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IL FANTASTICO MONDO DI BILL

a cura di Alex Dick Read Condividi SurfNews

Bill Sharp pensa in grande: grandi idee, grandi profitti e ovviamente grandi onde. Negli ultimi cinque anni ha fatto più Bill per la commercializzazione del big-wave surfing di chiunque altro prima. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'onda di Mike Parsons a Cortes Bank nel Gennaio '01? Era oltre 60 piedi ma rappresentava solo un mattoncino nel grandioso progetto di Bill Sharp.
Bill è un surfista al 100% ed è stato editor di Surfing magazine. Nel '98 ebbe la geniale idea del K2 Challenge, una formula di gara che premiava con danaro l'onda più grande della stagione. L'idea, appoggiata da una brand produttrice di sci, era di un'audacia così semplice da lasciare esterefatta la surf industry.
Possibile che non ci vesse pensato nesuno prima?!

Le sue idee sono cresciute assieme alla misura delle onde surfate. Anche se da dieci anni Laird e amici spingevano il surf oltre i limiti dell'immaginazione, nessuno prima di Bill era riuscito a trovare sul mercato un degno riscontro a tanto eroismo.

Pare che nessuno si fosse accorto della semplice verità: il surf su onde gigantesche non interessa solo i surfisti. Quello che succede qui, ai confini dell'orizzonte surf, è adrenalinico per tutti! Le possibilità che si aprono sono infinite, mercati di massa, vendite enormi, tutto quello che una brand può sognare. Siccome Bill se ne è accorto prima degli altri, adesso ha i mezzi per organizzare costosissimi surf trip nelle destinazioni più remote. Dopo il K2 Challenge, Sharp convinse Billabong a sponsorizzare due idee anche più coraggiose. La prima era simile al K2 e si trasformò nel Billabong XXL Awards, una competizione che premiava, sempre con danaro, l'onda più grande fotografata in un anno in tutto il mondo. La seconda idea è ancora più semplice e rivoluzionaria della prima ed assolutamante realizzabile. La missione del Billabong Odyssey consite 'semplicemente' nel trovare e surfare un onda alta 100 ft (30 metri).

Seriamente, un'onda di 100ft va oltre ogni immaginazione...

Cinque, sei o dieci anni fa sicuramente sarebbe stato un progetto assurdo. Poi ci fu un momento, dopo la spedizione ai Cortes Bank del Gennaio '01 nel quale tutto cambiò. Quella mareggiata fece segnare 19 ft nelle boe e le onde al bank erano sui 60-70 ft (misurate da di fronte). Non fu neppure una swell eccezionale, toccò i 20 secondi di periodo poi scese subito a 17. Da allora abbiamo capito che ogni anno ci sono una o due mareggiate che fanno segnare 25 ft alle boe, ogni dieci anni c'è una mareggiata che tocca i 30 ft. Basta fare il conto, se una mareggiata che segna 19 ft produce onde di 70 ft, beh, una che ne segna 25 ft può toccare i 100 ft. Da allora tutto divenne matematicamente possibile.

Matematicamente possibile ma surfabile? E come trovarla?

Negli ultimi cinque-dieci anni è veramente cambiato il nostro modo di vedere le onde. Una volta si usavano termini come: 'E' fuori controllo, è enorme' e se vedevi un onda enorme rompere al largo non te ne curavi, non era parte della nostra realtà. Adesso con i jetski le cose sono cambiate. Pensa a Waimea, è stato 'lo standard' per decenni e adesso è solo un punto intermedio verso altre onde più impegnative. Gli outer-reef di Oahu hanno onde molto più grosse e potenti ma fino a pochi anni fa nessuno riusciva ad avvicinarsi e capire quanto grandi fossero. E questo è solo quello che abbiamo trovato in un'isola come Oahu che conoscevamo già molto bene. Pensa anche a Jaws, perchè nessuno lo aveva mai surfato prima? Ci sono surfisti a Maui dal 1960, come mai non hanno mai considerato Jaws? Se ci pensi capirai che la possibilità che ci sia nel mondo un reef migliore di Jaws, Cortes Bank o Mavericks è una certezza.

Quali sono i fattori determinanti nella formazione di un'onda di 100ft?

