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EPILOGO DEL MAESTRALE

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

Le parole di Nebil mi affollano la mente mentre il fuoristrada si arrampica sicuro sull'ultima duna prima della spiaggia. L'orgoglio della sua discendenza berbera permea i racconti di come, per oltre duemila anni, i suoi antenati abbiano combattuto strenuamente contro tutti quei popoli del Mediterraneo che vedevano in questo lembo di terra un'appetibile terra di conquista, primi fra tutti i miei antenati romani. D'improvviso questa spedizione assume un significato diverso, del tutto inaspettato se inquadrato nella logica del solito surf trip.

In comune con i nostri predecessori, Alessandro, Emi ed io abbiamo l'interesse per l'invidiabile posizione geografica che questo paese occupa all'interno del Mar Mediterraneo e, per certi versi, quello stesso spirito di conquista che ci spinge verso tratti di costa ancora inesplorati dal nostro punto di vista. Oggi, duemila anni più tardi, provo una strana sensazione nel ripercorrere, forse più che idealmente, le tappe che i romani seguirono nella loro campagna per la conquista del Nord Africa.

D'altra parte, il fatto che l'aereoprto della capitale, luogo del nostro arrivo in questo paese, si chiami non a caso 'Cartagine', costituisce un valido motivo di riflessione.

Il motivo che ci ha spinto fin qui, comunque, è esplorare senza conquistare ne' distruggere: surfare le mareggiate che, dopo aver colpito le coste della Sardegna e della Sicilia, trovano un giusto epilogo sulle coste del continente africano. L'epilogo del Maestrale appunto. Quella che per secoli è stata la roccaforte dei più temibili pirati del Mediterraneo è oggi una tranquilla cittadina che vive attorno alla fiorente attività di un porto commerciale, ed è il luogo in cui stabiliamo la nostra base per l'esplorazione della costa settentrionale. La swell, che accarezza il versante riparato della baia, attiva da più di una settimana le decine di potenziali spot della zona, soprattutto i reef ed i point in cui il vento è costantemente off shore. Ad attirare la nostra attenzione, in un primo momento, è un'onda che si abbatte con violenza su di un reef molto al largo, poi, puntato il tele di Emi verso una punta rocciosa più a Nord, distinguiamo chiaramente la sagoma di una lunga sinistra che si srotola idealmente verso di noi. Decidiamo di liberare nelle onde di questo point quel poco di stress accumulato nel nostro primo giorno di viaggio, pregustando già le onde di tutti gli spot che abbiamo checkato in fretta prima di concederci questa session al tramonto. Con la sicurezza di swell continua per la settimana a venire, andiamo a dormire cullati da una piacevole sensazione e con il sorriso stampato sul viso. Quello che dobbiamo fare, d'ora in avanti, è solo esplorare. L'incontro con Nebil, per quanto casuale, si rivela assolutamente provvidenziale. Mai avremmo immaginato di incontrare, appena arrivati, uno degli unici tre surfisti di questa costa, e soprattutto una guida eccezionale che, tra uno spot ed un altro, ci ha mostrato il volto più autentico del suo paese, delle persone che lo abitano e della sua cultura. Per questo, più che per le onde fantastiche che ci ha fatto surfare, gli saremo per sempre grati. Conoscere il Nord Africa moderno è un'esperienza che ti apre gli occhi su molti aspetti, primo fra tutti sull'ignoranza e la disinformazione del mondo occidentale che, soprattutto in tempi recenti, ha tentato di demonizzare indistintamente il mondo islamico.

