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CRETA

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

'Tutto cominciò a Creta, sembra l'inizio di un romanzo ma invece è la verità. Se oltre 7000 anni fa l'uomo non avesse raggiunto l'isola più meridionale ed estesa della Grecia la storia del Mediterraneo e di voi italiani non sarebbe stata la stessa!'

Così comincia la filastrocca preparata della nostra guida a Knossos. Dimitri, è visibilmente effemminato, parla un italiano da quinta elementare addizionato di parole tecniche e ci prende pure in giro! La sua descrizione del palazzo del re Minosse costa 70 Euro all'ora e segue un copione che può essere recitato anche in tedesco, inglese e giapponese: un'accozzaglia di circa 2000 parole che fanno da indice analitico ad un mucchio di pietre.

Quello che Dimitri non sa è che noi italiani per 'raggiungere l'isola di Creta' abbiamo fatto ritardare di mezz'ora un aereo della Olimpic, corrotto a sorrisi due racchie del rent-a-car e mandato a quel paese inderogabili appuntamenti lavorativi. Vero è che se non fosse per queste pietre (tra le quali Dimitri indica in sequenza il trono, l'altare ed il cesso della Regina) e per le onde che speriamo di prendere forse non saremmo qui e se non fosse per Dimitri io non saprei distinguere la sala del trono dalla bottega del falegname. In verità quello che spinge cinque italiani a visitare le rovine minoiche sono le stesse cose che portano in Grecia migliaia di turisti ogni anno, spiagge e cultura. Detesto fare il turista ma questa volta non abbiamo scusanti. Il fatto è che nel racconto della guida i miti della storia Cretese, il Minotauro, il Labirinto, Icaro e le divinità Greche si fondono in un film a metà tra mitologia e fantasy che finisce con l'invasione dei Dori (XIII secolo a.C.) e la trasformazione del Minotauro in kebab! Scherzi a parte, calcare le pietre di posti come Knossos, l'Acropoli di Atene e i Fori di Roma, ha sempre il sapore di una riscoperta e tutti fanno domande. Dimitri ci spiega che la civiltà Minoica era cosmopolita, amava il divertimento, i giochi e le libagioni ma si abbandonava alla omosessualità e ai sacrifici di animali. Il palazzo non aveva bisogno di mura fortificate ed era calato al centro di una grande e pacifica città di 250.000 anime collegata al mare da un porto. Grazie ai rapporti con il medio oriente, l'Egitto e la Sicilia vennero aperte fin dal 2100 a.C. le principali rotte del Mediterraneo meridionale. Dopo una mezzoretta sotto il sole a disquisire sul numero di concubine del re Minosse e sulla natura dei regali a lui destinati, arriviamo di fronte al famoso affresco dei delfini. Su uno sfondo ocra striato d'azzurro giocano cinque delfini in una cornice formata da altri pesci e ricci di mare. Nonostante 5000 anni ci separino dall'autore dell'affresco, il messaggio di questa opera classica riassume tutti i motivi della nostra visita. Appiccicosi e felici lasciamo il palazzo sperando in un bagno serale in costa sud.