Stiamo comprendendo sempre più la vita di un'onda gigante e l'importanza del periodo. Il periodo dell'onda è un parametro cruciale, è impossibile si crei un'onda di 100 ft con solo 14 secondi di intervallo.

Quanto importante è il periodo dell'onda se paragonato ad altri fattori come la batimetria (la conformazione del fondale n.d.r)?

Nel nostro caso entrano in gioco due fattori relativi alla batimetria. Il primo è la forma del reef, determinante per il rigonfiarsi delle onde. A Jaws e Cortes Bank abbiamo un gran muro che fa rallentare il picco e due spalle che piegando verso l'interno mantengono ripida l'onda. La forma del reef è determinante per il modo in cui l'onda si gonfia e rompe. Un beachbreak può aumentare la misura di una mareggiata fino al doppio. E' normale che una mareggiata da 3ft produca onde a riva di 6ft. In posti come Cortes e Jaws le onde vengono moltiplicate per un fattore 3 o 4, è per questo che una mareggiata di 20ft può produrre onde di 60 ft e oltre. E non è detto che non ci siano posti che riescano a fare meglio! L'altro fattore cruciale è la profondità dell'acqua. Al momento stiamo cercando proprio gli spot con la profondità ideale. Sto focalizzando la ricerca su alcuni reef off-shore in acqua profondissima.

Altri fattori?

L'altro fattore determinante è la distanza dalla tempesta e anche questo ha a che fare col periodo. C'è una distanza ottimale dalla tempesta di origine che bisogna rispettare. Se sei troppo vicino alla tempesta il periodo è troppo corto poichè le onde a lungo periodo sono ancora mescolate a quello con periodo più breve. Ad una certa distanza dalla tempesta le onde a lungo periodo riescono a staccarsi e distanziare le altre. Se sei troppo lontano hai un problema simile perchè la mareggiata, oltre ad una certa distanza, comincia a calare di misura. Non sappiamo esattamente quale sia la giusta distanza ma, anche se non è un fattore facile da controllare, è importantissima.

Mi sembra di capire che state facendo ricerche particolari sulle grandi mareggiate oceaniche. La scienza vi sta aiutando?

Certo, ma stiamo imparando cose che non sono sui manuali di oceanografia e che prima non si sapeva fossero così importanti. In quello che stiamo facendo ha una gran importanza l'intuito. Quando ho iniziato a surfare neanche sapevo cosa fosse il periodo di un'onda per non parlare delle boe di rilevamento. Ci sono tantissimi dati a disposizione dei surfisti adesso e tutti stanno cominciando a capire come funzionano e ad usarli. Siamo prossimi a grosse novità scientifice nel campo delle grandi onde e del loro funzionamento.

E' strano perchè in parte vorremmo essere i proprietari di queste informazioni e non lasciarle trapelare. In un certo senso è come la conquista dell'Everest o dei poli: stiamo acquisendo conoscenze che non vorremo necessariamente dividere coi rivali. Anche se c'è un grande spirito di gruppo tra chi fa questo sport, noi ci abbiamo messo un po' a capire certe cose e gli altri ci dovranno arrivare da soli.

Quindici anni fa si parlava di onde di 30ft come del 'Unridden Realm'e adesso ne state cercando una di 100. Vuol forse dire che un'onda di 100ft è il 70% più difficile da surfare di una di 30?

La frase 'Unridden Realm' venne fuori perchè i surfisti allora, per fare il take-off confidavano solo nelle braccia. Una volta introdotto il tow-in, tutta la discussione si è spostata sull'idrodinamica. Quanto veloce può andare una tavola da surf sull'acqua? Quello che abbiamo visto è questo: l'anno scorso un paio di surfisti hanno coraggiosamente surfato una o due onde sui 50-60 ft. Quest'anno onde così ne sono state surfate tantissime. In un solo giorno a Jaws hanno rotto 50 onde sopra i 55 ft, e i surfisti non erano lì per sopravvivere, su quelle onde facevano manovre radicali! Questo è il livello a cui siamo arrivati. Le tavole usate quel giorno erano piccolissime, Laird usava una 6'3' e andava velocissimo. Su onde pulite, e questa è un altra sfida, le tavole che stiamo usando dovrebbero andar bene anche su bombe di 100 ft. [...]

State tenendo un data base dei rilevamenti delle boe nelle aree di vostro interesse?

