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Non solo una gara
La tappa di Sri Lanka del Longbord World Tour promuove le potenzialità del surf ad Arugam Bay
a cura di Will Hayden-Smith e SurfNews Condividi SurfNews
Foto: Emiliano Mazzoni e Will Hayden-Smith
Neppure trent’anni di guerra civile sono riusciti a tenere i surfisti lontano dai lunghi point dello Sri Lanka orientale. Un ristretto numero di loro, infatti, frequenta l’isola fin dagli anni ’70 attraversando assieme alla popolazione locale tutte le vicissitudini di questo paese. Quei tempi di isolamento e conflitti sociali sono ormai un ricordo. Con la fine delle ostilità, il paese si sta massicciamente aprendo al turismo, non ultimo quello legato alla risorsa onde.

Proprio mentre 30 dei migliori longboarder del pianeta stanno raggiungendo la capitale Colombo, uno dei surfisti locali mette in discussione il livello del SriLankan Airlines Pro con gli organizzatori della gara: “Perchè ci avete fatto questo!? L’anno scorso abbiamo avuto i migliori short-boarder del mondo, quest’anno ci annoieremo con il long e le donne!”. Il locale sta dando voce ad un sentimento diffuso tra gli Arugam Boys, la piccola ma agguerrita comunità di surfisti locali. “Aspettate e vedrete”, è l’unica risposta possibile a questo stadio. In capo a qualche giorno tutti gli atleti arrivano sullo spot e dopo solo due session, lo stesso locale ha parole diversissime: “Il livello è altissimo. All’inizio avere donne in acqua ci pareva ridicolo, ora stiamo imparando nuove manovre da loro!”. In un ambito culturalmente remoto come quello di Arugam, lontano dagli sfavillii della capitale, sono poche le ragazze coinvolte in attività sportive. Vedere trenta donne, tutte assieme, tra le onde del point deve aver rappresentato un certo shock culturale! La loro avversione per il longboard, invece ha una radice diversa. Sono cresciuti surfando assieme ai surfisti europei e australiani (tutti tavolettari) che fanno regolarmente tappa ad Arugam. Per loro il long è sinonimo di “principianti” e di onde piccole, quindi un tabù! Fortunatamente il longboarding competitivo è tutt’altra cosa. Il modo in cui gli atleti combinano manovre classiche e moderne lascia tutti senza parole, inclusi gli scettici locali di Arugam.

LE ONDE
Da aprile ad ottobre la costa sudorientale dello Sri Lanka riceve le stesse mareggiate dell’Indonesia. Se combinate questa costante meteorologica con una batimetria caratterizzata da golfi e punte, capirete perchè quest’isola è una destinazione surfistica “world-class” a tutti gli effetti. Le mareggiate meridionali perdono un po’ della loro forza arrivando qui, rendendo le onde più permissive rispetto ai potenti slab indonesiani. Tra i tanti point destri del Distretto di Ampara quello scelto per la gara (Arugam Point) brilla per consistenza, forma dell’onda e capacità di accontentare una gran quantità di surfisti contemporaneamente. L’onda infatti è lunga oltre 300m ma si spezza in varie sezioni. Per chi, invece, vuole surfare da solo o quasi, esistono una serie di point a nord e a sud di Arugam, con onde di diversa foggia e misura. Durante l’evento molti hanno trovato similitudini tra Arugam Bay e Bali negli anni ’70. Tutto, dal paesaggio all’attitudine positiva dei locali, ricorda i primi anni di surf exploration nel Bukit. Se desiderate respirare l’atmosfera rilassata di Morning of the Earth, comprate subito un volo per lo Sri Lanka! A differenza di altri locali in giro per il mondo, gli Arugam Boys sono contenti di avere un evento internazionale nel loro home-spot. La guerra prima e lo tsunami poi hanno messo in ginocchio l’economia di questa zona, che sta riprendendosi grazie all’iniziativa dei privati. Tutti sperano che il turismo surfistico continui a crescere e sono contenti di dividere le onde con i visitatori. Le famiglie, però, non vogliono grandi complessi alberghieri sulla loro spiaggia e si sono opposti anche recentemente a questo tipo di turismo massificato. Le piccole guest-house sulla spiaggia, infatti, sono tutte gestite da famiglie locali, un’ottima occasione per entrare in contatto con la loro quotidianità. La ASP ha sostenuto fin dall’inizio questo business, impiegando tutti i surfisti come staff per l’evento e offrendo loro un corso gratuito (per istruttori ISA) che li autorizza a tenere lezioni di surf in tutto il mondo.

