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MAREGGIATE DEVIATE
Ad influenzare le onde, in Mediterraneo, non è solo il vento. Un viaggio tra le anomalie spazio-climatiche della costa italiana.
a cura di Luca Onorato Condividi SurfNews
Foto: Mazzoni, Muglia, Di Cino, Franzina
Abbiamo spesso parlato della difficile prevedibilità del moto ondoso in Mediterraneo. I surfisti, come anche i meteorologi, sanno bene che ogni mareggiata che attraversa il nostro bacino è costretta a plasmarsi sulle terre e sulle strettoie naturali che incontra. Il tam-tam di messaggi che si alza dagli spot a ogni mareggiata, con aggiornamenti minuto per minuto sulla misura e la qualità dei frangenti, ce ne dà l’ennesima conferma: la surfabilità delle onde, così come i parametri di vento e precipitazioni, varia notevolmente anche in una scala spazio-temporale ridottissima. In questo articolo tentiamo di capire, assieme al previsore ARPA Luca Onorato, come, perché e soprattutto dove questo accade, tentando di fornire ai lettori le conoscenze di base per sfruttare al meglio le anomalie “ondifere” delle zone più critiche.

IL CATINO DEI FETCH INCROCIATI
Il Mediterraneo è piccolo: appena 2.5 milioni di chilometri quadrati contro i 104,4 dell’Atlantico. La formazione di basse pressioni, però, è frequentissima. Le statistiche parlano di una ogni 12 ore di media; piccole perturbazioni che, in presenza di masse d’aria fortemente contrastate, possono divenire molto intense. Dal punto di vista surfistico, il Mediterraneo si differenzia dal vicino Atlantico poichè il moto ondoso, prodotto dal vento, ha a disposizione solo qualche centinaia di chilometri per regolarizzarsi e divenire “surfabile”. Mediamente una mareggiata considerata “buona” dai surfisti italiani ha un periodo di qualche decina di metri (circa 6-7 secondi), contro le centinaia di metri che raggiungerebbe in oceano aperto (fino 20+ secondi). Chi surfa, però, sa che anche dalle nostre parti le mareggiate migliori (specialmente le libecciate e le sciroccate) possono raggiungere periodi ragguardevoli. Tutto dipende dal fetch che, in linea teorica, in Mediterraneo, può superare i 1000km. Quello che non tutti sanno è che quei 1000km di mare su cui riponiamo le nostre speranze, spesso non sono sufficienti a fare schizzare la boa ondametrica oltre gli 8 secondi. Infatti, una serie di ostacoli fisici, come isole, istmi e promontori, deviano il vento riducendo di molto il fetch “efficace”. Così le tanto attese barre di libeccio prima di lambire le coste del nordovest devono relazionarsi con le Baleari, la Sardegna e la Corsica, per cui il fetch effettivo, quello che effettivamente sta generando le onde a riva, tende a ridursi di 1/3 e oltre. Ugualmente lo scirocco, prima di raggiungere gli spot tirrenici e adriatici sarà stato influenzato dall’Isola d’Elba, dalla Sicilia, dalla Corsica e, in costa est, dal Montenegro e dal Canale d’Otranto. I venti, inoltre, raramente soffiano dalla stessa direzione su tutto il fetch disponibile. Il libeccio ad esempio è spesso associato ad una circolazione locale di maestrale dal Golfo del Leone, che si dispone dai quadranti sudoccidentali solo al largo della Provenza, riducendo dei 2/3 l’efficacia del fetch. In questi casi il moto ondoso che surfiamo tra Livorno e la Liguria non proviene da un’unica direzione, ma è il risultato di diverse zone di propagazione che possono convergere o sovrapporsi amplificando o smorzando la misura dei frangenti a riva. Tutta questa “variabilità” nasce dal fatto che il Mediterraneo è posto al centro di vari sistemi meteorologici (anticiclone russo, clima atlantico e correnti africane) frequentemente in collisione tra di loro. Le perturbazioni, inoltre, tendono a ruotare in senso antiorario attorno a minimi locali influenzati dall’orografia. Questi eventi hanno dimensioni ridotte (di qualche centinaio di chilometri) ma sono in grado di influenzare schemi meteorologici ben più ampi, compromettendo o amplificando la qualità e la misura delle onde prodotte da grosse mareggiate. Non di rado un tratto di costa può, infatti, risentire dell’effetto sinergico di più fetch. Ma questo non è sempre un bene, visto che il moto ondoso a riva risulterà sporco e a causa del limitato periodo faticherà a focalizzare su point e reef, risultando apprezzabile solo lungo tratti di spiaggie esposte. Allo scadere del libeccio, poi, la rotazione anticipata del flusso da grecale o tramontana comporterà la rapida formazione di un’onda secondaria proveniente dai quadranti settentrionali, che si sovrappone al precedente mare da sudovest creando fastidiose componenti laterali sulla faccia dell’onda. Questa situazione di mareggiate conflittuali, facilita una rapida attenuazione del moto ondoso, anticipando anche di 6-8 ore la bonaccia rispetto le previsioni ufficiali.
SINOSSI, MESOSCALA E MICRO SWELL

