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ANGELO VERZINI
INTERVIEW
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Foto: Manfreda, Mazzoni, Spedicato
Ho conosciuto Angelo a “casa sua”, per errore. Sono entrato, senza rendermene conto, dalla porta secondaria, mi sono accomodato nel salotto buono e mi sono rimpinzato di cannoli alla crema come se il suo parco onde fosse di fatto il mio. E quando la mia Kangò ha iniziato a traballare, in cima al cliff, e i componenti della “famiglia” si sono messi ad urlare “tocca n’abbai!”, è stato lui a salvarmi. “Tranquilli, quelli di SurfNews non sputtanano i secret”. A quasi dieci anni da quel momento Angelo mi fa ancora una certa paura, coi suoi tatuaggi death metal e lo sguardo scuro, quasi mediorientale. Ma proprio per questo suo dualismo, tra modernità estrema e chiusura antica, lo trovo una delle persone più vere della scena surf italiana. NZ

NOME: Angelo “Mocio” Verzini
DATA DI NASCITA: 19/10/1976
STANCE: Goofy
FAV SPOT ITALIA: XXX!
FAV SPOT ESTERO: La Santa a Lanzarote e tutto il Bukit a Bali
FAV MUSIC: electrobeat, funk, reggae, rock anni ‘70, new wave anni ’80, indie.

Sei cresciuto surfisticamente, nella periferia meridionale del surf europeo. Com’era vista la vostra passione dalla gente?
Eravamo in pochi a Lecce, pochissimi. Per certi versi ci sentivamo dei fuoricasta. Credo che chiunque abbia iniziato intorno alla metà degli anni ‘90 si sia trovato più o meno nella stessa condizione: zero internet, zero copertura mediatica e tanti viaggi a vuoto verso il mare. Ma c’era tanta passione e voglia di surfare, scoprire onde nuove e divertirsi. Io faccio skate da quando avevo otto anni e solo dopo nove anni ho iniziato a fare surf grazie a due miei amici, Nico con il quale ho condiviso praticamente tutte le mie esperienze surfistiche e Federico cantante dei Sud nonché il primo surfista in Salento. Era l’unico ad avere la patente e grazie a lui abbiamo inziato ad andare al mare d’inverno e surfare le prime onde “serie”.

La musica, lo skate e ora la produzione di video. Qual’è il filo conduttore che le lega nella tua vita?
Il filo conduttore te lo devi inventare, è quello il gioco. Oltre al surf e allo skate suono la batteria e svariati strumenti da tantissimi anni, inoltre mi piace dipingere e ho una fascinazione particolare per i video, in particolare quelli di surf. Negli ultimi anni, con l’ascesa di internet, i video di surf hanno preso un po’ il posto che la fotografia aveva in passato, quando i magazine erano l’unica fonte di informazione. Sono i video adesso a catalizzare le emozioni e i sogni dei surfisti. Non a caso ci sono tanti siti dove si possono postare e condividere clip di surf. Questa prospettiva, questa direzione di ricerca mi affascina molto. Infatti con il mio amico e filmaker Simone quest’anno abbiamo iniziato un progetto che si chiama ”Speak Your mind, fotografia in movimento”.

Quali erano agli inizi e quali sono oggi i tuoi punti di riferimento nel surf?
Negli anni ’90 mi piacevano molto Ozzie Wright e Cristian Fletcher perché venivano dallo skate ed erano i primi a lanciare un ponte tra le due discipline. Ora il mio favorito per stile, potenza e innovazione è sicuramente Dane Raynolds, ma ce ne sono molti altri ovviamente. Per tornare a noi invece, all’inizio ovviamente il mio riferimento era Federico, anche perché eravamo solo 4 o 5 e lui era l’unico che già conosceva gli spot e viaggiava all’estero.

Quali sono stati i tuoi primi viaggi in Italia? Che impressione ti facevano scene come quella di Lazio o Liguria?
Devo dire che i miei primi viaggi sono stati all’estero e solo dopo cinque o sei anni ho iniziato a muovermi in Italia, per curiosità. Sapevo come stavano (e stanno) le cose al nord. Non è mai stata una “necessità” quella di spostarmi per trovare onde di qualità. Mi sposto per curiosità e voglia di conoscere altre realtà surfistiche. Così solo attorno al 2000 io e alcuni amici abbiamo iniziato a muoverci anche in Italia, magari partecipando a qualche contest. Se devo muovermi in Italia preferisco restare al sud, tra Calabria Sicilia e ovviamente Sardegna. Non amo la situazione che si verifica negli spot famosi del nord: onde mediocri e tanta gente a contendersele.