A tutti coloro che credono che Islam sia sinonimo di fanatismo religioso, volti di donne celati dai burka ed esecuzioni sommarie eseguite sulla pubblica piazza consiglio caldamente di intraprendere un viaggio in questo paese dato che, per la particolare condizione socio ed economica di cui gode, è probabilmente quello più indicato per avere un approccio morbido con la cultura e le tradizioni dei paesi islamici. Di tutti questi paesi infatti, questo è l'unico nel quale le donne vedono i loro diritti riconosciuti nella costituzione (dunque non possono essere ripudiate e non esiste la poligamia) e l'unico nel quale non venga applicata la legge coranica. Se, insieme a questo, si considera la spiccata attitudine ed intraprendenza dei locali verso gli scambi commerciali con gli altri paesi del Mediterraneo e la stabilità politica degli ultimi decenni, è facile comprendere come questa terra si sia guadagnata il nome di paese più sviluppato del continente africano dal punto di vista sociale ed economico. Un caldo sole rischiara la vista che, senza alzarci dal letto, abbiamo della lineup davanti al nostro albergo. A giudicare dalle navi ormeggiate al largo, nel vento è cambiato qualcosa rispetto ai giorni scorsi. Abbiamo infatti l'impressione che la direzione sia più da Sudovest piuttosto che il solito Nordovest, ed il sentore che anche nel versante della baia più esposto il vento possa essere da terra.

Una telefonata di Nebil fuga ogni nostro dubbio e, in meno di cinque minuti lo raggiungiamo a La Grotte, una baia impreziosita da bei reef ed alcuni beach break che, grazie al vento da terra, producono onde straordinarie. La sinistra che scegliamo di surfare a prima vista sembra la meno cattiva fra le onde che rompono nelle vicinanze ma, una volta in acqua, impieghiamo poco a renderci conto di quanto potente sia in realtà l'onda e di quanto basso sia il fondale. Lo spot è un reef ricoperto da un compatto banco di sabbia dal quale, soprattutto nell'inside, affiorano delle rocce appuntite.

In corrispondenza di un brusco gradino nel fondale si forma il picco dell'onda che produce un ripido ed impegnativo take off seguito da una parete veloce e manovrabile fino all'inside, dove l'onda si abbatte con violenza sui pochi centimetri d'acqua. Considerando che siamo nel Mediterraneo, la potenza di questo spot ci sorprende dato che, a parità di misura, non è molto dissimile da quella di beach break oceanici più famosi come Hossegor o Playa Zicatela. In un paio d'ore prendiamo onde a ripetizione in questo che, sicuramente, è lo spot più settentrionale di tutto il continente africano. Più a Nord di dove siamo noi, oltre una bianchissima scogliera, c'è solo il blu intenso del Mar Mediterraneo. Abbiamo imparato a non fare troppe domande ogni volta che Nebil decide di guidarci in qualche nuovo spot: sapientemente, ci rivela uno ad uno tutti i tesori di questa regione e, ogni volta contempla divertito le nostre facce stupite ed i nostri salti di gioia. Quello che ci ha mostrato questa volta però non ha suscitato né salti di gioia né urla di approvazione: la bellezza del posto e la perfezione delle onde infatti, ci ha lasciato semplicemente senza parole. Scavalcata l'ultima duna, lo sguardo viene attratto dapprima dal colore turchese dell'acqua poi, poco più ad Est, dall'enorme poppa arrugginita di un mercantile affondato. D'un tratto, sulla superficie liscissima del mare, compare una serie di quattro onde. Quattro onde perfette, quattro linee disegnate sul mare e spuntate dal nulla come per magia. Di fianco alla poppa della nave, le pareti si alzano d'improvviso ed il celeste intenso dell'onda si staglia sullo sfondo scuro del relitto. Un leggero vento da terra polverizza il lip dell'onda alzando spruzzi bianchissimi che si uniscono a questo insolito festival di colori a creare un immagine a dir poco suggestiva. Con il cielo scuro all'orizzonte ed il sole quasi alle nostre spalle, siamo di fronte ad una visione tanto sorprendente da lasciarci senza parole. La sinistra inizia a rompere di fianco alla poppa del relitto, continua ininterrotta la sua corsa sul reef pelando i resti delle due gru del ponte principale ormai sprofondato per poi raggiungere la prua della nave, anch'essa emersa, un centinaio di metri più verso l'interno. Surfiamo mentalmente questo gioiello mentre seguiamo con lo sguardo l'ultima parte dell'onda fino a quando, superata la prua del relitto, si abbatte con violenza contro la parete di un altro relitto, un vecchio mercantile arrugginito ed abbandonato al suo destino sulla spiaggia. La bellezza di questo insolito paesaggio ci lascia come storditi, in bilico fra la tentazione di entrare dentro il vecchio relitto spiaggiato o andare subito a surfare. Attraverso una crepa apertasi sulla parete ci caliamo nel ventre di questo rugginoso gigante, un fantasma immobile il cui respiro è scandito dai violenti colpi inferti al suo fianco dalle stesse onde che ci hanno condotto fin qui. Ad ogni colpo, l'intera struttura emette un eco sinistro e si anima di una vibrazione che scuote l'intero scheletro del fantasma, dal pavimento sotto ai nostri piedi fino ai resti di quello che un tempo era il ponte di comando. Il ventre del gigante fa da cassa di risonanza alle onde che rompono, invisibili ai nostri occhi, a pochi metri da noi. L'intensificarsi dell'eco e della frequenza dei colpi ci risveglia da questo stato di irreale in cui ci siamo calati e ci ricorda che lì fuori ci sono onde perfette che aspettano, da sempre, di essere surfate.