Ah le boe! Vorrei ce ne fosse una ogni 30 miglia in tutto il mondo, ma purtroppo non è così. La rete di boe è molto limitata. Da questo punto di vista il Pacifico Settentrionale è il migliore, l'Atlantico settentrionale è discreto ma nel resto del mondo le boe di rilevamento sono molto rare. Ne stanno mettendo sempre di più e sempre di più moderne. La nuova generazione di boe riesce a scindere tutte le diverse lunghezze d'onda in una mareggiata, dalle piccole onde di vento fino ai periodi di swell moderate (14 secondi) e oltre 20 secondi. Le onde possono anche venire da tante direzioni diverse ma con queste boe riusciamo a registrarle tutte. A volte però i dati possono essere fuorvianti per tanti motivi.

Usi la stessa tecnologia a disposizione di tutti, cioè internet, previsioni TV oppure Billabong ha risorse particolari?

Non ho accesso a nulla che i tuoi lettori non possano trovare in rete, l'unica differenza è che forse io ho imparato a interpretare i dati. Ci sono due distinti tipi di dati che puoi trovare. Un tipo è costituito dai rilevamenti, cioè quello che sta veramente ed effettivamente succedendo in oceano, l'altro è relativo a cosa un modello matematico pensa stia succedendo. Il modello di previsione più nuovo, il Wavewatch, fa parte della seconda categoria. Il messaggio di questi dati è: 'Queste sono le onde che pensiamo questa tempesta abbia generato, pensiamo che stiano facendo questo e quello ma non necessariamente è vero'. Il fattore cruciale a questo punto sono i rilevamenti del QuikSCAT: satelliti del governo degli Stati Uniti gestiti dal Laboratorio di Propulsione Jet che riescono a leggere la velocità del vento sull'acqua ovunque nel mondo. Questo è al momento la nostra arma principale. Tutto comincia guardando i rilevamenti del QuikSCAT, quando sai che tipo di vento ha soffiato sull'area che ti interessa puoi farti un'idea di che mareggiata si sia formata e di che direzione stia prendendo. [...]

So che state preparando una spedizione in Cile. Andate per surfare uno spot specifico o è una missione esplorativa?

Abbiamo punti da cui iniziare la ricerca. Il Cile è il posto ideale perchè ha tutti gli elementi giusti. La costa si affaccia su quello che è probabilmente il più lungo fetch al mondo. La profondità dell'oceano è impressionante: a 100 miglia al largo ci sono 20.000 ft di fondale. Abbiamo 4000 chilometri di costa le cui potenzialità con una grossa swell sono ancora ignote. Tutti sanno che ci sono molti point ma nessuno sa niente degli outer reef. Non è una costa favorevole alle barche perchè ci sono pochi porti. Bisognerà andare su e giù controllando le onde. Stranamente all'inizio pensavo che il Cile meridionale avesse più potenzialità ma studiandolo mi sono accorto che era il Nord ad avere tutte le carte in regola. Il tempo è buono, almeno stabile e non c'è sempre vento onshore, è abbastanza lontano dalle tempeste e il fondale è il più alto di tutta la fossa Perù-Cile. [...]

Parlando della spedizione Izaro nel 2002 quando andaste a checkare l'onda di fronte a Mundaka, sei stato influenzato dai locali?

Questa è la classica situazione in cui un outer-reef rompe proprio di fronte ad uno spot famoso e quindi è sotto gli occhi di tutti. Circolano leggende su qualcuno che l'avrebbe surfato. Sicuramente presto o tardi qualcuno prenderà onde grandi a Izaro ma sicuramente con la stessa mareggiata Belharra sarà molto più grosso. Come Mundaka, protetta dietro ad un angolo, anche il suo outer-reef non è direttamente esposto alla swell. L'altro problema lì è il vento da terra che scende dalla valle. Ad un miglio e mezzo dalla costa il vento è tesissimo e il mare molto increspato. Verranno surfate onde grosse in quel posto ma non credo romperà un'onda da 100 ft. L'Atlantico è un calderone di tempeste e la fossa del golfo di Biscaglia ha grosse possibilità. Belharra è sempre stata lì poi di colpo boom, è stata surfata! E quella non era neanche la mareggiata più grossa.

Hai surfisti sempre a tua disposizione o ti affidi a chi è libero in quel momento?