Perché voi salentini avete da sempre bisogno di scappare prima di tornare a casa?
Ho vissuto un po’ di tempo alle Canarie e anche in Olanda e Inghilterra. Non so sinceramente il perché di questa cosa, è abbastanza comune tra le persone che conosco. Forse all’inizio te ne vai per vedere cosa c’è dall’altra parte, per confrontarti con un “altrove” e avere più parametri di giudizio. Viaggiare è di sicuro il modo migliore per comprendere la vita e gli altri, perchè senza spostarsi mai si rischia di rimanere ottusi nel proprio mondo che è infinitamente piccolo rispetto a quello che c’è la fuori!

Una parola importante: Salento. Quali sono i legami tra il surf (una attività che viene dall’estero) e questo territorio così tipicamente mediterraneo, più messapico, grecanico e jonico che italiano?
Mah. Il Salento è una piccola penisola all’estrema punta dell’Italia che guarda a levante. Direi quasi più un’isola dato che è legata all’Italia solo da 50 km di terra che sono l’unico ponte verso nord. Da sempre crocevia di popoli e culture diverse, tutto questo nel bel mezzo del Mediterraneo orientale. Le onde erano li, ci sono sempre state e noi non abbiamo fatto altro che andare a prenderle! Nessuna delle persone che vive lungo la costa si stupisce più di tanto vedendoci fare questa “cosa” che viene dall’estero. Poi devo dire che siamo abbastanza abituati a metabolizzare le novità e renderle nostre, guarda il reggae per esempio.

Hai passato tutta l’estate in Sardegna. Come ti sei trovato coi locali e con le onde?
Premetto che sono per metà sardo. Li c’è l’altra metà della mia famiglia, è la mia seconda casa. Quest’estate sono stato cinque mesi in costa nord dove vivono i miei parenti. Oltre ad essere una terra bellissima, d’estate ci sono spesso e volentieri onde di misura! Non ho rimpianto per niente l’oceano visto che ho surfato almeno due giorni alla settimana.

I 40km di costa che chiami “casa” sono alcuni dei più localizzati d’Europa. Se dovessi spiegare ad un surfista nato lontano dalla costa (quindi contro il localismo) il perché di certe scelte cosa gli diresti?
Mi aspettavo una domanda del genere. Casa mia? Risponderò nel modo più diplomatico possibile per rispetto a tutte le altre persone che surfano con me e che condividono questa scelta. E’ un argomento delicato e credo che sia solo una questione di punti di vista, il punto di vista di chi ci vive e ci surfa sempre in certi posti e chi invece no. In passato ero molto più categorico su questo argomento ma ora quando vado al mare voglio solo surfare e divertirmi con i miei amici. E’ solo una questione di buonsenso e chi fa surf da un po’ di anni ed è abituato a viaggiare sa che certe cose sono fisiologiche per certe comunità, specialmente in line-up di dimensioni contenute, o quando lavora solo uno spot dopo settimane di piatta. Certi comportamenti sono una conseguenza, non una scelta.

Come ti vedi a dieci anni da ora? Quali sono le tue aspettative sul surf italiano, il suo mercato e la sua evoluzione?
Per ora mi è già difficile pensare a cosa farò domani figurati fra dieci anni! Comunque mi vedo sull’oceano, forse in Indonesia, spero ancora in ottima forma per continuare a surfare finchè mi reggo in piedi! Per quanto riguarda il panorama italiano non ho particolari aspettative oltre a prendere buone onde. Spero solo che la moda del surf passi e che rimangano solo le persone che hanno passione vera. Se le cose fossero ancora come quando ho iniziato io saremmo meno della metà di quanti siamo ora! Poi spero che le cose a livello di gare, eventi e media vari siano gestite da persone valide, innovative e realmente interessate al surf, perché quello che ho visto fino ad ora non mi è piaciuto molto a parte realtà come la vostra (ma è un caso a parte) e il progetto di Nicola Bresciani. Ovviamente spero che SurfNews continui a proporre materiale di alta qualità, perchè è grazie all’impegno di persone come voi se il surf in Italia è riuscito a trovare una propria identità mediatica.

Ringraziamenti di rito.
Ovviamente ringrazio te ed Emi che mi avete concesso questa bella chiacchierata! Poi ringrazio tutti i “L.Boyz”, in particolar modo Nico, Federico, Fabio, Edo, Andrea, Lillo, Diego, Emanuele e Simone per tutte le riprese che mi ha fatto e Cinzia per le foto. Poi ringrazio Paolo e Renato di TwinsBros e Daniel di Holy Sport per il supporto.

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