È chiaro che prima di parlare di un “quando” i previsori italiani devono ben aver chiaro il “dove”. La previsione meteomarina richiede una conoscenza capillare del territorio. In zone più aperte, come l’Europa Centrale o i vasti spazi oceanici, al previsore basta analizzare un modello sinottico a larga scala. Le strutture meteorologiche mediterranee, invece, sono caratterizzate da dimensioni spaziali e temporali ridotte. Una classica depressione, da noi, ha un diametro medio tra 400-600km, contro i 1.000-2.000km di quelle atlantiche, e un tempo di vita attorno alle 24-36h, contro i 3-4 giorni delle circolazioni oceaniche. Inoltre da un’analisi effettuata su 18 anni emerge che il 65% delle perturbazioni mediterranee hanno un raggio inferiore a 500km. Noi previsori, quindi, siamo costretti ad usare una scala di per sè limitata (la mesoscala) che analizza cambiamenti in aree di circa 100km di raggio. E di sovente ci spingiamo a considerare variabili locali nell’ordine dei 10km. Parliamo di particolari “salti” o “giri di vento” legati alla presenza di golfi, isole, capi o spartiacque di dimensioni tali da modificare il flusso sinottico, alterando anche sensibilmente il moto ondoso. I casi più eclatanti si verificano a fine inverno, inizio primavera e in autunno, quando le correnti polari o artiche, entrando nel bacino, incontrano aria più calda di matrice africana e innescano intensi sistemi convettivi. Il contrasto termico può determinare circolazioni depressionarie anche molto intense con conseguenti alluvioni, nubifragi e mareggiate. In tale contesto la stabilità della massa d’aria può giocare un ruolo rilevante: una corrente instabile (ad esempio una corrente di bora) avrà facilità a sollevarsi, superando più facilmente una barriera naturale, con una conseguente intensificazione delle precipitazioni, mentre una corrente stabile (un blocco di alta pressione, ad esempio) faticherà a sollevarsi da terra e sarà costretta ad aggirare gli ostavoli scegliendo vie alla base del promontorio (vallate, canali ecc), causando l’intensificazione delle velocità anemometriche ed una possibile modificazione della traiettoria. È il caso della tramontana “chiara” che essendo legata ad una massa d’aria fredda e stabile presente in Pianura Padana, scende a cascata in tutte le vallate liguri e appenniniche non riuscendo a sorpassare i vallichi più alti. Anche il maestrale il più frequente e instabile nel bacino, può raggiungere intensità inaudite a causa di effetti di canalizzazione e di caduta. La stessa cosa avviene a Trieste con la bora dove l’eccezionale intensità del vento può creare un metro d’onda anche solo con poche decine di chilometri di fetch. In questo marasma di venti anomali e di mareggiate “deviate”, fortunatamente è possibile scorgere qualche costante.

EFFETTO ELBA
L’Isola d’Elba è posizionata al centro di un imbuto naturale formato dalla penisola italiana ad est e dalla Corsica ad ovest. Questa posizione la rende un tipico esempio di lente eolica. In presenza di un forte gradiente ovest-est, (6-8hPa di differenza tra le coste della Toscana e Corsica occidentale), si verifica l’intensificazione del flusso convogliato dalle Alpi Corse ad ovest e dagli Appennini Toscani ad est. Questo innesca un vistoso effetto di canalizzazione che interessa l’isola d’Elba e le zone settentrionali del Tirreno. In questi casi le previsioni possono prendere grosse cantonate, sia per l’intensità del vento, che per la misura delle onde negli spot esposti a SE, dalla Toscana meridionale (ad esempio Ansedonia) alla Liguria di levante. I massimi d’intensità, infatti, frequentemente si discostano di 10-15 nodi rispetto alle aspettative per cui una previsione di vento forte (attorno a 20 nodi) si può trasformare in un avviso di burrasca (35 nodi), con colpi di vento assai violenti e rafficati tra 40 e 45 nodi. Lo scirocco, in questi casi, gode di un significativo rinforzo del fetch da sud-sudest, che può produrre un moto ondoso molto più alto del previsto, ma caratterizzato da un elevata pendenza dell’onda (rapporto tra altezza e lunghezza). Questa situazione viene chiamata in gergo marinaro “colpo di mare” in quanto è di breve durata (6-8 ore). La surfabilità di questo tipo di mareggiata, a nord dell’Elba non è delle migliori, in quanto i set si presentano irregolari, composti da molte onde, influenzati nel loro perscorso dal flusso di libeccio che arriva dalla Corsica occidentale. La costa a sud dell’isola, invece, godrà di tutto il fetch utile senza risentire della componente sudoccidentale presente più a nord. Il mare di libeccio, sfilando al largo della Corsica, può convergere sul centro del mar Ligure, incontrando le onde generate dallo scirocco: tale situazione può generare a riva onde molto ripide, come i muri d’acqua di 7-8m che hanno devastato nel dicembre 2006 il porto di Savona.