Il problema è porre dei limiti! C'è una lista di surfisti che vogliono partecipare e la parte più dura del mio lavoro è proprio quella di stabilire chi viene e chi no. Ci sono circa 24 persone affiliate alla Odyssey, a volte possiamo portatre solo due team ed è brutto dover escludere qualcuno. Tocca a me prendere la decisione e lo faccio calcolando il tipo di onda, la misura e cosa può rendere la storia interessante.

In che modo misurate le onde? Come sai che un'onda è 70 e non 100ft?

C'è un cambiamento in atto. Un paio di anni fa, quando abbiamo iniziato, tutti sottostimavano volutamente le onde chiamandole 25 o 30 ft poi a partire dalla gara K2 di cinque anni fa, la tendenza macho è stata abbandonata e le onde hanno cominciato ad essere misurate per quello che erano veramente. Se le onde sono 50-60 o 70 ft da davanti, cosa c'è di male nel dirlo? Rende giustizia all'eroismo di chi le sfida. E' un modo di pensare che sta sviluppandosi proprio ora, alcuni sono d'accordo ed altri meno. Anche alle Hawaii stanno cambiando idea ma ci vorrà tempo. Quando misuriamo le onde per il XXL dobbiamo agire nel modo più scientifico possibile. Finchè non riusciremo ad installare unità GPS sulle tavole o ad usare il laser o qualsiasi altro sistema scientifico ci sarà sempre un margine di errore.

Perchè non usate i sistemi GPS? Sono sufficientemente piccoli da essere resinati in una tavola no?

La tecnologia già esiste. Con la telemetria potremmo sapere ad esempio quanto alto rispetto la superficie del mare è il surfista e cose del genere. Sto cercando di comunicare con le ditte che producono questi apparecchi. Attualmente non sono interessate ma è solo una questione di investire soldi nella ricerca. Per ora la misurazione si basa sulle foto, quanto alto è il surfista? 5'10'? Se è piegato calcoliamo che sarà, ad esempio, 5'1' poi riportiamo questa misura sulla faccia dell'onda. Ovviamente c'è un margine di errore ma almeno non è una misurazione emotiva o arbitraria. [...]

Anche l'angolo della macchina fotografica e l'uso dello zoom hanno un'influenza.

Sì, l'angolazione della foto può incidere molto anche se alla fine la maggior parte degli angoli di ripresa fanno sembrare più piccole le onde. La foto ideale per la misurazione è quella fatta con un tele molto potente che appiattisce la faccia dell'onda. Il fotografo deve essere più vicino possibile al livello del mare senza avere ostacoli, come altre onde, di fronte. La posizione migliore è da una collina alta 30-40 ft. Quando giudichiamo le foto del XXL ci riuniamo in un comitato di giuria. Ho istituito un gruppo di esperti che abbiamo chiamato 'Surfing Records Authority'. Negli ultimi due anni abbiamo usato editor e foto-editor di Surfer e Surfing ed altre persone che, vedendo una foto, capiscono il contesto e la misura delle onde. Se usassimo solamente scienziati, non capirebbero. Ci vuole buon senso, dati scientifici e obiettività. Ovviamente ci sono cose soggettive, come il posizionamento della base dell'onda ma tentiamo di arrivare ad una conclusione unanime da tutti otto i giudici e questo è il meglio che possiamo fare al momento.

Parlaci dell'addestramento che avete sostenuto presso la guardia costiera.

E' stato fantastico, la loro base è proprio lungo il tratto di costa più selvaggia del Nord America, il Columbia Rivermouth ed è lì che hanno la scuola di salvataggio. Li ho sempre visti per Discovery Channel uscire nel mare in tempesta con grosse barche e capovolgersi.. sono dei pazzi! Un giorno sono andato alla loro base per dare un'occhiata. [...] Conoscevano il nostro progetto e sapevano chi è Ken e da lì a poco ci siamo trovati a chiacchierare con l'ufficiale capo. Ci ha fatto vedere i loro video. Parlavamo la stessa lingua e non ci guardavano per niente dall'alto anzi, ci hanno trattato da colleghi-watermen e quando gli abbiamo chiesto se potevamo partecipare ad un training ci hanno detto sì! Da allora siamo stati coinvolti nelle loro attività e noi abbiamo fatto vedere a loro quello che facciamo, soprattutto le nostre ultime tecniche di salvataggio. Brian Keaulana ha tenuto una lezione e poi siamo stati in mare con loro tra le onde sulle barche da salvataggio. Quello che non sapevo è che molti della Guardia Costiera lavorano per periodi di 2-6 anni e non vengono necessariamente da zone costiere. La loro conoscenza non si può paragonare a quella di gente che vive a contatto con l'oceano da 25 o 30 anni. Dopo poco ci hanno detto: 'Hei ragazzi, ne sapete più di noi in questo campo!'. Mi aspettavo una certa arroganza da loro ed invece è stato il contrario.

