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FRA INCUDINE E MARTELLO

a cura di Duccio Argentini Condividi SurfNews

E' una giornata splendida e il mare è cresciuto enormemente negli ultimi giorni. Il forte vento di Libeccio prima e Maestrale poi hanno generato onde di tutto rispetto su Corsica e Sardegna, e ora si dirigono sulle coste della nostra penisola. Peccato che il Maestrale soffi anche sottocosta, rendendo il mare troppo grosso e generando delle onde non di ottima qualità. Inizia così il nostro pellegrinaggio alla ricerca di uno spot con le giuste condizioni. Nella zona di Livorno il mare è ancora decisamente attivo, per questo motivo confidiamo nelle parole di Roberto, che ci avverte sulle condizioni di Baratti: un po' di vento ma tutto sommato buone condizioni. So per esperienza che quando una giornata parte con il piede sbagliato, nove volte su dieci finisce come è iniziata. Infatti una volta giunti a Baratti ci rendiamo conto delle pessime condizioni e qualità delle onde! Il Maestrale disturba notevolmente anche qui il moto ondoso e mi pento per l'ennesima volta di essermi mosso senza aspettare le conferme di chi è già sul posto e può darci qualche buona dritta.

Nel parcheggio molti i surfisti che come noi aspettano che le condizioni del mare migliorino. Restiamo così a conversare del più e del meno nel parcheggio con chi, come noi, preferisce evitare un bagno fuori stagione senza un sufficiente profitto. Siamo a Febbraio, e l'acqua è ancora decisamente fredda. Dopo una mezz'ora di chiacchiere e condizioni del mare immutate, io e Marco salutiamo gli amici e ci incamminiamo verso Firenze, anche se i soldi spesi in benzina a vuoto rompono sempre, soprattutto quando torni a casa senza aver bagnato la tavola. Durante il tragitto in supestrada, giunti più o meno all'altezza di Livorno notiamo che il vento è calato vistosamente, quindi decidiamo di fare un breve giro lungo la costa. Dopo tutto in dieci minuti saremo di nuovo in autostrada, tanto vale dare un'occhiata!

Il Maestrale purtroppo soffia ancora, ma con molto meno vigore e con il passare dei minuti cala sempre più. In prossimità della costa, compaiono davanti a noi grossi set di onde dai due metri fino ai tre delle serie più grosse, che si avvicinano velocemente alla riva. Vedo un primo surfista remare e partire, e mi domando il botto che farà, conoscendo la difficoltà dell'onda! Ma mi sbaglio, il ragazzo è forte e nonostante sia di schiena punta con decisione alla base dell'onda con un bel bottom per poi risalire velocemente fino al lip. E' Palattella, mi dicono; Giovanni, il fratello di Francesco. E' appena rientrato da un viaggio alle Hawaii e quindi è decisamente allenato. In acqua il livello dei surfisti è piuttosto alto: c'è il Gighi, il Damiani e ora anche Marco Vestri, che mentre io mi accingevo ad armarmi di macchina fotografica sfilava velocemente la tavola dalla sacca e vola verso la line up. Oggi è uno di quei giorni durante i quali il mare fa davvero selezione: non solo per la misura delle onde, ma anche per la loro difficoltà, tubante e con margine d'errore molto limitato. E così, nonostante il livello in acqua sia piuttosto buono, non mancano dei bei wipe out di chi ha preso male le misure! Passano dieci minuti ed ecco la prima 'vittima' della giornata: una tavola viene portata sotto costa dalle onde e dietro un surfista che nuota disperatamente cercando di recuperarla.

Il primo leash è partito. Gli dico che putroppo oggi non ho con me la tavola e quindi non posso prestargli il mio, ma lui non si lamenta, dicendomi che sua moglie arriverà in pochi minuti con quello di ricambio. Nel frattempo il vento è completamente calato, il moto ondoso è sempre più regolare e una bella luce calda accentua i colori del mare. Solo alcune nuvole ferme sull'orizzonte velano a tratti questa bellissima luce. Il vento di Maestrale è decisamente il mio preferito, sia per qualità di onde che produce sia per il tipo di luce e colori per scattar foto. La strada davanti allo spot è strapiena di gente, la bella giornata invita ad uscire e molti sono coloro che si soffermano, incuriositi da un mare così grosso e dai temerari che lo affrontano. Io intanto mi sposto continuamente cercando di privilegiare a volte la distanza a volte l'angolazione. Quando fotografo cerco sempre di non fare tutti i miei scatti dallo stesso punto di vista in modo da avere una visione dello spot da più angoli. Ogni tanto cerco di guadagnare distanza, avvicinandomi alla riva a volte in modo incauto. Quando i set più grossi frangono sulle rocce, alzano grosse colonne d'acqua che si avvicinano pericolosamente a me e alla mia preziosa attrezzatura. La temperatura comincia a calare e così la luce. L'unica cosa che non cala è la dimensione delle onde! La cosa che mi sorprende non è solo la misura, ma anche la frequenza. Sento grossi brividi percorrermi la schiena: no, non è il freddo. Solo l'adrenalina nello stare semplicemente a guardare onde così grosse e belle, surfate da surfisti così in gamba: il Gighi va alla grande, partendo quasi sempre di contropicco e intubandosi spesso. Su di un'onda enorme lo vedo in floater backside da manuale, tanto lo chiude veloce. Uno alla volta, con il calar del sole, i fortunati surfisti di questa giornata escono dall'acqua. L'orizzonte è di un rosso infuocato e colora le onde con mille sfumature che vanno dal rosso al viola. Sì, lo so: nessun cenno al dove, al come. Nessun nome, nessuna indicazione. Non me ne vogliano i lettori, ma chi fa foto e surfa a volte deve cercare dei compromessi. Uno di questi è fare foto cercando allo stesso tempo di preservare alcuni spot dal sovraffollamento, visto che oramai il surf è diventato uno sport così di moda. E soprattutto d'estate orde di surfisti improvvisati si riversano in mare, con l'arrivo del caldo e del sole, un po' su tutti gli spot. E' per questo motivo che non nominerò il luogo ne' tantomeno il nome dello spot. Godetevi le immagini e immaginate che siano onde di qualche spot sperduto in mezzo all'oceano.


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