La situazione meteorologica che ci ha spinto qui è 'classica' come un capitello dorico. In Italia il mare è piatto da un mese. Alcune piccole perturbazioni africane, troppo deboli per giungere il Tirreno, sembrano arrivare a Creta con ancora un po' di forza. Inoltre Creta, proprio con l'alta pressione, è interessata dai venti Etesii (conosciuti anche come Meltemi) che scivolano a lato dell'anticiclone garantendo mareggiate da nord e nordovest fino a forza 8 lungo il mare Egeo. Valutati questi fattori ed a mia completa insaputa Emi Cataldi prenota cinque biglietti aerei a destinazione Iraklion. Senza consultare personalmente nessuna previsione, mi trovo in terra Minoica con la brigata, un furgone e 1046 km di costa da esplorare. Usciti da Knossos le nostre attenzioni cadono subito sulla costa sud che ci aspettiamo offra baie esposte al sudovest. Quello che non sappiamo è che le montagne al centro dell'isola (le Montagne Bianche) superano i 2000 m e per valicarle servono ore. In cento chilometri si passa dal clima brullo della capitale (Irakleio) al carsico e verde sud. Ne percorriamo buona parte prima di trovare un tratto col fondale adatto. Il Mediterraneo proprio di fronte a Creta è profondissimo e le montagne a picco non lasciano entrare la mareggiata se non è grossa. La costa sudoccidentale non ha una strada costiera come il versante nord ma solo accessi singoli che portano ai vari paesi ed è dopo averne controllati almeno tre che troviamo la prima delle sirene Cretesi. Pettinata da 20 nodi di Meltemi (da terra) e nascosta tra le frasche di una baietta rompe una sinistra di lunghezza e qualità rara nel Mediterraneo. Assomiglia alle sinistre della Locride ma passa ancora più vicino a riva. Le onde di set aprono in diverse sezioni che si rincorrono per un centinaio di metri. Capiamo fin da subito che il vento da nordovest sta tentando di appiattire il mare e che la misura (circa 2 metri) è appena sufficiente per attivare questo point perfetto. Nonostante sia fine Maggio la temperatura dell'acqua è bassa e il vento, attraversando montagne sopra i 2000 impone la muta lunga. Il Meltemi ha un po' le caratteristiche della Bora, quell'odore secco di tundra così diverso dai toni di ginepro, pino e rosmarino a cui siamo abituati. Come la Bora, il Meltemi crea e distrugge le nuvole a suo piacimento lasciando un cielo terso e luminoso dopo il suo passaggio tempestoso. Anche se piove scattiamo alcune foto che si rivelano provvidenziali visto che la sirena che corteggiamo ad un certo punto smette di cantare lasciandoci innamorati e delusi. La mattina successiva il sole splende ed i colori del paesaggio si animano: il prezzo da pagare per il sole è una giornata di piatta. Torniamo velocemente verso nord o così almeno crediamo visto che per percorrere 80 km in linea d'aria impieghiamo mezza giornata. La costa nord è molto più turistica del sud e a prima vista stride con l'immagine di isola greca tutta finestre azzurre e acqua blu. Attorno a Rethymno le strade diventano caotiche. In verità proprio il turismo, dopo un secolo di emigrazione e miseria, ha richiamato nell'isola d'origine tanti cretesi che finalmente possono vivere e lavorare senza fuggire. Prendiamo casa a Rethymno intenzionati ad esplorare la cosa nord la mattina successiva. Dopo un giorno di piatta il Meltemi ricomincia ad increspare l'Egeo. Nella notte, nonostante il fetch sia di poche centinaia di chilometri, riesce ad alzare onde di un metro abbondante. Sarà l'architettura veneziana-ottomana, il centro accessibile solo a piedi o i piccoli banchi della frutta ma Rethymno assomiglia a Venezia ed io mi ambiento subito. Alla mattina facciamo colazione in uno dei tanti Kafenion, i bar che fungono da ritrovo per gli uomini del paese dove si discute principalmente di politica. Le tradizioni in Grecia sono molto sentite anche perchè solo la cultura locale e la religione ortodossa tengono culturalmente unito un popolo che ha subito ogni sorta di invasione. In particolar modo a Rethymno, centro culturale dell'isola e sede dell'università di filosofia, la conversazione pare essere la principale occupazione ed anche i giovani passano ore a parlare giocherellando con il rosarietto tipico. Al bar incontriamo una variopinta schiera di persone: barbuti sacerdoti ortodossi, anziani signori con le tipiche brache dentro gli stivali ed il fazzoletto sfrangiato in testa discutono animatamente di fronte ad un Nes-frappè (il caffè freddo della Nestlè di cui i greci vanno pazzi da dieci anni). Il rapporto dei locali con i turisti è abbastanza freddo: sono meno espansivi nel primo approccio ma più sinceri una volta che li conosci. Capito che noi non siamo tedeschi da spennare si dimostrano incuriositi dal carico di nove tavole sul furgone, una cosa di cui scopriranno l'utilità solo il mattino seguente. La terza giornata inizia, come da previsioni con 20 nodi di Meltemi attivo, cielo coperto ed un enorme cerchio alla testa dovuto a 125 shot di grappa greca tracannati la sera precedente. Tiro tutti giù dal letto alle 7 e dopo un paio d'ore di auto troviamo una secca che ci aggrada a sud di Rethymno. In completa solitudine surfiamo con condizioni attive. Le onde, questa volta su sabbia, sono divertenti ma molto ravvicinate tra loro. Da ricerche in rete e da quello che mi dice Lorenzo esiste una piccola comunità di surfisti cretesi che fa base proprio a Rethymno ma in oltre 1000 km di costa checkata non ne incontriamo nemmeno uno. Anzi uno sì! Un greco emigrato in Sudafrica che ha surfato per anni Jeffrey's Bay e mai ha pensato di buttarsi in mare qui. Dopo una lauta colazione da Manoli (un signore coi baffi lunghi almeno 40 cm) puntiamo verso est alla ricerca di un reef di qualità. Cercare onde in un luogo turistico pieno di pedoni è quanto meno frustrante e perdiamo ore tra le vie di Chania. Il reef che sciegliamo per concludere la giornata è al centro di una pittoresca baietta completamente ingolfata di ristoranti costosi con accesso privato alla spiaggia. Parcheggiamo di fronte ad un ristorante cinese. La signora è del sud della Cina e basta dirle 'Ni Hao' e presentare il gruppo come una 'delegazione sportiva in visita a Creta' che ci tratta come figli. Usiamo il parcheggio, la doccia, il bagno e lasciamo tutta l'attrezzatura in custodia durante la prima surfata. Il vento qui ha calato fino a smettere, in cielo non è rimasta una nuvola e 'China point' (come nominiamo lo spot) manda picchi destri e sinistri attorno al metro. La signora prepara la cena alle sei solo per noi poi ci ributtiamo in acqua per l'ultima session. Il sole, dopo quasi una settimana di pioggia, squarcia le nuvole e scalda. Il Mediterraneo al tramonto riacquista i toni delle cartoline e per un attimo lungo tre ore tutto quello che vogliamo è qui.

La caccia alle sirene è un attività estenuante: l'ultima immagine che ho della 'brigata Esplorasi' in Grecia è quella dei due Emi e Francesco addormentati sul marciapiede mentre io, Ale e la signora di Shanghai carichiamo l'automezzo.


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