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THE SEARCH SARDEGNA
Ritorno in Sardegna del Team Inside
a cura di SurfNews e Luca Palla Condividi SurfNews
Foto: Filippo Maffei e Fabio Masia
Partire per la Sardegna ha un sapore particolare, che resta immutato negli anni. Sarà l’odore di grasso degli argani, o lo scricchiolio sinistro del ponte ad ogni onda anomala, la traversata per Olbia riporta tutti allo stadio zero del surftrip: quella condizione comune a esperti e beginner, chiamata attesa. Attesa di onde miglori e di momenti indimenticabili davanti a panorami incontaminati. È stata questa esigenza a spingere il Team Inside oltre il Tirreno. A parlarcene sono i protagonisti stessi in un’intervista “a cinque mani”. NZ

Raccontaci come è nata l’idea del Search e cosa stavate cercando, in Sardegna, oltre le onde.
LUCA PALLA, team manager. È stata la voglia di ritornare alle origini, quando erano solo le onde a tenere unite le persone, non il business. E così dopo l’ennesima gara annullata e le solite inutili parole lanciate al vento, l’autunno scorso abbiamo ripreso il cammino originale, con i nostri veri vecchi amici, e abbiamo riempito un camper per fare quello che ci viene più naturale, cercare onde divertendoci.

Come hai gestito un gruppo così grande in un territorio territorializzato come la sardegna?
L.P. Fortunatamente “la nostra banda” è fatta da ragazzi puri e semplici, che sanno farsi benvolere in qualsiasi angolo del pianeta. Abbiamo tanti amici in Sardegna che condividono le nostre stesse passioni e che soprattutto la pensano come noi. La Sardegna è un’isola magica, che ti regala sempre sensazioni difficili da trovare anche a migliaia di chilometri. È sembrato a tutti di tornare indietro nel tempo. A differenza di altre volte mi sono spesso trovato ad ascoltare ed osservare le situazioni in silenzio, voci e momenti indimenticabili. La cosa più toccante del trip è stata sicuramente l’attesa. Tutto il viaggio ha preso significato nell’ultima memorabile session, paragonabile per condizioni alle migliori giornate in oceano. L’abbiamo vissuta come una ricompensa!

A proposito di karma, Francesco. Cosa ti ha insegnato questa costa in questi anni di frequentazione?
FRANCESCO PALATTELLA. Ci vado da quando ero ragazzino, da quando gli spot erano deserti e poche onde erano conosciute. La prima volta che rischiai di morire e decisi di non surfare mai più fu a Buggerru. Mi è capitato altre volte ma quella me la ricordo come fosse ieri. Le onde rompevano diversi metri fuori dal porto. Poca esperienza, poco cervello e poca umiltà: rischiai di affogare uscii in lacrime, vomitando acqua. Mi sembrò che il posto fosse crudele e giurai di non tornarci mai più. La stessa sera al tramonto andammo a Laguna e c’erano due metri lisci come l’olio. Cesare Cantagalli windsurfer di fama mondiale era l’unico in acqua. Vederlo surfare mi fece innamorare di nuovo e per sempre. Il mio rapporto con la Sardegna è tenero, viscerale, intimo, quest’isola mi ha dato e insegnato tanto, punendomi quando me lo meritavo, come una mamma.

Parlando di onde grosse. Giovanni, sei famoso per essere uno dei pochi “big wave rider” in Italia. Che tavole pensi siano più adatte ad un giorno serio in Sardegna?
GIOVANNI PALATTELLA. Certo “big wave rider italiano” fa un pò ridere, diciamo che prendo qualche bombetta di tanto in tanto. Credetemi, in Sardegna si possono trovare condizioni che farebbero felice chiunque. Gli amici austaliani e neozelandesi che si sono innamorati del posto lo sanno bene! Quello che manca in Sardegna non è la misura, ma la potenza. Mancano gli spot che “succhiano”, cioè che fanno il tubo profondo. Forse perchè per questo tipo di onde servono condizioni senza vento o con brezza di terra e periodi “seri” da 12 secondi in su: condizioni non sono così frequenti in Mediterraneo visto il fetch limitato. Per quanto riguarda le tavole anch’io sto seguendo le nuove tendenze e sto accorciandole un po’, ma il 6’6” round-pin lo porto sempre in Sardegna, ed è la stessa tavola che porto in oceano.

Federico, eri uno dei più giovani nel tour. Come ti sei trovato a surfare con dei rider della generazione precedente?
FEDERICO TENERINI. Surfo spesso con i Palattella in Versilia. Ci sono giornate quando in acqua al Ponte c’è “la fiera” (ndr: una gran folla) e serve lottare per guadagnarsi un’onda. Noi più giovani stiamo sempre attenti e svegli per non farci scappare nulla. Francesco e Giovanni sono bravissimi a leggere le onde. Ho imparato molto da loro su come stare in mare con la ressa e come estrarre il meglio da ogni onda che rompe senza dar fastidio ai locali. Con Sole invece non avevo mai surfato, lo conoscevo solo di fama, e devo dire che è stato un piacere vedere l’entusiamo che ci mette. L’ultimo giorno ha fatto un’unica session da otto ore consecutuve, fisicamente pauroso! Credo che la nuova generazione intrippata soprattutto di air, non debba perdere di vista le manovre di base. Guardando gente come Sole vedi la scuola dei basilari, manovre fatte in potenza nella parte critica, off the lip massicci, e grandi spruzzi.

Thomas, sei stato invitato a questo trip all’ultimo momento, senza fare effettivamente parte del team. Come ti sei trovato?
THOMAS CRAVAREZZA. Mi sono trovato molto bene. Conoscevo quasi tutti, a parte Sole che per me è stata la sorpresa, super positivo e bravissimo. Devo essere sincero, all’inizio ero un pò preoccupato, Luca è un tipo vulcanico e imprevedibile ma alla fine la sua energia si è rivelata fondamentale. Io mi sono limitato a stare tranquillo e ad aspettare le decisioni del team. Ho avuto la conferma del mio Karma “sbilenco” nel beach break di Buggerru: un’onda a 20 metri da riva mi ha strappato pinnetta e plug FCS. Non so come sia stato possibile considerato che non ci sono scogli in quel tratto! Ho passato il resto del viaggio a provare le tavole degli altri! La ricompensa per questo inconveniente è stata il nostro incontro con la sinistra più bella della Sardegna (non posso dire il nome). Acqua cristallina, leggera brezza da terra, sezioni più lente da manovre e sezioni tubanti. Un sogno che mi tormenta ogni volta che vedo una swell da nord nordovest entrare dal Golfo del Leone.

Ringraziamenti Luca?
L.P. Voglio ringraziare Giuseppe Romano, Fabio Masia, Vittorio Casu, Lorenzo Castagna, Thomas Cravarezza, Sole Rosi e tutti i boys della splendida Sardegna che ancora una volta ci hanno accolto come fratelli.

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