CAPO MELE
Questo caso di anomalia è invece legato al classico maestrale e si può verificare durante la formazione di un minimo orografico sul Golfo del Leone/Baleari in risalita verso la Corsica/Liguria. Tale struttura è caratterizzata da un fetch potenzialmente molto esteso e da un gradiente SO-NE molto serrato (10hPa di differenza tra le coste nordafricane e la Provenza). Questo percorso è segnato da diverse entità geografiche che causano vistosi effetti locali. La Corsica, con le sue alte montagne, devia le correnti occidentali verso Nord intensificandole e regalando onde dalla costa livornese fino a tutto il Levante ligure. Le Bocche di Bonifacio, invece, incanalano il maestrale sparandolo, grazie all’effetto Venturi, verso il Tirreno e le coste toscane e laziali.

IL MISTRAL AL SUD
Le configurazioni da maestrale che interessano il meridione tendono a manifestarsi in seguito a violente irruzioni di aria polare caratterizate da un forte gradiente NO-SE su gran parte del Mediterraneo Occidentale. Queste correnti intense sono ulteriormente rinforzate da effetti di convergenza tra il maestrale e la tramontana che tendono a creare veri e propri corridoi (o vene di vento) caratterizzati da intensità eccezionali. Possiamo osservare un vistoso effetto Venturi nelle Bocche di Bonifacio, simile al caso precedente, che si spinge fino alle coste della bassa Toscana e del Lazio. Questa conformazione barica, inoltre, tende a causare rinforzi del vento sui canali di Sardegna e Sicilia per una convergenza del flusso indotta dalla presenza della Sardegna prima, della Penisola Tunisina e della Sicilia Occidentale poi. È evidente un incremento del moto ondoso sul Golfo di Cagliari e sulle coste della Sicilia occidentale e meridionale che regalano onde regolarizzate dal vento di terra.

IL CASO LEVANTE
Quest’ultima configurazione è chiaramente d’interesse per i surfisti adriatici, colpiti da “carenza di fetch” anche più dei loro colleghi tirrenici. Infatti, le correnti nordorientali sono generalmente caratterizzate, con l’avvicinarsi del periodo freddo, da un elevato gradiente NE-SO ma da uno spazio marino limitato. Il raffreddamento stagionale dell’Europa Orientale comporta la formazione di un anticiclone freddo molto robusto (oltre 1025hPa) che raccoglie e “sputa” aria artica sull’Adriatico attraverso i Balcani. L’aria fredda (polare o artica) di origine continentale può penetrare in Mediterraneo attraverso diverse vie: ancora dalla Valle del Rodano (con un maestrale scuro) o come bora o grecale sulle coste adriatiche. In questo caso i venti nordorientali comportano mareggiate via via più intense, procedendo dalla costa romagnola verso sud, poiché l’area di fetch tende a divenire più ampia. È evidente un effetto locale di canalizzazione e rinforzo dei venti e dell’onda, poco a sud del Gargano, che comporta, soprattutto nella stagione più calda, periodi prolungati di vento da NE e moto ondoso sugli spot adriatici pugliesi. Interessante l’effetto locale di eccezionale rinforzo del vento da nord sul Canale d’Otranto: in questo caso estremo abbiamo burrasche violentissime da NNO che tagliano quasi trasversalmente il gradiente barico NE-SO, infilandosi poi direttamente nel Canale. Così il vento reale discosta di oltre 90° rispetto al vento atteso, mostrandoci ancora una volta come in Mediterraneo la geografia giochi un ruolo dominante nel controllare e/o condizionare la meteorologia.

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