Home Page
SEARCHING SEYCHELLES
Scoperte da Surfer Magazine nel 1967 rappresentano il paradiso per i "goofy-footer"
a cura di Alessandro Marcianò Condividi SurfNews
Foto: Carla Tomè
Isolamento, protezione e bellezza. Fin da quando la deriva dei continenti le piazzò in questo sperduto angolo dell’Oceano Indiano (a 1500km dalle coste dell’Africa Orientale), le 115 isole che compongono le Seychelles hanno rappresentato un approdo lontano ma sicuro per specie animali, vegetali e per le popolazioni (surfisti inclusi) disposte ad attraversare il vasto oceano per raggiungere le sue splendide spiagge. I primi ad esplorarle con una tavola sotto braccio furono i componenti della redazione di Surfer Magazine, che nel 1967 descrissero l’arcipelago come “un paradiso per goofy-footer”, vista la predominanza di onde sinistre e la scarsa presenza di surfisti locali. Nonostante la loro visita, le frequenti apparizioni in film di caratura mondiale (ad esempio Cast-Away e In God’s Hands) ed un parco onde virtualmente infinito, il turismo surfistico non è ancora decollato da queste parti. Basta guardare una mappa batimetrica di Mahè, l’isola principale per capire che, nonostante l’invidiabile posizione geografica, l’intero arcipelago poggia su un banco di roccia (chiamato “planeu”) che si estende ben oltre la barriera corallina filtrando (e frenando) le mareggiate meno potenti.