Cosa avete imparato da loro?

Hanno ottime tecniche di comunicazione, i loro macchinari sono al top. E' stato molto interessante 'bucare' le onde su una barca da 44 ft e vederle dalla coperta. Era un'angolazione dalla quale non avevamo mai guardato le onde. Inoltre la senzazione che hai andandoci contro è qualcosa di bellissimo per un surfista. Penso che la cosa principale che abbiamo insegnato a loro sia la prevedere le onde. Loro ricevono solo il bollettino meteorologico che è qualcosa di 'infantile'. Noi gli abbiamo fatto una previsione: 'Ok, domani alle 14 questa mareggiata sarà 18ft con periodo di 20 secondi'. Sono rimasti impressionati e non credevano possibile fare previsioni così accurate. Le loro informazioni erano del tipo: 'Onde in aumento per domani'. Così abbiamo istruito alcune persone chiave su come fare previsioni accurate. Mi sono meravigliato che non fossero aggiornati in questo campo.

Quanta gente lavora a tempo pieno al progetto Odyssey?

Non abbiamo nessuno che lavora a tempo pieno ma abbiamo uno staff che cura i vari progetti come ad esempio la spedizione in Cile. Abbiamo una dozzina di persone che ci lavorano ma non devono necessariamente stare qui in ufficio.
Quanto spende Billabong per tutto questo? I budget sono pubblicati?

XXL e Odyssey assieme costano meno di $500.000 all'anno. Può sembrare tanto ma se consideri che questa cifra è molto inferiore alla spesa per un evento WCT che dura 10 giorni, capisci che ne vale la pena. Penso che i costi si abbasseranno grazie a nuove sponsorizzazioni e all'estendersi del nostro network logistico. La gente continuerà a trovarlo interessante e noi continueremo a trovare quello che ci serve come biglietti aerei, materiale tecnico, ecc.

Qual'è il ritorno economico di Billabong? Sono soddisfatti di quello che fate?

In due anni Odyssey e XXL hanno registrato oltre un milione di passaggi, tra foto, riprese e articoli sui mass media. Non credo ci sia mai stato nulla nel mondo del surf che abbia penetrato così a fondo il mondo dell'informazione. Ovviamente questo ci dà un'idea di come stanno andando le cose e, grazie a come siamo organizzati, le cose stanno andando bene! E' l'idea di base che è semplice:100 ft, chi prende l'onda più grande vince.

Per la gente normale i criteri di giudizio delle gare, ad esempio dell'ASP, sono quasi incomprensibili. [...] La gente è attratta dall'avventura e dalla sfida con la natura più che dalla competizione. La formula dell'onda più grande è perfetta anche per quelli che non hanno mai surfato perchè tutti sono stati in spiaggia e hanno fatto il bagno e sanno quanto umiliante sia essere trascinati sott'acqua da un'onda ed immaginano cosa possa fare un'onda mille volte più grande. Semplice ed efficace.

Per quanto tempo porterete avanti questo progetto?

Almeno fino all'estate e forse anche oltre. E' stato un grande successo, ha catturato la fantasia della gente e non me la sento di porre un limite temporale. Potrebbe continuare anche per anni. Fornisce un buon contesto per splendidi surf trip.

Pensi che il tow-in abbia condizionato le aspirazioni del surfista medio?
Certamente! Quando ho cominciato a surfare qui a Newport Beach California ai tempi di Endless Summer, the Wedge era considerata una delle onde più grosse al mondo. E' il mio spot e ho surfato qui le mareggiate più grosse degli ultimi 10 anni e adesso tutto questo non vuol dire più niente. Non vale nulla, è persino imbarazzante parlarne!

Sì ma 'The Wedge' può ancora romperti il collo e può farlo anche anche un'onda di 3 ft. In questo senso siamo tutti nella stessa barca...

Sì è vero, c'è stata una grande inflazione nell'immagine surf però si è aperto un mondo completamente nuovo, una risorsa che la gente non conosceva prima, queste onde enormi e la gioia che dà surfarle.

Con tanta gente che vorrebbe provare e magari crea situazioni pericolose, c'è anche l'altro lato della medaglia, no?

Certo, questa è la nostra più grande paura. Sicuramente la stupidità della gente arriva ovunque. Come dice Brian Keaulana 'i jetski ampliano le possibilità ma anche la stupidità'. Fino all'anno scorso le persone che surfavano onde così avevano tutti esperienza di surf (senza jetski) su onde grandi. E' gente che ha speso una vita attorno alle onde e sa come comportarsi per istinto. Lentamente stiamo vedendo sempre più persone che non hanno le basi per fare certe cose. Presto o tardi, sfortunatamente, saranno causa di tragedia.

Cosa puoi fare tu e quelli nella tua posizione per evitare questo?

Ovviamente stiamo cercando di assumere una posizione di leadership nei training di sicurezza in acqua, come quelli fatti in Australia e a Cape Disappointment. Saremo in Francia ad Agosto o Settembre, a incontrare le persone più preparate della zona e scambiare informazioni. Come gruppo ci teniamo informati sulle nuove tecniche di salvataggio ed approfondiamo la 'gestione del rischio'. Impariamo ed essere pronti ad affrontare le situazioni quando insorgono. [...]

Sei coinvolto nel dibattito sull'uso dei mezzi a motore (PWC) nei parchi marini della California?

Sì, intensamente coinvolto. Il fatto è che Mavericks si trova in un'area proposta come santuario marino. Gli ambientalisti stanno tentando di impedire qualsiasi attività, non solo i mezzi a motore, non vogliono neanche i surfisti. Dicono che anche un kayak può danneggiare una piccola foca e vogliono cacciare tutti da quel posto a partire dai mezzi a motore.

E' così estrema l'opposizione? Forse vogliono solo evitare l'uso di mezzi a motore per scopi ricreativi nei parchi marini.

Si è vista un pò di ipocrisia. Ok, nessuno vuole i motori a due tempi, sono rumorosi, puzzolenti e nocivi ma i motori a quattro tempi di nuova generazione sono silenziosi, meno inquinanti di un'auto e non puoi attaccarli da un punto di vista ambientale. Per quelli che vogliono bandire l'uso dei motori a quattro tempi la questione si è spostata da un piano ambientale ad uno sociale e personale. C'è una enorme differenza tra i due modelli e fra l'altro in California i jet-ski a due tempi non sono neanche più in vendita.

Tu sei uno di quelli che surferà l'onda di 100 ft? Sei in gara?
No, cioè io sono a mio agio con onde di 35-40 ft ma non vado molto oltre questa misura. Ho moglie e figli a casa e poi serve qualcuno che fotografi! Conosco i miei limiti e mi sono specializzato nei filmati dal jetski. Ero stanco della scarsa qualità dei filmati e mi sono detto: 'Fanculo, mi arrangio da solo'. Così ho imparato a fare buone riprese dal jetski. [...]

Come vedi il big wave surfing fra dieci anni.

Fra dieci anni i surfisti saranno in grado di cavalcare grosse mareggiate in qualunque luogo del mondo e avranno tutti i dati per essere sul posto in tempo. Fino a poco tempo fa nessuno aveva mai surfato onde di 60 ft e adesso la gente si rende conto che tutti i mesi ci sono onde di quelle dimensioni da qualche parte nel mondo e tutti sanno che ogni anno o due ci sono giorni con onde di 100 ft. Quello che stà succedendo è simile a quello che successe al tempo della scoperta, esplorazione e conquista delle vette dell'Himalaya. Per lungo tempo gli europei avevano pensato che le alpi fossero il vero campo di prova ma era venuto il tempo di cercare altre vie più difficili. Quando Hillary and Norgay raggiunsero la cima dell'Everest l'alpinismo non morì affatto. Una volta surfata un'onda da 100 ft i surfisti vorranno prendere un tubo da 100 ft. Siamo fatti così!


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