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CHINA CAT SUNFLOWER
il Wanning International Surf Festival e l’apertura della Cina al mondo delle onde
a cura di Sam Bleakley/surfEXPLORE Condividi SurfNews
Foto: John Callahan/Tropicalpix
Il girasole, xiang ri kui in Mandarino, è simbolo di longevità e tenacia. Ogni fiore contiene migliaia di semi capaci di generare altri fiori, anche nei climi più aridi: un messaggio di orgoglio e di spontanea gioia di vivere condiviso da tutti in Cina. Per la costa orientale di Hainan il surf è destinato ad essere un po’ come un girasole con la città di Wanning al centro di questo universo sul punto di sbocciare. In estate la costa riposa tranquilla, lambita da un mare liscio e calmo come un gattino di porcellana, ma appena finisce la stagione calda, in ottobre, il monsone di nordest trasforma il gattino in tigre. È allora che il paesaggio marino diventa aggressivo, grazie a insistenti e violente mareggiate. Ma anche Wanning ha i suoi angoli quieti. Grazie a fortunate insenature come Shimei Bay, Nanyan Bay e Riyue Wan, il monsone elargisce un ritmo alternato, fatto di piacevoli melodie. Il vento e il fondale lavorano assieme come gli strumentisti di una band, producendo delicati assoli, improvvisazioni e struggenti “crescendo”.

Il paragone tra onde e musica potrà sembrare azzardato, eppure l’armonia è insita nel surf, fin dal suo nome cinese: chonglang significa “entrare nelle onde”, non conquistarle. Ed è questo che hanno fatto in otto anni i surfisti di Hainan ed Hongkong. Il nostro sport ha spontaneamente attecchito qui, grazie anche al piccolo ristorante della signora Huang (che tutti chiamano Mama) situato a Riyue Wan epicentro della scena locale e contest-site per questa manifestazione. I suoi due figli, Huang Wen e Huang Ning, sono i primi a dare il benvenuto ai tanti occidentali che vengono a godersi le facili sinistre del point ed il gustosissimo cibo servito nella capanna sulla spiaggia. Grazie alla gentilezza degli Huang e ad un buon numero di tavole a disposizione degli ospiti, questo tratto di costa è diventata una delle scene surfistiche più giovani e frizzanti di tutta l’Asia. Con una popolazione di oltre un miliardo di persone ed una lunghissima serie di spot esposti, le potenzialità di crescita per questo sport in Cina sono pressochè infinite e non è un caso se molte ditte di settore hanno da tempo acceso i riflettori su Hainan. La scintillante città di Sanya, nel sud dell’isola, è il punto zero della scena grazie a due surfshop, Surfing Hainan (gestito dall’americano Brendan Sheridan) e China Surf (aperto dal cinesissimo Zhang Dahai). La storia di Zhang è toccante. Nato nella gelida Harbin, nell’estremo nord del paese, si è trasferito ad Hainan sette anni fa per lavorare come life-guard e scuba-diver. Ha iniziato a prendere onde grazie ad un turista giapponese che gli ha lasciato una tavola e insegnato i rudimenti. Wanning si trova ad un’ora d’auto da Sanya ed offre un rustico contrasto con il grigiore delle metropoli cinesi. Il monsone di nordest, inoltre, si infila tra le cime di basalto della catena Wuzhishan e soffia da terra in tutte le baie. Sfruttando queste condizioni i locali, da tre anni, organizzano il Surfing Hainan Open, a Riyue Wan. Il governo cinese ha presto compreso le potenzialità dell’iniziativa. È Zhou Ping, direttore della Commissione per lo Sviluppo Turistico, a spiegare agli invitati lo scopo dell’evento durante il primo meeting. «Il Wanning International Surfing Festival nasce per supportare la surf-culture locale e far conoscere ai viaggiatori di tutto il mondo questa splendida isola e le sue onde». Al di là degli ovvi obiettivi economici, Hainan vuole mandare un messaggio al resto del paese: il surf ha un futuro luminoso in tutte le aree costiere. Inoltre la gran parte delle tavole e dell’attrezzatura usata nel resto del mondo viene prodotta proprio qui. Zhou Ping, ansioso di aprire un dibattito, ha deciso di internazionalizzare l’evento invitando atleti, operatori commerciali ed esperti in comunicazione da tutto il mondo tra cui la surfista californiana Holly Beck che ha esteso l’invito a noi di SurfExplore (gruppo formato da John Callahan, Emi Cataldi, Erwan Simon e il sottoscritto) includendo anche l’atleta di Santa Cruz Kim Mayer, Robert Wingnut Weaver (protagonista di Endless Summer 2), il direttore di Save The Waves Dean La Tourrette e Nik Zanella, direttore di SurfNews ed esperto in cultura e lingua cinese. L’obiettivo è vagliare le effettive potenzialità della zona e, ovviamente, partecipare all’evento. Holly diventa immediatamente la star, guadagnandosi il soprannome cinese di “bellezza del surf”. Questo, comunque, non e il mio primo viaggio ad Hainan. Alcuni anni fa ho visitato il nord dell’isola, nei pressi di Long Lou. E sono onorato di tornarci ora come ospite e di vivere ancora una volta sulla mia pelle l’approccio olistico con cui i cinesi si relazionano agli stranieri e alle novità in genere. Noi occidentali di solito vogliamo divorare il presente, consumare le situazioni subito e in fretta, esercitando il controllo in prima persona. I cinesi, invece, amano “nutrire la vita”, assaporarla nel tempo e valutare ogni situazione a 360 gradi, senza necessariamente bruciarla subito. Anche se la rivoluzione culturale negli anni ‘70 ha cambiato i connotati alla società, questa caratteristica è rimasta immutata, come un valore sacro. Lo percepisco in ogni momento per esempio, quando una famiglia ti porge il suo migliore cibo, senza chiedere nulla in cambio, semplicemente incuriosita dalla tua sostanziale diversità. E comincio a capire che il loro “nutrire la vita” è una pratica estetica che mi appartiene da sempre soprattutto tra le onde. Il rapporto di un surfista col mare è fatto di piccole inflessioni, cambi di direzione impercettibili, distribuzione minimalista del peso sull’asse della lunghezza. Il cross step, ad esempio, si basa su un’agilità felina, fatta piu di sospensioni e di non detti che di pesanti cambi di bordo. Nulla di quello che facciamo deve stravolgere il naturale svolgimento dell’onda, semplicemente assecondarlo. E più penso a queste affinità piu mi accorgo che la tanto sbandierata diversità tra oriente e occidente è qualcosa di fittizio. Mentre affronto un set anomalo che mi sta per frangere sulla testa, la sopravvivenza è certamente al centro del mio interesse. Ma lo stesso non posso esimermi dal contemplare la poesia che sottende a tanta forza cruda. Gli esempi sono tanti, anche in ambiti diversi, tipicamente occidentali: San Francisco, negli anni ‘60 era il crocevia tra cultura orientale e movimento del Flower Power. La band che meglio sintetizzava questa sinergia erano i Grateful Dead. Pur emergendo da una tradizione folk acustica tipicamente americana, svilupparono uno stile influenzato dalla cultura multietnica. I Greatful Dead erano cresciuti respirando cultura asiatica, la comunità cinese di San Francisco era attiva da oltre cento anni e la sua presenza andava ben oltre le cucine degli economici ristoranti. Nel loro secondo album, Aoxomoxoa (la cui cover fu illustrata dal celebre fumettista-surfista Rick Griffin), c’è una canzone, China Cat Sunflower. L’approccio olistoco-orientaleggiante di questo pezzo, fatto di melodie intrecciate e di testi psichedelici, divenne il marchio di fabbrica della band. Quel loro fraseggiare attorno ad un punto fisso è molto simile al mio pormi, ora, di fronte alle onde di Hainan. Intanto iniziamo a familiarizzare con le “personalità” del surf. È Brendan, l’ideatore dell’evento a presentarci Mama, i suoi figli, Huang Wen e Huang Ning, la figlia Huang Li e Christophe, un ragazzo francese che lo aiuta nei surf-tour e che è stato praticamente adottato dalla famiglia. La sera, sotto il pergolato, il fumo delle loro Zhonghua si alza in piccole nubi biancastre. Per un uomo, rifiutare una sigaretta può essere imbarazzante in Cina. Fumare è un segno di machismo, un modo per comunicare e conoscersi meglio. E ci sono anche proverbi legati a questo vizio come: “una sigaretta dopo cena ti fa vivere più a lungo di un immortale”. Noi riusciamo a declinare l’offerta senza passare per cafoni. Il piatto forte del ristorantino sono i frutti di mare, che vengono tenuti vivi in grandi catini. Ci sono dentici, granchi, cernie e gamberi serviti con contorni che includono spinaci, cavoli, melanzane, toufu, banane, ananas e quant’altro il mercato locale abbia da offrire. Huang Wen è il surfista della famiglia. Il suo enorme sorriso macchiato di rosso dalle noci di binglang (la versione cinese del betel indonesiano) è la prima cosa che vedi nuotando verso il picco. È un ragazzo timido, con un modo di approcciarsi alle persone indiretto e timoroso. Il suo stile sul long migliora di mese in mese: è un misto di manovre classiche e di suoi personalissimi esperimenti, come il “binglang boogie”, un passo incorciato che si trastorma in una piroetta poco prima di raggiungere il nose! In un paio di giorni la mareggiata cresce e con essa la lunghezza delle corse al point di Riyue Wan. La partenza è abbastanza ripida ma dopo una sezione verticale l’onda si stende e ti accompagna a suon di cut-back fino ad un verdissimo canale di acqua profonda. I due fratelli e qualche straniero giunto per la gara iniziano ad improvvisare sulle facili melodie della sinistra. Tutti sono presenti a questa prova generale, anche le comparse: la punta più lontana della baia, infatti, richiama visitatori mordi e fuggi da tutta la Cina. Arrivano su enormi bus indossando camicie hawaiiane, ci guardano surfare, visitano il parco tematico della minoranza etnica Li e affittano un cammello per fare foto ricordo. Di fronte al piazzale dei pulman un enigmatico cartello multilingue recita: “i turisti sono Dio e questo è il paradiso, e se sarete soddisfatti allora il paradiso sarà bellissimo”. In mare, per fortuna, c’è posto anche per l’improvvisazione. I set, sul point, hanno un ritmo tutto loro. Molti focalizzano perfettamente sulla secca interna, ma i più grossi scivolano larghi aggiungendo imprevedibili toni bassi alla melodia e costringendo tutti a fughe improvvise e riaggiustamenti. Quando le onde raggiungono i due metri, la tigre mostra i suoi artigli più aguzzi. Emiliano e Erwan danno il meglio sulle destre potenti del beach break ma è Holly a prendere l’onda del giorno. Dopo un take-off critico, sparisce in un tubo sinistro che chiude con un tonfo sordo. Riemerge tra gli spruzzi innescando le urla di tutti i presenti. Wingnut, appena sbarcato dall’aereo, spende più tempo sul nose di chiunque altro offrendo una lettura alternativa delle lunghe sinistre. Kim Mayer, invece, zigzaga elegantemente tra le sezioni del point, polverizzando la cresta ad ogni irripidimento. Visitiamo quasi tutte le baie attorno a Wanning, dal point all’interno del campo da golf fino ai facili picchi di fronte a Le Méridien, hotel che ci ospiterà durante l’evento e sulle cui onde ci alleniamo in vista della gara. Gli invitati al Wanning Festival costituiscono un affascinante mix di stili, formato da ambientalisti, giornalisti, atleti e promotori commerciali. Zhou Ping ci presenta il suo vecchio amico David Greenberg, ospite d’onore alla manifestazione. David, laureato in achitettura urbana in California, si è trasferito a Maui subito dopo la tesi ed è diventato un esperto in edilizia sostenibile. Lavora principalmente con materiali naturali come il bambù e vive stabilmente a Pechino. È lui a raccontarci il link diretto tra Hainan, la minoranza etnica Li, e la cultura polinesiana. Nei primi anni ‘90 le Hawaii e Hainan stipularono un gemellaggio. In particolare Maui venne associata con la città di Sanya e David fu uno dei primi a rendere effettivo lo scambio con frequenti visite. La città di Sanya presto gli commissionò la costruzione di un edificio in bambù, a Nanshan, un simbolo di impegno ambientale che ha sancito l’inizio del business turistico sull’isola. È stato David, durante una visita di Zhou Ping alle Hawaii, a suggerire l’idea di un festival che celebrasse il surf e la cultura locale. Anche se possono sembrare visionari, i suoi eco-progetti rappresentano la nascita del turismo ecologico. Questo, insiste David, «permette ai contadini di essere inclusi nello sviluppo locale. In questo modo potrebbero condividere con i turisti la loro filosofia di vita, il rapporto con il mare e la natura, vivere delle tradizioni senza doversi spostare in città». Riguardo l’espansione del surf, David suggerisce di partire dal basso, valorizzando situazioni come quelle di Mama, costruendo piccole guest house economiche e sostenibili invece di enormi hotel esclusivi. Zhou Ping, dal canto suo, cammina tra due fuochi. Da una parte ascolta i consigli di persone come David e Holly, dall’altra deve soddisfare le aspettative della élite commerciale, interessata più dal ritorno di interesse che alla sostenibilità sul lungo termine. Il governo, di fatto, ha messo in opera lavori faraonici per questo evento. Una strada nuova è stata costruita apposta per congiungere Riyue Wan alla statale. Cavalcavia, edifici e ristoranti sono tappezzati di immagini nostre (scattate da Callahan) stampate 