Un canale nel reef ci porta fin dietro al picco, ai piedi dell'immensa poppa del relitto semisommerso. All'inizio stentiamo a trovare la giusta posizione dove sedere perché, in assenza della serie, il mare è perfettamente liscio e non c'è nessun segno che possa indicarci il punto esatto in cui il picco dell'onda andrà a formarsi. Le prime due onde della serie, infatti, ci colgono impreparati costringendoci a prendere in extremis la terza e la quarta, delle ripide e veloci sinistre sul metro e mezzo. Dopo un paio di set troviamo il punto giusto dove sedere ed aspettare la serie che, quando arriva, è di una perfezione sorprendente. La sezione subito dopo il take off è ripida e veloce, lunga abbastanza da consentire tre o quattro manovre fino a quando, in corrispondenza di una grossa lastra di metallo adagiata sul fondale, si forma un nuovo picco e si apre un'altra sezione. L'ultima serie che arriva è una delle più grosse. Prendo la seconda e, superata la lastra di metallo, arrivo fino ad un punto in cui delle rocce affioranti mi impediscono di proseguire. Seguo con lo sguardo l'onda che, superate le rocce, si riforma e riprende la sua corsa verso il mercantile spiaggiato. Quando si abbatte sulle parete del relitto, gli schizzi che alza sono alti quanto la nave stessa e, da qui, mi sembra di percepirne le vibrazioni. Dopo due giorni di mare grosso e di guida estenuante alla ricerca di uno spot riparato, una scaduta sembra rischiarare l'alba del nostro ultimo giorno ed attivare tutti i point su questo lato della baia. Dopo una breve perlustrazione, di fronte ad una scuola elementare troviamo una sinistra che sembra fare al caso nostro. Surfiamo onde sul metro lunghissime e veloci salutati da un caldo sole primaverile. Una piccola folla di bambini circonda Emi e la sua attrezzatura, mentre Nebil spiega ad un altro gruppetto di persone quello che stiamo facendo e mostra loro delle riviste di surf. Spieghiamo loro che siamo venuti fin qui seguendo il Maestrale in cerca di nuovi spot e nuove onde, e che questa costa ha alcune fra le onde più belle del Mediterraneo. Sono affascinato dagli sguardi incantati dei bambini e da come basti poco per risvegliare la loro curiosità e la loro immaginazione: una tavola ed una spiaggia con le onde è quanto basta a regalare ad ognuno di loro un nuovo gioco e, forse, un nuovo sogno. Una volta di più mi rendo conto di come il surf possa portarti lontano non solo nello spazio ma anche nelle aspettative: eravamo partiti con l'obiettivo di cercare e fotografare nuove onde e ripartiamo portando dentro di noi il ricordo di belle surfate, delle nuove amicizie fatte e arricchiti dal confronto con una storia ed una cultura che così spesso si è incrociata con la nostra. Il mare non accenna a calare e, verso mezzogiorno, un nuovo fronte perturbato appare all'orizzonte. Nel giro di un'ora il vento rinforza ed il mare ingrossa di nuovo, seguendo un copione ormai noto e collaudato.
Paese che vai, Maestrale che trovi.


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