LA GARA
Tra le ragazze impegnate nella prova shortboard i nomi delle due possibili finaliste circolavano fin dalle prime batterie. Courtney Conlogue e Lakey Peterson si sono fatte strada verso la finale mostrando un livello decisamente superiore. “Surfo onde di point molto spesso a casa”, ha commentato la Peterson, “ma qui è meglio perchè non serve la muta!”. La finale ha segnato il climax dell’evento. Al surf tecnico, controllatissimo e morbido di Courtney, Lekey ha contrapposto il suo stile aggressivo ed istintivo. La batteria è stata un susseguirsi di botta e risposta, conclusosi a favore della Conlogue, che ha sfruttato al meglio una delle migliori onde del giorno. Appena la sirena segna la fine dell’evento, la Conlogue esulta e mette in tasca la terza vittoria dell’anno in un evento 6 star ASP. Meno di un minuto dopo la fine della batteria Lakey prende un piccolo insider e spara la manovra del giorno: un air-reverse atterrato perfettamente. “Sarebbe stato un 8.50”, commenta uno dei giudici, “se avesse preso quell’onda trenta secondi prima avrebbe vinto lei”. “Atterrare quella manovra fuori tempo massimo mi ha messo di malumore!”, ha sbottato la Peterson, “ma sono contenta lo stesso per come è andata. Avrei preferito vincere ma Courtney ha surfato benissimo!”. “Io e Lakey siamo grandi amiche anche se surfiamo una contro l’altra da tantissimo tempo!”, ha commentato la Conlogue “sono già qualificata per il tour del prossimo anno ed ero venuta qui solo per migliorare la mia tecnica e la mia confidenza in gara. Questa vittoria è un bonus inaspettato!”. E la gara longboard? Un vecchio proverbio che circola da anni nella ASP dice: “l’unico contento dopo la gara è il vincitore”. Il campione in carica Duane Desoto di sicuro è uno degli uomini più felici al mondo appena conclusosi il SriLankan Airlines Longboard Pro. “Sono in paradiso!” urla mentre viene portato in trionfo lungo la spiaggia, abbracciando amici, parenti e chiunque gli si presenti davanti. La finale appena conclusa, infatti, lo ha visto trionfare contro l’atleta più in forma del momento, il favorito Taylor Jensen. Taylor ha raggiunto la finale in grande stile, prendendo i punteggi più alti ad ogni batteria. Desoto, invece, ha sofferto ad ogni heat, guadagnandosi la finale grazie a frazioni di punto. Il responso dei giudici ha tenuto tutti col fiato sospeso. Non perchè sia stato sotto le aspettative, ma perchè la maggior parte delle heat sono state decise da decimi di punto. “É l’onda stessa, qui, a complicare le cose”, ha commentato uno degli iscritti, “le corse sono così lunghe da rendere difficilissimo il lavoro ai giudici”. In finale, però, tutto prende una piega diversa. La battaglia tra il power-surfing di Desoto e i trick new-school di Jensen viene interrotta da un inconveniente. “Il mio leash si è aperto e ho dovuto nuotare fino a riva per recuperare la tavola”, ha raccontato Taylor sconsolato dopo la gara, “sono dovuto andare fino in fondo alla spiaggia e quando ho raggiunto il picco ero stanco. Mi serviva un 7.50 ma non sono riuscito a prendere un’altra onda in tempo. Sono contento comunque. Il secondo posto non è male!”. Il californiano la prende con filosofia anche se non deve essere piacevole perdere a causa di un inconveniente, dopo aver totalizzato il singolo punteggio più alto della finale. Questa tappa del circuito ASP Longboard, fra l’altro, è la prima ad adottare il nuovo criterio di giudizio. “Il vecchio statuto diceva che il surfista deve performare manovre old e new school su ogni onda”, spiega il giudice capo Tim Marshall “secondo quest’ottica, un surfista che chiude un hang 10 perfetto lungo 100m senza fare nessuna manovra innovativa andrebbe penalizzato per aver trascurato l’aspetto innovativo. Il nuovo criterio prevede sempre una combinazione dei due stili, ma senza imporre limiti o percentuali su ogni onda. Un’altra novità importante è quella dello stile, che non era valutato prima e che invece è una parte importantissima del longboarding”. La sfida per il titolo mondiale è ancora apertissima, e verrà decisa nella tappa Italiana prevista a Levanto dal 10 al 20 novembre.

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