50 metri per 20. Anche le case di Riyue Wan sono coperte da foto panoramiche dell’isola, che mascherano la fatiscenza dei vecchi muri. Di fronte al ristorante di Mama è stata addirittura costruita una statua a grandezza reale di Holly! La velocità alla quale riesce a lavorare la macchina organizzativa è impressionante, un esempio di pensiero e azione perfettamente sincronizzati. Fuochi artificiali, balletti tradizionali e una lunga performance di percussioni: la cerimonia di apertura a Shimei Bay è simile a quella dei giochi olimpici e viene trasmessa in diretta televisiva in tutto il paese. Dopo la presentazione varie migliaia di fan timidi e curiosi si riversano su di noi chiedendo autografi e scattando foto. Al seminario di surf-culture, nel pomeriggio, Dean La Tourette tiene un discorso sull’importanza della “risorsa onde” per una comunità costiera, portando esempi da situazioni simili in Europa e Stati Uniti e sottolineando il bisogno di affiancare una sensibilità ecologica alla diffusione del surf. Anche Holly, che è l’ambasciatrice di Save the Waves, focalizza il suo discorso sulla necessità di preservare la piccola scena autoctona di Riyue Wan. E forse non è un caso se il sindaco di Wanning, la sera stessa, indosserà la T-shirt di Save The Waves al banchetto ufficiale. La competizione in spiaggia si accende con l’arrivo dei rider internazionali di O’Neill. La mareggiata intanto non dà segni di calare e una miriade di autobus messi a disposizione dalla regione deposita gli spettatori, gratuitamente, in spiaggia. Lo statalismo socialista al servizio del surf! A metà mattina sono circa quattromila le persone presenti a Riyue Wan. Il feeling, tra di noi, è quello di essere testimoni di un evento al suo stadio embrionale ma allo stesso tempo già incommensurabilmente grande. La folla è completamente rapita dalla performance di Mark Matthews, Rob Bain e Jarrad Howse. Jarrad, che calca da anni la scena del WCT, stupisce tutti con altissimi air a pochi metri da riva. Rob Bain, leggenda del professionismo australiano di fine anni ‘80, surfa ancora in maniera potente, spostando litri di acqua ad ogni cambio di bordo. Per Mark Matthews surfare di solito significa sopravvivere a drop da XXL Awards, infilarsi in un tubo mortale ed uscirne illeso. Nonostante le onde di Riyue Wan non offrano ciò che lui cerca, Mark dimostra equilibrio e versatilità, sincronizzandosi perfettamente con le elusive sezioni del point. Huang Wen, il locale, è eccitatissimo durante l’evento, contento di vedere tanta gente sulla sua spiaggia e nel ristorante. Il suo amico Brendan al termine dell’evento avrà quasi perso la voce per aver commentato ogni batteria in inglese e mandarino, quasi sicuramente il primo a farlo nella storia del surf competitivo. Mark Matthews vince la divisione Shortboard mentre Rob Bain si aggiudica il primo posto nel Longboard e Wingnut domina la divisione SUP. La gara non prevede il girone femminile ma Holly raggiunge lo stesso la finale in entrambe le categorie, rivelando uno stile da manuale e grinta da vendere. Il tour manager della ASP Australia, Dane Jordan firma un accordo per organizzare il primo evento ufficiale in Cina, nel ‘11, e tra un meeting e l’altro partecipa alla gara vincendo la categoria shortboard amateur! Il premio per miglior surfista locale va a Zhang Dahai mentre Niu Baybay, star del longboard taiwanese, vince il premio di miglior ragazza dell’evento.

Camminando scalzo sulla sabbia a fine gara mi torna in mente “Semi di Girasole”, l’opera di Ai Wenwen che ho visto alla Tate Gallery. Sono 100 milioni di semi in ceramica, realizzati a mano da 1.600 artigiani secondo i dettami della tradizione Ming. L’artista chiede ai visitatori di attraversare l’istallazione, di contemplare l’essenza del consumo di massa, dell’industria e del lavoro collettivo, pur celebrando il messaggio positivo insito nel girasole. L’anima della Cina, come anche quella del surf, sicuramente lascia spazio all’improvvisazione e ai suoi paradossi. E io sono profondamente incuriosito da questo vasto universo culturale, dalla poesia Tang alla pittura paesaggistica Sung fino all’arte contemporanea, che si ispira al passato ma tocca temi di importanza globale. E sicuramene surferò ancora le onde di Wanning, esposte tanto alla forza degli elementi quanto alla brama dei surfisti.

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