Ma serve ben altro per scoraggiare un surfista mediterraneo, abituato ad operare in condizioni ben peggiori. Anche se Rip Curl conferma con pochissimo anticipo il progetto “The Search Seychelles” riesco ad organizzare spostamenti e pernottamenti per tutti, grazie a Casar Tour (il tour operator di riferimento per le Seychelles in Italia) e al supporto dell’Ufficio del Turismo di Mahè, che si dimostra fin da subito molto cooperativo. Oltre al sottoscritto e a due atleti Rip Curl (il campione inglese Jayce Robinson e uno dei più talentuosi rider di Reunion, Medi Veminardi) si uniscono al team la fotografa portoghese Carla Tomè ed il cameraman Francesco Thilo Sili. Dopo un volo in pieno relax (si vola di notte), ad attenderci con tanto di cartello di benvenuto troviamo la simpatica assistente della Maison Travel, che ci fornisce tutti i dettagli del nostro soggiorno e qualche dritta su cosa visitare in caso di mare piatto. In realtà l’attenzione del team è fin da subito rivolta alla costa, anche perché durante l’atterraggio abbiamo notato schiume regolari srotolare nelle baie esposte. Ed è verso il lato più esposto dell’isola (quello sudoccidentale) che dirigiamo il nostro van una volta assicurate le tavole sul tetto con leash e corde di fortuna. Anche se può suonare un po’ scontato, sono convinto che il sogno di ogni surfista sia quello di esplorare un’isola come questa: contornata da una ricca vegetazione, abitata da persone amichevoli e piena di onde deserte tutte da provare. Mentre corriamo veloci sulla strada principale, col naso appiccicato al finestrino, abbiamo tutti la stessa sensazione, quella di essere ad un passo dalla scoperta di qualcosa di unico. I forti profumi, i colori intensi e gli scorci di mare blu tra zone fitte di vegetazione, aumentano a dismisura le nostre aspettative. La prima onda la troviamo a Baie Lazare, che prende il nome dall’esploratore francese Lazare Picault, il primo occidentale a mappare queste terre a metà del XVIII secolo. Qui, un ammasso di rocce granitiche frutto di millenni di erosione si spinge oltre la linea di costa, formando un reef lungo più di 300 metri. In quel punto un’onda sinistra srotola perfetta verso la spiaggia mostrando diverse sezioni. L’eccitamento sale alle stelle e decidiamo di entrare tutti in mare, visto che la marea e le dimensioni delle onde sembrano perfette per lo spot. Con grande sorpresa, però, la line-up non è vuota. Quattro ragazzi del posto stanno surfando una sezione permissiva della lunga sinistra. Il più adulto di loro ci accoglie con un gran sorriso, invitandoci a prender posto sul line-up. Il loro stupore cresce ad ogni manovra, soprattutto quando Medi e Jayce atterrano un paio di air 360 di fronte ai loro occhi! Una volta finita questa prima divertente session ci viene incontro Jean Marc, lo stesso che ci aveva accolto sulla line-up, chiedendo informazioni sul nostro gruppo ed offrendosi come guida per gli altri spot. Come rinunciare ad un simile invito? Subito ci indirizza verso il lato ovest dell’isola, verso uno spot chiamato Barbarons dove, Jean Mark racconta, rompano onde destre di potenza non comune. La sua conoscenza dei reef è impagabile e la sua scelta non sbaglia. Alla vista di onde perfette, sia Carla che Francesco si mettono al lavoro scattando e filmando i floater, i tubi e tutte le manovre che riusciamo ad atterrare su questa onda, una delle più consistenti della zona. In verità trasformare le carte di vento e mare in onde effettivamente surfate non è semplice neppure in pieno oceano. I siti di riferimento, infatti, prevedono condizioni altalenanti per i giorni a venire, per nulla semplici da interpretare. Il giorno seguente decidiamo di visitare il lato sud-est, uno dei meno frequentati dai surfisti, dove apparentemente è in corso una nuova mareggiata. Decisi a controllare ogni schiuma che vediamo rompere, non ci tiriamo indietro neppure quando serve scalare dirupi nella giungla o nuotare per qualche chilometro sul tagliente reef esterno. Su queste isole, fortunatamente, non ci sono pericoli per l’uomo: i grandi squali che affollano gli spot del Madagascar (poche miglia nautiche verso sud) rimangono oltre i reef esterni e i barracuda, pur se famelici, non rappresentano un problema per bagnanti e surfisti. L’unica cosa capace di farci rabbrividire sono i grandi ragni arboricoli e le volpi volanti, abbondanti nella giungla al tramonto. Il lato est di Mahe riceve buone swell da sud, attivando gli spot vicini a Anse Aux Pins. Io e Jayce siamo i primi ad entrare in mare ed in soli 15 minuti ci troviamo su uno dei line-up più belli che abbia mai visto. Jayce parte per primo su un frangente di due metri: il rail della sua tavola taglia l’onda alla base, portandolo in piena velocità sul lip dove imposta un potente nose-pick, seguito da altre manovre più classiche. La destra di Anse Aux Pins è perfetta per le manovre estreme. Pur non essendo tubosa, infatti, resta verticale per tutta la sua corsa, permettendo virtuosismi di ogni tipo. Mentre in Italia la gente si dispera per l’eliminazione dai mondiali di calcio, noi esultiamo per una serie di session splendide, per lo più compiute in perfetta solitudine. Tra una surfata esplorativa ed un pomeriggio di golf nel campo dell’hotel arriviamo al penultimo giorno di permanenza. Jayce, che ormai è parte integrante del progetto, ci propone di andare verso nord. Nei giorni precedenti, infatti, abbiamo adocchiato un paio di possibili break posizionati lontano dalla riva e, a detta dei locali, mai surfati prima. Arriviamo sul posto seguendo un sentiero tra la giungla largo quanto il mini van e subito ci accorgiamo che le onde sono notevolmente più grandi rispetto ai giorni precedenti. Mettiamo quindi in moto tutta l’organizzazione per documentare la surfata: Carla si mimetizza tra le piante mentre Francesco trova riparo dalla pioggia dentro una caverna naturale. Intanto io e Jayce scendiamo in free-climbing il ripido dirupo e ci buttiamo in mare. Appena iniziamo la lunga remata ci accorgiamo che la marea è troppo bassa, tanto bassa da rendere difficile anche una semplice pagaiata! Dopo uno slalom complicato tra i canali del reef (e con le mani stagliuzzate dal corallo) arriviamo sulla destra al centro della baia. Non facciamo a tempo a goderci la splendida vista che arriva un set di dimensione ragguardevole. Fin da subito capiamo che la profondità dell’acqua è minima: basta un piccolo errore per finire in un tritacarne! Per questo dopo un paio di destre ripide e veloci rientriamo alla base consapevoli di aver trovato qualcosa di speciale. Con un po’ più di misura quest’onda può rivelarsi una vera macchina da tubi, un’ottima alternativa alle sinistre del lato opposto dell’isola. Ritengo questo momento l’apice della nostra avventura e mi permetto di battezzarre quest’onda “le Kroel” in onore alla cultura multietnica dell’isola. L’ultimo giorno accompagniamo Medi in aeroporto e lo salutiamo nella speranza di rincontrarlo presto da qualche altra parte, poi ci dirigiamo verso la Lazare sperando di surfare per l’ultima volta la sua bellissima sinistra. Purtroppo il nostro timing non è perfetto ed è ancora una volta la marea a dettare la nostra scaletta. Io e Francesco, non so per quale motivo, decidiamo di spostarci verso nord nella zona di Beau Vallon sperando nella sinistra surfata ad inizio del trip. Improvvisamente, però, nella parte opposta della baia, scorgiamo una destra perfetta rompere indisturbata. Quella scoperta quasi casuale si trasforma in una delle session più belle del viaggio. Una parete verticale, infatti, srotola per oltre 250 metri formando vari tubi nel suo incedere. Questa session al tramonto costituirà una delle memorie più piacevoli di questo viaggio. Al ritorno verso l’hotel, passiamo a prendere Jayce che ci racconta di aver surfanto Lazare completamente da solo, appena la marea glie lo ha permesso! Il viaggio volge al termine, davanti all’hotel salutiamo i nostri amici creoli, ringraziandoli per l’ospitalità e promettendo di ricambiare il favore se verranno a trovarci in Europa. In particolare Jean Marc si è dimostrato un’ottima guida e non ci penso due volte a lasciargli una tavola delle mie, visto che sull’isola non esistono surf shop e che i locali sono costretti a far venire da fuori anche la paraffina!
Un particolare ringraziamento alla Air Seychelles che ha messo ha disposizioni tutti i voli.

Ricerca SurfNews
Articoli
IL BIANCO E IL NERO

SPERANZE RIFRATTE

I principi generali della rifrazione sono empiricamente chiari ai surfisti: ...
Buy Local, Surf Global

I surfisti più giovani non brillano per attivismo ecologista. Di solito ...
FEDERICO VANNO

Dalle lezioni di vela a Ostia ai reef indonesiani, il passo non è molto ...
THE SEARCH SARDEGNA

Partire per la Sardegna ha un sapore particolare, che resta immutato negli ...
ANGELO VERZINI

Ho conosciuto Angelo a “casa sua”, per errore. Sono entrato, senza rendermene ...
CELEBRATING THE SULTAN

A sentire i discografici, il 1971 fu un anno irripetibile nella storia ...
SEARCHING SEYCHELLES

Isolamento, protezione e bellezza. Fin da quando la deriva dei continenti ...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine