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SOUTH HUVADHOO ATOLL

a cura di Greg Ewing Condividi SurfNews
Foto: Greg Ewing
Le migliori onde delle Maldive ancora resistono al turismo di massa. Tiger Stripes, Beacons ed altre storie dagli Atolli Meridionali.

Lo stupore di un surftrip alle Maldive comincia 20 minuti prima dell’atterraggio. Nonostante sia ancora assorto nella lettura e intontito dalla musica sento chiaramente gli “ah” e gli “oh” dei miei compagni di viaggio. L’oceano attorno alla capitale è costellato di righe bianche. E anche se i rider non riuscirebbero a indicarmi la Repubblica delle Maldive su una mappa, l’immaggine di onde che accarezzano reef perfetti li fa sentire immediatamente a casa. Io non esulto. Dopo vari viaggi qui so bene che la visione paradisiaca offertaci poco prima dell’atterraggio non sempre si traduce in condizioni perfette. La capitale, nel North Malè Atoll, è solo un antipasto delle contraddizioni delle Maldive. Nonostante l’area totale del paese sia di 298km_, le funzioni vitali, cioè governative e commerciali, sono tutte concentrate attorno al palazzo del governo. Oltre un terzo dei 300.000 maldiviani abita o lavora in questo fazzoletto di 6km_, rendendo Malè l’ìsola più affollata del pianeta dopo Hongkong. Fortunatamente lasciamo quasi subito la città verso Gaafu Dhlalu dove ci attende la barca. Il nostro viaggio ha come obbiettivo l’angolo meridionale del paese, quella serie di isole conosciute come Southern Atolls. E se è vero che le onde degli atolli settentrionali sono frequentate ormai da 30 anni, quelle meridionali sono state praticamente trascurate dal turismo surfistico di massa. I primi racconti di onde perfette in questo angolo dell’Oceano Indiano me li ha fatti un amico skipper anni fa. Parlava di una destra consistente e perfetta surfata tornando verso il Sudafrica da un viaggio in Indonesia. Ma basta una ricerca in rete per capire i pro e i contro di un trip qui. Nel 1962 i tre atolli meridionali hanno tentato di separarsi dal governo centrale, contribuendo alla chiusura parziale di questo paradiso ai turisti. Ad oggi servono permessi governativi per visitare questa zona ed è impossibile trovare una sistemazione a terra sulle rare isole abitate, come Thinadhoo, Gadhdhoo e Vaadhoo. La connessione internet non è presente sulla nostra barca quindi l’unica fonte di notizie meteo è la gracchiante radio del capitano (in contatto con Malè) e gli SMS spediti dagli amici a casa. L’isolamento rende costoso il boat trip, visto che tutti i viveri devono essere portati direttamente dal nord, una traversata che richiede, con bel tempo, due giorni. Sono pochi gli operatori disposti a rischiare: al nostro arrivo sono quattro le barche a caccia di onde in questo enorme parco-giochi, contro le trenta o più operative contemporaneamente tra Cokes e Sultans. Ma non tutto quello che schiuma tuba. Gli atolli meridionali sono i più esposti alle mareggiate che tra febbraio e ottobre attraversano l’Indiano raggiungendo un peridodo di 15-20 secondi. A differenza di Pasta Point, Cokes e Sultans, nel North Malè Atoll (parzialmente riparati rispetto vento e swell) gli spot del South Huvadhoo Atoll guardano direttamente verso sudest, producendo onde di buona misura anche quando il nord è piatto. Il problema è il vento che, durante i mesi più caldi, può essere on-shore per settimane. Gli operatori consigliano di venire ad inizio stagione (tra febbraio e aprile) o dopo l’estate (tra settembre e novembre) quando il vento ancora proviene dai quadranti settentrionali. Tutti i miei calcoli sembrano quindi essere giusti ma al quarto giorno di permanenza ad Huvadhoo, la mareggiata ancora non vuol raggiungere una misura dignitosa. Non fraintendetemi: con una decina di reef-pass a disposizione (bastano due ora per spostarsi dal più meridionale, Beacons, al più settentrionale KH) surfiamo tutti i giorni onde pulite e divertenti. Il monsone di nordest (chiamato Iruvai) mantiene pulite le creste e non dà segni di cedimento. Ma la vera sorpresa arriva solo il sesto giorno. Sorseggiando una tazza di caffè all’alba mi accorgo che le destre di Tiger Stripes che abbiamo surfato i giorni precedenti hanno uno strano difetto di forma. La misura della swell è sensibilmente aumentata quindi decidiamo di raggiungere Beacons, all’estremo sud dell’atollo, un transfer che richiede un paio d’ore e attraversa tutti i migliori reef-pass. Arrivati a Blue Bowls, a pochi minuti dalla meta, incrociamo le altre imbarcazioni. Stanno tornando di gran carriera verso Tigers vista la misura. Un feeling di trepidazione pervade la ciurma: di sicuro saremo soli in mare! Beacons al nostro arrivo spara set over-head perfetti, senza nessuno in vista. Questa potente destra è notoriamente l’onda più pesante in tutte le Maldive. Matt, che ha surfato almeno sei ore al giorno per tutta la settimana, si lancia in mare ancor prima che il capitano butti l’ancora. Nel tempo che gli altri rider impiegano a incerare la tavola, lui ha già preso tre tubi. Passiamo il resto del tempo ancorati a lato di questa onda perfetta, concedendoci pause solo per mangiare, bere e cambiare la memory card nella macchina fotografica. Il capitano avrà il suo da fare per convincerci ad impacchettare le tavole e far rotta verso l’aeroporto, a poche ore dal volo di ritorno.

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